Una complessa disputa familiare e patrimoniale vede contrapposti alcuni coeredi e una fondazione religiosa per la proprietà di una chiesa sconsacrata, del relativo piazzale e di una porzione di un edificio. Uno dei coeredi rivendica l'acquisto della proprietà esclusiva di questi immobili tramite l'usucapione, avendo posseduto e gestito i beni in modo pacifico, pubblico e ininterrotto per oltre vent'anni, eseguendo anche lavori di manutenzione a proprie spese. Gli altri coeredi e la fondazione si oppongono, sostenendo la mancanza dei presupposti di legge. La Corte di Cassazione rigetta tutti i ricorsi, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il coerede possessore vince definitivamente la causa, vedendosi riconosciuta la piena proprietà dei beni per usucapione, mentre gli oppositori vengono condannati a pagare le spese legali.
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