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Art. 113 Costituzione

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341 provvedimenti

Decadenza permesso di costruire: demolizione per analogia
La Corte di Cassazione, Sezioni Unite, ha stabilito l'inammissibilità del ricorso contro una decisione del Consiglio di Stato che confermava l'ordine di demolizione di un immobile. Il caso riguarda la decadenza del permesso di costruire, originariamente concesso a un imprenditore agricolo a condizione del mantenimento della destinazione d'uso. Venuta meno tale condizione, il Comune ha ordinato la demolizione. La Corte ha chiarito che l'applicazione analogica, da parte del giudice amministrativo, delle sanzioni previste per l'annullamento del titolo edilizio (art. 38 D.P.R. 380/2001) alla diversa ipotesi di decadenza del permesso di costruire non costituisce un eccesso di potere giurisdizionale, ma rientra nell'attività interpretativa, non sindacabile in sede di legittimità per motivi di giurisdizione.
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Eccesso di potere giurisdizionale: limiti e Cassazione
Un professore, condannato dalla Corte dei Conti per attività esterne non autorizzate, ha fatto ricorso in Cassazione lamentando un eccesso di potere giurisdizionale. Sosteneva che i giudici contabili avessero ignorato una nuova legge interpretativa a lui favorevole. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'errata o mancata applicazione di una legge costituisce un errore di giudizio e non un eccesso di potere, vizio che non rientra nella sua giurisdizione sulle decisioni della Corte dei Conti.
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Cessione di quote sociali: no riqualificazione fiscale
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che la cessione di quote sociali, anche se riguarda l'intero capitale di una società, non può essere riqualificata dall'Agenzia delle Entrate come una cessione d'azienda ai fini dell'imposta di registro. La Corte ha ribadito il principio della "imposta d'atto", secondo cui la tassazione deve basarsi esclusivamente sulla natura giuridica dell'atto presentato per la registrazione, senza considerare elementi esterni o l'effetto economico complessivo dell'operazione. Questa decisione offre maggiore certezza giuridica agli operatori economici.
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Cessione di quote: no riqualificazione in cessione d’azienda
Con la sentenza n. 18660/2024, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che una cessione di quote totalitaria di una società non può essere riqualificata in una cessione d'azienda ai fini dell'imposta di registro. La Corte ha ribadito il principio secondo cui l'imposta di registro è un'"imposta d'atto", la cui applicazione deve basarsi esclusivamente sulla natura giuridica e sugli effetti dell'atto presentato per la registrazione, senza considerare elementi extratestuali o l'operazione economica complessiva. Pertanto, la vendita di partecipazioni societarie resta tale anche se la società target possiede come unico asset un'azienda.
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Impugnazione estratto di ruolo: la Cassazione chiarisce
Un contribuente ha contestato un estratto di ruolo sostenendo di non aver mai ricevuto le cartelle di pagamento. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18001/2024, ha dichiarato il ricorso originario inammissibile. La decisione si fonda su una nuova legge (ius superveniens) che limita l'impugnazione estratto di ruolo a specifici casi di pregiudizio, non dimostrati nel caso di specie. La Corte ha inoltre escluso la formazione di un giudicato implicito sulla questione dell'ammissibilità.
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Impugnazione estratto di ruolo: inammissibile!
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17989/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente basato su un estratto di ruolo. Applicando una nuova legge (ius superveniens) ai processi in corso, la Corte ha stabilito che l'impugnazione estratto di ruolo è vietata, salvo casi eccezionali di grave pregiudizio. È stato inoltre escluso che sulla questione dell'ammissibilità potesse formarsi un giudicato interno implicito, poiché l'interesse ad agire è un requisito che deve sussistere fino alla decisione finale.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Un contribuente ha impugnato un estratto di ruolo contestando sia la prescrizione di alcuni crediti sia la mancata notifica delle cartelle esattoriali per altri. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17751/2024, ha rigettato il ricorso. Applicando una recente normativa (art. 3-bis D.L. 146/2021), ha stabilito che l'impugnazione dell'estratto di ruolo non è ammissibile solo sulla base della presunta omessa notifica della cartella. Il contribuente deve invece dimostrare un pregiudizio concreto e attuale, come l'impossibilità di partecipare ad appalti pubblici, per avere interesse ad agire. In assenza di tale prova, l'azione è inammissibile.
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Impugnabilità estratto di ruolo: la Cassazione decide
Un'associazione sportiva ha impugnato un estratto di ruolo relativo a un avviso di accertamento non notificato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, applicando la nuova normativa che limita l'impugnabilità dell'estratto di ruolo. La Corte ha chiarito che l'azione è consentita solo se il contribuente dimostra un pregiudizio specifico e concreto, come l'esclusione da appalti pubblici, requisito non provato nel caso di specie.
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Giurisdizione giudice ordinario per extra budget
Una struttura sanitaria privata ha richiesto il pagamento per prestazioni erogate oltre il tetto di spesa concordato con l'ente sanitario pubblico. I tribunali di merito avevano negato la propria competenza, ritenendola del giudice amministrativo. La Corte di Cassazione ha invece affermato la giurisdizione del giudice ordinario, chiarendo che quando la richiesta è di natura puramente patrimoniale (pagamento di un corrispettivo) e non contesta la validità degli atti amministrativi che fissano il budget, la competenza è del giudice civile.
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Giurisdizione Pubblico Impiego: Unico Giudice per Diritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16936/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla giurisdizione nel pubblico impiego. In caso di inadempimento continuo del datore di lavoro pubblico, che si estende a cavallo della data spartiacque del 30 giugno 1998, la competenza spetta interamente al giudice ordinario. Questa decisione mira a evitare la frammentazione del giudizio tra giurisdizione ordinaria e amministrativa, garantendo una tutela unitaria al lavoratore. Nel caso specifico, pur accogliendo il motivo sulla giurisdizione, la Corte ha respinto nel merito la richiesta di un'indennità di rischio per mancanza di una valida contrattazione decentrata.
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Atti gestione processo: quando il giudice è insindacabile
Un gruppo di cittadini impugna il rinvio di una importante udienza, considerandolo un atto amministrativo lesivo del proprio diritto. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito che gli atti gestione processo sono espressione della funzione giurisdizionale e non amministrativa. Pertanto, non possono essere sindacati dal giudice amministrativo, confermando il difetto assoluto di giurisdizione. I rimedi per contestare tali decisioni vanno cercati all'interno dello stesso processo civile.
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Socio accomandante redditi: responsabilità e sanzioni
La Cassazione chiarisce la posizione del socio accomandante per i redditi della società. Anche se non coinvolto nella gestione e in presenza di illeciti altrui, il reddito viene imputato per trasparenza. La colpa per le sanzioni deriva dal mancato controllo, non dalla gestione.
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Socio accomandante e reati: redditi e sanzioni
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16242/2024, ha stabilito che un socio accomandante è tenuto a pagare le imposte sui redditi derivanti da attività illecite commesse dall'amministratore, anche se non coinvolto nel reato. In base al principio di trasparenza fiscale, il reddito della società è imputato a tutti i soci. La Corte ha inoltre chiarito che l'assoluzione penale non esime il socio accomandante dalle sanzioni fiscali, la cui colpa risiede nel mancato esercizio del potere di controllo sui bilanci societari.
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Contratto di solidarietà: quando è valido nel P.I.?
Un'amministrazione comunale, a fronte di difficoltà finanziarie, ha ridotto unilateralmente l'orario di lavoro dei propri dipendenti, stipulando in un secondo momento un contratto di solidarietà. La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittima la procedura, stabilendo che l'eccedenza di personale deve essere individuata in specifiche posizioni lavorative e non in un generico monte ore. Inoltre, ha chiarito che il contratto di solidarietà non può sanare retroattivamente l'illegittimità della precedente riduzione unilaterale, potendo disporre solo per il futuro. La sentenza del giudice d'appello è stata quindi annullata con rinvio.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è ammessa?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che contestava un debito tributario tramite l'impugnazione di un estratto di ruolo. La Corte ha ribadito che l'impugnazione estratto di ruolo è inammissibile se il contribuente non dimostra di subire un pregiudizio concreto e attuale, come l'esclusione da appalti pubblici. La semplice mancata notifica della cartella di pagamento non è sufficiente a giustificare l'azione.
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Patteggiamento in appello: rinuncia e nullità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver concluso un accordo per il patteggiamento in appello, contestava il mancato esame da parte del giudice di questioni di nullità e inutilizzabilità delle prove. La Suprema Corte ribadisce che l'accordo sulla pena implica la rinuncia agli altri motivi di impugnazione, limitando la cognizione del giudice ai soli termini dell'accordo stesso.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è ammissibile?
Una società agricola ha impugnato un estratto di ruolo sostenendo di non aver mai ricevuto la relativa cartella di pagamento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 15512/2024, ha dichiarato il ricorso originario inammissibile. La Corte ha chiarito che l'impugnazione estratto di ruolo è consentita solo se il contribuente dimostra un concreto e attuale 'interesse ad agire', come un pregiudizio derivante da un'azione esecutiva. In questo caso, tale interesse non è stato provato nei tempi e modi corretti.
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Impugnazione estratto di ruolo: Cassazione chiarisce
Un contribuente ha contestato un debito fiscale di cui è venuto a conoscenza solo tramite un estratto di ruolo, sostenendo di non aver mai ricevuto la relativa cartella di pagamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso originario inammissibile. La motivazione si basa sulla recente normativa che limita l'impugnazione estratto di ruolo solo ai casi in cui il contribuente dimostri un pregiudizio grave e specifico, come l'esclusione da appalti pubblici, cosa non avvenuta nel caso di specie. La decisione è in linea con gli orientamenti delle Sezioni Unite e della Corte Costituzionale.
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Decadenza pensione: limiti e applicabilità dei ratei
Una cittadina si è vista negare la pensione indiretta con contributi esteri per superamento del termine triennale. La Cassazione ha chiarito che la decadenza pensione non estingue il diritto alla prestazione in sé, ma solo i ratei maturati oltre il triennio precedente l'azione giudiziaria, cassando la decisione precedente e rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è ammissibile?
Una società ha impugnato un estratto di ruolo sostenendo di non aver mai ricevuto la relativa cartella di pagamento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15307/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda sulla recente normativa che limita l'impugnazione dell'estratto di ruolo ai soli casi in cui il contribuente dimostri un pregiudizio concreto e attuale (es. esclusione da appalti), requisito non provato nel caso di specie. La sentenza conferma quindi che non basta affermare la mancata notifica per poter agire in giudizio.
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