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Art. 1175 Codice Civile — Anno 2025

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463 provvedimenti

Altri anni per Art. 1175 Codice Civile

Onere della prova e busta incompleta: la Cassazione
Una società sportiva si è vista negare un finanziamento agevolato perché, secondo l'ente erogatore, la documentazione inviata l'ultimo giorno utile era incompleta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società, chiarendo un punto fondamentale sull'onere della prova: se il destinatario ammette di aver ricevuto il plico ma ne contesta il contenuto parziale, spetta al mittente dimostrare di aver inviato tutti i documenti necessari. La presunzione di conoscenza non copre il contenuto della comunicazione, ma solo la sua ricezione.
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Rappresentanza società: prova del contratto con socio
Un committente cita in giudizio un'impresa di costruzioni per lavori edili difettosi. L'impresa nega di essere la controparte contrattuale, sostenendo che l'accordo fosse stato preso personalmente da un suo socio. La Corte di Cassazione, confermando le sentenze precedenti, rigetta il ricorso del committente. Si sottolinea che spetta a chi agisce in giudizio l'onere di provare la cosiddetta "spendita del nome", ovvero dimostrare che il socio agiva in nome e per conto della società. In assenza di una prova chiara sulla rappresentanza società, la domanda viene respinta.
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Licenziamento per giusta causa: la Cassazione decide
Un responsabile amministrativo e finanziario viene licenziato per gravi negligenze nella gestione fiscale che hanno causato un danno economico all'azienda. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa, ritenendo la contestazione disciplinare tempestiva e la condotta del lavoratore una violazione irreparabile del vincolo fiduciario.
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Indebito oggettivo: P.A. e recupero stipendi
La Corte di Cassazione ha stabilito che la Pubblica Amministrazione ha il dovere di recuperare le maggiori retribuzioni corrisposte a dipendenti in base a una progressione di carriera successivamente annullata da una sentenza definitiva. In questo caso di indebito oggettivo, la buona fede dei lavoratori non è sufficiente a escludere l'obbligo di restituzione, poiché prevale il principio di ripristino della legalità violata. Eventuali conflitti tra giudicati non impediscono l'azione di recupero se uno di essi ha già modificato in modo definitivo la situazione giuridica.
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Affidamento incolpevole: circolare non modifica contratto
Un consorzio ha ricevuto un finanziamento pubblico per un progetto. Il contratto richiedeva che i costi fossero pagati entro una data specifica. Il consorzio ha pagato alcune fatture dopo la scadenza, basandosi su una circolare ministeriale. La Corte di Cassazione ha respinto la tesi dell'affidamento incolpevole del consorzio, stabilendo che una circolare interna non può alterare i termini espliciti di un contratto, confermando così l'obbligo di restituzione dei fondi.
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Licenziamento disciplinare: la difesa è un diritto
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di licenziamento disciplinare di un dirigente, intimato prima della scadenza del termine per presentare le difese. La Corte ha stabilito che il recesso è ingiustificato se il datore di lavoro non attende la scadenza dei termini, specialmente se il lavoratore non ha potuto esercitare pienamente il suo diritto di difesa a causa di una detenzione domiciliare. La violazione di tali garanzie procedurali non comporta la nullità del licenziamento, ma lo rende 'ingiustificato', con diritto del lavoratore a un'indennità supplementare come previsto dalla contrattazione collettiva, escludendo la reintegrazione.
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Cessione ramo d’azienda illegittima: la retribuzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione di ramo d'azienda illegittima, il lavoratore ha diritto all'intera retribuzione dal suo datore di lavoro originario, anche se non ha fisicamente lavorato. Questo perché il rifiuto del datore di lavoro di accettare la prestazione lavorativa lo pone in una situazione di mora credendi. Inoltre, le somme percepite dal lavoratore da un altro impiego nel frattempo non possono essere detratte, poiché non si tratta di un risarcimento del danno, ma del pagamento di una retribuzione dovuta. La sentenza conferma anche il diritto alla maturazione delle ferie.
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Cessione ramo d’azienda illegittima: la Cassazione
In un caso di cessione ramo d'azienda illegittima, la Corte di Cassazione ha stabilito che il lavoratore ha diritto alla retribuzione dal datore di lavoro originario (cedente) anche se ha lavorato per l'azienda acquirente (cessionaria). Le somme percepite dal nuovo datore di lavoro non devono essere detratte. Inoltre, è stato confermato il diritto del lavoratore a maturare le ferie, anche senza prestazione lavorativa effettiva, a causa del comportamento illegittimo dell'azienda che ha impedito lo svolgimento del rapporto di lavoro.
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Rischio perimento opera: chi paga per la frana?
La Corte di Cassazione ha stabilito che in un contratto di appalto, il rischio perimento opera a causa di un evento imprevedibile, come una frana, passa dall'appaltatore al committente se quest'ultimo ritarda ingiustificatamente il collaudo dei lavori. In questo caso, un Comune ha perso la causa contro un'impresa costruttrice perché non aveva effettuato la verifica delle opere nel termine di sei mesi dalla loro ultimazione, assumendosi così la responsabilità per i danni successivi.
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Nesso causale: chi paga per l’errore dell’ente?
Una società cooperativa ha citato in giudizio un ente previdenziale per danni derivanti da un errore di calcolo del debito, che le ha impedito di beneficiare di una forte riduzione. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, sottolineando l'assenza del nesso causale. Il danno, infatti, è stato attribuito alla scelta della società di non pagare la somma (seppur errata) entro i termini per poi chiederne la rettifica, interrompendo così il legame causale con l'errore iniziale dell'ente.
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Rogito notarile: vale come nuovo contratto? La Cassazione
Una coppia acquista una villa all'asta da un ente pubblico, ma scopre in seguito una superficie minore e un vincolo culturale sopravvenuto. Nonostante ciò, firmano il rogito notarile e poi agiscono in giudizio per ottenere una riduzione del prezzo. La Corte di Cassazione ha respinto il loro ricorso, stabilendo che la firma del rogito, avvenuta con piena consapevolezza dei problemi, costituisce un nuovo accordo contrattuale che accetta l'immobile nello stato di fatto e di diritto in cui si trova, superando le condizioni dell'asta.
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Prova cessione credito: i limiti del sindacato in Cassazione
In un caso di opposizione allo stato passivo fallimentare, alcuni creditori contestavano l'ammissione di un ingente credito, sostenendo la mancanza di una valida prova della cessione del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, riaffermando che la valutazione delle prove è di competenza esclusiva del giudice di merito. Il sindacato della Suprema Corte è limitato alla verifica che la motivazione del provvedimento non sia meramente apparente o illogica, senza poter entrare in una nuova analisi dei fatti. Di conseguenza, il ricorso principale è stato respinto e quello incidentale assorbito.
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Esecuzione forzata abusiva: quando è legittima?
Un'azienda ha citato in giudizio un ex dipendente per danni derivanti da una presunta esecuzione forzata abusiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'azienda inammissibile, confermando la legittimità dell'azione del lavoratore. Quest'ultimo, infatti, aveva agito solo dopo la scadenza del termine di pagamento indicato nel precetto e senza aver ricevuto alcuna comunicazione dell'avvenuto, seppur tardivo, pagamento da parte dell'azienda.
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Buoni fruttiferi postali: timbro vs stampa, chi vince?
Un risparmiatore ha contestato il rimborso dei suoi buoni fruttiferi postali, sostenendo di aver diritto ai tassi più alti stampati originariamente sul titolo e non a quelli inferiori indicati da un timbro successivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la variazione dei tassi tramite decreto ministeriale pubblicato in Gazzetta Ufficiale è legittima. L'interpretazione del contratto deve considerare il buono nel suo complesso, inclusi i timbri, che prevalgono sulle clausole stampate incompatibili. In caso di lacune, si applica l'integrazione suppletiva con le norme ministeriali vigenti.
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Prededuzione crediti: no tra procedure diverse
Una società fornitrice ha richiesto il riconoscimento della prededuzione per un credito maturato nei confronti di una grande impresa mentre questa era in amministrazione giudiziaria. Successivamente, l'impresa debitrice è entrata in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che non esiste continuità giuridica (consecuzione) tra una misura di prevenzione come l'amministrazione giudiziaria e una procedura concorsuale come l'amministrazione straordinaria. Di conseguenza, la prededuzione crediti, valida nella prima procedura, non si trasferisce automaticamente alla seconda.
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Responsabilità del notaio: vendita e diritto di superficie
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità del notaio che non ha informato adeguatamente l'acquirente della natura del diritto trasferito, risultato essere un diritto di superficie e non la piena proprietà. L'acquirente aveva comprato un immobile scoprendo solo in seguito di non possedere il terreno sottostante. I tribunali di primo e secondo grado avevano già condannato il notaio al risarcimento del danno. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del professionista, ribadendo i suoi doveri di diligenza e corretta informazione.
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Licenziamento dirigente: quando le prove non bastano
Un'azienda ha licenziato un suo dirigente per giusta causa, accusandolo di cattiva gestione del personale e conflitto di interessi. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento dirigente, stabilendo che le decisioni contestate erano state prese dal Presidente e dal CdA, e che il manager si era limitato a eseguirle. La mancanza di prove concrete sulla violazione del vincolo fiduciario ha reso il licenziamento illegittimo.
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Danno da ritardo: onere della prova e nesso causale
Un ex dipendente pubblico, licenziato a seguito di una condanna penale, ha citato in giudizio il suo datore di lavoro per ottenere un risarcimento per il ritardo nel processo di riammissione previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che il danno da ritardo presuppone che il lavoratore dimostri il nesso causale. In particolare, il dipendente deve provare che un procedimento disciplinare tempestivo avrebbe verosimilmente portato a un esito favorevole (la riammissione), onere che in questo caso non è stato soddisfatto.
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Ferie non godute: obbligo di pagamento per il datore
Una società di trasporti, qualificata come entità "in house" di un comune, è stata condannata a versare l'indennità per ferie non godute a un ex dipendente. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, chiarendo che il divieto di monetizzazione delle ferie, previsto per le pubbliche amministrazioni, non si estende alle società partecipate che operano in regime di diritto privato nei rapporti di lavoro. La Corte ha ribadito che l'onere della prova grava sul datore di lavoro, il quale deve dimostrare di aver formalmente e tempestivamente invitato il lavoratore a fruire delle ferie, avvisandolo della loro possibile perdita. In assenza di tale prova, l'indennità per le ferie non godute è sempre dovuta.
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Recesso ad nutum: quando non è abuso del diritto
Una società immobiliare si opponeva alla restituzione di un finanziamento ricevuto in base a un contratto preliminare, dopo che la controparte aveva esercitato il diritto di recesso ad nutum. La Cassazione ha confermato la legittimità del recesso, escludendo l'abuso del diritto, poiché motivato dalla sopravvenienza di un sequestro preventivo sui beni della società venditrice, un fatto che giustificava la tutela degli interessi della parte acquirente.
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