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Art. 117 Costituzione — Sezione Terza Penale

73 provvedimenti

Altri anni per Art. 117 Costituzione

Ordine di demolizione: l’autorizzazione non salva l’abuso edilizio
Un cittadino ha chiesto di revocare un ordine di demolizione per un abuso edilizio, sostenendo che un'autorizzazione successiva per scopi espositivi rendesse l'immobile legittimo. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che l'autorizzazione non riguardava l'opera abusiva già esistente e che una struttura permanente richiede un permesso di costruire, non una semplice autorizzazione. L'ordine di demolizione rimane valido. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Sanatoria edilizia e reati antisismici: le regole della Cassazione
L'imprenditrice, titolare di un canile, viene condannata per aver realizzato una veranda senza autorizzazione antisismica e per lo smaltimento non autorizzato di rifiuti organici. La donna propone ricorso in Cassazione sostenendo l'efficacia della regolarizzazione urbanistica e l'avvenuta prescrizione dei reati. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la sanatoria edilizia e reati antisismici viaggiano su binari distinti: l'ottenimento del permesso in sanatoria estingue le sole violazioni urbanistiche, ma non i reati relativi alla sicurezza statica e alle norme antisismiche. Inoltre, i rinvii processuali richiesti dalla difesa per completare l'iter della sanatoria sospendono i termini di prescrizione per l'intero procedimento. L'imprenditrice viene condannata alle spese e al pagamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Lottizzazione abusiva: la prescrizione non cancella la confisca
Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta del Proprietario di revocare la confisca di terreni e immobili disposta per il reato di lottizzazione abusiva, dichiarato prescritto. Il Proprietario ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la confisca fosse illegittima a seguito di nuovi orientamenti giurisprudenziali nazionali ed europei. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la revoca della sentenza ex art. 673 c.p.p. opera solo in caso di abrogazione della norma incriminatrice o dichiarazione di incostituzionalità, e non per semplici mutamenti interpretativi dei giudici. Inoltre, la confisca è legittima anche in presenza di prescrizione se il fatto è stato accertato nel pieno rispetto del contraddittorio, come avvenuto nel caso specifico. Il Proprietario perde la causa e viene condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Demolizione del manufatto abusivo: il tempo non cancella l’abuso
Il caso riguarda il ricorso presentato da un cittadino contro l'ordine di demolizione del manufatto abusivo emesso a seguito di condanne penali risalenti agli anni Novanta. Il ricorrente sosteneva che l'ordine fosse prescritto per il decorso del tempo, che vi fosse una domanda di condono pendente e che la Procura non avesse il potere di procedere autonomamente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la demolizione del manufatto abusivo ha natura di sanzione amministrativa ripristinatoria e non di pena, di conseguenza non è soggetta a prescrizione. Inoltre, la pendenza del condono non blocca l'esecuzione se mancano i requisiti di sanabilità, e il Pubblico Ministero ha il pieno dovere di dare esecuzione all'ordine di demolizione.
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Ordine di demolizione: no al salvataggio facile del Comune
Il Procuratore generale ha impugnato la revoca dell'ordine di demolizione di un immobile abusivo, situato in zona vincolata. Il Comune aveva deliberato di salvare l'edificio per destinarlo a edilizia sociale (housing sociale), basandosi sulla legge regionale campana. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la delibera comunale per evitare la demolizione non può essere una generica dichiarazione d'intenti. È necessaria un'istruttoria tecnica preventiva e approfondita che attesti la sicurezza statica, sismica e geologica del manufatto, nonché la compatibilità paesaggistica. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza di revoca, rinviando il caso alla Corte di appello per un nuovo esame. Vince il Procuratore generale: l'ordine di demolizione non può essere bloccato senza verifiche concrete.
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Pena Pecuniaria: l’iscrizione a ruolo blocca la prescrizione
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla prescrizione della pena pecuniaria. Un condannato sosteneva che le sue multe fossero estinte per il decorso di dieci anni. La Corte ha però respinto il ricorso, chiarendo che l'iscrizione a ruolo della sanzione non è un semplice atto burocratico, ma l'inizio dell'esecuzione. Questo gesto manifesta la volontà dello Stato di riscuotere il credito, facendo venir meno l'inerzia che è il presupposto della prescrizione. Di conseguenza, una volta iscritta a ruolo, la pena non può più estinguersi per il solo passare del tempo. La richiesta del condannato è stata quindi respinta e la condanna al pagamento confermata.
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Misure di salvaguardia: grattacielo bloccato, permesso illegittimo
La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento che negava il sequestro di un cantiere per un grattacielo a Milano. Il permesso di costruire era stato rilasciato dopo l'adozione di un nuovo Piano Urbanistico (PGT) ma prima della sua entrata in vigore. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: le **Misure di salvaguardia urbanistica** scattano subito dopo l'adozione di un nuovo piano e prevalgono su qualsiasi norma locale contraria. Queste misure impongono di sospendere i permessi in contrasto con le future regole. Il tribunale precedente aveva sbagliato a non applicarle, basandosi su una motivazione giudicata 'apparente' e violando la gerarchia delle fonti del diritto. Di conseguenza, il caso dovrà essere riesaminato.
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DASPO aggravato: Tifoso con armi, la Cassazione conferma il pugno duro
Un tifoso, già colpito in passato da provvedimenti simili, viene fermato prima di un derby con armi in auto (martello, mazza, coltello). Il Questore emette un nuovo divieto di accesso agli stadi per sei anni. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di questo DASPO aggravato, stabilendo che la condizione di recidiva rende obbligatoria l'applicazione della misura in forma più severa. La pericolosità del soggetto, dimostrata dal possesso di armi e dai precedenti, giustifica pienamente la decisione, a prescindere dal fatto che i vecchi divieti fossero ancora attivi. Il ricorso del tifoso è stato quindi respinto.
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Abuso edilizio: piazzale in cemento non è mai opera precaria
L'amministratore di un'azienda realizza un piazzale in cemento armato di 200 mq senza permesso, sostenendo che si tratti di un'opera precaria per il deposito temporaneo di materiali. La Corte di Cassazione conferma la sua condanna per abuso edilizio. I giudici stabiliscono che un'opera di tali dimensioni e caratteristiche, realizzata con cemento armato, costituisce una trasformazione permanente e irreversibile del territorio. Non può quindi essere considerata 'precaria', a prescindere dall'uso temporaneo che se ne voglia fare. Di conseguenza, era necessario il permesso di costruire. L'appello viene respinto e la condanna diventa definitiva.
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Errore percettivo Cassazione: Assolta ma rinviata al civile
Un'imputata, assolta in primo e secondo grado dall'accusa di lesioni colpose, scopre di essere stata parte di un processo in Cassazione a sua totale insaputa. La Corte, senza notificarle l'udienza, aveva dichiarato il reato prescritto ma aveva annullato la sentenza ai fini civili, rinviando a un giudice civile per il risarcimento. L'imputata ha presentato un nuovo ricorso, denunciando un 'errore percettivo Cassazione' per violazione del diritto di difesa. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che l'unico rimedio per un errore di fatto è il ricorso straordinario, ma questo strumento è riservato solo ai condannati. L'assolto non può quindi utilizzarlo, né può ricorrere alla procedura di correzione degli errori materiali, che serve solo per sviste formali e non per vizi della decisione.
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Espulsione dello straniero: lavoro e famiglia bloccano il rimpatrio
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di espulsione dello straniero condannato per reati di droga. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: la pericolosità sociale, da sola, non è sufficiente per giustificare l'allontanamento dal territorio. Il giudice ha l'obbligo di effettuare un bilanciamento tra l'interesse dello Stato alla sicurezza e il diritto del singolo alla vita familiare e sociale. In questo caso, il Tribunale non aveva considerato i legami familiari, il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro dell'imputato. Questa omissione ha reso la decisione illegittima, imponendo un nuovo giudizio che tenga conto di tutti gli aspetti della vita della persona.
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Ne bis in idem tributario: Sanzione Fiscale non Blocca il Processo
Due amministratori vengono condannati per reati fiscali. Uno di loro ricorre in Cassazione sostenendo di aver già subito sanzioni amministrative per gli stessi fatti, invocando il principio del 'ne bis in idem tributario'. La Corte Suprema, però, dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il divieto di doppio processo non scatta in automatico. Per bloccare il procedimento penale, è necessario che tra i due percorsi (amministrativo e penale) esista una stretta connessione sostanziale e temporale. L'imputato ha l'onere di provare questa connessione, ma in questo caso si è limitato a un'affermazione generica, senza fornire prove concrete. Di conseguenza, la condanna penale viene confermata.
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Lottizzazione abusiva: confisca valida anche con prescrizione
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di un vasto complesso ricettivo di lusso, nonostante il reato di lottizzazione abusiva fosse ormai prescritto. I giudici hanno stabilito che la misura patrimoniale resta valida se il fatto illecito è accertato nel merito, garantendo il contraddittorio. La società proprietaria è stata qualificata come società schermo dei costruttori, escludendo la sua natura di terzo in buona fede. La decisione ribadisce che la trasformazione di un'area agricola vincolata in un resort a cinque stelle costituisce una violazione insanabile che giustifica l'acquisizione dei beni al patrimonio pubblico, in linea con i principi di proporzionalità e legalità sostanziale.
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Ristrutturazione edilizia: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un tribunale del riesame che aveva revocato il sequestro preventivo di un'area agricola. Il caso riguardava la demolizione di una vecchia casa colonica e la successiva costruzione di dieci villini residenziali, operazione qualificata inizialmente come semplice ristrutturazione edilizia. La Suprema Corte ha invece evidenziato che la moltiplicazione di un unico edificio in plurime strutture autonome, in assenza di un piano urbanistico di dettaglio, configura il reato di lottizzazione abusiva. Nonostante le recenti semplificazioni legislative, la ristrutturazione edilizia deve mantenere un legame di continuità con l'organismo preesistente e non può tradursi in una trasformazione radicale del territorio non autorizzata.
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Ristrutturazione edilizia: i confini della legalità
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che revocava il sequestro di un'area dove, a fronte della demolizione di una casa colonica, era prevista la costruzione di dieci villette. Il cuore della questione riguarda il concetto di ristrutturazione edilizia: i giudici hanno chiarito che tale categoria non può giustificare la moltiplicazione di unità abitative autonome che snaturano il tessuto originario, specialmente in zone agricole. La trasformazione radicale del territorio senza un piano attuativo configura il reato di lottizzazione abusiva.
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Condono edilizio e demolizione: le regole in Sicilia
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un ordine di demolizione per un immobile abusivo situato in Sicilia, nonostante il rilascio di un condono edilizio da parte del Comune. La Corte ha stabilito che il condono edilizio non può essere concesso per nuove costruzioni realizzate in aree soggette a vincoli paesaggistici o idrogeologici, anche se tali vincoli sono solo relativi. È stato inoltre ribadito che l'ordine di demolizione, avendo natura di sanzione amministrativa ripristinatoria e non punitiva, non è soggetto alla prescrizione quinquennale delle pene, rimanendo eseguibile anche a distanza di anni dalla sentenza di condanna.
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Inutilizzabilità prove fiscali e tutele CEDU
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un legale rappresentante per evasione IVA derivante dall'uso indebito del regime del margine. La difesa sosteneva l'inutilizzabilità dei verbali di constatazione fiscale, invocando una recente sentenza della Corte EDU che censurava la normativa italiana sugli accessi ispettivi per violazione della privacy. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che le nuove garanzie introdotte dal legislatore nel 2025 non invalidano retroattivamente gli atti compiuti legittimamente sotto la disciplina previgente.
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Lex Mitior e giudicato: niente pene sostitutive
La Corte di Cassazione ha stabilito che il principio della lex mitior non consente l'applicazione retroattiva delle nuove pene sostitutive, introdotte dalla Riforma Cartabia, a una condanna divenuta irrevocabile prima dell'entrata in vigore della nuova legge. La Corte ha rigettato il ricorso di un condannato a due anni di reclusione, confermando che il giudicato penale rappresenta un limite invalicabile all'applicazione di norme più favorevoli successive, a tutela della certezza del diritto.
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Inammissibilità ricorso: se non chiedi, non ottieni
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un'imputata condannata per reati fiscali, inclusa l'evasione IVA all'importazione. Il motivo principale dell'inammissibilità ricorso risiede nella mancata richiesta specifica, in sede di appello, dell'applicazione di una circostanza attenuante. La Corte ha chiarito che tale omissione procedurale preclude la possibilità di sollevare la questione in sede di legittimità. Di conseguenza, è stata anche preclusa la valutazione di una questione di legittimità costituzionale sollevata dalla difesa.
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Sequestro preventivo profitto: nesso causale obbligato
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava un sequestro preventivo del profitto per il reato di sfruttamento del lavoro (art. 603-bis c.p.). La Corte ha stabilito che non è sufficiente basarsi su un nuovo e maggiore calcolo delle retribuzioni non versate, ma è indispensabile dimostrare il nesso di causalità diretto tra il profitto sequestrato e le specifiche condizioni di sfruttamento che costituiscono il reato, le quali vanno oltre il semplice inadempimento contrattuale.
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