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Art. 115 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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4389 provvedimenti

Altri anni per Art. 115 Codice di Procedura Civile

Iura novit curia e usura: il giudice deve conoscere i tassi
La Corte di Cassazione ha stabilito che i decreti ministeriali che fissano i tassi soglia anti-usura hanno natura normativa. Di conseguenza, in base al principio iura novit curia, il giudice è tenuto a conoscerli e applicarli d'ufficio, senza che la parte che denuncia l'usura abbia l'onere di produrli in giudizio. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente addossato tale onere probatorio al debitore, rinviando la causa per una nuova valutazione.
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Diritto di usufrutto: quando si estingue per non uso?
Un padre, dopo aver venduto la nuda proprietà di un'azienda agricola e aver trattenuto per sé il diritto di usufrutto, è stato citato in giudizio dalla figlia e dalla società acquirente, che sostenevano l'estinzione del diritto per non uso ventennale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che anche atti di godimento parziali o sporadici, come visitare la proprietà, mantenere la residenza, accedere ai locali o costituire un'ipoteca sul diritto stesso, sono sufficienti a interrompere la prescrizione e a conservare il diritto di usufrutto.
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Nullità vendita bene culturale: la Cassazione decide
Un privato acquista un dipinto di valore storico-artistico, la cui proprietà originaria era di un ente ecclesiastico. La Corte di Cassazione interviene sulla vicenda, stabilendo che la vendita di un bene culturale appartenente a un ente ecclesiastico, se priva della necessaria autorizzazione ministeriale, è affetta da nullità assoluta. Di conseguenza, tutti i successivi passaggi di proprietà sono invalidi e non è possibile invocare l'acquisto per usucapione, poiché non si è mai costituito un possesso legittimo. La proprietà del bene, pertanto, rimane in capo all'ente ecclesiastico.
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Vizi immobile: la riduzione del prezzo è legittima
Un acquirente ha ottenuto una riduzione del prezzo di acquisto di un immobile a causa dell'inutilizzabilità del posto auto pertinenziale, nonostante la vendita fosse stata conclusa "a corpo". La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che i vizi immobile di natura funzionale, che incidono sulla qualità promessa del bene, legittimano l'azione di riduzione del prezzo, prevalendo sulla clausola di vendita "a corpo" che riguarda solo le differenze quantitative.
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Clausola compromissoria: quando è inefficace?
La Corte di Cassazione ha stabilito che una clausola compromissoria, inserita in un contratto concluso su moduli standard, è inefficace se non viene approvata con una sottoscrizione specifica e separata. Una firma cumulativa per un elenco di clausole vessatorie non è sufficiente. Il caso riguardava l'acquisto di un'auto usata difettosa, dove il venditore aveva eccepito l'incompetenza del tribunale ordinario a favore di un arbitrato. La Corte ha accolto il ricorso del consumatore, affermando la competenza del giudice ordinario.
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Simulazione relativa del vitalizio: la Cassazione
La Cassazione conferma la decisione di merito che ha dichiarato la simulazione relativa di un contratto di vitalizio oneroso, riconoscendolo come una donazione dissimulata. La Corte ha valorizzato l'impossibilità dell'obbligato di prestare assistenza, in quanto residente all'estero, come prova della reale volontà delle parti di escludere altri eredi legittimi.
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Onere collaborativo cliente: se non collabori perdi
Una società ricorre in Cassazione contro la decisione che rigettava la sua richiesta di risarcimento nei confronti del precedente avvocato per presunta negligenza professionale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la tardiva costituzione in un giudizio di lavoro e la conseguente decadenza dalla prova testimoniale non erano imputabili al legale, bensì alla stessa società. Quest'ultima, infatti, non aveva adempiuto al proprio onere collaborativo cliente, omettendo di fornire tempestivamente le informazioni necessarie alla difesa nonostante le ripetute sollecitazioni del professionista.
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Compenso geometra: CTP e tariffe professionali
Un geometra impugna la riduzione del suo compenso professionale da parte della Corte di Appello. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che il compenso per un Consulente Tecnico di Parte (CTP) va determinato secondo l'art. 2233 c.c., relativo ai professionisti iscritti ad albi, e non l'art. 2225 c.c. La Suprema Corte ha criticato l'errata applicazione della tariffa professionale, cassando la sentenza e rinviando per una nuova e corretta quantificazione.
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Avvocato comunitario: quando non ha diritto al compenso
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava il compenso a un avvocato comunitario, qualificato come 'abogado' in Spagna, per attività professionale svolta in Italia. La Corte ha stabilito che l'esercizio stabile e continuativo della professione, e non meramente occasionale, richiede l'iscrizione in una sezione speciale dell'albo come 'avvocato stabilito', requisito mancante nel caso di specie. Questo rende la prestazione non remunerabile ai sensi dell'art. 2231 c.c. Inoltre, è stato ribadito che la contestazione del difetto di legittimazione passiva, come la rinuncia all'eredità da parte del convenuto, costituisce una mera difesa e può essere sollevata in qualsiasi fase del giudizio.
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Incapacità a testimoniare: no al dipendente teste?
Un'azienda agricola subisce danni ingenti a causa di un'illegittima interruzione di energia elettrica. La Corte d'Appello nega il risarcimento, ritenendo inammissibili le testimonianze dei dipendenti per presunta incapacità a testimoniare. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, chiarendo che la qualità di dipendente non implica automaticamente l'incapacità a testimoniare, la quale deve essere eccepita dalla controparte e non rilevata d'ufficio. Inoltre, una volta provata l'esistenza del danno, il giudice ha il dovere di quantificarlo, anche in via equitativa, senza potersi pronunciare con un 'non liquet'.
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Licenza scommesse: Cassazione e TULPS su macchine
La Corte di Cassazione ha confermato una sanzione di 45.000 euro a un esercente per aver installato apparecchi da intrattenimento senza l'adeguata licenza scommesse. La sentenza chiarisce che, se in un locale si effettua anche la raccolta di scommesse, la licenza ex art. 86 TULPS non è sufficiente, essendo invece necessaria quella più restrittiva prevista dall'art. 88 TULPS. La Corte ha rigettato i motivi del ricorrente basati sulla presunta buona fede e sulla violazione del diritto europeo, ribadendo la necessità di controlli di polizia più stringenti per tali attività.
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Mansioni superiori: ricorso inammissibile in Cassazione
Un lavoratore ha ottenuto il riconoscimento per lo svolgimento di mansioni superiori e il relativo inquadramento. Il ricorso dell'azienda in Cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ribadito di non poter riesaminare nel merito le prove, confermando la decisione dei giudici di primo e secondo grado e il diritto del lavoratore alla qualifica superiore e alle differenze retributive.
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Qualificazione rapporto di lavoro: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso di una ex dirigente, confermando la decisione di merito sulla qualificazione del rapporto di lavoro. La Corte ha ribadito che la prova della subordinazione, e in particolare dell'eterodirezione, spetta al lavoratore che la rivendica. Nel caso di specie, non essendo stata provata la soggezione al potere direttivo del datore di lavoro per il periodo precedente all'assunzione formale, il rapporto è stato considerato autonomo. La sentenza ha inoltre confermato la condanna della lavoratrice alla restituzione di somme indebitamente percepite.
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Interesse ad agire: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per mancanza di interesse ad agire. Dopo il rigetto definitivo della domanda di usucapione del ricorrente, la Corte ha stabilito che questi non avesse più alcun interesse giuridicamente tutelato a contestare il titolo di proprietà della controparte. La decisione sottolinea come la stabilità della statuizione sulla domanda principale renda irrilevanti e quindi inammissibili le censure relative a questioni secondarie.
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Ricorso inammissibile: la forma che diventa sostanza
Un contribuente si è opposto a un pignoramento avviato dall'Agenzia delle Entrate. L'opposizione è stata respinta nei primi due gradi di giudizio per un vizio procedurale, ovvero la tardiva instaurazione della fase di merito. Il cittadino ha quindi presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché redatto in modo confuso e prolisso, e perché non contestava il vero motivo della decisione precedente (la tardività), ma si concentrava su altre questioni. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato a pagare una sanzione di 5.000 euro per abuso del processo.
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Decorrenza interessi: da quando si calcolano?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale sulla decorrenza interessi. Quando un decreto ingiuntivo viene opposto e il giudice riduce l'importo del debito, gli interessi sulla somma rideterminata non decorrono dalla data dell'opposizione, ma dalla data di pubblicazione della sentenza che accerta il credito nel suo esatto ammontare, rendendolo liquido ed esigibile. Viene così esclusa l'ipotesi di mora 'ex re' derivante dalla semplice contestazione del debito.
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Requisiti ricorso per cassazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso a causa di una carente esposizione dei fatti. Il caso riguardava l'opposizione di una banca all'assegnazione di un immobile a un'erede di un socio di una cooperativa. La Corte ha sottolineato che i requisiti del ricorso per cassazione, in particolare la chiara e completa narrazione della vicenda processuale, sono un presupposto indispensabile per l'esame nel merito, confermando l'importanza del principio di autosufficienza dell'atto.
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Rendita catastale aerogeneratori: la torre è esclusa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31324/2025, ha stabilito un principio fondamentale per la rendita catastale aerogeneratori. La Corte ha accolto il ricorso di una società energetica, chiarendo che la torre eolica non deve essere inclusa nel calcolo della rendita catastale. Secondo i giudici, la torre non è un mero sostegno strutturale, ma una componente attiva e funzionale al processo di produzione di energia, rientrando così tra gli 'impianti' esclusi dalla stima ai sensi della Legge n. 208/2015. Questa decisione annulla la sentenza precedente e rinvia la causa per un nuovo esame.
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Compensazione IMU: la prova documentale prevale
Una società energetica si opponeva a un avviso di accertamento per il mancato pagamento dell'IMU, sostenendo di aver saldato il debito tramite compensazione IMU con un credito IVA. La Commissione Tributaria Regionale respingeva l'appello, applicando erroneamente il principio di non contestazione. La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza, affermando che i documenti, come il modello F24 e gli estratti del cassetto fiscale, costituiscono prova e devono essere esaminati dal giudice, non potendo essere superati dal principio di non contestazione, che riguarda i fatti e non le prove documentali. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Rendita catastale aerogeneratori: la torre è esclusa
Una società operante nel settore eolico ha impugnato degli avvisi di accertamento che includevano il valore delle torri degli aerogeneratori nella determinazione della rendita catastale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso su questo punto specifico, stabilendo che la torre, in quanto componente essenziale e funzionale al processo di produzione di energia, deve essere esclusa dal calcolo della rendita catastale degli aerogeneratori, in applicazione della Legge n. 208/2015. La causa è stata rinviata alla corte di merito per una nuova determinazione della rendita basata su questo principio.
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