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Art. 1175 Codice Civile

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1612 provvedimenti

Bonifico domiciliato responsabilità: quando è diligente?
Una società di assicurazioni ha citato in giudizio un prestatore di servizi di pagamento per aver pagato un bonifico domiciliato a una persona non legittimata, munita di documento falso ma della corretta password. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, escludendo la responsabilità del prestatore di servizi. Si è ritenuto che quest'ultimo avesse agito con la dovuta diligenza professionale, avendo verificato il documento d'identità presentato e la password, assolvendo così al proprio onere probatorio nel contesto della 'bonifico domiciliato responsabilità'.
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Bonifico domiciliato: quando la banca non è responsabile
Una società ordinava un bonifico domiciliato, ma l'istituto di pagamento erogava la somma a un truffatore in possesso di un documento con le generalità corrette e della password. La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità dell'istituto, ritenendo che avesse agito con la dovuta diligenza professionale verificando il documento e la password, conformemente agli obblighi contrattuali. Viene chiarito che lo standard di diligenza non impone necessariamente la richiesta di due documenti o la conservazione di una copia.
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Canna fumaria e stabilità: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità per una canna fumaria che compromette la stabilità di un edificio ricade su chi ne trae vantaggio, anche se non è l'autore materiale della modifica dannosa. In un caso di lite tra vicini per l'uso di una canna fumaria modificata pericolosamente, la Corte ha annullato la decisione d'appello, affermando che chi beneficia di una situazione pericolosa è tenuto a ripristinare le condizioni di sicurezza a proprie spese.
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Bonifico domiciliato: la diligenza della banca
Una società assicurativa dispone un bonifico domiciliato a favore di un suo creditore. Un istituto di pagamento esegue l'operazione, ma paga la somma a un truffatore che si presenta con un documento d'identità falso e la password corretta per l'incasso. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30932/2023, ha stabilito che l'istituto di pagamento non è responsabile se dimostra di aver agito con la diligenza professionale richiesta, verificando l'autenticità del documento con i propri sistemi informatici e controllando la password, anche senza conservare una copia fisica del documento stesso.
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Saldo intermedio: legittimo l’accertamento in corso
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per ottenere la restituzione di somme indebitamente addebitate sul proprio conto corrente. Sebbene il rapporto fosse ancora in corso, il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accertato il saldo intermedio alla data del 30 aprile 2010, depurandolo delle voci illegittime. La banca ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che tale accertamento fosse inammissibile e costituisse una pronuncia eccedente le richieste (extrapetizione). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che il correntista ha un interesse concreto e attuale a ottenere una sentenza che accerti il saldo intermedio, anche prima della chiusura del conto, al fine di veder ripristinata la propria disponibilità di credito e ottenere l'eliminazione di addebiti futuri illegittimi.
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Bonifico domiciliato: la diligenza della banca
Una società assicurativa aveva disposto un bonifico domiciliato, ma l'intermediario lo ha pagato a una persona non legittimata che ha presentato un documento di identità (poi risultato falso) e la corretta password. La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità dell'intermediario non è oggettiva. Esso può essere esonerato da responsabilità se dimostra di aver agito con la diligenza professionale richiesta, che consiste nel verificare il documento di identità e la password senza che vi siano palesi anomalie. La richiesta di due documenti di identità non è un obbligo di legge, ma una prassi non vincolante.
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Responsabilità bonifico domiciliato: cosa succede?
Una compagnia assicurativa ha citato in giudizio un istituto di pagamento per aver erroneamente liquidato un bonifico domiciliato a un soggetto non legittimato, che si era presentato con un documento d'identità falso e la password corretta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della compagnia, stabilendo che la responsabilità del bonifico domiciliato non è oggettiva. L'istituto di pagamento ha adempiuto al proprio obbligo di diligenza professionale verificando il documento tramite le proprie procedure interne e controllando la corrispondenza dei dati e della password, assolvendo così all'onere della prova e venendo esonerato da responsabilità.
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Bonifico domiciliato: la diligenza dell’intermediario
La Corte di Cassazione chiarisce la responsabilità dell'intermediario nel caso di un bonifico domiciliato pagato a un soggetto non legittimato. La sentenza stabilisce che l'intermediario adempie al proprio obbligo di diligenza professionale se, prima del pagamento, verifica la corrispondenza dei dati, un documento di identità valido e gli elementi di sicurezza come la password, anche senza richiedere un secondo documento. Viene quindi esclusa la responsabilità se l'intermediario dimostra di aver agito con la dovuta prudenza.
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Bonifico domiciliato: la diligenza dell’intermediario
Una società assicuratrice dispone un bonifico domiciliato a favore di un cliente. Un ente pagatore liquida la somma a un impostore che si presenta con la password corretta e un documento d'identità apparentemente valido. La Corte di Cassazione stabilisce che l'ente pagatore non è responsabile se dimostra di aver agito con la diligenza professionale richiesta, la quale non impone né la richiesta di due documenti di identità né la conservazione obbligatoria di una copia del documento esibito.
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Clausola di deroga alla competenza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30681/2023, ha esaminato la validità di una clausola di deroga alla competenza territoriale inserita in un contratto quadro bancario. La controversia nasceva dalla richiesta di due società di dichiarare nulli alcuni contratti con un istituto di credito. La Corte ha stabilito che tale clausola può estendere la sua efficacia anche a rapporti contrattuali precedenti e già conclusi, a condizione che da essi residui una posizione debitoria. Inoltre, ha chiarito che l'asimmetria della clausola, che offre alla banca maggiori opzioni di scelta del foro rispetto al cliente, non ne determina la nullità né costituisce un abuso del diritto, confermando la competenza del foro convenzionale indicato nel contratto.
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Eccezione di inadempimento: licenziamento illegittimo
Una società di informazione licenziava un giornalista per aver rifiutato l'offerta di reintegro, precedentemente disposta da un giudice. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, ritenendo giustificato il rifiuto del lavoratore. L'offerta aziendale, infatti, prevedeva un ruolo inferiore e uno stipendio ridotto dell'85%, configurando una violazione del principio di buona fede. Tale comportamento ha reso legittima l'eccezione di inadempimento sollevata dal dipendente e ha reso il successivo licenziamento privo di giusta causa.
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Contratto di agenzia: quando scatta l’obbligo Enasarco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30649/2023, ha respinto il ricorso di una società di servizi finanziari, confermando la sua condanna al pagamento di oltre 300.000 euro di contributi e sanzioni a un ente previdenziale. Il caso verteva sulla corretta qualificazione del rapporto con i promotori finanziari. La Corte ha ribadito che, al di là del nome formale del contratto (mandato), è la stabilità e continuità della prestazione a configurare un contratto di agenzia, con il conseguente obbligo di versare i contributi previdenziali.
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Inammissibilità appello: limiti del ricorso Cassazione
Un correntista si è visto dichiarare l'inammissibilità dell'appello contro una decisione di primo grado in un contenzioso bancario. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 30637/2023, ha dichiarato a sua volta inammissibile il ricorso del correntista, chiarendo un punto fondamentale: l'ordinanza di inammissibilità dell'appello non può essere impugnata per motivi che riguardano il merito della causa, ma solo per specifici vizi procedurali dell'ordinanza stessa. Il ricorso avrebbe dovuto essere proposto contro la sentenza di primo grado.
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Obblighi di protezione: quando la banca è responsabile
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di ingente depauperamento del patrimonio di un'anziana correntista, operato da un suo delegato. La Corte ha confermato la responsabilità della banca per la violazione degli obblighi di protezione, non avendo segnalato alla cliente una serie di operazioni palesemente anomale. L'istituto di credito, pur a conoscenza delle anomalie, non ha informato la correntista, venendo meno al dovere di diligenza dell'"accorto banchiere". Il ricorso della banca è stato rigettato, mentre è stato accolto quello dei professionisti coinvolti per un difetto di motivazione della sentenza d'appello riguardo la natura del loro incarico.
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Mutuo in valuta estera: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un gruppo di mutuatari contro un istituto bancario, confermando la validità delle clausole di un mutuo in valuta estera indicizzato al franco svizzero. La Corte ha stabilito che la gravosità sopravvenuta, dovuta all'andamento sfavorevole del cambio, non rende le clausole automaticamente vessatorie se queste sono sufficientemente chiare. È stato inoltre escluso che il contratto contenesse un derivato implicito.
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Obblighi informativi banca: ricorso inammissibile
Un investitore ha citato in giudizio una banca per le perdite subite su obbligazioni estere, lamentando la violazione degli obblighi informativi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda su vizi procedurali, come la commistione di diversi motivi di ricorso e la mancata impugnazione di tutte le ragioni giuridiche autonome della sentenza d'appello. Questo caso sottolinea l'importanza della corretta formulazione tecnica del ricorso in materia di obblighi informativi banca.
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Bonifico domiciliato: la diligenza del pagatore
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30513/2023, ha stabilito i criteri per valutare la responsabilità dell'operatore che paga un bonifico domiciliato a una persona non legittimata. Se l'operatore ha identificato il soggetto tramite un documento d'identità valido e ha verificato la password corretta, ha agito con la diligenza professionale richiesta e non è responsabile per il danno, anche se non ha conservato una copia del documento.
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Obbligo di repêchage: onere della prova del datore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30143/2023, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova nel licenziamento per giustificato motivo oggettivo. La Corte ha stabilito che l'obbligo di repêchage impone al datore di lavoro di dimostrare, in modo completo, l'impossibilità di ricollocare il lavoratore in altre mansioni, anche inferiori. È stato ritenuto illegittimo gravare il lavoratore di un onere di 'collaborazione' nella ricerca di posizioni alternative. Il ricorso è stato accolto su questo punto, cassando la precedente sentenza e rinviando alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Ricorso inammissibile: come formulare i motivi
Un lavoratore impugna il suo licenziamento per giustificato motivo oggettivo. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile non per il merito della questione, ma per un vizio di forma: i motivi di ricorso erano confusi e mescolavano diverse tipologie di censure senza la necessaria chiarezza e specificità, rendendo impossibile per la Corte esaminarli. La decisione sottolinea l'importanza di una corretta redazione tecnica degli atti di impugnazione.
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Posizione organizzativa: no rinnovo, no indennità
Un dipendente comunale ha richiesto il riconoscimento dell'indennità legata a una posizione organizzativa, sostenendo di aver continuato a svolgere le mansioni anche dopo la scadenza del suo incarico formale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. È stato stabilito che il mancato rinnovo di una posizione organizzativa è una scelta discrezionale dell'ente e non richiede motivazione. Inoltre, il dipendente non è riuscito a fornire la prova di aver effettivamente continuato a svolgere le funzioni superiori, onere che spettava a lui. Di conseguenza, nessuna indennità è dovuta.
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