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Art. 1223 Codice Civile — Anno 2024

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453 provvedimenti

Altri anni per Art. 1223 Codice Civile

Lucro cessante: prova e risarcimento del danno
A seguito di danni da infiltrazioni che hanno reso un appartamento inagibile, il proprietario ha richiesto il risarcimento per la mancata locazione. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito i principi per la prova del lucro cessante, specificando che è sufficiente dimostrare la potenziale redditività dell'immobile al momento del danno, senza necessità di provare una sua pregressa locazione. La sentenza di merito è stata annullata per aver erroneamente interpretato le prove e per vizi procedurali, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Danno da ritardo PA: il risarcimento per buona fede
Una recente ordinanza della Cassazione ha stabilito che la Pubblica Amministrazione è tenuta al risarcimento del danno quando la sua condotta, pur non integrando un errore "macroscopico", viola i principi di buona fede e correttezza. Il caso riguarda una dipendente pubblica che si è vista negare un incentivo all'esodo a causa di un diniego e di un ritardo ingiustificati da parte dell'ente. La Suprema Corte ha cassato la sentenza di merito, riconoscendo la possibilità di un risarcimento per il cosiddetto 'danno da ritardo PA', anche sotto forma di perdita di chance.
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Responsabilità solidale demansionamento: il giudicato
Una lavoratrice, illegittimamente trasferita e demansionata, ottiene la conferma della responsabilità solidale dell'azienda cedente e cessionaria per il danno subito. La Corte di Cassazione, basandosi su un precedente giudicato formatosi tra le stesse parti, stabilisce che l'inadempimento all'ordine di reintegro del cedente e la prosecuzione del demansionamento da parte del cessionario fondano la loro colpa concorrente, rendendo la questione non più riesaminabile.
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Ricorso inammissibile: l’errore formale che costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile in un caso relativo alla restituzione di un prestito di 200.000 euro. La decisione non è entrata nel merito della questione, ma si è basata su un vizio formale: il ricorso mancava di una chiara e completa esposizione sommaria dei fatti, requisito essenziale previsto dall'art. 366 c.p.c. per consentire alla Corte di comprendere la controversia. Di conseguenza, l'appello è stato respinto, confermando la condanna alla restituzione della somma e condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali.
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Spese personali condominio: chi paga i costi extra?
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità dell'addebito di spese personali in condominio a carico esclusivo dei singoli condomini che le hanno generate. Il caso riguardava costi extra sostenuti dall'amministratore per rispondere a specifiche e personali richieste di chiarimento di due condomini. La Corte ha confermato che, qualora un'attività vada oltre l'ordinaria gestione e sia svolta nell'interesse esclusivo di alcuni, i relativi costi non devono gravare su tutta la collettività condominiale, ma solo sui richiedenti.
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Protesto illegittimo: quando la banca non è responsabile
Un amministratore di società veniva protestato personalmente per un assegno aziendale impagato. Nonostante il protesto illegittimo, la Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità della banca. La decisione si fonda sul fatto che l'istituto di credito aveva fornito alla stanza di compensazione tutte le informazioni corrette, indicando la società come titolare del conto e l'amministratore come semplice firmatario. L'errore finale, quindi, non era imputabile alla banca, che ha agito correttamente.
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Responsabilità professionale architetto e abuso edilizio
Una società immobiliare ha citato in giudizio il proprio architetto per i danni derivanti da un abuso edilizio che ha bloccato un cantiere. La Corte di Cassazione ha confermato una limitazione della responsabilità professionale dell'architetto, stabilendo che la decisione illecita di proseguire i lavori senza autorizzazione era stata presa di comune accordo con la committenza. Di conseguenza, la maggior parte del danno non è risarcibile, in quanto frutto di una scelta condivisa tra le parti.
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Responsabilità professionale notaio: quando il danno?
Un acquirente cita in giudizio un notaio per non aver rilevato una trascrizione pregiudizievole sull'immobile oggetto di compravendita. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, rigetta la richiesta di risarcimento. La sentenza chiarisce che la negligenza del professionista, pur sussistendo, non è sufficiente per ottenere un risarcimento se l'acquirente non fornisce la prova di aver subito un danno economico concreto e attuale come conseguenza diretta di tale omissione. La semplice esistenza del vizio non costituisce di per sé un danno risarcibile.
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Canone locazione commerciale: no al blocco unilaterale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1341/2024, ha chiarito che la sospensione unilaterale del pagamento del canone locazione commerciale durante il lockdown Covid-19 costituisce un grave inadempimento. Se il conduttore non dimostra di aver attivamente cercato una rinegoziazione del contratto con il locatore, la risoluzione del contratto è legittima. Nel caso di specie, il ricorso del conduttore è stato dichiarato inammissibile per motivi procedurali, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva già sancito la gravità della sua condotta.
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Danno irragionevole durata: quando è risarcibile?
Un lavoratore ha richiesto un'equa riparazione per i danni patrimoniali subiti a causa dell'eccessiva lunghezza di un processo volto a convertire il suo contratto a tempo determinato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il danno da irragionevole durata è distinto dal danno oggetto della causa originaria. La normativa sul lavoro prevede già un'indennità onnicomprensiva per l'illegittima apposizione del termine, che copre le perdite retributive. Pertanto, il danno patrimoniale lamentato non era conseguenza diretta del ritardo processuale, ma della questione lavoristica stessa.
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Clausola sociale: obbligo di assunzione e tutele
Un lavoratore, impiegato nei servizi di assistenza a terra in un aeroporto, non veniva assunto dalla società subentrante in un cambio appalto, nonostante la presenza di una clausola sociale nel contratto collettivo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1316/2024, ha confermato il diritto del lavoratore all'assunzione e al risarcimento, rigettando le difese dell'azienda. Il caso chiarisce che l'obbligo di assunzione derivante dalla clausola sociale è vincolante e che non si applicano i brevi termini di decadenza previsti per l'impugnazione dei licenziamenti, garantendo così una maggiore tutela occupazionale.
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Clausola penale: limita il risarcimento del danno?
Una società fornitrice ritarda la consegna di materiali, causando un danno a un'impresa immobiliare. Le parti avevano pattuito una clausola penale in un accordo transattivo. La Corte di Cassazione stabilisce che l'effetto limitativo del risarcimento derivante dalla clausola penale non costituisce un'eccezione nuova inammissibile in appello, ma una mera difesa. La sua esistenza, una volta provata, impone al giudice di valutarne gli effetti limitativi sul danno risarcibile, anche d'ufficio.
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Danno da durata irragionevole del processo: no al danno
Un lavoratore ha richiesto un risarcimento per danno patrimoniale a causa dell'eccessiva durata di una causa di lavoro. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, chiarendo che il risarcimento per il danno da irragionevole durata del processo (Legge Pinto) copre solo i pregiudizi direttamente causati dal ritardo e non le perdite economiche legate alla controversia originaria, le quali sono regolate da normative specifiche di settore.
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Danno da ritardo: la Cassazione chiarisce i limiti
Un lavoratore ha richiesto un risarcimento per danno patrimoniale a causa dell'eccessiva durata di una causa di lavoro. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, sottolineando che il danno da ritardo processuale è distinto dal danno oggetto della causa originaria. Nel caso specifico, il risarcimento per la perdita del lavoro era già limitato per legge a una somma forfettaria, pertanto il ritardo nella decisione non ha causato un'ulteriore perdita economica diretta.
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Clausola Sociale: Obbligo di Assunzione Confermato
Un'azienda subentrante in un appalto di servizi aeroportuali non assume una lavoratrice, violando la clausola sociale del CCNL. La Cassazione conferma la decisione d'Appello, rigettando il ricorso dell'azienda. Si ribadisce che la clausola sociale crea un obbligo di assunzione ex novo, non soggetto a decadenza, e che l'onere di provare un'offerta conforme spetta all'impresa.
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Riqualificazione rapporto di lavoro: no indennizzo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1134/2024, ha confermato un importante principio in tema di riqualificazione rapporto di lavoro. Il caso riguardava un collaboratore di un'emittente radiotelevisiva il cui contratto, formalmente autonomo, è stato dichiarato di natura subordinata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che l'indennizzo forfettizzato previsto dall'art. 32 della L. 183/2010 non si applica in questi casi, poiché l'uso fraudolento di una collaborazione autonoma è considerato più grave della semplice apposizione di un termine illegittimo a un contratto di lavoro subordinato.
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Occupazione acquisitiva: come si calcola il risarcimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 952/2024, ha stabilito un principio fondamentale sul calcolo del risarcimento per occupazione acquisitiva. In un caso riguardante l'occupazione illegittima di terreni da parte di un'Amministrazione Provinciale, la Corte ha chiarito che il valore del bene non va calcolato al momento della sua irreversibile trasformazione, bensì al momento della proposizione della domanda risarcitoria. Tale domanda, infatti, implica la rinuncia al diritto di proprietà, segnando il momento della perdita del bene e costituendo la base per la quantificazione del danno, che andrà poi rivalutato fino alla sentenza.
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Clausola sociale cambio appalto: diritti dei lavoratori
Nel contesto di un cambio appalto nei servizi aeroportuali, la Corte di Cassazione ha confermato il diritto di due lavoratrici a essere assunte dalla società subentrante alle stesse condizioni contrattuali precedenti, in virtù della clausola sociale prevista dal CCNL. La Corte ha stabilito che i termini di decadenza per l'impugnazione dei licenziamenti non si applicano in questi casi e che un'offerta di assunzione a condizioni peggiorative non libera la nuova azienda dall'obbligo di assunzione.
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Clausola Sociale: Obbligo di Assunzione e Decadenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 721/2024, ha confermato il diritto di un lavoratore ad essere assunto dalla società subentrante in un cambio di appalto nel settore dei servizi aeroportuali, in virtù della clausola sociale prevista dal CCNL. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che in questi casi non si applica il termine di decadenza previsto dalla L. 183/2010 e che l'onere di dimostrare la corretta applicazione dei criteri di scelta del personale grava sull'impresa subentrante.
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Responsabilità professionale commercialista: il caso
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di responsabilità professionale del commercialista, accusato da un cliente imprenditore di averlo mal consigliato nella stipula di una transazione con una società debitrice. L'imprenditore lamentava la mancanza di garanzie adeguate per i crediti pregressi e futuri. La Corte d'Appello aveva escluso la responsabilità del professionista, ritenendo che l'imprenditore avesse consapevolmente accettato un rischio d'impresa. La Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando inammissibile il ricorso poiché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La Corte ha ribadito che l'interpretazione della volontà delle parti e la valutazione delle prove sono di competenza esclusiva del giudice di merito, la cui motivazione, se logica e sufficiente, non è sindacabile.
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