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Art. 116 Codice di Procedura Civile — Sezione Seconda Civile

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Altri anni per Art. 116 Codice di Procedura Civile

Gratuità del patrocinio: la prova nel rapporto affettivo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un avvocato che chiedeva il pagamento di compensi professionali alla sua ex partner. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ritenendo provata la gratuità del patrocinio sulla base di una serie di indizi, tra cui la lunga relazione sentimentale tra le parti e l'assenza di richieste di pagamento per anni. Secondo la Corte, sebbene la prestazione legale si presuma onerosa, il cliente può dimostrare la gratuità attraverso prove presuntive, come in questo caso.
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Compenso avvocato: quando la difesa è gratuita?
La Corte di Cassazione conferma che il compenso di un avvocato può essere ritenuto gratuito sulla base di prove presuntive, come una lunga relazione sentimentale tra legale e cliente. Anche senza un accordo scritto, la gratuità della prestazione può essere desunta da elementi come la mancanza di richieste di pagamento per anni, superando la normale presunzione di onerosità del mandato professionale.
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Presunzione di gratuità: avvocato e cliente legati
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava il compenso a un avvocato per l'attività svolta in favore di un'ex partner. La lunga relazione sentimentale e l'assenza di richieste di pagamento per anni hanno fatto scattare una presunzione di gratuità, superando la normale onerosità della prestazione professionale. La Corte ha stabilito che la prova della gratuità, a carico del cliente, può essere fornita anche tramite presunzioni gravi, precise e concordanti.
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Compenso Avvocato: quando la prestazione è gratuita?
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei compensi a una sua ex partner, assistita in una causa di divorzio. La Corte di Cassazione ha rigettato la domanda, confermando le decisioni dei giudici di merito. Si è stabilito che, sebbene il compenso avvocato sia la norma, la gratuità della prestazione può essere provata tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, come l'esistenza di una lunga relazione sentimentale e l'assenza di richieste di pagamento per anni.
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Prestazione gratuita avvocato: quando non è dovuto
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei compensi professionali a una sua ex cliente, con cui aveva avuto una lunga relazione sentimentale, solo dopo la fine del loro rapporto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando la richiesta dell'avvocato. È stato stabilito che la prestazione gratuita dell'avvocato era stata provata tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, come la durata quasi decennale della relazione e l'assenza di richieste di pagamento per tutto quel periodo, superando così la normale presunzione di onerosità della professione legale.
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Illecito amministrativo giochi: Cassazione annulla multa
La Corte di Cassazione ha annullato una sanzione di 20.000 euro inflitta a un esercente per la messa a disposizione di terminali per il gioco online. La decisione segue una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale la norma che prevedeva l'illecito amministrativo giochi e la relativa sanzione. Di conseguenza, venendo meno il fondamento giuridico della violazione, la multa è stata definitivamente cancellata.
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Compenso avvocato: quando la prestazione è gratuita?
Un avvocato ha richiesto il pagamento di compensi professionali a una ex cliente, con la quale aveva avuto una lunga relazione sentimentale. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, confermando la decisione dei giudici di merito. Secondo la Corte, la gratuità della prestazione è stata correttamente presunta sulla base di plurimi elementi indiziari, tra cui la durata del rapporto personale e l'assenza di richieste di pagamento per anni. Questa ordinanza sottolinea come il compenso avvocato non sia dovuto se il cliente riesce a dimostrare, anche tramite presunzioni, l'esistenza di un accordo per una prestazione a titolo gratuito.
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Compenso professionale gratuito: quando è presunto?
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei compensi professionali a una ex cliente, con cui aveva avuto una lunga relazione sentimentale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava il diritto al compenso, ritenendo provato il carattere gratuito della prestazione. La Corte ha valorizzato una serie di indizi gravi, precisi e concordanti, come la durata decennale del rapporto affettivo e l'assenza di richieste di pagamento prima della rottura, stabilendo che in questi casi si può superare la normale onerosità della prestazione professionale.
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Compenso professionale gratuito: quando si presume?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un avvocato che chiedeva il pagamento di compensi per prestazioni professionali svolte a favore della sua ex-partner. La Corte ha stabilito che, nonostante la prestazione d'opera intellettuale si presuma onerosa, è possibile dimostrare la sua gratuità attraverso prove presuntive. In questo caso, la lunga relazione sentimentale, l'assenza di richieste di pagamento per quasi un decennio e la notevole mole di lavoro svolto sono stati considerati elementi sufficienti a superare la presunzione di onerosità, confermando la natura di compenso professionale gratuito del rapporto.
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Aliud pro alio: quando il bene è solo difettoso?
La Corte di Cassazione ha chiarito la distinzione tra merce viziata e consegna di 'aliud pro alio' in un caso riguardante l'autocombustione di mattonelle di carbone vegetale. Un'azienda acquirente si era opposta al pagamento sostenendo di aver ricevuto un prodotto diverso e pericoloso. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che la responsabilità dell'incendio era da attribuire all'errato stoccaggio da parte dell'acquirente, il quale non aveva seguito le istruzioni fornite. La natura infiammabile del prodotto, intrinseca alla sua funzione di combustibile, non configura un'ipotesi di aliud pro alio.
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Prescrizione presuntiva: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33591/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di prescrizione presuntiva. Il caso riguardava la richiesta di pagamento di compensi professionali da parte di un avvocato nei confronti di una ex cliente. Quest'ultima si era difesa eccependo la prescrizione presuntiva del diritto, ma aveva anche contestato l'entità della somma richiesta. La Suprema Corte ha chiarito che tale comportamento è contraddittorio: non si può, da un lato, presumere che il debito sia stato pagato (fondamento della prescrizione presuntiva) e, dall'altro, contestarne l'esistenza o l'ammontare. Tale contestazione costituisce un'ammissione implicita del mancato pagamento, rendendo inapplicabile l'eccezione di prescrizione. La Corte ha quindi cassato la decisione del Tribunale, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Uso normale del bene: quando il venditore è esente?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda agricola che chiedeva il risarcimento per l'incendio di un macchinario. La Corte ha stabilito che la causa del danno non era un difetto intrinseco, ma un uso non conforme alle istruzioni fornite dal venditore. La mancata disconnessione della batteria, contrariamente a quanto indicato nel manuale, non rientra nell'uso normale del bene, escludendo così la responsabilità del venditore per i vizi della cosa venduta.
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Circolazione stradale: la guida con patente sospesa
Un automobilista con patente sospesa sposta il proprio veicolo per pochi metri, asserendo di aver agito su ordine di agenti. La Corte di Cassazione conferma la sanzione, chiarendo che qualsiasi spostamento del veicolo tramite motore costituisce circolazione stradale, indipendentemente dalla distanza percorsa o dalla finalità. L'eventuale ordine illegittimo non scusa la condotta.
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Servitù di passaggio: quando le opere sono apparenti?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di servitù di passaggio per usucapione, negando il diritto per mancanza del requisito dell'apparenza. L'ordinanza sottolinea che per l'acquisto di una servitù non basta un percorso, ma servono opere visibili e permanenti che dimostrino in modo inequivocabile l'asservimento di un fondo a un altro. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso che mirava a un riesame del merito della valutazione delle prove effettuata dalla Corte d'Appello.
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Liquidazione compenso avvocato: i criteri
La Corte di Cassazione interviene sulla liquidazione compenso avvocato in regime di gratuito patrocinio. L'ordinanza chiarisce che il procedimento di opposizione al decreto di liquidazione va inquadrato come giudizio di cognizione ordinaria, non di volontaria giurisdizione, con conseguente applicazione di parametri tariffari più elevati. Inoltre, precisa che l'aumento per l'uso di 'atti navigabili' non è automatico ma richiede tecniche informatiche avanzate che facilitino concretamente la consultazione di atti voluminosi.
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Servitù padre di famiglia: la prova testimoniale
La Corte di Cassazione conferma la costituzione di una servitù per destinazione del padre di famiglia, stabilendo che la prova testimoniale, se tempestivamente richiesta e ingiustamente non ammessa in primo grado, può essere legittimamente assunta nel giudizio di rinvio. La Corte ha rigettato il ricorso, ritenendolo un tentativo di riesame del merito, e ha sanzionato i ricorrenti per lite temeraria.
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Dicatio ad patriam: come nasce un uso pubblico
Un comune citava in giudizio i proprietari di un'area con un monumento storico per accertarne l'acquisizione per usucapione o, in subordine, per la costituzione di una servitù di uso pubblico tramite dicatio ad patriam. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione d'appello che riconosceva la servitù, chiarendo la distinzione fondamentale: la dicatio ad patriam richiede un comportamento inequivocabile del proprietario che destina il bene all'uso pubblico per avere effetto immediato. In assenza di tale atto, è necessario il decorso di vent'anni di uso pubblico continuato, assimilando la situazione all'usucapione.
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Caparra confirmatoria: come si calcola l’importo?
In un caso di compravendita immobiliare, la Corte di Cassazione ha confermato il diritto del venditore di recedere dal contratto e trattenere la caparra confirmatoria a causa dell'inadempimento dell'acquirente. Tuttavia, ha annullato la decisione della Corte d'Appello riguardo all'importo, stabilendo che il giudice deve accertare e motivare specificamente quale parte delle somme versate costituisca effettivamente la caparra, non potendo presumerlo. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione su questo punto specifico.
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Interessi moratori avvocato: la guida completa
La Corte di Cassazione interviene su un caso di opposizione a decreto ingiuntivo per compensi professionali. La sentenza di merito è stata cassata perché il Tribunale aveva errato nel calcolare il saldo dovuto all'avvocato e, soprattutto, aveva negato l'applicazione degli interessi moratori speciali previsti dal D.Lgs. 231/2002. La Suprema Corte ha ribadito che la prestazione d'opera professionale rientra nelle transazioni commerciali, dando diritto agli interessi moratori avvocato in misura superiore a quella legale in caso di ritardato pagamento.
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Onere della prova mutuo: la causale del bonifico basta?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19622/2024, chiarisce l'onere della prova nel mutuo tra privati. Un uomo, dopo aver ricevuto oltre 234.000 euro dalla sua ex compagna per l'acquisto di una casa, sosteneva si trattasse di un regalo. La Corte ha stabilito che, sebbene la sola consegna di denaro non basti, la causale 'prestito' sui bonifici, unita a prove atipiche come email e registrazioni, è sufficiente a dimostrare l'obbligo di restituzione, confermando la condanna.
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