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Art. 116 Codice di Procedura Civile — Sezione Seconda Civile

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1777 provvedimenti

Altri anni per Art. 116 Codice di Procedura Civile

Termine contestazione Consob: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29900/2024, ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva cancellato una sanzione della Consob a un ex amministratore di banca per tardività. La Suprema Corte ha chiarito che il termine contestazione Consob di 180 giorni non decorre dalla mera conoscenza di elementi di sospetto, ma dal completo accertamento dell'illecito. Il giudice non può sindacare le scelte investigative dell'Autorità, ma solo verificare l'eventuale inerzia ingiustificata, valutando l'utilità degli atti istruttori con un criterio 'ex ante' e non 'ex post'.
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Multa autovelox: visibilità e taratura confermate
Un automobilista ha ricevuto una multa autovelox per eccesso di velocità su una strada extraurbana principale. Dopo un'iniziale vittoria davanti al Giudice di Pace, la decisione è stata ribaltata in appello. L'automobilista ha quindi presentato ricorso in Cassazione, sollevando dubbi sulla visibilità dell'apparecchio, sulla necessità di un decreto prefettizio specifico e sulla corretta taratura del dispositivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità della sanzione. Ha chiarito che, su strade extraurbane principali, la legge presume l'impossibilità di fermare il veicolo in sicurezza, rendendo superflua la contestazione immediata e il decreto prefettizio. Inoltre, ha stabilito che la postazione di controllo deve essere visibile e presegnalata, e che la prova della taratura annuale è sufficiente a garantirne l'affidabilità.
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Responsabilità amministratore: doveri e colpa
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce la responsabilità dell'amministratore di un istituto di credito privo di deleghe. Il caso riguarda un ex presidente del Consiglio di Amministrazione sanzionato dall'autorità di vigilanza. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il dovere di 'agire informati' non si esaurisce in mere richieste di chiarimenti, ma impone un ruolo attivo e propositivo per prevenire o mitigare le criticità aziendali, configurando una responsabilità per colpa e non oggettiva.
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Servitù coattiva: esenzione per cortili e giardini
Un proprietario ha fatto ricorso in Cassazione contro la costituzione di una servitù coattiva di passaggio sul suo terreno, proponendo un percorso alternativo. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. La sentenza ribadisce che la scelta del tracciato spetta al giudice di merito e che l'esenzione per case, cortili e giardini è un principio cardine, derogabile solo in caso di interclusione assoluta, non riscontrata nel caso di specie.
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Azione di manutenzione bene demaniale: la Cassazione
Una controversia tra vicini per il possesso di un terreno sfocia in Cassazione. La Corte chiarisce che l'azione di manutenzione bene demaniale è ammissibile tra privati, anche senza una concessione amministrativa, se il possesso riguarda facoltà che possono essere oggetto di concessione. Annullata la decisione d'appello che l'aveva dichiarata inammissibile.
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Distanza dal confine: quando il PRG prevale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29739/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due proprietari condannati ad arretrare il loro garage. Il caso verteva sulla violazione della distanza dal confine stabilita dal Piano Regolatore Generale (PRG). La Corte ha stabilito che la prescrizione di una distanza minima dal confine è una norma inderogabile che prevale su altre disposizioni, come quelle di un piano di lottizzazione, e non ammette la costruzione in aderenza se non esplicitamente previsto e a determinate condizioni non provate nel caso di specie.
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Cartelli pubblicitari difformi: multa senza diffida
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una sanzione pecuniaria inflitta a una società per l'installazione di cartelli pubblicitari difformi rispetto al progetto autorizzato. La decisione stabilisce che la multa per la violazione delle prescrizioni autorizzative è immediata e non richiede una preventiva diffida alla rimozione, misura quest'ultima prevista da una procedura distinta. Il caso sottolinea la differenza tra mezzi pubblicitari e segnaletica stradale, la cui qualificazione è una valutazione di fatto riservata ai giudici di merito.
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Compenso professionale: quando è dovuto tra colleghi?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29617/2024, ha stabilito che il compenso professionale è presunto anche nei rapporti tra colleghi basati su amicizia e collaborazione. Un avvocato, dopo aver ricevuto una richiesta di pagamento per prestazioni professionali svolte da una collega per oltre trent'anni, si era rivolto al tribunale sostenendo la gratuità del rapporto. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che spetta a chi riceve la prestazione dimostrare l'eventuale accordo di gratuità, non al professionista provare il proprio diritto al pagamento.
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Azione di regolamento di confini: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito in un caso di azione di regolamento di confini. La sentenza chiarisce che tale azione non si trasforma in rivendicazione se include la richiesta di restituzione della parte di terreno usurpata. La Corte rigetta i motivi di ricorso basati su presunti errori procedurali, come la mancata integrazione del contraddittorio e l'uso di una consulenza tecnica preventiva, confermando la condanna del convenuto al ripristino dei luoghi.
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Prova testimoniale parenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29305/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di prova testimoniale: la testimonianza di un parente non può essere considerata automaticamente inattendibile. Il caso riguardava una disputa su confini e servitù, in cui la Corte d'Appello aveva screditato le dichiarazioni dei testi legati da parentela con una delle parti. La Suprema Corte ha cassato la decisione, affermando che il giudice di merito deve valutare la credibilità del testimone senza apriorismi, basandosi su elementi concreti e non sul solo vincolo familiare, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Usucapione servitù: quando la prova non basta
Un proprietario immobiliare ha rivendicato una servitù di passaggio su un fondo confinante per usucapione. Tuttavia, la sua richiesta è stata respinta sia in primo grado che in appello a causa della mancanza di prove concrete del possesso continuato per vent'anni e dell'assenza di opere visibili necessarie per la costituzione di una servitù per 'destinazione del padre di famiglia'. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che non può riesaminare i fatti del caso, ma solo verificare la corretta applicazione della legge.
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Indennità ex art. 936 c.c.: la prescrizione decorre
Una persona costruisce un prefabbricato sul terreno di parenti e, anni dopo, chiede un'indennità. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 29134/2024, chiarisce un punto cruciale: la prescrizione per l'indennità ex art. 936 c.c. non decorre dalla restituzione del bene, ma dal momento in cui il proprietario del suolo perde il diritto di chiederne la rimozione (ius tollendi), consolidando così il proprio arricchimento.
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Actio negatoria servitutis: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un complesso caso di actio negatoria servitutis tra proprietari confinanti. La controversia verteva sul diritto di passaggio su un terrazzo di proprietà esclusiva per accedere a un sottotetto, partendo da una scala ritenuta in comproprietà. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, ritenendola contraddittoria: la comproprietà della scala non crea automaticamente una servitù di passaggio sul terrazzo. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione che chiarisca l'esistenza o meno di un titolo legittimante il passaggio.
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Licenza Giochi: la Cassazione valuta il rinvio alla CGUE
Un operatore del settore giochi è stato sanzionato per aver installato apparecchi di intrattenimento senza la specifica licenza giochi richiesta per la raccolta di scommesse. Dopo la conferma della sanzione in primo e secondo grado, la Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa a pubblica udienza per valutare la compatibilità della normativa italiana con il diritto dell'Unione Europea, a seguito di una specifica richiesta di rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia UE.
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Rilievo studio notarile: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione disciplinare a due notai per illecito rilievo di studio notarile. Avevano stipulato un contratto di locazione per l'ufficio di un collega defunto a un canone ritenuto sproporzionato rispetto al valore di mercato. Secondo la Corte, la differenza di prezzo non era giustificata, ma rappresentava un corrispettivo per acquisire l'avviamento e la clientela dello studio precedente, configurando così un illecito rilievo studio notarile. La decisione sottolinea che l'acquisizione della clientela di un altro notaio dietro pagamento viola i principi di imparzialità e correttezza professionale.
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Improcedibilità del ricorso: il deposito della relata
Una società in procedura fallimentare otteneva in primo e secondo grado una sentenza che dichiarava simulata una vendita immobiliare effettuata da un suo ex amministratore. Quest'ultimo proponeva ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile. La decisione si fonda sulla sanzione di improcedibilità del ricorso, scattata a causa del mancato deposito, da parte del ricorrente, della copia notificata della sentenza d'appello, adempimento essenziale per consentire alla Corte di verificare la tempestività dell'impugnazione.
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Possesso clandestino: niente usucapione per il vicino
La Corte di Cassazione ha negato l'usucapione di una porzione immobiliare annessa abusivamente a un negozio. La Corte ha stabilito che l'appropriazione, avvenuta abbattendo un muro e nascondendo la modifica al legittimo proprietario, costituisce un possesso clandestino. Tale vizio impedisce il decorso del termine ventennale per l'usucapione, che inizia a correre solo dal momento in cui il proprietario scopre l'abuso. Di conseguenza, il ricorso del possessore è stato respinto.
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Vizi della cosa venduta: onere della prova a carico
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28616/2024, ha rigettato il ricorso di un acquirente che si rifiutava di saldare il prezzo di un'imbarcazione, adducendo la presenza di vizi e la necessità di costose riparazioni. La Corte ha confermato la decisione di merito, ribadendo che l'onere della prova sui vizi della cosa venduta grava sull'acquirente, il quale non era riuscito a dimostrare né l'esistenza di difetti rilevanti al momento della vendita né l'effettiva esecuzione di opere di ripristino a sue spese.
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Servitù di passaggio: la clausola di stile non basta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni proprietari che rivendicavano una servitù di passaggio basandosi su una generica clausola presente nell'atto di acquisto. La Corte ha stabilito che tale dicitura, nota come 'clausola di stile', è priva di valore probatorio se non sono specificati gli elementi oggettivi del diritto, come l'ubicazione e le modalità di esercizio. La sentenza ha inoltre confermato l'inammissibilità delle domande riconvenzionali presentate tardivamente, ribadendo i rigidi termini processuali.
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Prova Usucapione: Onere e Limiti in Cassazione
Un cittadino rivendica la proprietà di un terreno per usucapione contro un Comune. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: la prova dell'usucapione deve essere fornita in modo completo da chi la rivendica. Non è sufficiente contestare il possesso della controparte, poiché l'onere della prova grava interamente sull'attore. La decisione evidenzia i limiti del giudizio di legittimità, che non può riesaminare nel merito le prove.
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