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Art. 113 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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610 provvedimenti

Altri anni per Art. 113 Codice di Procedura Civile

Vendita a corpo: i dati catastali prevalgono?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che in una vendita a corpo, qualora l'immobile sia stato chiaramente identificato nel contratto attraverso i suoi dati catastali, l'acquirente non può richiedere una riduzione del prezzo per una discrepanza tra la superficie indicata e quella reale. La volontà delle parti, cristallizzata nei riferimenti catastali, assume un ruolo fondamentale e prevale sulla misurazione fisica, rendendo inapplicabile la disciplina sulla riduzione del prezzo per misura inferiore.
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Responsabilità extracontrattuale appalto: quando agire
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32935/2024, si è pronunciata sul tema della responsabilità extracontrattuale nell'appalto. Il caso riguardava il proprietario di un'imbarcazione che aveva citato in giudizio il cantiere navale per lavori non eseguiti a regola d'arte, commissionati tramite una società di gestione. La Corte ha stabilito che la pretesa del proprietario, volta a ottenere i costi per il corretto completamento delle opere, ha natura contrattuale e non può essere fatta valere contro l'appaltatore, con cui non esiste un rapporto diretto. L'azione corretta sarebbe stata quella contrattuale nei confronti della società di gestione. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto, chiarendo i confini tra azione contrattuale e azione aquiliana in catene di contratti.
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Imposta di registro compravendita: chi paga?
La Corte di Cassazione chiarisce che, in una compravendita immobiliare, la clausola che accolla tutte le spese all'acquirente include anche la maggiore imposta di registro compravendita dovuta dopo un accertamento fiscale. Sebbene venditore e acquirente siano solidalmente responsabili verso il Fisco, nei loro rapporti interni prevale l'accordo contrattuale. Pertanto, il venditore che ha pagato la differenza d'imposta ha diritto di regresso verso l'acquirente.
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Errore revocatorio Cassazione: guida al ricorso
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rimesso a pubblica udienza un ricorso per revocazione. I ricorrenti sostengono un errore revocatorio da parte della Corte stessa, che avrebbe erroneamente applicato la regola della "doppia conforme", dichiarando inammissibili i motivi di ricorso. La questione, ritenuta di particolare rilevanza, necessita di una trattazione approfondita.
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Azienda speciale ente pubblico economico: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32798/2024, ha stabilito che un'azienda speciale regionale, configurata dalla legge istitutiva come ente pubblico economico, è soggetta alle norme del diritto privato del lavoro. Di conseguenza, un contratto di somministrazione di lavoro illegittimo può essere convertito in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con l'azienda utilizzatrice. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, che sosteneva la propria natura di ente pubblico non economico per evitare la conversione del contratto, sottolineando come l'operatività secondo criteri di economicità e la finalità imprenditoriale siano decisive per la sua qualificazione.
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Azienda speciale ente pubblico economico: la Cassazione
Un lavoratore ha agito in giudizio contro un'azienda speciale regionale per ottenere il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, a seguito di una serie di contratti di somministrazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, stabilendo che l'azienda in questione ha natura di azienda speciale ente pubblico economico. Di conseguenza, non si applica il divieto di conversione del rapporto, tipico delle pubbliche amministrazioni, e il lavoratore ha diritto alla costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
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Actio negatoria servitutis: prova della proprietà
Un proprietario ha citato in giudizio il vicino per aver costruito in violazione delle distanze legali. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi inferiori, respingendo il ricorso del costruttore. La sentenza chiarisce un punto fondamentale sull'actio negatoria servitutis: per esercitarla non è richiesta la prova rigorosa della proprietà (probatio diabolica), ma è sufficiente dimostrare il possesso in base a un titolo valido. Anche la domanda di usucapione della servitù è stata rigettata per insufficienza di prove.
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Actio negatoria servitutis: prova e qualificazione
Un proprietario agisce per far accertare la sua proprietà esclusiva su un viottolo e rimuovere opere altrui. La Cassazione, confermando le decisioni di merito, qualifica la domanda come rivendicazione e non come actio negatoria servitutis, rigettando il ricorso per mancato assolvimento del gravoso onere probatorio sulla proprietà.
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Indebito arricchimento: la prova dell’incarico P.A.
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32662/2024, si è pronunciata sul tema dell'indebito arricchimento nei confronti della Pubblica Amministrazione. Il caso riguarda due professionisti che avevano richiesto un compenso per un'attività di progettazione svolta senza un contratto formale. La Corte ha confermato la decisione di merito, riconoscendo l'indennizzo solo per la parte di attività per cui era provato un vantaggio diretto per l'ente. Per la restante attività, svolta su incarico di una società terza, la domanda è stata respinta, sottolineando l'importanza cruciale della prova del conferimento diretto dell'incarico per poter agire per indebito arricchimento.
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Privilegio contributi TFR: no alla prelazione per l’ente
La Corte di Cassazione ha stabilito che i crediti di un ente di previdenza per omessi versamenti di contributi al fondo TFR da parte di un'azienda fallita non godono del privilegio previsto per le retribuzioni dei lavoratori. La Corte ha chiarito che il privilegio spetta solo ai crediti retributivi e alle somme pagate direttamente al lavoratore, non ai contributi dovuti all'ente gestore, che restano crediti chirografari. La decisione si basa su un'interpretazione restrittiva delle norme sui privilegi, che non possono essere applicate per analogia.
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Liquidazione spese legali: Cassazione e minimi inderogabili
Una cittadina ricorre in Cassazione contestando la liquidazione delle spese legali, ritenuta inferiore ai minimi tariffari. La Corte accoglie il ricorso, affermando che la liquidazione spese legali deve rispettare i parametri ministeriali vigenti al momento della decisione, anche se successivi a quelli del giudizio di primo grado. La Corte cassa la decisione e riliquida le spese applicando le tariffe più recenti.
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Contratto a viaggio nullo: sì alla conversione
La Corte di Cassazione conferma la conversione di un contratto a viaggio in un contratto a tempo indeterminato a causa della mancata specificazione dei viaggi. La sentenza chiarisce che l'azione per far valere la nullità del contratto è imprescrittibile e non soggetta al termine biennale previsto dal Codice della Navigazione. Viene inoltre ribadita l'inammissibilità dell'eccezione di decadenza sollevata per la prima volta in appello.
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Giurisdizione giudice ordinario: la Cassazione decide
Un dipendente pubblico contesta la riorganizzazione del suo ufficio e la revoca di un incarico. La Corte di Cassazione conferma la giurisdizione del giudice ordinario su tutte le domande, anche se connesse ad atti amministrativi. Tuttavia, cassa la decisione della Corte d'Appello per aver erroneamente rimesso l'intera causa al primo giudice, specificando che la rimessione doveva limitarsi alla sola domanda su cui era stato dichiarato il difetto di giurisdizione.
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Ripetizione indebito pubblico impiego: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla ripetizione indebito pubblico impiego, confermando il diritto/dovere di un ente pubblico di recuperare emolumenti accessori erroneamente corrisposti ai propri dipendenti. L'ordinanza chiarisce che la buona fede del lavoratore non impedisce la restituzione delle somme, sebbene le modalità di recupero debbano essere eque e rispettose della situazione del debitore. Il ricorso dei lavoratori è stato dichiarato inammissibile per motivi procedurali e di merito, ribadendo che l'onere di provare il diritto a trattenere le somme grava sul dipendente.
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Recupero indebito PA: sì alla trattenuta in busta paga
La Corte di Cassazione ha stabilito che una Pubblica Amministrazione può procedere al recupero indebito di somme erogate ai dipendenti direttamente tramite trattenuta in busta paga. Il caso riguardava un Comune che aveva recuperato un premio accessorio pagato a degli agenti di polizia locale, dopo aver accertato la violazione dei vincoli finanziari. La Suprema Corte ha chiarito che le procedure speciali di riassorbimento dei fondi, previste da norme come l'art. 4 del d.l. 16/2014, si aggiungono e non sostituiscono il diritto generale dell'ente di ripetere le somme non dovute (art. 2033 c.c.) direttamente dal lavoratore. Pertanto, il recupero indebito PA tramite azione diretta è legittimo.
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Annullamento ruoli esattoriali: il silenzio dell’ente
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento dei ruoli esattoriali a carico di una società, a seguito del silenzio dell'ente creditore protrattosi per oltre 220 giorni dall'istanza del contribuente. La sentenza chiarisce che l'Agente della Riscossione non può valutare il merito dell'istanza, ma deve solo trasmetterla, e che la mancata risposta comporta per legge la cancellazione del debito, a tutela del cittadino.
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Inammissibilità dell’appello: la Cassazione chiarisce
Una federazione sportiva ha citato in giudizio un'amministrazione comunale per il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata delocalizzazione di un impianto sportivo. Dopo la sconfitta in primo grado, la Corte d'Appello ha respinto il gravame con una motivazione contraddittoria, dichiarando prima l'inammissibilità dell'appello per aspecificità e poi esaminando il merito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della federazione, cassando la sentenza d'appello. La Suprema Corte ha chiarito che se un giudice dichiara l'inammissibilità, le eventuali argomentazioni sul merito sono irrilevanti ('ad abundantiam') e non devono essere impugnate. Ha inoltre riscontrato che la Corte d'Appello aveva errato nel dichiarare l'inammissibilità, in quanto il motivo di gravame era sufficientemente specifico. Di conseguenza, ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Ricorso improcedibile: cosa succede se non notifichi?
L'appello di un creditore contro un provvedimento fallimentare è stato dichiarato un ricorso improcedibile dalla Corte di Cassazione. La causa è stata la mancata notifica dell'atto alla controparte. La Corte ha ribadito che l'onere di provare la tempestiva notifica spetta a chi impugna, e il suo mancato assolvimento rende l'appello inammissibile, con conseguente condanna al pagamento di un ulteriore contributo unificato.
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Copertura finanziaria: i limiti del giudice d’appello
Una dipendente pubblica si vede negare una promozione ottenuta tramite selezione. La Corte d'Appello dichiara nulla la procedura per mancanza di copertura finanziaria, basandosi su documenti prodotti solo in secondo grado. La Cassazione annulla la decisione, chiarendo che, sebbene la mancanza di copertura finanziaria sia causa di nullità rilevabile d'ufficio, il giudice deve fondare la sua decisione solo su prove tempestivamente e ritualmente acquisite nel processo, rispettando le preclusioni processuali.
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Copertura finanziaria: nullità atti P.A. sempre rilevabile
Una dipendente pubblica ottiene una progressione di carriera, ma l'ente locale non la formalizza. In appello, il Comune eccepisce per la prima volta la nullità della procedura per mancanza di copertura finanziaria. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31517/2024, ha stabilito che tale nullità è talmente grave da poter essere rilevata d'ufficio dal giudice in ogni stato e grado del processo, purché i fatti a supporto siano già agli atti. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello che si era rifiutata di esaminare l'eccezione.
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