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Art. 115 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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Altri anni per Art. 115 Codice di Procedura Civile

Creditore apparente: pagamento liberatorio all’avvocato
Un'avvocatessa agisce contro i suoi ex clienti per ottenere il pagamento del suo onorario, nonostante questi avessero già saldato l'intero importo al suo co-difensore, all'epoca suo coniuge e collega di studio. La Corte di Cassazione ha stabilito che il pagamento è valido e libera i clienti da ogni obbligo, in quanto effettuato in buona fede a un creditore apparente. Secondo la Corte, è stata la stessa legale a creare, con il suo comportamento, le circostanze che hanno indotto i clienti a credere che il co-difensore fosse autorizzato a incassare l'intera somma.
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Usucapione atto nullo: possesso valido per la Corte
La Corte di Cassazione conferma che un contratto di compravendita, anche se dichiarato nullo, è idoneo a trasferire il possesso utile ai fini dell'usucapione. Nel caso di specie, due acquirenti avevano posseduto per oltre vent'anni un immobile acquistato da un fallimento con un atto poi annullato. La Corte ha stabilito che la consegna materiale del bene ('traditio') in esecuzione di un contratto traslativo, seppur invalido, fonda un possesso con 'animus rem sibi habendi' e non una mera detenzione, rendendo non necessaria la prova di un'interversione del possesso per maturare l'usucapione da atto nullo.
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Rendita catastale torre eolica: il caso si estingue
Una società impugnava un avviso di rettifica della rendita catastale che includeva una torre eolica nel calcolo. Il caso, giunto in Cassazione, è stato dichiarato estinto. L'Amministrazione Finanziaria ha annullato in autotutela l'atto impositivo, facendo venir meno l'oggetto della controversia e portando alla cessazione della materia del contendere.
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Successione diritto controverso: la guida completa
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31569/2025, ha chiarito un punto cruciale in tema di successione diritto controverso. Nel caso di una causa per violazione delle distanze legali, se l'immobile viene venduto a terzi, la sentenza è opponibile ai nuovi acquirenti se questi vengono chiamati in giudizio, anche in appello. La chiamata in causa li rende parti del processo, superando la mancata trascrizione della domanda giudiziale iniziale. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva erroneamente dichiarato inopponibile la condanna ai nuovi proprietari.
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Distanze tra costruzioni: Cassazione chiarisce le regole
Un proprietario di casa è stato condannato ad arretrare il proprio edificio di 10 metri. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, specificando che le norme sulle distanze tra costruzioni variano in base alla pianificazione urbanistica comunale. La Corte ha stabilito che, in assenza di un piano di zonizzazione dettagliato, si applica la "legge ponte" (L. 765/1967) e non la più stringente regola dei 10 metri del D.M. 1444/1968. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Rendita catastale impianti eolici: la torre è esclusa
Una società energetica ha contestato l'inclusione delle torri eoliche nel calcolo della rendita catastale da parte dell'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la torre è una componente essenziale dell'impianto produttivo e, in base alla 'norma imbullonati', deve essere esclusa dalla stima diretta. La sua funzione non è solo di sostegno, ma è attiva e inscindibile dal processo di generazione di energia. Pertanto, la rendita catastale degli impianti eolici va ricalcolata escludendo il valore della torre.
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Distanze tra edifici: la legge più favorevole salva
La Corte di Cassazione ha stabilito che in materia di distanze tra edifici si applica la normativa urbanistica più favorevole sopravvenuta nel corso della causa (ius superveniens). Un capannone, inizialmente costruito in violazione delle distanze, può diventare legittimo se le nuove norme lo consentono, fermo restando il diritto al risarcimento del danno per il periodo della violazione. La sentenza impugnata è stata cassata perché i giudici di merito avevano erroneamente applicato regolamenti edilizi ormai superati, senza verificare la disciplina più recente.
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Accertamento analitico induttivo: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento analitico induttivo a carico di una società di ristorazione la cui gestione risultava antieconomica. Anche in presenza di una contabilità formalmente corretta, l'Agenzia delle Entrate può ricostruire i ricavi basandosi su presunzioni gravi, precise e concordanti, come desumere il numero di pasti serviti dalla quantità di caffè acquistato. La Corte ha stabilito che l'antieconomicità del comportamento del contribuente è un presupposto sufficiente per dubitare della veridicità delle scritture contabili e procedere con la rettifica induttiva.
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Accertamento analitico induttivo: quando è valido?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento basato su un metodo analitico induttivo nei confronti di una società di ristorazione. Nonostante la contabilità fosse formalmente corretta, la sua sostanziale inattendibilità, evidenziata da una gestione antieconomica e altre irregolarità, ha giustificato il ricorso a presunzioni da parte dell'Agenzia delle Entrate. L'accertamento analitico induttivo è stato quindi ritenuto uno strumento valido per ricostruire i ricavi non dichiarati, respingendo il ricorso dei soci.
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Accertamento analitico-induttivo: quando è valido?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento analitico-induttivo a carico di un'impresa balneare. La Corte ha chiarito che questo metodo di rettifica del reddito è valido anche in presenza di una parziale inattendibilità delle scritture contabili, non essendo necessaria la loro totale inaffidabilità. L'onere di provare l'inesattezza della ricostruzione presuntiva del Fisco ricade sul contribuente. Il ricorso è stato rigettato.
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Frode carosello: Cassazione su IVA indetraibile
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società del settore automobilistico coinvolta in una frode carosello. L'azienda aveva detratto l'IVA da fatture emesse da società fittizie per operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte ha confermato che, di fronte a prove presuntive di frode e della consapevolezza del contribuente fornite dall'Amministrazione Finanziaria, l'IVA non è detraibile. L'onere di dimostrare la propria buona fede e la massima diligenza ricade sull'impresa, cosa che in questo caso non è avvenuta.
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Frodi carosello: onere della prova e deducibilità costi
Una società automobilistica si è vista negare la detrazione IVA a causa del suo coinvolgimento in presunte frodi carosello. La Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che spetta al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto. Tuttavia, ha confermato la deducibilità dei costi ai fini delle imposte dirette, in quanto effettivamente sostenuti e inerenti all'attività.
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Responsabilità solidale IVA: quando il Fisco bussa
Una società è stata ritenuta responsabile per l'IVA non versata dal proprio fornitore a causa dell'acquisto di veicoli a un prezzo inferiore a quello di mercato. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che in caso di responsabilità solidale IVA, spetta all'acquirente dimostrare la legittimità del prezzo basso e non all'Agenzia delle Entrate provare la frode. La sentenza analizza i presupposti dell'art. 60-bis del d.P.R. 633/1972, stabilendo che la differenza di prezzo rispetto al valore normale è sufficiente a innescare una presunzione di corresponsabilità.
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Associazione in partecipazione e rapporto di lavoro
Un collaboratore, dopo la fine di una relazione sentimentale con un'imprenditrice, ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato per l'attività svolta nella sua azienda, in parte regolata da un contratto di associazione in partecipazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. È stato ritenuto che il lavoratore non abbia fornito prove sufficienti della subordinazione e che la contestazione sulla validità del contratto di associazione in partecipazione, sollevata solo in appello, costituisse una domanda nuova e quindi inammissibile.
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Diritto di precedenza nelle società a controllo pubblico
Una lavoratrice con contratto a termine presso un consorzio pubblico ha rivendicato il diritto di precedenza per un'assunzione a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che le società a controllo pubblico devono seguire le procedure di selezione pubblica, le quali prevalgono sul diritto di precedenza previsto per i contratti di lavoro privati. La Corte ha chiarito che l'obbligo di reclutamento tramite procedure concorsuali impedisce l'assunzione diretta basata sulla precedenza.
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Impugnazione sentenza ancipite: quando è inammissibile
Una società si opponeva a un precetto emesso da un istituto di credito. Il Tribunale qualificava l'opposizione in parte come opposizione all'esecuzione e in parte agli atti. La società ha impugnato direttamente in Cassazione le statuizioni sull'opposizione all'esecuzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, chiarendo che in caso di impugnazione sentenza ancipite, le decisioni sull'opposizione all'esecuzione (art. 615 c.p.c.) vanno appellate e non direttamente contestate in Cassazione.
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Opposizione esecuzione: interpretazione del titolo
La Corte di Cassazione chiarisce i poteri del giudice nell'opposizione esecuzione, confermando la necessità di interpretare il titolo esecutivo per definirne l'esatta portata. In un caso nato da un verbale di conciliazione per la riparazione di luci esterne, la Corte ha stabilito che la cessazione del contratto di locazione non elimina l'interesse a impugnare per la regolamentazione delle spese legali, decise secondo il principio di soccombenza virtuale. La sentenza rigetta il ricorso degli ex inquilini, validando la decisione d'appello che aveva correttamente interpretato l'obbligo come limitato solo ad alcuni punti luce.
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Danni da buca stradale: onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un automobilista per danni da buca stradale, chiarendo che se l'ente proprietario della strada contesta specificamente i fatti, l'onere di provare il nesso causale tra la buca e il danno spetta interamente al danneggiato. La mancata prova porta al rigetto della domanda di risarcimento.
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Accertamento analitico induttivo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società edile contro un avviso di accertamento basato sul metodo analitico induttivo. La Corte ha chiarito che tale metodo è legittimo anche in caso di inattendibilità parziale delle scritture contabili e che la violazione del contraddittorio preventivo non invalida l'atto se il contribuente non fornisce la 'prova di resistenza', dimostrando che l'esito sarebbe stato diverso.
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Accertamento bancario: onere della prova del socio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, si pronuncia su un caso di accertamento bancario a carico di una società e dei suoi soci. A seguito di un'indagine sui conti correnti, l'Agenzia delle Entrate ha contestato maggiori redditi non dichiarati. I soci hanno tentato di giustificare i versamenti tramite dichiarazioni di terzi che attestavano prestiti o operazioni private. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che tali dichiarazioni hanno mero valore di indizio e non sono sufficienti a superare la presunzione legale. Spetta al contribuente fornire una prova analitica e specifica per ogni singola operazione bancaria, dimostrandone la natura non imponibile.
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