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Art. 1140 Codice Civile

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380 provvedimenti

Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
L'ordinanza analizza il caso di eredi che, dopo aver perso in due gradi di giudizio una causa di usucapione contro un Comune per un terreno, presentano ricorso in Cassazione. Successivamente, effettuano una rinuncia al ricorso per mancanza di interesse. La Corte Suprema, prendendo atto della rinuncia, dichiara l'estinzione del giudizio e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese legali a favore del Comune, sottolineando come la condanna segua la rinuncia anche in assenza di accettazione da parte della controparte.
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Riconoscimento del diritto altrui: no all’usucapione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due fratelli che miravano a ottenere per usucapione la comproprietà di un terreno. La decisione si fonda su una scrittura privata in cui i ricorrenti avevano di fatto operato un riconoscimento del diritto altrui, proponendo l'acquisto del bene ai legittimi proprietari. Tale atto, secondo la Corte, interrompe il decorso del tempo necessario per l'usucapione ed esclude in radice l'esistenza dell'"animus possidendi", ovvero l'intenzione di possedere il bene come se si fosse il proprietario. La Corte ha inoltre confermato l'inammissibilità della domanda subordinata di usucapione di una servitù, in quanto proposta tardivamente.
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Usucapione immobile familiare: quando è escluso?
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una donna che chiedeva il riconoscimento dell'usucapione sull'immobile familiare. La richiesta si basava su una promessa di donazione non formalizzata da parte del suocero. I giudici hanno confermato che la convivenza con il marito e altri familiari co-proprietari esclude il requisito del possesso esclusivo, necessario per l'usucapione. Inoltre, è stata dichiarata inammissibile la querela di falso contro i documenti probatori per la sua genericità.
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Servitù per destinazione del padre di famiglia: il caso
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una servitù per destinazione del padre di famiglia, costituita per mantenere un'insegna commerciale sul tetto condominiale. Il caso originava dalla richiesta di risarcimento di un condominio contro una società per l'occupazione del tetto. La Corte ha stabilito che, se l'insegna era visibile e preesistente alla divisione dell'immobile, si è creata una servitù a favore dei locali commerciali della società, escludendo il diritto al risarcimento.
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Servitù per destinazione: volontà e contratto prevalgono
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni proprietari che rivendicavano una servitù per destinazione del padre di famiglia. La Corte ha stabilito che la presenza di un atto notarile che regolava già in modo specifico il diritto di passaggio esclude la possibilità che possa sorgere un'altra servitù basata sulla mera situazione dei luoghi preesistente. La volontà espressa nel contratto prevale sulla presunzione legale.
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Costituto possessorio: vendita e possesso dell’immobile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8315/2025, ha rigettato il ricorso per usucapione di un immobile venduto decenni prima, ma nel quale la famiglia del venditore aveva continuato a risiedere. La Corte ha chiarito che, con la vendita, si realizza un 'costituto possessorio': il possesso passa all'acquirente, mentre il venditore che rimane nell'immobile ne diventa un semplice detentore. La presenza di una clausola di riscatto e gli interventi di manutenzione effettuati dall'acquirente hanno ulteriormente confermato la sua qualità di possessore, rendendo impossibile l'acquisto per usucapione da parte degli occupanti.
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Prescrizione accessione invertita: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si pronuncia sulla prescrizione accessione invertita, stabilendo che l'occupazione di una porzione di fondo altrui con una costruzione costituisce un illecito istantaneo ad effetti permanenti. Di conseguenza, il termine di prescrizione decennale per richiedere l'indennità decorre dal momento in cui l'opera è stata ultimata, e non dall'inizio dell'occupazione. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente qualificato l'illecito come permanente, rinviando la causa per un nuovo esame sulla data di completamento della costruzione.
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Diritto di querela dipendente: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto e porto abusivo di armi. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: il diritto di querela del dipendente di un esercizio commerciale è valido se questi ha una 'detenzione qualificata' della merce, a prescindere da una delega formale del proprietario. Il reato di furto, infatti, tutela non solo la proprietà ma anche il possesso e la detenzione. La Corte ha inoltre respinto le doglianze sulla qualifica del coltello come strumento di lavoro e sulla richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto, data la gravità complessiva della condotta.
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Rapina impropria: quando il reato è consumato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per rapina impropria. La Corte ribadisce un principio fondamentale: per la consumazione di tale reato è sufficiente la semplice sottrazione del bene, non essendo necessario che l'agente ne acquisisca il pieno e autonomo possesso. La successiva violenza o minaccia per assicurarsi l'impunità o il bene stesso perfeziona il delitto nel momento della sottrazione.
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Usucapione comproprietà: uso esclusivo non basta
Un comproprietario costruisce un immobile su un terreno comune per la propria attività esclusiva, chiedendone poi l'usucapione. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che per l'usucapione della comproprietà non è sufficiente il semplice uso esclusivo del bene, ma è necessario un possesso che manifesti in modo inequivocabile l'intenzione di escludere gli altri contitolari dal loro diritto, rendendolo inconciliabile con il proprio.
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Usucapione e preliminare: quando la detenzione basta?
Un promissario acquirente riceveva un appartamento in base a un contratto preliminare e successivamente lo scambiava con un altro soggetto nella stessa situazione. Dopo vent'anni, ha tentato di rivendicare la proprietà per usucapione. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, chiarendo che la consegna anticipata di un immobile tramite un contratto preliminare conferisce solo una detenzione qualificata, non il possesso. Senza un atto formale di 'interversio possessionis', l'usucapione e preliminare non possono coesistere per l'acquisto della proprietà.
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Usucapione prova possesso: la Cassazione decide
Un caso di rivendica di un terreno basato sull'usucapione e la relativa prova del possesso. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. L'appello è stato dichiarato inammissibile per il principio della 'doppia conforme', che impedisce un nuovo esame dei fatti quando due sentenze di merito concordano sulla ricostruzione della vicenda.
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Risarcimento danni utilizzatore leasing: chi paga?
Una società utilizzatrice di un fondo edificatorio in leasing scopre un'occupazione abusiva del sottosuolo da parte del confinante, preesistente al contratto. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2523/2025, affronta il tema del risarcimento danni utilizzatore leasing. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'utilizzatore contro la società di leasing, confermando la decisione d'appello. La motivazione centrale (ratio decidendi) è che il diritto al risarcimento spetta a chi era proprietario al momento del danno, e non si trasferisce automaticamente con il bene. L'utilizzatore non può agire per un danno sorto prima di acquisire la detenzione del bene.
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Tutela del possesso: valutazione delle prove e limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in materia di tutela del possesso, ribadendo che la valutazione delle prove e la qualificazione della situazione di fatto (possesso o detenzione) sono di competenza esclusiva del giudice di merito. Tentare di ottenere una nuova valutazione in Cassazione rende il ricorso inammissibile.
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Presunzione di possesso: basta coltivare un fondo?
Un imprenditore agricolo si è visto negare i contributi comunitari poiché l'ente erogatore ha rilevato una duplice richiesta sugli stessi terreni. L'imprenditore ha agito in giudizio sostenendo il suo diritto basato sulla coltivazione del fondo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la semplice coltivazione non prova il possesso necessario per i contributi, ma configura una mera detenzione. La decisione si è basata anche sulle risultanze di un precedente giudizio penale, superando la presunzione di possesso invocata dal ricorrente.
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Usucapione: la lunga durata esclude la tolleranza
La Corte di Cassazione conferma la decisione della Corte d'Appello che aveva riconosciuto l'acquisto di un terreno per usucapione. La Corte ha stabilito che un rapporto con il bene protratto per quasi trent'anni, unito ad atti di dominio come la locazione a terzi, è incompatibile con una situazione di mera tolleranza da parte del proprietario originario, consolidando così il possesso utile ai fini dell'usucapione.
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Usucapione tra coniugi: impossibile in comunione legale
Un ex marito chiedeva l'usucapione tra coniugi della quota di un immobile, adibito a studio professionale, acquistato in comunione legale. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'usucapione è sospesa tra i coniugi finché dura il vincolo matrimoniale e la comunione legale, per tutelare l'armonia familiare. Solo con la separazione e un atto di interversione del possesso possono iniziare a decorrere i termini.
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Usucapione immobile: quando è solo detenzione?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore che rivendicava l'usucapione di un immobile commerciale da lui stesso venduto anni prima. La Corte ha confermato la decisione d'appello, stabilendo che la sua permanenza sull'immobile non costituiva possesso utile per l'usucapione immobile, ma semplice detenzione a titolo di comodato, mancando la prova dell' 'animus possidendi', ovvero l'intenzione di comportarsi come proprietario.
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Prova usucapione: quando coltivare non basta
Un cittadino ha rivendicato la proprietà di un terreno per usucapione, sostenendo di averlo coltivato e usato per il pascolo per oltre vent'anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che tali attività non sono sufficienti a fornire la prova dell'usucapione. La decisione sottolinea che l'utilizzo del fondo era compatibile con una mera tolleranza del proprietario e che mancava la dimostrazione di un possesso esercitato con l'intenzione di essere il vero proprietario (animus possidendi), come la costruzione di una recinzione per escludere terzi.
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Improcedibilità ricorso: onere deposito sentenza
In una causa di divisione ereditaria, due fratelli avevano ottenuto in primo grado il riconoscimento dell'usucapione su alcuni beni. La Corte d'Appello ha riformato la decisione, negando l'usucapione. I fratelli hanno presentato ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso. La ragione è puramente procedurale: i ricorrenti non hanno depositato la copia della sentenza d'appello con la prova della sua notificazione, un adempimento obbligatorio previsto dall'art. 369 c.p.c. per dimostrare la tempestività dell'impugnazione.
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