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Art. 111 Costituzione — Anno 2024

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4290 provvedimenti

Altri anni per Art. 111 Costituzione

Accertamento bancario: no 60 giorni per avvisi
Una contribuente ha impugnato tre avvisi di accertamento IRPEF basati su versamenti bancari non giustificati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il termine dilatorio di 60 giorni, previsto dallo Statuto del Contribuente, non si applica all'accertamento bancario 'a tavolino', ovvero condotto senza accesso fisico presso la sede del contribuente. Inoltre, la Corte ha ribadito che spetta al contribuente fornire una prova analitica e credibile per superare la presunzione legale che tali versamenti costituiscano reddito imponibile.
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Estinzione del giudizio per definizione agevolata
Una società, in lite con l'Agenzia delle Entrate per avvisi di accertamento, ha aderito alla definizione agevolata dei carichi erariali durante il processo in Cassazione. L'Amministrazione finanziaria ha quindi chiesto di chiudere il caso. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, dichiarando l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere e compensando le spese legali tra le parti.
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Inammissibilità ricorso cassazione: le nuove regole
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso in materia di stupefacenti. La decisione si fonda su due pilastri: la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale delle nuove norme procedurali per l'impugnazione e il divieto per la Corte di riesaminare i fatti del processo. Questo caso ribadisce i limiti del giudizio di legittimità e le conseguenze della proposizione di un'impugnazione con motivi non consentiti, portando a una condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Confisca riciclaggio: cosa comprende secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32176/2024, ha respinto il ricorso di un imputato condannato per riciclaggio che chiedeva di limitare la confisca per equivalente al suo solo compenso. La Corte ha stabilito che la confisca riciclaggio, ai sensi dell'art. 648-quater c.p., si estende al valore totale delle somme riciclate, comprendendo non solo il 'prezzo' del reato, ma anche il 'prodotto' e il 'profitto', in linea con la volontà del legislatore di colpire l'intero fenomeno criminale.
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Modifica imputazione penale e querela: il PM decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Pubblico Ministero può legittimamente procedere alla modifica dell'imputazione penale, aggiungendo una circostanza aggravante che rende il reato perseguibile d'ufficio, anche dopo la scadenza del termine per la presentazione della querela introdotto dalla Riforma Cartabia. Nel caso di furto di energia elettrica, la Corte ha ritenuto che l'aggravante del bene destinato a pubblico servizio fosse già implicita nei fatti contestati, rendendo superflua la querela e legittimando l'azione del PM. La sentenza di improcedibilità del Tribunale è stata quindi annullata con rinvio.
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Ne bis in idem: non basta la stessa condotta
La Corte di Cassazione ha stabilito che non sussiste violazione del principio del ne bis in idem se, pur in presenza della medesima condotta illecita, gli eventi dannosi prodotti sono diversi. Nel caso di specie, l'amministratore di una cooperativa, che aveva omesso di versare i contributi per le quote latte, è stato condannato per bancarotta impropria, nonostante un precedente procedimento per truffa per gli stessi fatti. La Corte ha ritenuto che il danno all'ente pubblico (truffa) e il dissesto della società (bancarotta), causato anche dalle sanzioni, costituiscono eventi diversi e distinti, legittimando così il secondo processo.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è inammissibile
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro un estratto di ruolo. La decisione si fonda sulla mancanza di interesse ad agire, poiché l'impugnazione dell'estratto di ruolo è consentita solo in specifici casi previsti dalla legge, non riscontrati nella fattispecie. La Corte ha ribadito che il contribuente deve attendere la notifica di un atto esecutivo, come la cartella di pagamento, per poter contestare la pretesa fiscale.
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Giudizio di rinvio: vincoli del giudice e decisum
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza emessa in sede di rinvio, ribadendo i limiti stringenti del giudice in questa fase. L'ordinanza chiarisce che il giudice del rinvio deve attenersi scrupolosamente al principio di diritto (decisum) fissato dalla Suprema Corte, senza poter riesaminare questioni già definite. Nel caso specifico, relativo a dazi doganali, il giudice di merito aveva ignorato il compito di verificare la decadenza dell'azione accertativa, concentrandosi erroneamente sul tema dell'abuso del diritto, già risolto in Cassazione. La Corte ha inoltre ritenuto legittimo il diniego di udienza pubblica durante l'emergenza Covid-19 per ragioni organizzative.
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Perdita di chance: l’azienda risponde sempre?
Un candidato, escluso da un corso di formazione per un erroneo giudizio di inidoneità fisica poi annullato in appello, ottiene il risarcimento per perdita di chance. La Cassazione conferma che l'azienda organizzatrice è responsabile dell'intero processo selettivo, anche per gli errori di terzi, e la sua colpa sussiste nel non aver atteso l'esito del ricorso del candidato.
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Esenzione imposta ipotecaria: l’Agenzia è Stato?
Una società immobiliare ha richiesto il rimborso dell'imposta ipotecaria versata per una garanzia su un debito fiscale di terzi verso l'Agenzia delle Entrate. Sostenendo che la formalità fosse nell'interesse dello Stato, ha invocato l'esenzione fiscale. La Corte di Cassazione, rilevando un caso analogo già pendente, ha rinviato la causa a nuovo ruolo per garantire una valutazione giuridica omogenea sulla questione se l'Agenzia delle Entrate possa essere considerata 'Stato' ai fini di tale esenzione.
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Contratti art. 90 TUEL: no al limite di 36 mesi
La Corte di Cassazione ha stabilito che il limite massimo di durata di 36 mesi per i contratti a tempo determinato non si applica agli incarichi di staff negli enti locali, disciplinati dall'art. 90 del TUEL. La Suprema Corte ha chiarito che la natura fiduciaria di tali rapporti e il loro stretto legame con il mandato politico dell'organo di governo giustificano una durata superiore, in linea con una legge di interpretazione autentica sopravvenuta. Di conseguenza, è stato annullato il risarcimento del danno precedentemente riconosciuto a una dipendente comunale per superamento del suddetto termine.
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Contratti art. 90 TUEL: legittimi oltre i 36 mesi
Una lavoratrice ha contestato la legittimità di una serie di contratti a termine stipulati con un ente locale per un periodo totale di nove anni. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22334/2024, ha respinto il ricorso, stabilendo che i contratti art. 90 TUEL, relativi al personale di staff degli organi politici, hanno una natura speciale. La loro durata è legata al mandato politico e non soggiace al limite generale di 36 mesi, escludendo così l'ipotesi di un ricorso abusivo a tali contratti.
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Contratti art 90 TUEL: la durata supera i 36 mesi
Una dipendente di un Comune, assunta con un contratto di staff ai sensi dell'art. 90 TUEL, ha citato in giudizio l'ente per aver superato la durata massima di 36 mesi prevista per i contratti a termine. Dopo due sentenze favorevoli alla lavoratrice, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Ha stabilito che per i contratti art 90 TUEL, caratterizzati da un forte legame fiduciario con l'organo politico, non si applica il limite generale dei 36 mesi. La loro durata è legittimamente ancorata a quella del mandato politico, rappresentando una disciplina speciale che deroga alle norme comuni sui contratti a tempo determinato. La Corte ha basato la sua decisione sulla natura 'intuitus personae' di tali incarichi e su una successiva legge di interpretazione autentica.
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Arbitrato irrituale: limiti all’impugnazione del lodo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22310/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia di arbitrato irrituale. In una controversia decennale nata dallo scioglimento di un'associazione professionale, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso volto a contestare il lodo arbitrale per presunti errori di diritto, come la violazione delle norme sulla prescrizione. La decisione sottolinea che il lodo emesso in un arbitrato irrituale è impugnabile solo per vizi che inficiano la volontà degli arbitri, e non per errori di giudizio (error in iudicando).
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Partecipazione associazione mafiosa: quando si è complici
Un imprenditore, destinatario di una misura di custodia cautelare in carcere per il reato di partecipazione ad associazione mafiosa, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo di essere una vittima del sistema e non un affiliato. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la misura. La sentenza chiarisce due punti fondamentali: primo, non sussiste incompatibilità per il giudice che, dopo un annullamento con rinvio, si pronuncia nuovamente in sede cautelare. Secondo, la valutazione complessiva di numerosi elementi indiziari (intercettazioni, condivisione di informazioni riservate, mediazione in controversie) può delineare un quadro di partecipazione attiva all'associazione, superando la tesi difensiva della mera contiguità o della posizione di vittima.
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Mandato specifico: la Cassazione sulla Riforma Cartabia
Un avvocato impugna in Cassazione una condanna per resistenza a pubblico ufficiale senza un mandato specifico dal proprio assistito, dichiarato assente. La Corte, pur rigettando i motivi di ricorso e confermando la necessità del mandato specifico introdotto dalla Riforma Cartabia, annulla la sentenza perché il reato nel frattempo si è estinto per prescrizione.
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Correlazione accusa sentenza: quando il fatto è lo stesso
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33014/2024, ha stabilito che la discordanza su elementi secondari, come modello e targa di un veicolo sequestrato, non viola il principio di correlazione accusa sentenza se il nucleo del fatto illecito rimane invariato e il diritto di difesa non è concretamente leso. La Corte ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per la sottrazione di un'auto sottoposta a sequestro amministrativo, confermando che l'imputato era in condizione di comprendere pienamente l'accusa a suo carico.
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Nullità imputazione: il potere del giudice secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero contro l'ordinanza di un Tribunale che aveva dichiarato la nullità dell'imputazione per un'errata qualificazione giuridica del reato. La vicenda riguardava un caso di lesioni stradali. La Corte ha stabilito che, in base all'art. 554-bis c.p.p. introdotto dalla Riforma Cartabia, il giudice dell'udienza predibattimentale ha il potere-dovere di invitare il PM a correggere l'imputazione e, in caso di inerzia, di dichiararne la nullità con restituzione degli atti. Tale provvedimento non è abnorme ma uno strumento previsto dalla legge per garantire l'efficienza processuale e i diritti di difesa, e non è impugnabile.
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Elezione di domicilio appello: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un appello a causa della mancata presentazione di una nuova ed esplicita elezione di domicilio, come richiesto dalla Riforma Cartabia (art. 581 cod. proc. pen.). Il caso riguardava un imputato condannato per violazioni al Codice della Strada, il cui appello è stato respinto perché l'atto, firmato solo dal difensore, si limitava a richiamare un domicilio precedente. La Suprema Corte ha stabilito che la norma impone un adempimento tassativo e successivo alla sentenza impugnata, finalizzato a responsabilizzare la parte e a garantire la certezza delle notifiche, respingendo il ricorso e le questioni di legittimità costituzionale.
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Compensazione spese legali: il caso dell’INPS
Un cittadino ha citato in giudizio un ente previdenziale per ottenere un certificato contributivo. L'ente ha rilasciato il documento dopo il deposito del ricorso ma prima della sua notifica. I giudici di merito hanno dichiarato la cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione spese legali. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, ritenendo che l'incertezza giurisprudenziale sulla questione e il comportamento collaborativo dell'ente costituissero 'gravi ed eccezionali ragioni' per derogare al principio della soccombenza.
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