LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 118 Codice di Procedura Civile — Anno 2023

Pagina 13 di 18

343 provvedimenti

Altri anni per Art. 118 Codice di Procedura Civile

Revocazione ordinanza: errore di fatto e rinvio
La Corte di Cassazione esamina un ricorso per la revocazione di una propria ordinanza, che aveva dichiarato un precedente ricorso inammissibile per tardivo deposito. I ricorrenti sostengono un errore di fatto sulla data di consegna del plico. Data la complessità delle questioni, sia procedurali (errore di fatto revocatorio) sia di merito (differenza tra azione di petizione di eredità e rivendica, e preclusione da giudicato), la Corte ha disposto la trattazione in pubblica udienza. Si tratta di una decisione interlocutoria che non risolve la controversia ma ne sottolinea la rilevanza giuridica, rendendo necessaria una discussione più approfondita.
Continua »
Corrispettivo appalto: quando il giudice può aumentarlo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un giudice può legittimamente aumentare il corrispettivo appalto basandosi su un tariffario ufficiale, se quest'ultimo prevede adeguamenti per specifiche condizioni del cantiere. Nel caso esaminato, una maggiorazione del 20% sui prezzi di un tariffario della Camera di Commercio è stata ritenuta corretta perché il tariffario stesso contemplava aumenti per lavori complessi, come quelli eseguiti in spazi ristretti e con difficoltà logistiche. La Corte ha chiarito che non si tratta di un potere discrezionale del giudice, ma di una corretta applicazione della tariffa esistente, in linea con l'art. 1657 c.c.
Continua »
Quietanza a saldo: la firma che chiude i conti
Una società appaltatrice ha richiesto il pagamento del saldo per dei lavori edili, ottenendo un decreto ingiuntivo. La committente si è opposta esibendo una quietanza a saldo firmata dal legale rappresentante dell'appaltatrice. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di quest'ultima, confermando che la quietanza, se non efficacemente contestata con una querela di falso, ha pieno valore probatorio e dimostra l'avvenuto pagamento, estinguendo il debito.
Continua »
Gravi difetti di costruzione: risarcimento totale
La Corte di Cassazione ha stabilito che in caso di gravi difetti di costruzione, il risarcimento dovuto dal costruttore può estendersi al rifacimento dell'intera opera, e non solo della parte visibilmente danneggiata. Ciò accade quando una riparazione parziale risulta tecnicamente o esteticamente inadeguata, come nel caso di piastrelle di rivestimento non più reperibili. La Corte ha chiarito che una precedente transazione per vizi minori non preclude un'azione per difetti successivi, più gravi e di natura differente.
Continua »
Compensatio lucri cum damno: la Cassazione decide
Un dirigente medico ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria per il risarcimento del danno derivante dalla mancata 'pesatura' del suo incarico, che gli ha impedito di percepire la retribuzione variabile. La Corte di Cassazione, pur riconoscendo l'inadempimento dell'ente, ha cassato la sentenza d'appello. Il motivo è la mancata applicazione del principio di compensatio lucri cum damno: i giudici di merito avrebbero dovuto verificare se le somme non erogate fossero confluite nel fondo per la retribuzione di risultato, generando un vantaggio per il dipendente da detrarre dal risarcimento.
Continua »
Compensatio lucri cum damno e retribuzione variabile
Un dirigente medico ha richiesto il risarcimento del danno a un'azienda sanitaria per la mancata corresponsione della retribuzione di posizione variabile. L'ente si è difeso sostenendo che tali somme erano confluite nel fondo per la retribuzione di risultato, avvantaggiando il dirigente. La Corte di Cassazione ha accolto questo specifico motivo di ricorso, basato sul principio della compensatio lucri cum damno, cassando la sentenza d'appello e rinviando la causa per un nuovo esame.
Continua »
Risarcimento per falsa testimonianza: quando è escluso
Un uomo ha chiesto il risarcimento per falsa testimonianza alla sua ex coniuge e al testimone, sostenendo che la deposizione avesse causato il rigetto della sua domanda di addebito nella separazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che mancava il nesso di causalità: la testimonianza, anche se falsa, non era stata l'elemento decisivo per la sentenza di separazione, che si basava su una crisi coniugale preesistente.
Continua »
Compensatio lucri cum damno nel pubblico impiego
Un medico ha citato in giudizio un'azienda sanitaria pubblica per il mancato pagamento della retribuzione variabile. La Corte di Cassazione, applicando il principio della compensatio lucri cum damno, ha stabilito che il giudice di merito deve verificare se il medico abbia ottenuto un vantaggio economico indiretto (un aumento della retribuzione di risultato) a causa dell'inadempimento dell'azienda. Questo vantaggio, se accertato, deve essere detratto dal risarcimento del danno.
Continua »
Mancata pesatura incarichi: Diritto al risarcimento
Una dirigente medico ha ottenuto il risarcimento del danno da un'Azienda Sanitaria per la mancata pesatura degli incarichi dirigenziali. La Cassazione ha confermato la condanna, rigettando le difese dell'ente pubblico sulla presunta non imputabilità del ritardo e su un'asserita accettazione di una retribuzione unificata. L'ente datore di lavoro ha l'obbligo di completare le procedure di valutazione, e il suo inadempimento genera il diritto al risarcimento per la perdita di chance del lavoratore di percepire la retribuzione variabile.
Continua »
Retribuzione variabile: obblighi del datore di lavoro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'Azienda Sanitaria per non aver corrisposto la retribuzione variabile a una dirigente. L'inadempimento dell'obbligo di 'pesatura' degli incarichi, anche se complesso, costituisce una violazione contrattuale che dà diritto al risarcimento del danno per perdita di chance.
Continua »
Compensatio lucri cum damno nel pubblico impiego
Un'azienda sanitaria non ha effettuato la valutazione degli incarichi dirigenziali, causando un danno economico a un medico che non ha percepito la retribuzione variabile. La Corte di Cassazione ha stabilito che dal risarcimento va detratto l'eventuale vantaggio ottenuto dal medico attraverso l'aumento della retribuzione di risultato, finanziata con i fondi non erogati, applicando il principio della compensatio lucri cum damno. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per la verifica di tale circostanza.
Continua »
Compensatio lucri cum damno: il danno è escluso?
Un dirigente pubblico ha citato in giudizio un ente sanitario per il mancato pagamento della retribuzione variabile. L'ente ha eccepito la cosiddetta 'compensatio lucri cum damno', sostenendo che le somme non pagate erano confluite nel fondo per la retribuzione di risultato, di fatto già percepita dal dipendente. La Corte di Cassazione ha accolto questo specifico motivo, stabilendo che il vantaggio economico ottenuto dal lavoratore a seguito dello stesso inadempimento deve essere considerato nella quantificazione del danno, potendo anche azzerarlo. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per questa verifica.
Continua »
Spese processuali appello: limiti del giudice
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del giudice d'appello nella gestione delle spese processuali. Se la sentenza di primo grado viene confermata e non c'è un motivo di appello specifico sulle spese, la relativa statuizione diventa definitiva e non può essere modificata d'ufficio. L'analisi riguarda la gestione delle spese processuali in appello e il principio del giudicato interno.
Continua »
Ordinanza comunale NCC: limiti alla legittimità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Comune contro una società di trasporti, confermando l'illegittimità di una ordinanza comunale NCC. L'ordinanza creava un regime discriminatorio limitando l'accesso al centro storico lagunare per i servizi di noleggio con conducente (NCC) autorizzati da altri comuni. La Corte ha stabilito che tale pratica costituisce un eccesso di potere, poiché il Comune ha superato la sua competenza regolamentare introducendo una barriera basata sull'origine dell'autorizzazione dell'operatore, violando i principi di libera concorrenza.
Continua »
Contrattazione collettiva: CCNL prevale sul CIR
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29559/2023, ha chiarito i limiti della contrattazione collettiva di secondo livello. Un consorzio aveva applicato un contratto integrativo regionale (CIR) per calcolare l'indennità chilometrica di un dipendente, in deroga al più favorevole contratto collettivo nazionale (CCNL). La Corte ha respinto il ricorso del datore di lavoro, stabilendo che il CIR non può disciplinare materie non espressamente delegate dal CCNL. In questo caso, l'indennità per raggiungere il posto di lavoro non rientrava tra le materie delegabili, come le missioni e trasferte, pertanto doveva essere applicata la disciplina nazionale.
Continua »
Incertezza normativa sanzioni: quando non sono dovute
Una società concessionaria di un'area demaniale portuale si è opposta a degli avvisi di accertamento relativi all'imposta regionale sulle concessioni. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29556/2023, ha stabilito che, sebbene il tributo fosse dovuto, le sanzioni dovevano essere annullate. La decisione si fonda sul principio di incertezza normativa, causata da circolari contraddittorie e dalla prolungata inerzia dell'amministrazione, che avevano generato un legittimo affidamento nel contribuente.
Continua »
Rimessione in termini: no se il professionista è negligente
La Corte di Cassazione ha stabilito che la negligenza del professionista incaricato non costituisce una 'causa non imputabile' per giustificare una rimessione in termini. In un caso riguardante un ricorso tributario depositato in ritardo, la Corte ha respinto la richiesta del contribuente, affermando che la scelta del difensore e la vigilanza sul suo operato ricadono sulla parte, la quale può eventualmente agire per responsabilità professionale ma non ottenere la riapertura dei termini processuali.
Continua »
Eccezione di compensazione: onere della prova e limiti
Una società metalmeccanica, convenuta in giudizio per un pagamento, ha sollevato un'eccezione di compensazione basata su presunti controcrediti. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto le sue difese. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che chi solleva un'eccezione di compensazione ha l'onere di provare i fatti su cui si fonda. Inoltre, ha chiarito i rigidi limiti per impugnare una decisione in caso di "doppia conforme", ovvero quando due sentenze di merito sono allineate.
Continua »
Denuncia infondata: quando scatta il risarcimento?
Una neolaureata accusa uno studente di plagio, causandogli il rinvio della laurea. La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 29495/2023, ha stabilito che per ottenere un risarcimento per una denuncia infondata non è sufficiente la semplice avventatezza del denunciante. È necessario dimostrare il dolo, ovvero la sicura consapevolezza della falsità dell'accusa. In assenza di dolo, non sorge alcuna responsabilità civile.
Continua »
Compensazione spese legali: quando è illegittima?
Una contribuente, vittoriosa in primo grado per un rimborso fiscale, si vede compensare le spese legali in appello dopo la rinuncia dell'Agenzia delle Entrate. La Cassazione interviene, annullando la decisione sulla compensazione spese legali perché priva di 'gravi ed eccezionali ragioni'. La Corte ribadisce che il principio della soccombenza non può essere derogato per la mera 'particolarità' della materia, specialmente se ricorrente in giurisprudenza, condannando di fatto l'Amministrazione a pagare.
Continua »