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Art. 1175 Codice Civile — Anno 2025

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463 provvedimenti

Altri anni per Art. 1175 Codice Civile

Clausola sociale: obbligo di assunzione integrale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24912/2025, ha affermato un principio cruciale in materia di cambio appalto e clausola sociale. La Corte ha stabilito che, se il capitolato d'appalto accettato dall'azienda subentrante prevede l'assunzione di un numero specifico di lavoratori, questa non può unilateralmente ridurne il numero applicando criteri non concordati, come quello della minore anzianità. Il caso riguardava delle lavoratrici del settore ristorazione escluse dall'assunzione. La Cassazione ha accolto il loro ricorso, cassando la sentenza d'appello e rinviando per un nuovo esame basato sul principio che il capitolato e la clausola sociale vincolano l'impresa subentrante a garantire la continuità occupazionale come pattuito.
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Agevolazione tariffaria: no al diritto quesito
Ex dipendenti di una grande società energetica hanno citato in giudizio l'azienda per mantenere un'agevolazione tariffaria sull'elettricità, precedentemente garantita da un contratto collettivo poi disdetto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che tale beneficio non costituisce un diritto quesito né ha natura retributiva. Di conseguenza, l'agevolazione cessa con la fine del contratto collettivo che l'ha introdotta, non essendo un diritto consolidato nel patrimonio dei lavoratori. I ricorrenti sono stati anche condannati per abuso del processo.
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Indennità supplementare: dovere di buona fede del datore
Un dirigente si è visto negare l'indennità supplementare perché l'azienda non ha collaborato alla firma del verbale di conciliazione. La Corte di Cassazione ha dato ragione al lavoratore, stabilendo che il comportamento ostruzionistico del datore di lavoro fa scattare la "finzione di avveramento": la condizione si considera realizzata e l'indennità è dovuta. La Corte ha anche confermato che i benefit percepiti all'estero, come alloggio e auto, rientrano nel calcolo del TFR.
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Riduzione tariffaria: la Cassazione nega il diritto
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcuni ex dipendenti di una società energetica che chiedevano il ripristino di una riduzione tariffaria sulla fornitura di energia elettrica, soppressa dall'azienda. La Corte ha dichiarato estinto il giudizio per la maggior parte dei ricorrenti a causa di un vizio procedurale. Per i restanti, ha rigettato il ricorso, stabilendo che la riduzione tariffaria non costituisce un diritto quesito né ha natura retributiva, in quanto deriva da un accordo collettivo e non dal contratto individuale. Pertanto, la società era legittimata a revocarla.
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Incarichi dirigenziali: le regole per la selezione
Un dirigente scolastico si oppone alla sua esclusione da una selezione per un incarico amministrativo. La Cassazione rigetta il ricorso, confermando la netta distinzione tra i ruoli e la legittimità della scelta dell'amministrazione basata sull'esperienza specifica del candidato vincitore. La sentenza definisce i criteri di accesso ai diversi tipi di incarichi dirigenziali, sottolineando la discrezionalità della P.A. nelle procedure comparative.
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Giudicato interno: appello inammissibile se tardivo
L'appello di un comune in una controversia su un appalto pubblico è stato respinto. La Corte di Cassazione lo ha dichiarato inammissibile poiché le questioni sollevate erano coperte da un "giudicato interno", formatosi dopo che una precedente sentenza non definitiva sulla responsabilità non era stata impugnata con successo. Il caso evidenzia l'effetto preclusivo delle sentenze non definitive.
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Controlli difensivi: legittimo il licenziamento
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento di un dipendente che falsificava gli orari di lavoro. La sentenza ribadisce che i 'controlli difensivi' tramite agenzie investigative sono ammessi quando esiste un fondato sospetto di condotte illecite del lavoratore, specialmente se l'attività viene svolta fuori dai locali aziendali. La Corte ha ritenuto che il datore di lavoro avesse sufficienti indizi, come la minore performance del dipendente, per giustificare l'avvio delle indagini che hanno poi portato al licenziamento per giusta causa.
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Licenziamento disciplinare: assenza post-trasferimento
Un lavoratore, a seguito di un trasferimento aziendale, non si presentava nella nuova sede di lavoro e veniva licenziato per motivi disciplinari. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare, sottolineando che il lavoratore non può semplicemente assentarsi se la legittimità del trasferimento è stata accertata e non contestata nelle sedi opportune. L'assenza ingiustificata è stata ritenuta un grave inadempimento contrattuale.
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Permessi legge 104: onere della prova sul datore
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento per giusta causa, basato su un presunto abuso dei permessi legge 104. La Corte ha stabilito che l'onere della prova dell'uso improprio dei permessi spetta esclusivamente al datore di lavoro. In questo caso, il datore non è riuscito a dimostrare l'abuso, rendendo nullo il licenziamento e ordinando la reintegra del lavoratore.
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Inadempimento contrattuale: quando la colpa è tua
Una società di ristorazione assume un consulente per ottenere un finanziamento regionale. Il finanziamento viene approvato in via provvisoria ma poi revocato perché la società non produce un permesso di costruire essenziale. La Cassazione conferma che la società deve pagare il compenso al consulente, attribuendo la colpa del fallimento al suo stesso inadempimento contrattuale, poiché il consulente aveva svolto correttamente il proprio incarico.
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Accordo transattivo compenso avvocato: l’analisi
Un avvocato ha impugnato una decisione che interpretava un accordo transattivo sul compenso come un saldo globale per tutte le prestazioni fino a una certa data. L'avvocato sosteneva che l'accordo coprisse solo casi specifici. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'interpretazione del tribunale era plausibile. Ha stabilito che un accordo redatto dallo stesso avvocato e contenente una clausola 'salvo errori o omissioni' può essere legittimamente inteso come omnicomprensivo, precludendo ulteriori richieste per il periodo coperto.
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Spese legali dirigente: quando paga la banca?
Un gruppo bancario ha impugnato una decisione che lo obbligava a coprire le spese legali di un ex dirigente, assolto dall'accusa di false comunicazioni sociali. La Cassazione ha stabilito che l'obbligo di copertura previsto dal contratto collettivo non si applica se il reato contestato crea un conflitto di interessi con l'azienda. Ha inoltre ritenuto erroneamente inammissibile la domanda di risarcimento della banca contro il dirigente, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Danno da affidamento: la nuova giurisdizione
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, stabilisce un importante cambiamento in materia di danno da affidamento. A seguito dell'annullamento di un permesso di costruire illegittimo, la richiesta di risarcimento danni da parte dei cittadini non rientra più nella giurisdizione del giudice ordinario, ma in quella esclusiva del giudice amministrativo. La Corte ha ritenuto che la condotta della Pubblica Amministrazione che genera l'affidamento del privato sia inestricabilmente connessa all'esercizio del potere pubblico, soprattutto in materie come l'urbanistica.
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Polizze unit linked: si applica sempre il TUF
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che le polizze unit linked sono soggette alla disciplina del Testo Unico della Finanza (TUF) per la loro natura di prodotto finanziario. La Corte ha rigettato la tesi del 'doppio binario', affermando che le tutele per l'investitore, in particolare gli obblighi informativi, si applicano indipendentemente dal fatto che il prodotto sia venduto direttamente da un'impresa di assicurazione o tramite un intermediario assicurativo. La decisione conferma la condanna solidale dell'emittente e dell'intermediario al risarcimento del danno subito da una risparmiatrice a causa della carente informazione sulla rischiosità del prodotto.
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Obbligo di repêchage: licenziamento illegittimo
Un'azienda licenzia un dirigente per soppressione del posto. La Cassazione conferma l'illegittimità del licenziamento, ribadendo che l'obbligo di repêchage impone al datore di lavoro di verificare la possibilità di ricollocare il dipendente anche in mansioni inferiori, già svolte in passato, prima di procedere al recesso.
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Merito creditizio: quando la banca agisce correttamente
Un imprenditore ha citato in giudizio una banca per concessione abusiva di credito, sostenendo che i finanziamenti fossero stati erogati senza una corretta valutazione del merito creditizio. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la domanda, ritenendo che la banca avesse agito correttamente, basando la sua valutazione su un'analisi completa del patrimonio del cliente, dei piani aziendali e delle garanzie offerte. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile perché mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Riduzione penale: quando il giudice può intervenire?
La Corte di Cassazione conferma il potere del giudice di merito di operare la riduzione penale di una clausola contrattuale manifestamente eccessiva. Il caso riguarda un diritto di passaggio negato, dove la corte ha valutato l'interesse del creditore e l'esistenza di percorsi alternativi per diminuire l'importo della penale pattuita, respingendo il ricorso della parte lesa.
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Maxi-sanzione: la Cassazione applica la norma penale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, interviene sul tema della maxi-sanzione per lavoro sommerso. Il caso riguarda un'azienda sanzionata per aver mascherato un rapporto di lavoro subordinato con contratti di collaborazione. La Corte ha stabilito che la maxi-sanzione, pur essendo formalmente amministrativa, ha una natura sostanzialmente penale. Di conseguenza, deve essere applicato il principio di retroattività della norma più favorevole (lex mitior), annullando la decisione della Corte d'Appello che aveva negato tale applicazione e rinviando per una nuova valutazione alla luce di una normativa successiva più mite.
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Licenziamento disciplinare: la durata del procedimento
Un licenziamento disciplinare intimato a un dipendente di un istituto di credito è stato giudicato legittimo dalla Corte di Cassazione, nonostante il considerevole tempo trascorso tra la prima contestazione e il provvedimento espulsivo. La Corte ha stabilito che la durata del procedimento era giustificata dalla complessità dei fatti, dalla presenza di due distinte contestazioni disciplinari e dalla necessità di attendere gli esiti di indagini, anche penali. Il principio di tempestività, secondo la Corte, va inteso in senso relativo, bilanciando il diritto di difesa del lavoratore con l'esigenza del datore di lavoro di effettuare accertamenti approfonditi.
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Obblighi informativi banca: Cassazione conferma dovere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito, confermando la sua responsabilità per non aver informato una cliente riguardo a offerte pubbliche di acquisto (OPA) su titoli detenuti in un conto deposito. La sentenza ribadisce gli estesi obblighi informativi della banca, che non si limitano alla fase di acquisto ma persistono per proteggere le scelte di investimento del risparmiatore, anche nell'ambito di un contratto di custodia e amministrazione.
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