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Art. 115 Codice di Procedura Civile — Sezione Quinta Civile

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Rendita catastale imbullonati: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema della rendita catastale imbullonati, analizzando il caso di una centrale geotermica. L'Agenzia delle Entrate sosteneva che i pozzi geotermici dovessero essere inclusi nella valutazione catastale. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il criterio decisivo per l'esclusione è la funzionalità dell'impianto al processo produttivo, indipendentemente dalla sua connessione fisica al suolo. Pertanto, i pozzi, essendo essenziali alla produzione di energia, non concorrono alla determinazione della rendita.
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Rendita catastale: pozzi geotermici esclusi dal calcolo
La Corte di Cassazione ha stabilito che i pozzi geotermici devono essere esclusi dal calcolo della rendita catastale. Con l'ordinanza n. 29956/2023, è stato chiarito che, secondo la normativa vigente dal 2016, gli impianti funzionali allo specifico processo produttivo, come i pozzi di una centrale energetica, non concorrono alla determinazione della base imponibile catastale, a prescindere dalla loro natura strutturale. La decisione si fonda sul criterio della strumentalità dell'impianto all'attività produttiva, consolidando l'esclusione dei cosiddetti 'imbullonati' dalla stima. La Corte ha inoltre accolto un motivo di ricorso incidentale, cassando la sentenza d'appello per aver riesaminato una questione già coperta da giudicato interno.
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Imposta di registro concordato: esclusi i debiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29955/2023, ha chiarito come si calcola l'imposta di registro concordato fallimentare con terzo assuntore. È stato stabilito che la base imponibile deve includere solo il valore dei beni e dei diritti trasferiti, escludendo il valore dei debiti che il terzo assuntore si accolla. La Corte ha inoltre precisato che devono essere applicate aliquote differenti a seconda della specifica natura dei beni che compongono l'attivo fallimentare.
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Rendita catastale centrali: inclusi i pozzi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29942/2023, ha stabilito che per la determinazione della rendita catastale centrali geotermiche, anche i pozzi di estrazione, i vapordotti, gli alternatori e i trasformatori devono essere inclusi nella stima. La Corte ha chiarito che questi elementi, essendo funzionalmente e strutturalmente indispensabili al ciclo produttivo, costituiscono un'unica unità immobiliare con la centrale stessa e non possono essere considerati separatamente, né assimilati a miniere. La decisione si applica ai classamenti antecedenti la riforma del 2016.
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Sentenza nulla per motivazione contraddittoria
Una società energetica impugna l'aumento della rendita catastale di una centrale geotermica. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado, dichiarandola una sentenza nulla per motivazione contraddittoria. La decisione del giudice d'appello presentava un conflitto insanabile tra le argomentazioni, che sembravano dar ragione alla società, e il dispositivo finale, che invece ne respingeva le richieste. Di conseguenza, il caso è stato rinviato alla commissione tributaria regionale per un nuovo esame.
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Gestore centro commerciale e Tarsu: la responsabilità
Una società immobiliare, proprietaria di un centro commerciale, è stata ritenuta solidalmente responsabile per la tassa rifiuti (TARSU) dovuta dai singoli negozianti. La Corte di Cassazione ha confermato questa responsabilità, stabilendo che la qualifica di gestore centro commerciale può essere desunta da clausole contrattuali che indicano la gestione dei servizi comuni, anche se affidata a un terzo agente. La Corte ha ritenuto sufficiente la motivazione del giudice di merito basata sull'analisi dei contratti di affitto, rigettando il ricorso della società.
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Onere della prova TARSU: chi deve dimostrare?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29907/2023, ha chiarito che l'onere della prova TARSU per ottenere esenzioni o riduzioni spetta al contribuente. Una società proprietaria di un centro commerciale, che aveva affittato i rami d'azienda, è stata ritenuta responsabile del pagamento della tassa sui rifiuti per non aver comunicato formalmente al Comune le variazioni di occupazione degli immobili. Secondo la Corte, non è sufficiente produrre i contratti di affitto in giudizio; è necessaria una preventiva e formale denuncia di variazione all'ente impositore.
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Rendita Catastale: Pozzi Geotermici Esclusi dal Calcolo
La Corte di Cassazione ha stabilito che i pozzi di una centrale geotermica devono essere esclusi dal calcolo della rendita catastale. In base alla legge del 2015 sugli 'imbullonati', ciò che è funzionale al processo produttivo, come i pozzi, non concorre a formare la base imponibile, indipendentemente dal fatto che sia infisso al suolo. La decisione accoglie le ragioni di una società energetica contro l'Agenzia delle Entrate.
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Rendita catastale impianti: la nuova Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29899/2023, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso relativo alla determinazione della rendita catastale di un impianto geotermico. La Corte ha confermato che i componenti strumentali al processo produttivo, come i pozzi geotermici, devono essere esclusi dalla stima catastale, anche se strutturalmente connessi all'immobile. Questa decisione si fonda sulla normativa del 2016 (legge n. 208/2015) che ha modificato i criteri di calcolo per la rendita catastale impianti, privilegiando la funzionalità del bene rispetto alla sua natura fisica o al suo stabile ancoraggio al suolo.
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Rendita catastale pozzi geotermici: esclusi dal calcolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29889/2023, ha stabilito che i pozzi geotermici, essendo impianti funzionali alla produzione di energia, non devono essere inclusi nel calcolo della rendita catastale. La decisione si basa sulla Legge n. 208/2015, che esclude dalla stima diretta gli impianti destinati a specifici processi produttivi. La Corte ha rigettato sia il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, che voleva includerli, sia quello della società energetica su altri aspetti tecnici della valutazione.
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Rendita catastale centrale geotermica: cosa includere
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29876/2023, ha stabilito che per la determinazione della rendita catastale di una centrale geotermica, nel regime normativo antecedente al 1° gennaio 2016, devono essere inclusi tutti i componenti essenziali al processo produttivo. Questo include pozzi di estrazione e reiniezione, vapordotti, alternatori e trasformatori, in quanto parti non separabili che garantiscono l'autonomia funzionale e reddituale dell'impianto. La Corte ha cassato la decisione di merito che escludeva i pozzi, rigettando il ricorso originario della società contribuente.
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Rendita catastale centrale geotermica: i pozzi contano
In una controversia sulla rendita catastale di una centrale geotermica, la Corte di Cassazione ha stabilito che, per il periodo d'imposta antecedente al 1° gennaio 2016, i pozzi di estrazione e reiniezione, i vapordotti, gli alternatori e i trasformatori devono essere inclusi nel calcolo. La Corte ha chiarito che tali elementi sono componenti funzionali ed essenziali dell'impianto, non assimilabili a pertinenze di miniere, e contribuiscono a definirne l'autonomia funzionale e reddituale.
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Rendita catastale impianti: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della determinazione della rendita catastale impianti per una centrale geotermica, stabilendo che il valore dei pozzi di estrazione e reiniezione deve essere escluso. La decisione si fonda sulla Legge di Stabilità 2016, la quale esclude dalla stima catastale i cosiddetti 'imbullonati', ovvero tutti i macchinari e gli impianti funzionali allo specifico processo produttivo. La Corte ha così rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, correggendo la motivazione della sentenza di secondo grado ma confermandone l'esito a favore dell'azienda energetica.
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Tassazione concordato: base imponibile sull’attivo
Una società, terza assuntrice in un concordato fallimentare, contestava la tassazione del concordato calcolata sul passivo accollato. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso, ha ribadito il principio secondo cui la base imponibile per l'imposta di registro deve essere l'attivo trasferito e non le passività. La sentenza del giudice di rinvio, che aveva violato tale principio, è stata cassata.
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Fermo amministrativo: notifica e prova in giudizio
Una società contesta un fermo amministrativo sostenendo di non aver mai ricevuto le cartelle di pagamento presupposte. La Corte di Cassazione chiarisce che, per dimostrare la notifica, è sufficiente che l'Agente della riscossione produca in giudizio gli avvisi di ricevimento delle raccomandate, senza necessità di depositare copia integrale delle cartelle. La sentenza impugnata viene cassata con rinvio per un nuovo esame basato su questo principio.
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Ratio decidendi: appello inammissibile se parziale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'agenzia fiscale contro un'impresa di costruzioni. La decisione si fonda sul principio della ratio decidendi: l'agenzia non ha impugnato una delle motivazioni autonome e sufficienti della sentenza di secondo grado, relativa alla nullità dell'atto di accertamento per mancata allegazione di documenti. Tale omissione ha reso l'intero ricorso privo di interesse, poiché anche un suo accoglimento sulle altre questioni non avrebbe potuto modificare l'esito finale della controversia.
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Litisconsorzio necessario: Cassazione rinvia alle S.U.
In una controversia su sanzioni per tardivo versamento dell'imposta di successione, la Corte di Cassazione ha sospeso il giudizio. La questione centrale riguarda il litisconsorzio necessario processuale, ovvero se l'agente della riscossione, parte in primo grado, dovesse essere obbligatoriamente citato anche nel giudizio di appello. In attesa di una decisione delle Sezioni Unite su questo specifico e fondamentale punto di diritto processuale tributario, la Corte ha rinviato la causa a nuovo ruolo, congelando di fatto la decisione sul merito del ricorso.
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Accertamento con adesione: perché è intangibile?
Due società avevano definito la loro posizione fiscale tramite un accertamento con adesione, basato sulla non deducibilità di costi legati a presunti illeciti penali. Successivamente, hanno richiesto il rimborso delle imposte versate, sostenendo che al momento dell'accordo non fosse stata ancora esercitata l'azione penale. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, ribadendo il principio secondo cui l'accertamento con adesione, una volta perfezionato con il pagamento, diventa intangibile e non può essere messo in discussione, nemmeno tramite un'istanza di rimborso, che rappresenterebbe una forma di impugnazione non consentita.
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Produzione nuovi documenti: ammessa in appello
Un contribuente richiede un rimborso IRPEF per gli anni 1990-1992, basato su agevolazioni per un sisma. A seguito del silenzio-rifiuto dell'Agenzia delle Entrate, il caso arriva in Cassazione. La Corte Suprema rigetta il ricorso dell'Agenzia, confermando che la produzione di nuovi documenti è ammissibile in appello nel processo tributario, anche se i documenti erano già disponibili in primo grado, a patto che non allarghino l'oggetto del contendere.
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Tassazione fondi pensione: la prova del rendimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29272/2023, ha rigettato il ricorso di un contribuente che chiedeva un rimborso IRPEF sulla liquidazione di un fondo pensione integrativo. Al centro della controversia vi era la corretta tassazione fondi pensione, in particolare la possibilità di applicare un'aliquota agevolata del 12,50% ai rendimenti. La Corte ha stabilito che l'onere di provare che i rendimenti derivino da un effettivo investimento sul mercato finanziario, e non da mere capitalizzazioni contabili, spetta unicamente al contribuente. Una semplice certificazione del gestore del fondo non è stata ritenuta prova sufficiente.
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