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Art. 1140 Codice Civile

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380 provvedimenti

Occupazione abusiva: si paga l’ICI? Novità dalla Corte
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11002/2025, ha rinviato a pubblica udienza un caso relativo al pagamento dell'ICI su un immobile soggetto a occupazione abusiva. La decisione è stata influenzata da una recente sentenza della Corte Costituzionale (n. 60/2024) che ha esentato dal pagamento dell'IMU i proprietari di immobili occupati che abbiano sporto denuncia. La Cassazione dovrà ora valutare se tale principio possa estendersi anche all'ICI, mettendo in discussione l'orientamento precedente che obbligava comunque al pagamento.
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Espromissione: la Cassazione e l’interpretazione
Una parte si opponeva a un'esecuzione forzata, sostenendo che un atto pubblico non costituisse un'assunzione di debito (espromissione), ma una mera promessa. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha respinto il ricorso. Ha stabilito che l'interpretazione del contratto, che qualificava l'atto come espromissione sulla base della volontà complessiva delle parti, era immune da censure, rendendo l'atto un valido titolo per l'esecuzione.
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Detenzione e usucapione: la Cassazione chiarisce
Un soggetto che aveva utilizzato un immobile per oltre vent'anni ha visto respinta la sua domanda di usucapione. La Corte di Cassazione ha confermato che il rapporto era iniziato come mera detenzione, avendo ricevuto il bene con il consenso dei proprietari. Poiché non è stata provata la successiva trasformazione in possesso (interversione), la corte ha escluso il diritto all'usucapione, sottolineando la differenza fondamentale tra detenzione e usucapione.
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IMU leasing risolto: chi paga? La Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10421/2025, ha chiarito la responsabilità ai fini IMU in caso di contratto di leasing risolto con immobile occupato abusivamente. Una società di leasing aveva impugnato un avviso di accertamento IMU per un immobile non restituito dopo la risoluzione del contratto. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che la soggettività passiva del tributo ricade sul proprietario (la società di leasing) e non sull'occupante, a meno che il proprietario non dimostri di aver sporto formale denuncia per l'occupazione abusiva. L'inerzia del proprietario nel tutelare il proprio diritto esclude la possibilità di esenzione dal tributo.
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Soggetto passivo IMU: chi paga dopo il leasing?
Una società di leasing ha contestato un avviso di accertamento IMU relativo a un immobile il cui contratto di leasing era stato risolto, ma che era rimasto occupato da un terzo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per ottenere l'esenzione per occupazione abusiva, il proprietario deve dimostrare di aver agito tempestivamente con una denuncia. La mancata azione legale è stata interpretata come tolleranza, confermando che il proprietario è il soggetto passivo IMU.
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Usucapione e preliminare: quando non basta la consegna
Un soggetto ha cercato di ottenere la proprietà di un immobile per usucapione, sommando al proprio periodo di possesso quello del suo predecessore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che un contratto preliminare di vendita, anche con consegna anticipata del bene, conferisce solo la detenzione e non il possesso. Per l'usucapione è necessario un atto specifico che trasformi la detenzione in possesso (interversio possessionis), che nel caso di specie non è stato provato.
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Prova usucapione: la Cassazione chiarisce i requisiti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi di un imprenditore che rivendicavano la proprietà di un terreno comunale per usucapione. La decisione si fonda sulla mancata prova di un possesso esclusivo e inequivocabile da parte del loro dante causa, poiché l'utilizzo del bene appariva riconducibile anche ad altri familiari e a una società. La sentenza ribadisce che la prova dell'usucapione deve essere rigorosa e che il danno da occupazione senza titolo è risarcibile in quanto intrinseco alla violazione del diritto di proprietà.
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ICI immobile abusivo: paga il proprietario?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza interlocutoria n. 26166/2025, ha sollevato una questione di legittimità costituzionale riguardo al pagamento dell'ICI (Imposta Comunale sugli Immobili) su un immobile abusivo. Il caso riguarda un proprietario di un terreno che si è visto notificare avvisi di accertamento per un fabbricato costruito a sua insaputa dal conduttore. Nonostante il proprietario avesse intrapreso un lungo percorso legale per rientrare in possesso del terreno e demolire l'opera, il principio di accessione lo rendeva formalmente proprietario e quindi soggetto passivo d'imposta. La Corte ha sospeso il giudizio e ha rimesso gli atti alla Corte Costituzionale, dubitando che l'imposizione del tributo in una situazione di spossessamento di fatto e assenza di godimento del bene violi i principi di capacità contributiva, ragionevolezza e tutela della proprietà.
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Società in house: autonomia fiscale e ritenute
La Corte di Cassazione ha confermato che una società in house è un soggetto fiscale autonomo, distinto dall'ente pubblico che la controlla. Di conseguenza, la ritenuta fiscale sugli interessi bancari maturati dalla gestione di fondi pubblici è da considerarsi un acconto (ritenuta d'acconto) e non un'imposta definitiva. La società ha quindi legittimamente detratto tali ritenute dall'IRES dovuta, in quanto titolare del 'possesso del reddito', avendo la piena disponibilità e autonomia nella gestione dei fondi e degli interessi generati.
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Accettazione tacita eredità: il caso della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato che la costituzione in giudizio per difendere la posizione del defunto e il possesso di beni ereditari configurano un'accettazione tacita eredità. Nel caso specifico, un figlio, dopo il decesso della madre durante una causa successoria, ha continuato il processo svolgendo difese riconducibili a lei. Questo comportamento, unito al possesso di immobili ereditari, è stato ritenuto sufficiente a qualificarlo come erede, rendendo inefficace la sua successiva rinuncia all'eredità.
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Interversione del possesso: la prova per l’usucapione
Un soggetto ha richiesto l'usucapione di un immobile occupato per oltre vent'anni grazie alla tolleranza della madre. La sua domanda è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato che, quando la relazione con un bene inizia come mera detenzione, è necessario un atto di 'interversione del possesso' – un'azione inequivocabile contro il proprietario – per iniziare a possedere utilmente ai fini dell'usucapione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Litisconsorzio necessario: causa da rifare
Un uomo, escluso da una causa riguardante un immobile co-intestato con la moglie in regime di comunione legale, ha presentato opposizione. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che la sua partecipazione come litisconsorzio necessario era indispensabile. Di conseguenza, ha annullato la sentenza precedente e ha ordinato che il processo ricominci dal primo grado, coinvolgendo tutte le parti legittime.
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Onere della prova: rivendica e usucapione in Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 14607/2025, chiarisce il rigoroso onere della prova a carico di chi agisce in rivendicazione per recuperare un immobile. La Corte ha stabilito che la produzione di un testamento e di visure catastali non è sufficiente a dimostrare la proprietà, anche quando la controparte si difende eccependo l'usucapione. Tale eccezione non attenua la necessità per l'attore di fornire la cosiddetta "probatio diabolica", ossia la prova di un acquisto a titolo originario. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Procura Speciale Errata: Ricorso Inammissibile
Una controversia immobiliare tra fratelli giunge in Cassazione, ma l'appello viene bloccato da un vizio di forma. La Corte dichiara il ricorso inammissibile perché la procura speciale conferita all'avvocato si riferiva a una sentenza completamente diversa da quella impugnata. La decisione sottolinea come un errore procedurale possa essere fatale, impedendo l'esame nel merito delle questioni sollevate.
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Soggettività passiva IMU: chi paga dopo la risoluzione?
Un Comune ha impugnato una decisione che esentava una società di leasing dal pagamento dell'IMU su un immobile dopo la risoluzione del contratto ma prima della sua restituzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la soggettività passiva IMU ricade sul locatore (la società di leasing) dal momento esatto della risoluzione contrattuale, indipendentemente dalla riconsegna materiale del bene. La decisione si fonda sul principio che l'imposta è legata al vincolo giuridico-contrattuale e non alla mera detenzione fisica.
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Diritto di sepolcro e tutela: la Cassazione decide
Una vedova si è vista negare l'accesso alla cappella di famiglia dove era sepolto il marito. Dopo aver ottenuto ragione in primo e secondo grado, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. L'ordinanza stabilisce che il diritto di visita alla tomba (diritto di sepolcro secondario) ha natura di diritto personale e non di diritto reale. Di conseguenza, non può essere difeso con un'azione possessoria, che è riservata alla tutela dei diritti reali come la proprietà. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza senza rinvio, concludendo che la domanda iniziale non poteva essere proposta.
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Quadro RW: obbligo di dichiarazione anche per il proxy
Una contribuente veniva sanzionata per l'omessa compilazione del Quadro RW, pur non essendo la proprietaria dei fondi esteri ma una mera 'proxy' per il fratello. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo di dichiarazione sussiste per chiunque abbia la disponibilità di fatto dei capitali, a prescindere dalla titolarità, al fine di garantire il monitoraggio fiscale dei flussi transfrontalieri. Di conseguenza, la sentenza di merito che aveva annullato le sanzioni è stata cassata con rinvio.
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Sequestro preventivo profitto: la disponibilità basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che per il sequestro preventivo del profitto di un reato, come la bancarotta fraudolenta, è sufficiente la 'disponibilità' di fatto della somma da parte dell'indagato, senza che rilevi la titolarità formale del bene, che può anche appartenere alla persona offesa. Il caso riguardava un imprenditore che aveva distratto fondi da una società fallita a un'altra a lui riconducibile. Il Tribunale del riesame aveva annullato il sequestro sostenendo che i soldi appartenessero alla società fallita, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando la prevalenza del concetto di controllo effettivo sul bene ai fini della misura cautelare.
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Tutela possessoria: Cassazione sui limiti del ricorso
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso in un caso di tutela possessoria di un sottotetto. La Corte ha ribadito che il suo ruolo è di giudice di legittimità e non può riesaminare nel merito le prove, come la detenzione delle chiavi, già valutate dai giudici di primo e secondo grado. La decisione conferma che il possesso è tutelato sulla base di elementi fattuali e che i motivi di ricorso non possono mirare a una nuova valutazione dei fatti.
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Contratto preliminare: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha stabilito che chi acquista un box auto con un contratto preliminare, pur pagando l'intero prezzo e ricevendone la disponibilità, non ne diventa proprietario per usucapione. La Corte ha chiarito che tale rapporto configura una detenzione e non un possesso utile all'usucapione, a meno di un atto formale di interversione. Inoltre, è stato ribadito che il vincolo di destinazione a parcheggio non rende il bene impignorabile, limitandosi a garantire un diritto reale d'uso agli aventi diritto.
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