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Bonifico domiciliato: la diligenza del pagatore

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30513/2023, ha stabilito i criteri per valutare la responsabilità dell’operatore che paga un bonifico domiciliato a una persona non legittimata. Se l’operatore ha identificato il soggetto tramite un documento d’identità valido e ha verificato la password corretta, ha agito con la diligenza professionale richiesta e non è responsabile per il danno, anche se non ha conservato una copia del documento.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 30513 Anno 2023
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Bonifico domiciliato e pagamento a persona sbagliata: quando il pagatore è diligente?

La Corte di Cassazione si è recentemente pronunciata su un caso di grande rilevanza pratica, riguardante la responsabilità dell’intermediario in caso di pagamento di un bonifico domiciliato a un soggetto non legittimato ma in possesso di un documento apparentemente valido e della password corretta. La sentenza chiarisce i confini della diligenza professionale richiesta all’operatore di pagamento, stabilendo principi chiave per la gestione di queste operazioni.

I Fatti di Causa: Un Pagamento Conteso

Una società finanziaria aveva incaricato un noto operatore di servizi di pagamento di eseguire un bonifico domiciliato a favore di un proprio cliente. L’operatore, tuttavia, erogava la somma a un truffatore che si era presentato allo sportello con un documento d’identità (presumibilmente falso) intestato al vero beneficiario e, soprattutto, con la password necessaria per la riscossione, che la società finanziaria aveva inviato per posta.

Di conseguenza, la società finanziaria era stata costretta a effettuare un secondo pagamento al legittimo creditore e aveva citato in giudizio l’operatore di pagamento per ottenere il risarcimento del danno, sostenendo una sua negligenza nell’identificazione del percettore.

La Decisione dei Giudici di Merito

Il percorso giudiziario ha visto esiti contrastanti. In primo grado, il Giudice di Pace aveva dato ragione alla società finanziaria, applicando per analogia la normativa sulla responsabilità per il pagamento di assegni non trasferibili. In appello, invece, il Tribunale aveva ribaltato la decisione, accogliendo la tesi dell’operatore di pagamento. Secondo il Tribunale, la responsabilità era di natura contrattuale e l’operatore aveva assolto al proprio onere di provare di aver agito con la dovuta diligenza, avendo verificato il documento d’identità e la password fornita dall’ordinante stesso.

L’Analisi della Cassazione sul bonifico domiciliato

La società finanziaria ha portato il caso dinanzi alla Corte di Cassazione, che ha però confermato la sentenza d’appello, rigettando il ricorso. L’analisi della Corte si è concentrata su tre punti fondamentali.

La Natura Contrattuale della Responsabilità

La Corte ha chiarito che la fattispecie del bonifico domiciliato rientra nello schema della delegazione di pagamento e del mandato. La responsabilità dell’operatore (delegato) verso chi ordina il pagamento (delegante) non è oggettiva, ma va valutata secondo le regole della responsabilità contrattuale, in particolare secondo il criterio della diligenza professionale qualificata (art. 1176, comma 2, c.c.).

I Criteri della Diligenza Professionale

Il cuore della controversia era stabilire cosa costituisca un comportamento diligente. La Cassazione ha ritenuto che l’operatore avesse agito diligentemente basandosi su due elementi:

  1. Verifica del documento d’identità: L’identificazione di una persona avviene normalmente tramite il riscontro di un solo documento personale. La Corte ha respinto la tesi secondo cui sarebbero necessari due documenti, specificando che le circolari ABI che lo suggeriscono non hanno valore di legge e rappresentano solo una raccomandazione.
  2. Verifica degli altri elementi di sicurezza: L’operatore aveva correttamente controllato la corrispondenza del codice fiscale e, soprattutto, della password, che era l’elemento di sicurezza primario fornito proprio dalla società ordinante.

L’Onere della Prova e la Mancata Produzione del Documento

La società ricorrente lamentava che l’operatore non avesse prodotto in giudizio una copia del documento d’identità esaminato. La Corte ha ritenuto questa censura infondata. La mancata produzione della copia del documento non equivale a una mancata prova della diligenza. Il giudice di merito ha legittimamente desunto la prova dell’avvenuta verifica diligente da altri elementi, come l’annotazione degli estremi del documento sulla quietanza di pagamento. Inoltre, la Corte ha sottolineato che non esiste un obbligo di legge generale per gli operatori di conservare una copia dei documenti per ogni transazione, anche in un’ottica di bilanciamento con le norme sulla protezione dei dati personali.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha motivato la propria decisione ribadendo che la responsabilità dell’intermediario pagatore è fondata sulla colpa e non ha carattere oggettivo. Spettava all’operatore di pagamento dimostrare di aver agito con la diligenza richiesta dal suo ruolo professionale. In questo caso, il Tribunale aveva correttamente ritenuto che tale prova fosse stata fornita. L’identificazione del presentatore tramite un documento di identità, la cui falsità non era palese, e la verifica della password e del codice fiscale sono state considerate attività sufficienti a integrare un comportamento diligente. La Corte ha specificato che il modello di diligenza non impone, in assenza di specifiche previsioni normative o contrattuali, l’esibizione di due documenti di identità o la conservazione sistematica di una loro copia.

Le conclusioni

Questa sentenza offre importanti indicazioni pratiche. Per gli operatori di servizi di pagamento, conferma che l’adozione di procedure di identificazione standard, basate sulla verifica di un documento valido e degli elementi di sicurezza forniti dall’ordinante, è sufficiente a escludere la propria responsabilità in caso di frode. Per le società che dispongono pagamenti tramite bonifico domiciliato, evidenzia l’importanza cruciale della sicurezza nella comunicazione delle credenziali (come la password) al beneficiario, poiché la loro conoscenza da parte di un terzo è un elemento che può liberare da responsabilità l’intermediario pagatore.

Chi è responsabile se un bonifico domiciliato viene pagato alla persona sbagliata?
La responsabilità ricade sull’ordinante se l’operatore di pagamento dimostra di aver agito con la diligenza professionale richiesta, identificando il presentatore tramite un documento d’identità valido e verificando gli altri elementi di sicurezza come la password.

Cosa si intende per ‘diligenza professionale’ nell’identificazione del beneficiario di un bonifico domiciliato?
Significa effettuare un controllo di corrispondenza tra i dati anagrafici forniti e quelli riportati su un documento d’identità (anche uno solo) apparentemente valido, oltre a verificare gli specifici elementi di sicurezza previsti per l’operazione, come la password e il codice fiscale.

L’operatore di pagamento è obbligato a fare una copia del documento di identità e a conservarla per provare la sua diligenza?
No, la sentenza chiarisce che non esiste un obbligo normativo generale di conservare una copia del documento. La prova della diligenza può essere fornita anche con altri mezzi, come l’annotazione degli estremi del documento sulla quietanza di pagamento.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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