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Art. 115 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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4389 provvedimenti

Altri anni per Art. 115 Codice di Procedura Civile

Indennizzi Covid-19: no al cumulo per agricoli
La Cassazione ha negato a una lavoratrice agricola il cumulo degli indennizzi Covid-19 specifici per il suo settore con quelli previsti per gli altri lavoratori stagionali, affermando che il legislatore ha creato due regimi di tutela distinti e non sovrapponibili.
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Qualifica di consumatore: no al socio garante
La Corte di Cassazione nega la qualifica di consumatore al socio che presta garanzie personali per la propria azienda. La sentenza chiarisce che la presenza di un 'collegamento funzionale', come una quota societaria rilevante o un ruolo amministrativo, esclude l'accesso alle procedure di sovraindebitamento riservate ai consumatori, poiché il debito è legato all'attività imprenditoriale.
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Mansioni superiori: come si contano i dipendenti?
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello che riconosceva il diritto di un dipendente bancario all'inquadramento superiore per mansioni di coordinamento. La sentenza chiarisce che nel calcolo del numero di dipendenti coordinati, necessario per la promozione, devono essere inclusi anche i lavoratori temporaneamente assenti o 'prestati' da altre unità operative. La Corte ha inoltre ribadito gli ampi poteri istruttori del giudice d'appello nel rito del lavoro, che può ammettere nuove prove se indispensabili per la decisione.
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Scientia decoctionis: i limiti della prova in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una curatela fallimentare volto a revocare pagamenti a un fornitore. La questione centrale era la prova della scientia decoctionis, cioè la consapevolezza dello stato di insolvenza da parte del creditore. La Corte ha ribadito che la valutazione degli indizi (notizie di stampa, ritardi nei pagamenti) è di competenza esclusiva dei giudici di merito e non può essere oggetto di un nuovo esame in sede di legittimità, se non in caso di vizi logici gravi o di omesso esame di un fatto decisivo, non riscontrati nel caso di specie.
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Giudicato esterno in materia fiscale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro una società che aveva usufruito dell'agevolazione fiscale 'Tremonti ambiente' tramite dichiarazione integrativa. La decisione si fonda sul principio del giudicato esterno: siccome la spettanza del beneficio per lo stesso investimento era già stata accertata con sentenze definitive per altre annualità, l'Amministrazione non poteva più contestare tale diritto. La Corte ha stabilito che gli elementi fattuali permanenti, una volta decisi in via definitiva, non possono essere riesaminati nei giudizi per periodi d'imposta successivi, garantendo certezza del diritto.
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Lavoro carcerario e prescrizione: la guida completa
La Corte di Cassazione ha stabilito che il rapporto di lavoro carcerario deve essere considerato unitario e continuo, non una serie di contratti separati. Di conseguenza, la prescrizione dei crediti retributivi di un detenuto non inizia alla fine di ogni singolo incarico, ma solo al termine definitivo del rapporto di lavoro. Questa decisione tutela il lavoratore detenuto, riconoscendo il suo stato di soggezione che impedisce interruzioni volontarie del rapporto.
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Improcedibilità del ricorso: l’onere del deposito
Una società di servizi ricorre in Cassazione contro una condanna al pagamento. La Corte Suprema dichiara l'improcedibilità del ricorso perché la società ricorrente ha omesso di depositare la copia autentica della sentenza d'appello notificata, documento essenziale per dimostrare la tempestività dell'impugnazione secondo il termine breve. La decisione sottolinea l'importanza inderogabile degli adempimenti procedurali.
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Giudicato esterno: vittoria su credito d’imposta
Una società energetica si è vista riconoscere un credito d'imposta per un investimento ambientale, nonostante l'opposizione dell'Amministrazione Finanziaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente impositore basandosi sul principio del giudicato esterno. La Corte ha stabilito che precedenti sentenze definitive, favorevoli alla società per altre annualità ma relative allo stesso investimento, erano vincolanti anche per il presente giudizio, garantendo così la coerenza e la certezza del diritto.
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Onere della prova espulsione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cittadina straniera contro un decreto di espulsione. La ricorrente non ha rispettato il principio di autosufficienza, omettendo di allegare i documenti essenziali a dimostrare la propria tesi. La sentenza ribadisce i criteri sull'onere della prova espulsione e la corretta formulazione dei motivi di ricorso.
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Onere della prova nel danno da illecito: il caso
Una proprietaria di un magazzino citava in giudizio il vicino per danni all'impianto fognario a seguito di lavori di ristrutturazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione d'appello che rigettava la domanda per mancato assolvimento dell'onere della prova. La ricorrente non era riuscita a dimostrare né la condotta illecita del vicino né il nesso causale tra questa e i danni lamentati, un principio chiave nel risarcimento per fatto illecito.
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Buoni pasto: quando l’azienda può revocarli?
Un gruppo di lavoratori ha citato in giudizio il nuovo datore di lavoro per aver interrotto l'erogazione dei buoni pasto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i buoni pasto non costituiscono retribuzione, bensì un'agevolazione di carattere assistenziale. Pertanto, non sono protetti dal principio di irriducibilità della retribuzione e l'azienda ha potuto legittimamente recedere dall'accordo aziendale che ne prevedeva la corresponsione.
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Buoni pasto: non sono retribuzione per la Cassazione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha respinto il ricorso di un gruppo di lavoratori contro la decisione del loro datore di lavoro di interrompere l'erogazione dei buoni pasto. La Corte ha ribadito un principio consolidato: i buoni pasto non hanno natura retributiva, ma rappresentano un'agevolazione di carattere assistenziale. Di conseguenza, non sono protetti dal principio di irriducibilità della retribuzione e la loro erogazione può essere interrotta se basata su accordi collettivi da cui il datore può recedere.
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Dichiarazioni di terzi: valore probatorio nel Fisco
Una società di ristorazione contesta un accertamento fiscale basato su un maggior numero di bottiglie di vino consumate rispetto a quelle dichiarate. La Cassazione, confermando la decisione di merito, ha stabilito che le dichiarazioni di terzi (ex dipendenti) prodotte dalla società non costituiscono prova piena, ma solo indizi. In questo caso, sono state ritenute inattendibili e non sufficienti a superare la presunzione dell'Amministrazione finanziaria, perché prive dei requisiti di gravità e precisione.
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Garanzia fideiussoria: la prova del pagamento non serve
Una società assicurativa, che aveva rilasciato una garanzia fideiussoria, ha pagato un istituto di credito a seguito dell'inadempimento della società garantita, poi fallita. La richiesta di ammissione al passivo era stata respinta per mancata prova del pagamento. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, statuendo che per l'ammissione al passivo del garante non è necessaria la prova del pagamento, essendo sufficienti la dimostrazione del rilascio della garanzia e l'inadempimento del debitore principale.
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Impugnazione atti tributari: la Cassazione decide
Un contribuente ottiene in primo e secondo grado l'annullamento di una cartella di pagamento per intervenuta prescrizione. La Corte di Cassazione, tuttavia, ribalta la decisione, stabilendo un principio fondamentale sull'impugnazione atti tributari: la mancata contestazione dell'intimazione di pagamento preclude la possibilità di far valere vizi degli atti precedenti, come la prescrizione. Il credito tributario, di conseguenza, si consolida. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Cumulo giuridico sanzioni: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione interviene su un caso di operazioni oggettivamente inesistenti, rigettando gran parte delle doglianze di una società contribuente. Tuttavia, accoglie il motivo relativo all'applicazione del cumulo giuridico delle sanzioni per violazioni della stessa indole commesse in diversi periodi d'imposta. La Corte chiarisce che il giudice dell'ultimo atto processuale deve ricalcolare la sanzione complessiva, anche se gli accertamenti per le altre annualità sono oggetto di distinti giudizi. La sentenza è cassata con rinvio per la rideterminazione delle sanzioni.
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Onere della prova tributario: chi deve dimostrare?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una contribuente che ha ricevuto un avviso di accertamento per redditi da immobili non dichiarati. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo il principio dell'onere della prova tributario: una volta che l'Agenzia delle Entrate emette un accertamento motivato, spetta al contribuente fornire prove concrete per dimostrare l'infondatezza della pretesa. Il ricorso è stato inoltre dichiarato inammissibile per il principio della "doppia conforme", essendo le sentenze di primo e secondo grado basate sulle stesse ragioni di fatto.
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Onere della prova: chi deve provare i redditi?
Una contribuente impugna un avviso di accertamento per redditi da locazione non dichiarati, sostenendo che l'onere della prova sulla titolarità degli immobili spettasse all'Agenzia delle Entrate. La Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, a fronte di un accertamento motivato, l'onere della prova si sposta sul contribuente, che deve dimostrare l'infondatezza della pretesa. L'appello è stato inoltre dichiarato inammissibile per la regola della 'doppia conforme'.
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Onere della prova: Cassazione su redditi da fabbricati
Una contribuente impugna un avviso di accertamento per redditi da fabbricati non dichiarati, sostenendo che l'onere della prova sulla titolarità degli immobili spettasse all'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che, a fronte di un accertamento motivato, spetta al contribuente dimostrare l'infondatezza della pretesa fiscale. La Corte ha inoltre dichiarato l'inammissibilità del motivo basato sulla regola della "doppia conforme", essendo le decisioni di primo e secondo grado fondate sulle medesime ragioni di fatto.
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Responsabilità extracontrattuale appaltatore: limiti
Un Comune ha citato in giudizio un'impresa costruttrice per gravi difetti in un'opera stradale, basando la richiesta di risarcimento sulla norma generale di responsabilità extracontrattuale (art. 2043 c.c.) per evitare i termini di prescrizione più brevi previsti dalla norma specifica per gli appalti (art. 1669 c.c.). La Corte di Cassazione ha annullato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che, quando sussistono i presupposti per l'applicazione della norma speciale (art. 1669 c.c.), questa è l'unica applicabile. Non è possibile aggirare i termini di prescrizione e decadenza della norma speciale invocando quella generale. La sentenza definisce chiaramente i confini della responsabilità extracontrattuale appaltatore.
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