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Clausole penali regolamento scavi: giurisdizione

Una società di servizi contesta le clausole penali imposte da un Comune per ritardi nei lavori di scavo, sostenendo la giurisdizione amministrativa. La Cassazione, invece, stabilisce che si tratta di penali di natura civilistica, derivanti da un’accettazione negoziale accessoria all’autorizzazione. La controversia rientra quindi nella giurisdizione del giudice ordinario.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. U Num. 31022 Anno 2023
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Pubblicato il 19 febbraio 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Clausole Penali nei Regolamenti Comunali: Sanzioni Pubbliche o Obblighi Privati?

L’ordinanza n. 31022 del 2023 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione affronta una questione cruciale: la natura delle clausole penali previste da un regolamento comunale per la ritardata riconsegna di aree di scavo. Si tratta di sanzioni amministrative, soggette alla giurisdizione del giudice amministrativo, o di penali di natura civilistica, di competenza del giudice ordinario? La risposta della Suprema Corte chiarisce i confini tra potere pubblico e obbligazioni private.

I Fatti di Causa

Una società di servizi, incaricata di lavori di illuminazione pubblica, veniva sanzionata da un grande Comune italiano per un importo di quasi 10 milioni di euro. La contestazione riguardava la mancata riconsegna, entro i termini previsti, delle aree concesse per effettuare degli scavi. La sanzione era basata sull’articolo 26 del ‘Regolamento Scavi’ del Comune, che prevedeva delle “penali” per tali ritardi.

La società impugnava il provvedimento davanti al TAR, che annullava la richiesta di pagamento, affermando la propria giurisdizione. Successivamente, il Consiglio di Stato, in sede di appello, ribaltava la decisione, dichiarando il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo. Secondo il Consiglio di Stato, sebbene la fonte fosse un regolamento, la sanzione incideva su un rapporto paritetico di debito-credito tra le parti. La vicenda giungeva così all’esame delle Sezioni Unite della Cassazione.

La questione delle clausole penali e la giurisdizione

La società ricorrente sosteneva che la controversia riguardasse l’esercizio di un potere pubblico e, quindi, un interesse legittimo. La penale, secondo la sua tesi, non era una clausola contrattuale ex art. 1382 c.c., ma una sanzione volta a tutelare l’interesse generale della collettività. Inoltre, sottolineava come l’obbligazione scaturisse non da un contratto, ma da un provvedimento amministrativo di autorizzazione allo scavo.

Le Motivazioni della Corte

Le Sezioni Unite hanno rigettato il ricorso, confermando la giurisdizione del giudice ordinario. La Corte ha basato la sua decisione su due pilastri fondamentali.

In primo luogo, ha richiamato un suo precedente orientamento (sentenza n. 9775/2022), stabilendo che le “sanzioni” previste dal Regolamento Scavi del Comune hanno natura civilistica. Non sono sanzioni amministrative in senso stretto, ma vere e proprie clausole penali. Esse predeterminano il risarcimento del danno per il ritardo nell’adempimento di un’obbligazione, tipico istituto del diritto privato.

In secondo luogo, la Corte ha chiarito che il vincolo giuridico non nasceva unilateralmente dal potere della P.A., ma da un atto di natura negoziale. Al momento del rilascio dell’autorizzazione allo scavo, la società aveva sottoscritto un documento con cui si impegnava esplicitamente al pagamento delle sanzioni previste dal regolamento. Questa sottoscrizione, secondo la Cassazione, costituisce una “convenzione accessoria” al provvedimento autorizzatorio. Si tratta di un negozio giuridico di diritto privato che instaura un rapporto paritetico tra le parti, disciplinato dalle norme del codice civile.

Conclusioni

La decisione delle Sezioni Unite stabilisce un principio chiaro: quando un soggetto privato, per ottenere un’autorizzazione amministrativa, accetta espressamente le condizioni previste da un regolamento, incluse le clausole penali per eventuali inadempimenti, la relazione che si instaura su quel punto specifico è di natura privatistica. La controversia che ne deriva non riguarda più la legittimità dell’esercizio del potere pubblico, ma l’adempimento di un’obbligazione di natura patrimoniale. Di conseguenza, la giurisdizione spetta al giudice ordinario, chiamato a decidere su un rapporto di debito-credito tra le parti.

Una penale prevista in un regolamento comunale per ritardi in lavori pubblici ha natura di sanzione amministrativa o di clausola penale civilistica?
Secondo la Corte di Cassazione, ha natura di clausola penale civilistica, in quanto la sua funzione è quella di predeterminare il risarcimento del danno per il ritardo, tipica dei rapporti di diritto privato.

Quale giudice ha la giurisdizione sulle controversie relative a tali penali?
La giurisdizione spetta al giudice ordinario (civile), poiché la controversia riguarda un rapporto obbligatorio di natura patrimoniale e paritetica tra le parti, e non l’esercizio di un potere autoritativo della Pubblica Amministrazione.

L’accettazione delle condizioni di un regolamento al momento di una richiesta di autorizzazione può creare un vincolo di natura privatistica?
Sì. La sottoscrizione di un documento con cui ci si impegna al pagamento delle sanzioni previste da un regolamento costituisce una convenzione accessoria di diritto privato che si affianca al provvedimento amministrativo, dando vita a un’obbligazione di tipo civilistico.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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