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Art. 118 Codice di Procedura Civile

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4124 provvedimenti

Progressione stipendio docenti: sì anche ai supplenti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31511/2023, ha rigettato il ricorso di un'amministrazione regionale, confermando il diritto alla progressione di stipendio per i docenti supplenti, basata sull'anzianità di servizio maturata. La Corte ha stabilito che la mancanza del titolo di abilitazione non costituisce una ragione oggettiva per giustificare una disparità di trattamento economico rispetto al personale di ruolo, poiché le mansioni svolte sono identiche. Questa decisione riafferma il principio di non discriminazione dei lavoratori a tempo determinato sancito dalla normativa europea.
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Progressione stipendio docenti: sì alla parità precari
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31510/2023, ha stabilito che i docenti precari hanno diritto alla stessa progressione di stipendio dei colleghi di ruolo, basata sull'intera anzianità di servizio maturata. La Corte ha chiarito che la mancanza del titolo di abilitazione o la natura temporanea del contratto non sono motivi validi per giustificare una disparità di trattamento retributivo, in applicazione del principio di non discriminazione di matrice europea. Di conseguenza, è stata confermata la condanna di un'amministrazione regionale al pagamento delle differenze retributive a una docente supplente.
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Retribuzione docenti precari: parità con i ruoli
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31508/2023, ha stabilito che la retribuzione dei docenti precari deve includere la progressione stipendiale basata sull'anzianità di servizio, alla pari dei colleghi di ruolo. La Corte ha chiarito che la mancanza del titolo di abilitazione non costituisce una ragione oggettiva per giustificare una disparità di trattamento economico, poiché le mansioni svolte sono identiche. Questa decisione rafforza il principio di non discriminazione nel pubblico impiego scolastico.
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Cessione ramo d’azienda: quando non si applica la decadenza
In un caso di cessione di ramo d'azienda nel settore bancario, la Corte di Cassazione ha stabilito che i lavoratori non sono soggetti a termini di decadenza per richiedere l'accertamento della continuità del loro rapporto di lavoro con la società acquirente. L'ordinanza conferma che, se l'operazione costituisce un effettivo trasferimento ai sensi dell'art. 2112 c.c., la tutela legale dei dipendenti è automatica e non può essere annullata da accordi individuali basati su presupposti errati, i quali sono da considerarsi nulli.
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Accessione nel possesso: i requisiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31436/2023, ha cassato la decisione di una Corte d'Appello che aveva riconosciuto l'usucapione di una striscia di terreno. La Suprema Corte ha ribadito che l'accessione nel possesso, ovvero la possibilità di sommare il proprio possesso a quello del precedente proprietario, richiede un titolo astrattamente idoneo a trasferire la proprietà anche dell'area contesa, non essendo sufficiente una mera situazione di fatto o la semplice inclusione fisica del bene.
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Danni fauna selvatica: Art. 2052 c.c. applicabile
Una automobilista ha subito danni alla propria auto a seguito di una collisione con un cinghiale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31342/2023, ha stabilito che la responsabilità per i danni da fauna selvatica è disciplinata dall'art. 2052 c.c. (danno cagionato da animali) e non dalla regola generale dell'art. 2043 c.c. Anche se il danneggiato invoca la norma sbagliata, il giudice ha il dovere di applicare quella corretta in base al principio "iura novit curia". La sentenza di merito è stata cassata con rinvio.
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Danni da fauna selvatica: la Cassazione chiarisce
Un automobilista, dopo un incidente con un cinghiale, si è visto negare il risarcimento in appello. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31339/2023, ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale in materia di danni da fauna selvatica. La responsabilità dell'ente pubblico (in questo caso la Regione) va inquadrata nell'art. 2052 c.c. (responsabilità per danno cagionato da animali), che prevede una presunzione di colpa a carico dell'ente. Inoltre, la Corte ha chiarito che invocare tale norma per la prima volta in appello non costituisce una domanda nuova, ma una mera specificazione giuridica del fatto, sempre ammissibile.
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Danni da fauna selvatica: la Regione paga secondo 2052
Un automobilista subisce danni a seguito di una collisione con un cinghiale. La Corte di Cassazione chiarisce che la responsabilità della Regione per i danni da fauna selvatica è disciplinata dall'art. 2052 c.c. (responsabilità per animali) e non dalla regola generale dell'art. 2043 c.c. Questa norma può essere invocata per la prima volta in appello. La Corte stabilisce inoltre che la responsabilità del conducente (art. 2054 c.c.) e quella della Regione (art. 2052 c.c.) concorrono e non si escludono a vicenda.
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Danni da fauna selvatica: la Regione risponde sempre?
A seguito di un incidente stradale causato da un capriolo, la Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità per i danni da fauna selvatica ricade sulla Regione ai sensi dell'art. 2052 c.c. (danno cagionato da animali) e non dell'art. 2043 c.c. (risarcimento per fatto illecito). Questa qualificazione, che il giudice può operare d'ufficio, inverte l'onere della prova: non è più il cittadino a dover dimostrare la colpa dell'ente, ma è la Regione a dover provare il caso fortuito per essere esente da responsabilità.
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Responsabilità costruttore: art. 1669 vs 2043 c.c.
La Cassazione chiarisce il rapporto tra la responsabilità costruttore per gravi difetti (art. 1669 c.c.) e la responsabilità extracontrattuale generale (art. 2043 c.c.). Se l'azione specifica è prescritta per inerzia del danneggiato, non è possibile ricorrere a quella generale per gli stessi fatti. La sentenza della Corte d'Appello è stata cassata con rinvio.
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Mutamento domanda: da adempimento a risoluzione
Un promissario acquirente, di fronte all'inadempimento dei venditori, modifica in appello la sua richiesta da esecuzione del contratto a risoluzione. La Cassazione conferma la legittimità di questo mutamento domanda, chiarendo che è ammissibile se fondato sugli stessi fatti. La sentenza sottolinea come la facoltà di scegliere tra adempimento e risoluzione sia un diritto della parte adempiente, esercitabile anche in secondo grado per tutelare al meglio i propri interessi.
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Obbligo di motivazione: Cassazione annulla riclassamento
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per il riclassamento catastale del suo immobile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'Agenzia delle Entrate ha un preciso obbligo di motivazione, non potendo basare l'atto solo su dati generali della microzona, ma dovendo specificare gli elementi concreti relativi al singolo immobile.
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Rinuncia al ricorso: effetti sul processo e spese
Una società, in un contenzioso tributario contro l'Amministrazione Finanziaria, presenta una rinuncia al ricorso in Cassazione, accettata dalla controparte. La Corte dichiara l'estinzione del giudizio, stabilendo che in caso di rinuncia accettata non vi è pronuncia sulle spese e non si applica la sanzione del doppio contributo unificato. La decisione chiarisce le conseguenze procedurali ed economiche di questa scelta strategica.
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Anzianità docenti precari: sì alla parità retributiva
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'amministrazione regionale, confermando il diritto alla parità di trattamento retributivo per i docenti non di ruolo. La sentenza stabilisce che l'anzianità dei docenti precari deve essere pienamente riconosciuta ai fini della progressione stipendiale, anche in assenza del titolo di abilitazione, poiché la mansione svolta è identica a quella dei colleghi di ruolo.
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Progressione stipendiale docenti precari: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una Regione Autonoma, confermando il diritto alla progressione stipendiale per docenti precari. La Corte ha stabilito che la mancanza del titolo di abilitazione non giustifica un trattamento economico inferiore rispetto ai docenti di ruolo, poiché il lavoro svolto è identico. La decisione si fonda sul principio di non discriminazione previsto dalla normativa europea, valorizzando l'effettivo servizio prestato ai fini del calcolo dell'anzianità e della relativa retribuzione.
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Anzianità docenti: sì alla parità retributiva
La Corte di Cassazione ha stabilito che non vi è giustificazione per una disparità di trattamento retributivo tra docenti di ruolo e docenti precari, anche se questi ultimi sono privi del titolo di abilitazione. L'ordinanza analizzata conferma che l'anzianità docenti maturata durante i contratti a termine deve essere pienamente riconosciuta ai fini della progressione stipendiale, in applicazione del principio di non discriminazione di matrice europea. L'amministrazione regionale che aveva impugnato la decisione è stata condannata, poiché la mansione svolta è identica e il titolo di studio non può essere considerato una ragione oggettiva per differenziare la retribuzione legata all'esperienza.
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Danno da legittimo affidamento: Giudice Ordinario
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito che la domanda di risarcimento per danno da legittimo affidamento, proposta dall'acquirente di un immobile basata su un titolo edilizio poi rivelatosi illegittimo, rientra nella giurisdizione del giudice ordinario. Il caso riguardava acquirenti di appartamenti che, a seguito di un'azione dei vicini per violazione delle distanze legali, avevano chiesto di essere risarciti dal Comune che aveva rilasciato il permesso. La Suprema Corte ha chiarito che tale azione non contesta l'esercizio del potere amministrativo, ma lamenta la lesione di un diritto soggettivo (l'integrità patrimoniale), sorto a causa dell'affidamento incolpevole sulla regolarità dell'atto.
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Clausole penali regolamento scavi: giurisdizione
Una società di servizi contesta le clausole penali imposte da un Comune per ritardi nei lavori di scavo, sostenendo la giurisdizione amministrativa. La Cassazione, invece, stabilisce che si tratta di penali di natura civilistica, derivanti da un'accettazione negoziale accessoria all'autorizzazione. La controversia rientra quindi nella giurisdizione del giudice ordinario.
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Progressione stipendiale docenti: sì anche senza titolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31004/2023, ha stabilito che la progressione stipendiale docenti spetta anche al personale precario privo del titolo di abilitazione. Il trattamento economico non può essere differenziato se le mansioni svolte sono identiche a quelle del personale di ruolo, poiché la mancanza della qualifica non costituisce una ragione oggettiva per giustificare una discriminazione retributiva basata sull'anzianità di servizio.
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Cessazione materia del contendere: accordo fiscale
Un consorzio energetico, operante nel settore delle rinnovabili, si opponeva a un avviso di pagamento per accise sull'energia elettrica fornita ai propri consorziati. Dopo un lungo iter giudiziario, culminato con un rinvio dalla Corte di Cassazione, le parti hanno raggiunto una transazione fiscale. A seguito di tale accordo, la Corte Suprema ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine alla lite e rendendo inefficace la sentenza d'appello impugnata. La decisione evidenzia come un accordo tra le parti possa risolvere definitivamente un contenzioso anche in fase di legittimità.
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