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Art. 1158 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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741 provvedimenti

Altri anni per Art. 1158 Codice Civile

Interesse ad impugnare: vincere non basta per ricorrere
Un proprietario, dopo aver vinto sia in primo grado che in appello una causa per il riconoscimento della proprietà di un immobile, ha presentato ricorso in Cassazione. Il motivo? Non era soddisfatto di come la Corte d'Appello aveva descritto l'immobile nella motivazione della sentenza. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di interesse ad impugnare, sottolineando che, essendo il ricorrente risultato totalmente vittorioso, non aveva il diritto di contestare una decisione a lui interamente favorevole.
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Usucapione speciale: no se coltivazione è accessoria
La Corte di Cassazione ha negato l'usucapione speciale di un terreno perché la coltivazione era meramente accessoria all'attività commerciale principale dei ricorrenti (onoranze funebri) e non costituiva un'autonoma attività agricola. La Corte ha confermato che per l'usucapione speciale il fondo deve essere una vera entità agricola produttiva.
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Distanze legali: usucapione e onere della prova
Una società immobiliare, citata in giudizio per aver violato le distanze legali nella costruzione di un edificio e di altre opere, ha perso la causa perché non è riuscita a provare di aver acquisito per usucapione il diritto a mantenere tali opere. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che l'onere di dimostrare con certezza la data di inizio del possesso ventennale necessario per l'usucapione grava interamente su chi invoca tale diritto. L'incertezza sulla data di completamento delle opere ha reso impossibile accogliere l'eccezione, portando alla condanna al risarcimento dei danni.
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Cause Scindibili: Appello tardivo inammissibile
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2587/2024, interviene su un complesso caso immobiliare e processuale. La controversia nasce dalla cessione di terreni da parte di un Comune a una società per la realizzazione di un complesso termale. Anni dopo, si scopre che i terreni sono gravati da usi civici. La società cita in giudizio il Comune, il sindaco e un funzionario. La Cassazione si concentra su un aspetto processuale cruciale: la distinzione tra cause scindibili e inscindibili. Stabilisce che le domande contro il Comune (responsabilità contrattuale) e contro gli amministratori (responsabilità extracontrattuale) sono cause scindibili. Di conseguenza, l'appello incidentale proposto dalla società contro sindaco e funzionario oltre i termini ordinari è inammissibile, poiché la regola dell'appello tardivo vale solo per le cause inscindibili.
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Azione di restituzione e immobile occupato sine titulo
Una cooperativa edilizia ha agito in giudizio contro un soggetto che occupava abusivamente un immobile, originariamente assegnato al fratello di quest'ultimo. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al rilascio, qualificando l'azione come 'azione di restituzione' e non come 'azione di rivendicazione'. Questa distinzione è cruciale, poiché ha esonerato la cooperativa dalla 'probatio diabolica', ovvero la complessa prova della proprietà, basando la richiesta sul venir meno del titolo che originariamente legittimava la detenzione da parte del fratello.
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Usucapione servitù di scarico: i requisiti essenziali
La Corte di Cassazione analizza un caso di usucapione servitù di scarico, annullando la decisione di merito. Si sottolinea che, per acquisire tale diritto, l'opera non deve essere abusiva e deve possedere il requisito dell'"apparenza", ovvero devono esistere opere visibili e permanenti che manifestino l'asservimento del fondo. La mancanza di prove su questi due punti cruciali ha portato al rinvio del caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Riconoscimento usucapione: il valore della scrittura
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1760/2024, ha chiarito la natura e il valore probatorio di una scrittura privata nel contesto di una causa per il riconoscimento usucapione. La Corte ha stabilito che un accordo in cui una parte riconosce il possesso ventennale altrui non costituisce il titolo d'acquisto, ma una dichiarazione di scienza con forte valore probatorio. Ha inoltre confermato che l'azione di usucapione va proposta solo contro chi risulta proprietario al momento della domanda, escludendo la necessità di un litisconsorzio verso altri soggetti firmatari del precedente accordo.
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Usucapione e preliminare: non basta possedere
La Corte di Cassazione chiarisce che chi ottiene la disponibilità di un immobile tramite un contratto preliminare di vendita è un mero detentore, non un possessore. Di conseguenza, non può acquisire la proprietà per usucapione, anche se ha pagato il prezzo e apportato migliorie. Le azioni legali intraprese per ottenere il trasferimento della proprietà, inoltre, confermano l'assenza dell'intenzione di possedere come proprietario, elemento essenziale per l'usucapione.
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Usucapione Immobile Familiare: No a Detenzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva l'usucapione di un immobile familiare in cui viveva da decenni. La decisione si fonda sulla distinzione tra detenzione e possesso: l'originario rapporto con il bene era di detenzione qualificata, e non sono stati provati atti di interversione del possesso. L'uso prolungato è stato interpretato come tolleranza dovuta a vincoli familiari, e un acquisto congiunto del terreno da parte di tutti i coeredi ha ulteriormente negato l'esistenza di un possesso esclusivo. Il ricorso sull'usucapione immobile familiare è stato quindi respinto.
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Usucapione in famiglia: quando la prova prevale
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che riconosceva l'usucapione di un immobile a favore del figlio, che lo aveva posseduto per oltre vent'anni. La madre sosteneva si trattasse di un semplice comodato d'uso, ma le prove testimoniali hanno dimostrato un possesso "uti dominus", ovvero con l'animo del proprietario. L'ordinanza chiarisce che il ricorso in Cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio per riesaminare i fatti, ma deve limitarsi a verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione.
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Interruzione usucapione: solo il titolare può agire
Una coppia avviava una causa per ottenere la proprietà di alcuni immobili per usucapione. I proprietari si opponevano, sostenendo che il possesso era stato interrotto da una precedente azione legale di rivendica, sebbene promossa da terzi e successivamente rigettata. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1118/2024, ha stabilito che l'interruzione usucapione è efficace solo se l'azione giudiziale proviene dal vero titolare del diritto e non da un terzo estraneo. Di conseguenza, ha cassato la sentenza d'appello e rinviato la causa per un nuovo esame.
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Usucapione fondo agricolo: coltivare non basta
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito che la mera coltivazione di un terreno non è sufficiente a dimostrare il possesso necessario per l'usucapione fondo agricolo. I giudici hanno annullato la decisione di merito che aveva riconosciuto la proprietà a chi semplicemente coltivava il fondo, chiarendo che sono necessari atti inequivocabili di possesso "uti dominus", come la recinzione del terreno, che manifestino l'intenzione di escludere il proprietario. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Usucapione immobile: la Cassazione chiarisce la prova
La Corte di Cassazione conferma una sentenza di usucapione immobile, chiarendo che un contratto di locazione stipulato con un soggetto giuridico diverso (una società) non impedisce alla persona fisica (l'amministratore) di usucapire un bene. La Corte ha ritenuto la valutazione delle prove sul possesso una questione di merito, non sindacabile in sede di legittimità, rigettando il ricorso di una società immobiliare.
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Usucapione: la divisione ereditaria interrompe i termini
Una coppia rivendicava l'usucapione di un fondo agricolo posseduto per decenni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che un precedente giudizio di divisione ereditaria aveva interrotto i termini necessari per l'usucapione. Inoltre, è stato accertato che il possesso non era esclusivo, ma esercitato in 'compossesso' con altri familiari, elemento che osta all'acquisto della proprietà.
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Litisconsorzio necessario: la Cassazione chiarisce
Un caso di servitù di passaggio arriva in Cassazione. La Corte annulla le decisioni precedenti per un vizio procedurale: la mancata partecipazione di uno dei proprietari dei fondi interessati. Viene ribadito il principio del litisconsorzio necessario, che impone di citare in giudizio tutti i soggetti coinvolti per una decisione valida.
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Usucapione bene pubblico: no su beni culturali
La Corte di Cassazione ha rigettato la domanda di usucapione di un terreno con annesso capannone, promossa da alcuni privati contro un Comune. La Corte ha stabilito che l'usucapione del bene pubblico è impossibile quando questo, a seguito di decreti ministeriali che ne riconoscono l'interesse paesaggistico, rientra nel demanio culturale. Tali beni sono inalienabili e non possono essere acquisiti per possesso prolungato, indipendentemente dal loro utilizzo effettivo da parte dell'ente pubblico.
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Usucapione e proprietà: conflitto con acquisto derivativo
Un ente pubblico, dopo aver acquistato un immobile con atto non trascritto, agisce per usucapione. Nel frattempo, l'immobile viene pignorato al venditore originario e trasferito a un terzo. La Corte d'Appello dà ragione all'ente, affermando la prevalenza dell'acquisto per usucapione. La Cassazione, con ordinanza interlocutoria, non decide il merito ma rimette la causa a pubblica udienza, ritenendo di fondamentale importanza la questione se chi è già proprietario possa comunque agire per usucapione.
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Contratto preliminare: quando è definitivo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 229/2024, ha stabilito che un accordo scritto, pur usando termini come "cede e vende", va qualificato come contratto preliminare se prevede la successiva stipula di un rogito notarile. La Corte ha rigettato il ricorso dell'erede di un acquirente che chiedeva il riconoscimento del trasferimento di proprietà di un immobile, confermando che la volontà delle parti di rinviare l'effetto traslativo a un momento futuro è decisiva. Anche la domanda subordinata di acquisto per usucapione è stata respinta.
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Usucapione cantina: la Cassazione chiarisce i limiti
Il caso riguarda una controversia sulla proprietà di alcune cantine. A seguito di una divisione immobiliare in cui le cantine non erano state identificate catastalmente, i condividenti avevano di fatto utilizzato vani diversi da quelli loro assegnati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli eredi di una delle parti, confermando la decisione di merito che aveva riconosciuto l'avvenuta usucapione cantina a favore dei resistenti. La Corte ha ribadito che la valutazione del possesso ultraventennale è una questione di fatto non riesaminabile in sede di legittimità e che l'assenza di un preciso identificativo catastale nell'atto di acquisto non osta all'accessione del possesso.
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Usucapione comproprietà: la prova del possesso esclusivo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due comproprietari che chiedevano di ottenere la proprietà esclusiva di un immobile tramite usucapione comproprietà. La Corte ha confermato le decisioni dei giudici di merito, stabilendo che i ricorrenti non avevano fornito una prova adeguata del possesso esclusivo, idoneo a escludere l'altro comproprietario. È stato evidenziato che la semplice recinzione e la costruzione sul fondo comune non sono sufficienti, potendo rientrare in un quadro di reciproca tolleranza tra titolari.
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