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Art. 1140 Codice Civile

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380 provvedimenti

Estinzione del giudizio: la rinuncia in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio in una controversia immobiliare relativa alla proprietà di una terrazza. La decisione segue la rinuncia reciproca al ricorso principale e a quello incidentale da parte di entrambi i contendenti, chiudendo così il procedimento senza una pronuncia nel merito. Il caso evidenzia come l'istituto della rinuncia possa porre fine a lunghe dispute legali.
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Danno da occupazione abusiva: la prova del danno
La Cassazione stabilisce che il danno da occupazione abusiva di un immobile non è presunto ('in re ipsa'). Il proprietario deve dimostrare il pregiudizio economico subito, come la perdita di opportunità di locazione. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva liquidato il danno in automatico, rinviando la causa per una nuova valutazione basata su prove concrete.
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Usucapione muro: la Cassazione chiarisce i requisiti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un proprietario che chiedeva la demolizione di un muro di confine sopraelevato. La Corte ha confermato la decisione di merito che riconosceva l'avvenuta usucapione del muro da parte dei vicini. L'ordinanza chiarisce principi fondamentali: la domanda riconvenzionale di usucapione non richiede la mediazione obbligatoria; l'eventuale abusività edilizia dell'opera non impedisce l'usucapione del relativo diritto; le semplici diffide scritte non sono sufficienti a interrompere il decorso del tempo necessario per usucapire.
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Azione di spoglio: legittimazione dell’acquirente
Con l'ordinanza n. 5077/2025, la Corte di Cassazione chiarisce i requisiti per l'azione di spoglio. Si stabilisce che chi acquista un immobile non può intentare causa per uno spoglio avvenuto prima della vendita, se il venditore aveva già perso il possesso e l'acquirente non ha mai acquisito il controllo di fatto del bene. La sentenza della Corte d'Appello è stata annullata per "motivazione apparente", poiché non ha spiegato adeguatamente le ragioni della legittimazione ad agire dell'acquirente.
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Diritti autodeterminati: usucapione in appello
La Corte di Cassazione chiarisce che i diritti di proprietà sono 'diritti autodeterminati'. Di conseguenza, una parte che ha chiesto l'usucapione ordinaria in primo grado può legittimamente chiedere l'usucapione abbreviata in appello. Questo non costituisce una domanda nuova, inammissibile, ma una mera specificazione della difesa basata su un diverso titolo di acquisto dello stesso diritto. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente dichiarato inammissibile tale richiesta, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Usucapione PA: quando un Comune può usucapire?
Un Comune, dopo aver occupato per decenni un terreno di proprietà dello Stato e avervi costruito una scuola, ha chiesto di esserne dichiarato proprietario per usucapione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo un punto fondamentale sull'usucapione PA: se l'occupazione iniziale avviene sulla base di un atto amministrativo, si configura come mera detenzione e non come possesso. In assenza di un atto formale di 'interversione del possesso', ovvero un'azione che manifesti inequivocabilmente l'intenzione di possedere il bene come proprio contro la volontà del titolare, non possono maturare i termini per l'usucapione. La Corte ha inoltre confermato la condanna del Comune al risarcimento dei danni per l'occupazione illegittima.
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Servitù di passaggio pedonale: no a lastrico solare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due proprietari che chiedevano una servitù di passaggio pedonale sul fondo del vicino per accedere al lastrico solare sovrastante il loro garage. La Corte ha chiarito che il lastrico non costituisce un fondo intercluso, essendo una pertinenza del garage che ha già un accesso diretto alla via pubblica. È stata inoltre respinta la richiesta di usucapione, poiché il possesso non era continuato per il tempo necessario.
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Legittimazione querela: chi può denunciare il furto?
Il caso analizza la legittimazione querela per furto a seguito della riqualificazione del reato. La Corte di Cassazione ha stabilito che non solo il proprietario, ma anche chi detiene il bene e ha con esso una stabile relazione di fatto, come il coniuge dell'amministratore di una società derubata, può validamente sporgere querela. La costituzione di parte civile della società ha inoltre rafforzato la volontà punitiva. La Corte ha rigettato i ricorsi degli imputati confermando la condanna.
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Usucapione: la prova del comodato spetta al proprietario
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni proprietari di un immobile, confermando la sentenza d'appello che ne aveva dichiarato l'avvenuta usucapione da parte di un parente. Il caso verteva sulla natura del potere di fatto esercitato sull'immobile per oltre trent'anni. La Corte ha stabilito che, in base all'art. 1141 c.c., si presume il possesso e spetta a chi lo contesta dimostrare che la relazione con il bene è iniziata come mera detenzione, ad esempio a titolo di comodato. I ricorrenti non sono riusciti a fornire tale prova, rendendo inammissibili i loro motivi di ricorso che miravano a una nuova valutazione dei fatti.
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Querela amministratore: sì dalla Cassazione senza delega
La Corte di Cassazione ha stabilito che la querela dell'amministratore di condominio contro il suo predecessore per appropriazione indebita è pienamente valida anche senza una specifica autorizzazione dell'assemblea. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso di un ex amministratore condannato, chiarendo che la denuncia rientra nei poteri e doveri di gestione e conservazione del patrimonio comune. L'amministratore, in qualità di detentore qualificato dei beni, ha la piena legittimazione ad agire per tutelare gli interessi del condominio.
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Usucapione: impossibile senza possesso esclusivo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due figli che chiedevano l'usucapione di immobili del padre. La domanda è stata respinta perché il possesso non era esclusivo, ma condiviso con altri familiari (compossesso), come provato da una precedente sentenza. La Corte ha confermato la condanna per lite temeraria, sottolineando l'importanza di un possesso ininterrotto ed esclusivo per l'usucapione.
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Prova usucapione: coltivazione non basta, dice la Cassazione
Due fratelli rivendicavano la proprietà di un terreno per usucapione, basandosi sulla coltivazione, la costruzione di una strada e l'inclusione del bene in un atto di divisione. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione favorevole dei giudici di merito, stabilendo che la semplice coltivazione non è una prova di usucapione sufficiente a dimostrare il possesso come proprietari. La Corte ha inoltre censurato la mancata valutazione di una prova decisiva sull'effettiva data di costruzione della strada. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Impossibilità sopravvenuta: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società che aveva smesso di pagare il canone di locazione a seguito del sequestro di un'area adiacente. L'ordinanza chiarisce che l'impossibilità sopravvenuta non si applica alle obbligazioni pecuniarie, in base al principio 'genus numquam perit'. Il conduttore non può unilateralmente sospendere i pagamenti, ma al massimo recedere per giusta causa. Il ricorso è stato respinto anche per la novità delle domande e la mancanza di specificità dei motivi.
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Distanze tra costruzioni e ristrutturazione: le novità
Una società immobiliare demolisce un piccolo fabbricato per costruirne uno più grande, violando, secondo i vicini, le norme sulle distanze tra costruzioni. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20727/2025, accoglie il ricorso della società, chiarendo che le recenti riforme legislative hanno ampliato il concetto di "ristrutturazione edilizia". Ora, anche la demolizione e ricostruzione con aumento di volume e modifica di sagoma può beneficiare del mantenimento delle distanze preesistenti, a patto che l'edificio originario fosse legittimo. La Corte cassa la sentenza d'appello e rinvia la causa per una nuova valutazione alla luce della normativa sopravvenuta.
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Simulazione assoluta: prova e onere del terzo
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che rigettava la domanda di alcuni eredi volta a far dichiarare una simulazione assoluta di un contratto di vendita immobiliare. La sentenza chiarisce che per provare la simulazione assoluta, il terzo deve dimostrare che le parti non volevano alcun effetto dal contratto, in particolare il trasferimento della proprietà. La valutazione degli indizi (come il prezzo basso o i rapporti tra le parti) rientra nel potere discrezionale del giudice di merito e non è sindacabile in Cassazione se non per vizi logici o giuridici.
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IMU immobile occupato: esenzione possibile?
Una società immobiliare ha contestato il pagamento dell'IMU per un edificio abusivamente occupato da terzi per oltre due anni. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso, ha stabilito che l'imposta non è dovuta. La decisione si fonda su una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo imporre l'IMU su un immobile occupato, in quanto la perdita di disponibilità del bene fa venir meno la capacità contributiva del proprietario, presupposto fondamentale di ogni tributo.
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Opposizione di terzo: possesso vs proprietà
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito i limiti dell'opposizione di terzo. Dei soggetti, possessori di un immobile, si sono opposti a una sentenza che riconosceva la proprietà di un bene ad altri per usucapione. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la semplice tutela del possesso ('ius possessionis') non può prevalere su un diritto di proprietà accertato in giudizio ('ius possidendi'). Per avere successo, chi propone l'opposizione di terzo deve dimostrare di essere titolare di un diritto autonomo e incompatibile, come la proprietà acquisita per usucapione, prova che in questo caso non è stata fornita.
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Usucapione beni immobili: prova e animus possidendi
Due eredi, già comproprietari di una minima quota di alcuni immobili, hanno ottenuto dal Tribunale di Torino il riconoscimento della piena proprietà per la restante parte tramite usucapione. L'ordinanza ha accolto la loro domanda basandosi sulle prove testimoniali che hanno confermato il loro possesso esclusivo, pubblico e ininterrotto per oltre vent'anni, iniziato dal loro defunto padre. La decisione sottolinea l'importanza di dimostrare non solo l'utilizzo materiale del bene, ma anche l'intenzione di possederlo come unici proprietari (animus possidendi), anche in assenza di opposizione da parte degli altri intestatari catastali, rimasti contumaci.
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Servitù di passaggio: quando la cortesia non basta
Un avvocato agisce in giudizio per vedersi riconoscere il possesso di una servitù di passaggio su una rampa privata, negata dai nuovi proprietari che hanno cambiato la serratura di un cancello. Il Tribunale di Napoli rigetta la domanda, stabilendo che l'uso del passaggio era basato sulla mera tolleranza e amicizia con il precedente proprietario, non su un possesso effettivo tutelabile ai sensi di legge.
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Occupazione abusiva: condanna al rilascio immobile
Un'ordinanza del Tribunale di Ancona affronta un caso di occupazione abusiva di un immobile di edilizia residenziale pubblica. Un soggetto si era introdotto clandestinamente in un alloggio vuoto, manomettendo anche le utenze. L'ente gestore dell'immobile ha agito in giudizio con un'azione di reintegrazione nel possesso. Il Giudice ha accolto la domanda, ordinando l'immediato rilascio dell'appartamento, riconoscendo che l'occupazione clandestina e contro la volontà del gestore costituisce spoglio e che l'ente gestore è un detentore qualificato legittimato ad agire.
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