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Art. 115 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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4389 provvedimenti

Altri anni per Art. 115 Codice di Procedura Civile

Cessione contenzioso bancario: a chi tocca pagare?
Un ex dirigente bancario, licenziato prima della liquidazione e successiva cessione di un ramo d'azienda della banca, ha citato in giudizio sia l'istituto originario che quello acquirente. La Corte di Cassazione ha chiarito che in una cessione contenzioso bancario, le cause relative a rapporti di lavoro già terminati al momento della cessione non si trasferiscono all'acquirente, salvo diverso accordo. La legittimazione passiva resta quindi in capo alla società cedente in liquidazione, poiché il contenzioso riguarda un 'rapporto estinto' escluso dall'accordo di cessione.
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Azione diretta art. 1676: sì anche con pignoramenti
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'azione diretta art. 1676 c.c., con cui i dipendenti di un appaltatore possono chiedere il pagamento dei loro crediti direttamente al committente, non è bloccata dalla presenza di pignoramenti sulle somme dovute dal committente all'appaltatore. Finché non interviene un'ordinanza di assegnazione, il debito del committente verso l'appaltatore sussiste e l'azione è proponibile, anche in caso di fallimento dell'appaltatore.
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Risarcimento per furto: la prova della proprietà
Un cittadino subisce un furto in casa facilitato da un ponteggio. In appello, il suo risarcimento viene ridotto perché non ha fornito prova rigorosa della proprietà di alcuni gioielli appartenuti alla moglie defunta. La Cassazione ribalta la decisione, stabilendo che nell'azione per risarcimento per furto, di natura personale, è sufficiente una prova presuntiva della riconducibilità del danno, senza la necessità di una 'probatio diabolica' sulla titolarità dei beni. Viene confermata la responsabilità dell'impresa edile.
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Minimale contributivo: obbligo anche senza stipendio?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo di versare i contributi previdenziali, basati sul minimale contributivo, sussiste anche durante i periodi di sospensione del rapporto di lavoro concordati tra le parti e senza retribuzione. Il ricorso di un'azienda di trasporti è stato rigettato perché il rapporto contributivo è autonomo da quello retributivo, e le sospensioni non previste dalla legge o dal CCNL non giustificano il mancato versamento.
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Sanzioni CONSOB: la Cassazione e la legge nel tempo
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di sanzioni CONSOB inflitte a un istituto bancario e ai suoi esponenti. La Corte accoglie parzialmente il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sugli illeciti continuati: una nuova legge più severa si applica solo alla condotta successiva alla sua entrata in vigore, non retroattivamente. Viene invece confermato che il principio della legge più favorevole (favor rei) non si applica automaticamente a queste sanzioni amministrative, che non hanno natura penale.
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Difetto di rappresentanza: sanatoria non automatica
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso di un fideiussore, stabilendo principi chiave sul difetto di rappresentanza processuale. Se l'eccezione viene sollevata dalla controparte, la parte interessata deve sanare il vizio immediatamente, senza poter contare su una concessione automatica di un termine da parte del giudice. La Corte ha annullato la decisione di merito che aveva concesso la sanatoria tardiva, sottolineando la necessità di una prova rigorosa dei poteri di chi conferisce la procura alle liti.
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Lavori extracontrattuali: la prova in appalto
Una società committente si opponeva a un decreto ingiuntivo per il pagamento di lavori di ristrutturazione, contestando l'esistenza di lavori extracontrattuali. L'impresa appaltatrice, tramite domanda riconvenzionale, chiedeva il pagamento di un importo maggiore per le opere aggiuntive. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha rigettato il ricorso della committente, stabilendo che le prove, incluse le perizie e le pratiche edilizie, dimostravano una modifica sostanziale del progetto originario, legittimando la rideterminazione dell'intero compenso. Il caso evidenzia i limiti del sindacato della Cassazione sulla valutazione delle prove compiuta dai giudici di merito.
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Cessione crediti: Gazzetta Ufficiale non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in una cessione crediti in blocco, la società acquirente deve provare la titolarità dello specifico credito contestato. La sola pubblicazione dell'avviso in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente se il debitore solleva un'eccezione. La Corte ha cassato la sentenza di merito che non aveva verificato adeguatamente tale prova, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Specificità motivi appello: la Cassazione decide
Un avvocato ha agito contro una società di trasporti per ottenere il pagamento dei suoi compensi professionali. Dopo una parziale accoglienza in primo grado e la conferma in appello, il legale ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando la fondamentale importanza della specificità dei motivi di appello. L'impugnazione è stata giudicata troppo generica, in quanto non indicava chiaramente gli errori della sentenza di secondo grado né le specifiche voci tariffarie violate, limitandosi a un generico lamento sull'inadeguatezza del compenso liquidato. La decisione ribadisce che non basta produrre documenti in appello, ma è necessario argomentare puntualmente il loro rilievo ai fini della decisione.
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Azione revocatoria: il trust e la prova del danno
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di azione revocatoria intentata da un creditore per annullare la vendita di un immobile tra coniugi e il successivo conferimento dello stesso in un trust. La Corte ha rigettato il ricorso dei coniugi, confermando la decisione dei giudici di merito. L'ordinanza chiarisce che spetta al debitore dimostrare di possedere un patrimonio residuo sufficiente a garantire il creditore. Inoltre, la consapevolezza del coniuge acquirente del pregiudizio arrecato al creditore può essere presunta sulla base del rapporto coniugale e di altre circostanze, rendendo inefficace l'atto di disposizione.
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Onere della prova sanità: la Cassazione decide
Una struttura sanitaria si è vista ridurre il compenso da un'ASL per prestazioni riabilitative. La Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che l'onere della prova sulla corretta qualificazione e tariffazione delle prestazioni spetta a chi chiede il pagamento. La valutazione dei documenti da parte del giudice di merito, se motivata, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Ricorso inammissibile: la forma è sostanza in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una sentenza della Corte d'Appello che confermava un'azione revocatoria. La decisione si fonda su vizi formali gravi: la mancata esposizione sommaria dei fatti e la non autosufficienza dei motivi di ricorso, che non permettevano alla Corte di esaminare il merito. La parte ricorrente è stata condannata a pesanti sanzioni economiche, sottolineando come la precisione procedurale sia fondamentale nel giudizio di legittimità.
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Concorso di colpa: la Cassazione sulla caduta per tombino
Una cittadina cade a causa di un tombino non livellato durante una sagra. La Corte d'Appello riconosce un concorso di colpa del 50%, dimezzando il risarcimento. La Corte di Cassazione conferma la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della danneggiata e sottolineando l'importanza della prudenza e della prevedibilità del pericolo da parte della vittima.
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Azione revocatoria: quando la vendita è inefficace
La Corte di Cassazione conferma la decisione di inefficacia di una vendita immobiliare tramite azione revocatoria. Il caso riguarda dei fideiussori che avevano alienato i propri beni a una società di nuova costituzione per sottrarli alla garanzia del creditore, un istituto di credito. La Corte ha stabilito che la consapevolezza del danno da parte dell'acquirente (scientia damni) può essere provata anche tramite presunzioni, come la stretta vicinanza temporale tra la vendita e le difficoltà economiche del debitore e i legami tra le parti coinvolte. Il ricorso della società acquirente è stato respinto in quanto mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Revocatoria ordinaria: parentela non basta a provare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha annullato una decisione di secondo grado che aveva accolto un'azione di revocatoria ordinaria basandosi principalmente sul rapporto di parentela tra il debitore-venditore e l'acquirente. La Suprema Corte ha stabilito che il solo legame familiare, anche se stretto come la fratellanza, non è di per sé sufficiente a provare la consapevolezza del terzo acquirente del pregiudizio arrecato ai creditori ('scientia damni'). È necessario che il giudice valuti ulteriori elementi gravi, precisi e concordanti per fondare la prova presuntiva.
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Definizione agevolata: inammissibilità del ricorso
Una società impugnava in Cassazione una sentenza tributaria sfavorevole. Nel corso del giudizio, aderiva alla definizione agevolata dei carichi fiscali, nota come "rottamazione quater". La Corte Suprema, prendendo atto della volontà di definire il contenzioso, ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, chiudendo di fatto la controversia.
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Accordo compenso avvocato: la nota spese vincola
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26783/2025, ha rigettato il ricorso di un'avvocatessa contro i suoi ex clienti in una controversia sui compensi. La Corte ha confermato la decisione di merito che aveva individuato un accordo compenso avvocato sulla base di una nota spese inviata e non contestata, riducendo l'importo dovuto alla professionista in virtù degli acconti versati dai clienti. È stato ribadito che il vizio di ultrapetizione della sentenza di primo grado deve essere eccepito in appello e che la Cassazione non può riesaminare le prove nel merito.
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Licenziamento giusta causa: la prova in appello
La Corte di Cassazione conferma il licenziamento per giusta causa di un dirigente pubblico che aveva ricevuto una somma di denaro da un imprenditore. La Corte ha ritenuto inammissibile il tentativo del dirigente di introdurre in appello una nuova versione dei fatti e nuove prove, ribadendo il principio del 'divieto di nova'. La condotta del dirigente è stata giudicata una grave violazione del vincolo fiduciario, sufficiente a giustificare la sanzione espulsiva, indipendentemente dalla qualificazione del fatto come prestito o regalia.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Un contenzioso tributario tra l'Amministrazione Finanziaria e una società con i suoi soci giunge in Cassazione. Durante il processo, i contribuenti aderiscono alla definizione agevolata. La Corte Suprema dichiara l'estinzione del giudizio, superando anche un errore materiale nella domanda di una socia, ritenuto riconoscibile e ininfluente. La decisione conferma l'efficacia della definizione agevolata come strumento per chiudere le liti fiscali.
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Giudice del rinvio: limiti e poteri decisionali
La Corte di Cassazione interviene su un caso complesso riguardante la restituzione di somme versate da una società poi cancellata. La pronuncia si concentra sui limiti invalicabili del giudice del rinvio, che non può riesaminare i presupposti di fatto già stabiliti dalla Cassazione. Viene inoltre riaffermato il principio della prevalenza del contratto definitivo su quello preliminare, chiarendo che il primo costituisce l'unica fonte di regolamentazione del rapporto tra le parti.
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