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665 provvedimenti

Prededuzione e impianti essenziali: la Cassazione
Una società fornitrice ha richiesto il pagamento in prededuzione del proprio credito verso una grande impresa siderurgica in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prededuzione si applica solo ai crediti per forniture destinate agli "impianti produttivi essenziali", intesi in senso restrittivo come quelli del ciclo primario di produzione dell'acciaio (c.d. "area a caldo"). La Corte ha inoltre stabilito che l'onere di provare la destinazione specifica della fornitura spetta al creditore, senza possibilità di invocare il principio di vicinanza della prova.
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Crediti prededucibili: la Cassazione chiarisce i requisiti
La Cassazione ha annullato un decreto che negava la prededuzione a un fornitore di un'acciaieria in amministrazione straordinaria. La Corte ha stabilito che i crediti prededucibili si dividono in due categorie: quelli per la continuità produttiva, che richiedono lo status di PMI, e quelli per interventi ambientali, che non lo richiedono. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Sanzione disciplinare: no per fatti pre-iscrizione
Un notaio ha subito una sanzione disciplinare per un reato commesso anni prima di entrare nella professione. La Corte di Cassazione ha annullato la sanzione, stabilendo un principio fondamentale: il potere disciplinare si applica solo per condotte poste in essere dopo l'iscrizione all'albo, specialmente se l'illecito è di natura istantanea e non permanente. La sentenza chiarisce i limiti temporali della responsabilità professionale.
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Responsabilità avvocato: quando c’è inadempimento
La Corte di Cassazione conferma che l'errore di un legale, che presenta un appello inammissibile, costituisce un grave inadempimento contrattuale. Questa negligenza giustifica la risoluzione del contratto e la restituzione del compenso, anche in assenza di prova che il cliente avrebbe vinto la causa. L'ordinanza distingue nettamente tra il diritto alla risoluzione del contratto per inadempimento e il diritto al risarcimento del danno, che richiede invece la prova di un nesso causale e di un pregiudizio effettivo. Si chiarisce così un importante aspetto della responsabilità avvocato.
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Comando dipendente: chi paga lo straordinario?
Un agente di polizia municipale in comando presso la Procura della Repubblica ha richiesto il pagamento degli straordinari al suo Comune di appartenenza. La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel caso di comando dipendente, il datore di lavoro formale (l'ente di appartenenza) è obbligato a corrispondere l'intera retribuzione, inclusi gli straordinari. Questo obbligo sussiste indipendentemente dagli accordi interni di rimborso tra le due amministrazioni pubbliche coinvolte.
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Raddoppio termini estero: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul raddoppio termini estero per l'accertamento di capitali non dichiarati in paradisi fiscali. La Corte ha stabilito che la norma ha natura procedurale e non sostanziale, rendendola applicabile anche ai periodi d'imposta precedenti la sua entrata in vigore, a condizione che i termini originari non fossero già scaduti. Di conseguenza, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, cassando la sentenza di merito che aveva annullato l'atto di contestazione nei confronti di un contribuente.
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Licenziamento disciplinare: telecamere della polizia
Un'impiegata pubblica è stata licenziata per aver attestato falsamente la propria presenza in servizio. La prova derivava da videoriprese effettuate dalla polizia giudiziaria nell'ambito di un'indagine penale. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare, chiarendo che la procedura da seguire non era quella "accelerata", prevista per i controlli diretti del datore di lavoro, ma quella ordinaria. La Corte ha ritenuto le prove pienamente utilizzabili e la condotta della lavoratrice, per la sua serialità, idonea a ledere irrimediabilmente il rapporto di fiducia.
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Rivalutazione dei fatti: Cassazione e limiti del ricorso
L'appello di un lavoratore per il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato viene respinto. La Corte di Cassazione ha confermato che il ricorso è inammissibile se mira a una mera rivalutazione dei fatti, competenza esclusiva dei giudici di merito. Anche la domanda per indebito arricchimento è stata considerata accessoria e non autonoma.
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Inadempimento contratto preliminare: le conseguenze
La Corte di Cassazione conferma che l'inadempimento contratto preliminare da parte del venditore, dovuto a irregolarità urbanistiche che rendono l'immobile non commerciabile, giustifica la richiesta del compratore di ottenere il doppio della caparra versata. La successiva regolarizzazione dell'immobile non sana la violazione contrattuale già avvenuta alla scadenza dei termini pattuiti. La Corte ha rigettato il ricorso dei venditori, confermando le decisioni dei gradi precedenti che li riconoscevano come unici responsabili del fallimento dell'operazione di compravendita.
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Termine riesame sequestro: decorrenza e notifica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato che aveva impugnato tardivamente un decreto di sequestro preventivo. La Corte ha ribadito un principio consolidato: il termine per il riesame del sequestro decorre dalla data di esecuzione della misura o dalla conoscenza effettiva da parte dell'interessato, e non dalla data di notifica del provvedimento al difensore. Quest'ultimo, pur legittimato a impugnare, non ha un autonomo diritto alla notifica ai fini della decorrenza dei termini.
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Creditore apparente: pagamento liberatorio all’avvocato
Un'avvocatessa agisce contro i suoi ex clienti per ottenere il pagamento del suo onorario, nonostante questi avessero già saldato l'intero importo al suo co-difensore, all'epoca suo coniuge e collega di studio. La Corte di Cassazione ha stabilito che il pagamento è valido e libera i clienti da ogni obbligo, in quanto effettuato in buona fede a un creditore apparente. Secondo la Corte, è stata la stessa legale a creare, con il suo comportamento, le circostanze che hanno indotto i clienti a credere che il co-difensore fosse autorizzato a incassare l'intera somma.
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Minusvalenza non deducibile: la Cassazione decide
Una società impugna un avviso di accertamento che negava la deducibilità di una perdita su una partecipazione fallita, qualificandola come minusvalenza non deducibile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che tale perdita non costituisce una sopravvenienza passiva deducibile, ma una minusvalenza da svalutazione indeducibile secondo le norme fiscali vigenti.
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Credito prededucibile: solo per il ciclo produttivo
Una società fornitrice ha richiesto il riconoscimento dello status di credito prededucibile per l'intero ammontare delle sue forniture a una grande impresa industriale in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione, confermando la decisione del Tribunale, ha stabilito che il credito prededucibile spetta solo per le prestazioni strettamente necessarie al ciclo produttivo primario dell'acciaio (la cosiddetta 'area a caldo'), escludendo quelle relative alle fasi di lavorazione successive ('area a freddo').
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Esdebitazione: quando il pagamento parziale è sufficiente
La Corte di Cassazione ha stabilito che per concedere il beneficio dell'esdebitazione non è decisiva la percentuale di soddisfacimento dei creditori. Un socio di una società fallita si era visto negare la liberazione dai debiti perché aveva pagato solo il 5,1% dei creditori privilegiati. La Suprema Corte ha annullato la decisione, affermando che l'esdebitazione può essere negata solo se il pagamento è 'affatto irrisorio', cioè del tutto insignificante, e non basandosi su una mera valutazione matematica. La decisione si fonda sul principio del 'favor debitoris', volto a garantire al fallito una 'seconda chance'.
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Esdebitazione: via libera anche con pagamento minimo
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esdebitazione, ovvero la liberazione dai debiti residui, può essere concessa a un socio fallito anche a fronte di un soddisfacimento minimo dei creditori. La Suprema Corte ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva negato il beneficio basandosi sulla percentuale irrisoria (circa il 2%) dei debiti pagati. Secondo la Cassazione, il requisito soggettivo della 'meritevolezza' del debitore prevale su una valutazione puramente matematica. Se il debitore ha agito correttamente e tutti i creditori hanno ricevuto un pagamento, seppur esiguo e non meramente simbolico, l'esdebitazione deve essere concessa, in linea con il principio del 'favor debitoris' e del diritto europeo che mira a garantire una seconda opportunità.
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Esdebitazione: via libera anche con pagamento minimo
Un socio di una società fallita si è visto negare il beneficio dell'esdebitazione perché i creditori erano stati soddisfatti solo in minima parte (circa l'1%). La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che la valutazione non può essere puramente matematica. Se il debitore è considerato 'meritevole' e il pagamento non è meramente simbolico, l'esdebitazione deve essere concessa, in linea con il principio del 'fresh start' per l'imprenditore.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla accertamento
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione tributaria regionale per motivazione apparente. I giudici di merito avevano confermato un accertamento di valore su un terreno, basandosi su una motivazione contraddittoria che da un lato sminuiva il valore dei dati OMI e dall'altro li usava per fondare la decisione, rigettando una perizia di parte in modo illogico. La Suprema Corte ha ritenuto tale motivazione incomprensibile, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Compenso variabile: no se P.A. non fissa obiettivi
Un commissario straordinario ha richiesto il pagamento di un compenso variabile legato al raggiungimento di obiettivi. Tuttavia, la Pubblica Amministrazione non ha mai definito tali obiettivi. La Corte di Cassazione ha stabilito che la fissazione degli obiettivi rientra nel potere discrezionale dell'Amministrazione e non costituisce un obbligo. Di conseguenza, in assenza di obiettivi predeterminati, non sorge il diritto al compenso variabile né a un risarcimento per perdita di chance, respingendo il ricorso del commissario.
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Presunzione di subordinazione: la Cassazione decide
Un professionista con Partita IVA, dopo la fine del suo rapporto con una compagnia assicurativa, ha ottenuto in appello il riconoscimento di un lavoro subordinato. La Corte d'Appello ha applicato una presunzione di subordinazione, condannando l'azienda. La compagnia ha impugnato la decisione in Cassazione, sostenendo l'errata applicazione della norma. La Suprema Corte, ravvisando la rilevanza delle questioni legali sollevate, in particolare riguardo alla tutela in caso di licenziamento, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando il caso a una pubblica udienza per una decisione di portata generale.
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Spese di giudizio: la Cassazione chiarisce i criteri
Un automobilista ricorre in Cassazione dopo la conferma di una multa per passaggio con il semaforo rosso. La Corte Suprema dichiara inammissibili o rigetta gran parte dei motivi, ma accoglie quello relativo alla liquidazione delle spese di giudizio. La sentenza viene cassata limitatamente a questo punto, chiarendo che non sono dovute spese al Comune non costituito in primo grado e che alla Prefettura, assistita dall'Avvocatura dello Stato, spetta solo il rimborso delle spese prenotate a debito, non le spese generali e gli accessori.
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