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Art. 1218 Codice Civile — Anno 2025

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516 provvedimenti

Altri anni per Art. 1218 Codice Civile

Omesso controllo: la responsabilità del superiore
Un responsabile di reparto è stato ritenuto corresponsabile per il 20% del danno causato da un suo sottoposto, che aveva sottratto ingenti somme alla banca datrice di lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, sottolineando la rilevanza dell'omesso controllo da parte del superiore. L'ordinanza chiarisce anche importanti aspetti procedurali, come la natura confessoria delle dichiarazioni rese agli ispettori interni e la tardività del disconoscimento di copie documentali non contestate tempestivamente.
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Obbligo di fedeltà: giusta causa e risarcimento
Un lavoratore si dimette per giusta causa a causa di stipendi non pagati. Contemporaneamente, l'azienda scopre che egli violava l'obbligo di fedeltà, lavorando per una società concorrente di cui era socio. La Corte di Cassazione ha stabilito che i due inadempimenti sono distinti: le dimissioni sono legittime, ma il lavoratore deve comunque risarcire il danno all'azienda per la sua condotta sleale. Il risarcimento è stato calcolato come una percentuale della retribuzione percepita nel periodo della violazione.
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Risarcimento danni banca per condotta del dipendente
Un ex dipendente di un istituto di credito è stato condannato a risarcire i danni causati alla banca a seguito della sua condotta infedele nella gestione degli investimenti dei clienti. La Corte di Cassazione ha stabilito che la scelta della banca di concludere accordi transattivi con i clienti danneggiati non interrompe il nesso causale tra la condotta del lavoratore e il danno subito. La Corte ha ritenuto tale scelta 'non irragionevole', confermando così la richiesta di risarcimento danni banca nei confronti del suo ex dipendente.
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Abuso di delega bancaria: quando restituire i soldi
La Corte di Cassazione ha stabilito che un prelievo di 100.000 euro, sebbene effettuato tramite una delega bancaria formalmente valida, costituisce un illecito se manca una valida giustificazione, come una donazione formalizzata con atto pubblico. Questo caso chiarisce i limiti della delega e configura l'appropriazione indebita come un abuso di delega bancaria, obbligando alla restituzione delle somme all'erede del titolare del conto.
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Indennità di occupazione e risoluzione del contratto
Un contratto preliminare di vendita immobiliare viene risolto per inadempimento del venditore. Nonostante ciò, la Cassazione conferma che il promissario acquirente, avendo avuto la disponibilità anticipata del bene, è tenuto a versare un'indennità di occupazione. Questa non è un risarcimento del danno, ma un'obbligazione restitutoria derivante dall'efficacia retroattiva della risoluzione, volta a riequilibrare le posizioni patrimoniali delle parti.
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Domanda riconvenzionale e decreto ingiuntivo: guida
Una società ottiene un decreto ingiuntivo per il saldo di lavori di ristrutturazione. Il cliente si oppone e presenta una domanda riconvenzionale per danni da vizi, di importo superiore. La Cassazione chiarisce che la domanda riconvenzionale costituisce una contestazione diretta del credito e non può essere semplicemente separata dal giudizio di opposizione, ribaltando la decisione del tribunale che aveva confermato il pagamento.
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Prassi commerciale: quando esclude gli interessi di mora
La Corte di Cassazione ha stabilito che una prassi commerciale consolidata, come quella di riscuotere i pagamenti presso il debitore, può modificare tacitamente gli accordi contrattuali. Tale modifica trasforma l'obbligazione da 'portable' a 'quérable', escludendo così l'automatica decorrenza degli interessi di mora in caso di ritardo, poiché il creditore deve prima richiedere il pagamento.
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Garanzia impropria e vendita: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di vendita di un orologio di lusso rivelatosi contraffatto. L'acquirente finale ha citato in giudizio il rivenditore, che a sua volta ha chiamato in causa il suo fornitore. La Corte ha stabilito che, in caso di garanzia impropria, la domanda dell'attore si estende automaticamente al terzo chiamato se quest'ultimo viene indicato come l'unico e vero responsabile. Ha inoltre chiarito l'uso della prova presuntiva per determinare il momento della contraffazione, rigettando il ricorso del fornitore originario e confermando la sua responsabilità.
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Risarcimento del danno: la prova è indispensabile
Una società immobiliare chiede a un'impresa edile il risarcimento del danno per ritardi in un cantiere, includendo una penale dovuta a terzi e interessi passivi su un prestito. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che il risarcimento del danno non è dovuto se non si fornisce la prova di un pregiudizio economico concreto, effettivo e attuale. Un danno solo potenziale o ipotetico, come una penale mai pagata, non è sufficiente per ottenere un indennizzo.
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Riorganizzazione aziendale: quando non è demansionamento
Un dirigente di un consorzio, dopo la fusione di quest'ultimo in un'entità regionale più grande, vedeva revocato il suo ruolo di Direttore. La Cassazione ha respinto il suo ricorso per demansionamento, chiarendo che una legittima riorganizzazione aziendale che porta all'estinzione dell'ente originario può causare la perdita di una posizione apicale specifica, senza che ciò costituisca un illecito, a condizione che al lavoratore vengano conservate la qualifica e le funzioni dirigenziali all'interno della nuova struttura.
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Ritardo pagamenti appalti pubblici: chi paga il conto?
In un caso di ritardo pagamenti appalti pubblici, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Comune che tentava di addossare la responsabilità del ritardo alla Regione finanziatrice. La Suprema Corte ha confermato che il committente (il Comune) rimane l'unico responsabile verso l'appaltatore per il puntuale pagamento dei lavori, a meno che non esista una convenzione specifica che lo esoneri. I rapporti interni tra enti pubblici non possono scaricare l'onere del ritardo sull'impresa esecutrice.
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Rivalutazione redditi previdenza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione affronta il tema della rivalutazione redditi previdenza per i professionisti. Pur confermando che la rivalutazione dei redditi debba partire dal 1980 e non dal 1981, ha stabilito un principio cruciale: se i contributi sono stati versati in misura minore, basandosi su un coefficiente di rivalutazione errato (più basso), la pensione deve essere calcolata su tale base contributiva effettivamente versata. La Corte ha quindi accolto parzialmente il ricorso della Cassa di Previdenza, cassando la sentenza d'appello e rinviando la causa per una nuova valutazione basata sul principio della contribuzione effettiva.
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Contribuzione effettiva: calcolo pensione avvocati
Un professionista ha ottenuto la riliquidazione della pensione basata su una rivalutazione dei redditi più favorevole. Tuttavia, la Cassa di previdenza ha contestato che su tali maggiori redditi non erano stati versati i relativi contributi. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in assenza del principio di automaticità delle prestazioni per i liberi professionisti, la pensione deve essere calcolata secondo il principio di **contribuzione effettiva**. Pertanto, l'importo della pensione deve corrispondere ai redditi sui quali i contributi sono stati effettivamente pagati, anche se ciò significa applicare un coefficiente di rivalutazione inferiore a quello teoricamente corretto. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Rogito notarile: vale come nuovo contratto? La Cassazione
Una coppia acquista una villa all'asta da un ente pubblico, ma scopre in seguito una superficie minore e un vincolo culturale sopravvenuto. Nonostante ciò, firmano il rogito notarile e poi agiscono in giudizio per ottenere una riduzione del prezzo. La Corte di Cassazione ha respinto il loro ricorso, stabilendo che la firma del rogito, avvenuta con piena consapevolezza dei problemi, costituisce un nuovo accordo contrattuale che accetta l'immobile nello stato di fatto e di diritto in cui si trova, superando le condizioni dell'asta.
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Rivalutazione redditi professionali: calcolo pensione
Un professionista ha richiesto il ricalcolo della sua pensione basandosi su una più favorevole rivalutazione dei redditi professionali. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene la data di decorrenza della rivalutazione fosse corretta, l'importo finale della pensione deve essere proporzionale ai contributi effettivamente versati. Un versamento contributivo inferiore, anche se causato da un errore di calcolo dell'ente previdenziale, comporta una pensione calcolata sulla base imponibile corrispondente, affermando il principio della "contribuzione effettiva".
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Revisione prezzi appalti: quando decide il giudice?
Una società costruttrice ha citato in giudizio un ente pubblico per ottenere il pagamento di somme relative a un contratto d'appalto, inclusa una richiesta di revisione prezzi. La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sulla giurisdizione: una volta che la Pubblica Amministrazione ha riconosciuto, anche implicitamente, il diritto alla revisione prezzi, ogni successiva controversia sulla quantificazione di tale compenso (incluso il calcolo e la data di decorrenza) spetta al giudice ordinario e non a quello amministrativo, poiché si tratta di un diritto soggettivo e non più di un interesse legittimo.
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Responsabilità committente: obblighi di sicurezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 11918/2025, ha stabilito che la responsabilità committente per un infortunio sul lavoro di un dipendente dell'appaltatore non è esclusa dalla semplice assenza di ingerenza. Il committente ha obblighi specifici di cooperazione e coordinamento per la sicurezza, imposti dal D.Lgs. 81/2008, la cui violazione fonda la sua responsabilità. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva escluso tale responsabilità, rinviando per un nuovo esame che verifichi l'adempimento di tali doveri.
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Inadempimento qualificato: accordo di crisi nullo
La Corte di Cassazione ha confermato la cessazione degli effetti di un accordo di composizione della crisi a causa di un inadempimento qualificato del debitore. La Corte ha stabilito che, una volta terminato l'accordo per legge a causa del grave inadempimento, non è più possibile per il debitore richiederne una modifica, anche adducendo cause di forza maggiore come la pandemia. L'appello del debitore è stato dichiarato inammissibile anche per motivi procedurali.
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Garanzia vizi immobile: la parola del venditore conta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17080/2025, ha confermato la condanna dell'erede del venditore a risarcire gli acquirenti per abusi edilizi non dichiarati. Il caso riguarda l'acquisto di un immobile con un piano sopraelevato abusivo, nonostante nel rogito fosse garantita la piena conformità alla licenza edilizia. La Corte ha ribadito che la garanzia vizi immobile prevale quando l'acquirente fa affidamento sulle dichiarazioni del venditore, a meno che non sia provata la sua conoscenza effettiva del difetto. La semplice disponibilità del bene prima dell'acquisto non è sufficiente a dimostrare tale conoscenza.
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Credito risarcitorio: la massa paga per i ritardi
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una società creditrice a ottenere un risarcimento per il ritardo con cui un fallimento ha gestito la liquidazione e il riparto delle somme. La sentenza stabilisce che il ritardo ingiustificato degli organi della procedura può generare un credito risarcitorio a carico della massa, da pagarsi in prededuzione. La decisione si fonda sul principio del giudicato interno, poiché il fallimento non aveva specificamente contestato in appello la qualificazione del danno come responsabilità extracontrattuale della massa fallimentare, rendendo tale punto non più riesaminabile.
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