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Art. 113 Costituzione

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341 provvedimenti

Giurisdizione giudice amministrativo per danni da appalto
Le Sezioni Unite della Cassazione confermano la giurisdizione del giudice amministrativo a decidere sul risarcimento del danno quando l'esecuzione di una precedente sentenza favorevole in materia di appalti diventa impossibile. Un ente locale aveva contestato tale giurisdizione, sostenendo che spettasse al giudice ordinario. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'azione risarcitoria per mancata ottemperanza rientra pienamente nelle competenze del giudice dell'ottemperanza, in quanto rimedio compensativo previsto dalla legge.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Una società contribuente ha impugnato alcuni estratti di ruolo, lamentando la mancata notifica delle cartelle di pagamento. Inizialmente, la Commissione Tributaria Regionale le ha dato ragione. Tuttavia, l'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, applicando una recente normativa (art. 12, d.P.R. n. 602/1973), ha dichiarato inammissibile l'originario ricorso. La decisione chiarisce che l'impugnazione estratto di ruolo è possibile solo se il contribuente dimostra un pregiudizio specifico e qualificato, come l'esclusione da appalti pubblici, e non per la sola mancata notifica della cartella.
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Mutamento del rito: quando è inammissibile il ricorso
Una conduttrice ricorre in Cassazione lamentando il mancato mutamento del rito da parte del giudice di primo grado in un procedimento di sfratto, sostenendo una violazione del proprio diritto di difesa. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile per diverse ragioni. In primo luogo, l'errore lamentato era di natura revocatoria. In secondo luogo, la nullità non era stata eccepita tempestivamente. Infine, la ricorrente non ha specificato quale concreto pregiudizio avesse subito, ovvero quali difese non avesse potuto esercitare a causa della presunta irregolarità. La decisione sottolinea che le violazioni meramente formali, senza un danno effettivo e provato, non portano alla cassazione della sentenza, in ossequio al principio della ragionevole durata del processo.
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Giurisdizione TSAP: quando si applica alle opere
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6801/2024, ha chiarito i confini della giurisdizione del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche (TSAP). Il caso riguardava l'impugnazione di un progetto di variante stradale, comprensivo di un ponte, da parte di un gruppo di cittadini. La Corte ha stabilito che la giurisdizione TSAP si applica solo alle opere che interferiscono direttamente e immediatamente con il regime delle acque pubbliche, come il ponte, escludendo il resto della viabilità. La sentenza ha quindi confermato la divisione della giurisdizione con il giudice amministrativo (TAR) e ha respinto il ricorso principale, accogliendo parzialmente un ricorso incidentale relativo alle spese legali.
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Impugnazione estratto di ruolo: Cassazione chiarisce
Una contribuente ha impugnato un estratto di ruolo sostenendo di non aver mai ricevuto le cartelle di pagamento. La Corte di Cassazione, applicando la nuova normativa, ha dichiarato il ricorso inammissibile in origine. L'impugnazione dell'estratto di ruolo è ora consentita solo se si dimostra un pregiudizio concreto, come l'esclusione da appalti pubblici.
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Attività extramoenia: recupero automatico delle somme
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6525/2024, ha stabilito che un dipendente pubblico che svolge un'attività extramoenia senza la necessaria autorizzazione preventiva è tenuto alla restituzione integrale delle somme percepite. Questa misura non è una sanzione, ma un atto dovuto con funzione riparatoria per la violazione dell'obbligo di esclusività verso la Pubblica Amministrazione. La Corte ha rigettato il ricorso del dipendente, confermando che l'autorizzazione successiva o l'assenza di un conflitto di interessi non sanano l'irregolarità.
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Impugnazione estratto di ruolo: i limiti dal 2021
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6032/2024, ha ribadito l'inammissibilità dell'impugnazione dell'estratto di ruolo per cartelle di pagamento non notificate, applicando retroattivamente le nuove norme introdotte nel 2021. Il ricorso è consentito solo se il contribuente dimostra un pregiudizio specifico e concreto, come la perdita di un appalto pubblico. In assenza di tale prova, l'azione è inammissibile per carenza di interesse ad agire, ma il contribuente potrà difendersi impugnando il successivo atto della riscossione.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Un contribuente impugnava due estratti di ruolo, lamentando la mancata notifica delle cartelle di pagamento. I giudici di merito dichiaravano il ricorso inammissibile per tardività. La Corte di Cassazione, applicando una nuova legge (jus superveniens), cassa la sentenza e dichiara inammissibile il ricorso originario. La decisione stabilisce che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è possibile solo se il contribuente dimostra di subire un pregiudizio specifico e attuale, requisito non provato nel caso di specie.
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Impugnazione estratto di ruolo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5608/2024, ha rigettato il ricorso di una società che contestava una cartella di pagamento mai notificata, venuta a conoscenza tramite un estratto di ruolo. La Corte ha stabilito che l'impugnazione dell'estratto di ruolo non è ammissibile, in quanto esso è un mero documento informativo. La cartella non notificata può essere impugnata solo se il contribuente dimostra un pregiudizio concreto derivante dall'iscrizione a ruolo, secondo le recenti riforme legislative. Poiché tale prova mancava e la decisione di merito si basava anche su altre motivazioni autonome non validamente contestate, il ricorso è stato respinto.
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Impugnazione estratto di ruolo: la Cassazione decide
Una società ha impugnato una cartella di pagamento sostenendo di averla conosciuta solo tramite un estratto di ruolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è inammissibile. Applicando una nuova normativa con efficacia retroattiva, la Corte ha stabilito che l'estratto di ruolo non è un atto autonomamente impugnabile, salvo la prova di un pregiudizio specifico e diretto. Poiché una delle motivazioni della sentenza di appello è stata confermata, gli altri motivi di ricorso sono stati dichiarati inammissibili per carenza di interesse.
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Impugnabilità estratto ruolo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4995/2024, ha rigettato il ricorso di alcuni contribuenti che avevano impugnato degli estratti di ruolo per contestare cartelle di pagamento mai notificate. La Corte ha applicato la nuova normativa (art. 12, c. 4-bis, d.P.R. 602/1973), che limita l'impugnabilità dell'estratto di ruolo, richiedendo al contribuente di dimostrare un interesse ad agire concreto e attuale, non essendo più sufficiente la mera mancata notifica della cartella. La decisione conferma che questa nuova, più restrittiva, disciplina si applica anche ai giudizi pendenti.
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Diniego autotutela: i limiti del ricorso al giudice
Una società, dopo che una sanzione per lavoro nero era diventata definitiva, ha contestato il successivo diniego di autotutela da parte dell'amministrazione finanziaria. La Corte di Cassazione ha confermato che non è possibile riesaminare il merito di un atto ormai inoppugnabile attraverso l'impugnazione del diniego autotutela. Tuttavia, ha annullato la condanna per lite temeraria, stabilendo che ricorrere contro tale diniego è un diritto legittimo del contribuente e non un atto di per sé sanzionabile.
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Presunzione distribuzione utili: socio e società
Un socio di una S.r.l. si vede imputare un maggior reddito a seguito della presunzione distribuzione utili non dichiarati dalla società. Sebbene l'accertamento verso la società sia divenuto definitivo per mancata impugnazione, il socio contesta la pretesa fiscale, rivendicando il proprio autonomo diritto di difesa. I giudici di merito hanno respinto le sue ragioni. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, non decide nel merito ma, ritenendo la questione di particolare importanza, rinvia la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Impugnazione motivi aggiunti: genericità e tardività
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha rigettato il ricorso di alcuni cittadini contro la realizzazione di un parcheggio in riva al lago. L'ordinanza chiarisce i requisiti di ammissibilità per l'impugnazione con motivi aggiunti, sanzionando la genericità e la tardività delle censure. La Corte ha stabilito che i nuovi motivi devono confrontarsi specificamente con i provvedimenti successivi, non potendosi limitare a riproporre le argomentazioni iniziali. La decisione conferma che gli atti amministrativi non tempestivamente e specificamente impugnati si consolidano, rendendo vane le contestazioni successive.
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Autotutela tributaria: no a rimborso su atto definitivo
Un contribuente chiedeva il rimborso dell'ICI per un'agevolazione agricola, ottenendolo nei primi due gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha però accolto il ricorso del Comune, stabilendo un principio fondamentale: non si può chiedere in giudizio un rimborso quando l'originario avviso di accertamento non è stato impugnato ed è diventato definitivo. La Corte ha chiarito i limiti dell'autotutela tributaria, specificando che si tratta di un potere discrezionale dell'amministrazione e non di un diritto del contribuente per sanare la propria inerzia processuale.
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Eccesso di potere: Cassazione definisce i limiti
Un ex dirigente pubblico, condannato per colpa grave dalla Corte dei Conti a una responsabilità sussidiaria, ha fatto ricorso in Cassazione lamentando un eccesso di potere giurisdizionale. Sosteneva che tale forma di responsabilità non fosse prevista dalla legge. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'interpretazione di una norma, anche se creativa o potenzialmente errata, rientra nell'esercizio della funzione del giudice e non costituisce un eccesso di potere. Quest'ultimo si configura solo quando il giudice invade sfere riservate al legislatore o ad altre giurisdizioni, non quando commette un errore di giudizio.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è ammissibile?
Un contribuente impugnava un estratto di ruolo e alcune cartelle di pagamento per vizi di notifica. Sebbene i giudici di merito gli avessero dato ragione, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso originario inammissibile. La Corte ha stabilito che l'impugnazione estratto di ruolo è consentita solo se il contribuente dimostra un pregiudizio concreto e attuale derivante dall'iscrizione a ruolo, come l'impossibilità di partecipare a gare d'appalto. In assenza di tale prova, l'azione non può essere accolta.
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Trattenimento dello straniero: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del trattenimento di uno straniero in un centro di permanenza per il rimpatrio. La decisione si basa sulla mancanza di documenti di identità, considerata un fattore che integra il 'rischio di fuga' e impedisce l'applicazione di misure alternative meno restrittive. La Corte ha inoltre chiarito che il procedimento amministrativo di espulsione è autonomo e non è vincolato da eventuali misure cautelari meno afflittive disposte in un separato procedimento penale a carico dello stesso soggetto. L'appello del cittadino straniero è stato quindi respinto.
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Presunzione distribuzione utili: socio e società fallita
La Corte di Cassazione esamina due ricorsi collegati contro avvisi di accertamento. Il primo, di una socia unica, si basa sulla presunzione di distribuzione utili di una società a ristretta base; il secondo, del fallimento della stessa società, contesta il metodo di accertamento induttivo. La Corte dichiara estinto il giudizio della socia per adesione a definizione agevolata e rigetta il ricorso del fallimento, confermando che l'onere di provare l'inattendibilità della percentuale di ricarico usata dall'Agenzia delle Entrate spetta al contribuente.
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Presunzione distribuzione utili: quando scatta?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità della presunzione di distribuzione utili ai soci per i maggiori redditi accertati in capo a una società a ristretta base sociale. In questa ordinanza, si chiarisce che spetta ai soci fornire la prova contraria che gli utili non siano stati distribuiti, ma, ad esempio, reinvestiti o accantonati. La Corte ha rigettato il ricorso dei contribuenti, validando l'operato dell'Agenzia delle Entrate e ribadendo un principio consolidato in materia fiscale.
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