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Art. 111 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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217 provvedimenti

Altri anni per Art. 111 Codice di Procedura Civile

Domanda subordinata: la Cassazione chiarisce i limiti
Un creditore ha agito in giudizio contro un trasferimento immobiliare chiedendo in via principale la declaratoria di simulazione e, in subordine, l'inefficacia tramite azione revocatoria. I giudici di merito hanno accolto entrambe le domande. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, ribadendo che, una volta accolta la domanda principale, il giudice non può pronunciarsi sulla domanda subordinata, poiché verrebbe meno la condizione per il suo esame, commettendo altrimenti un vizio di ultrapetizione.
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Azione revocatoria: prova della scientia damni
La Corte di Cassazione si pronuncia su un'azione revocatoria, confermando che la consapevolezza del terzo di arrecare pregiudizio al creditore (scientia damni) può essere provata tramite presunzioni, come i rapporti di parentela. Viene inoltre ribadito che il cessionario di un credito subentra negli effetti dell'azione revocatoria già intrapresa dal creditore originario. La Corte rigetta sia il ricorso principale della società beneficiaria dell'atto dispositivo, sia quello incidentale dei debitori, che contestavano l'esistenza del credito e la legittimazione del nuovo creditore.
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Partecipatio fraudis: prova e vincoli di parentela
La Corte di Cassazione conferma la revoca di una vendita immobiliare tra un debitore e una società amministrata da un suo parente. Si stabilisce che la prova della 'partecipatio fraudis', cioè la consapevolezza dell'acquirente di danneggiare i creditori, può essere raggiunta attraverso un insieme di indizi gravi, precisi e concordanti, tra cui il legame di parentela. La Corte chiarisce anche che il nuovo creditore, a seguito di una cessione, acquisisce automaticamente il diritto di proseguire l'azione revocatoria iniziata dal cedente. L'ordinanza rigetta sia il ricorso principale dell'acquirente che quello incidentale del debitore.
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Credito litigioso: l’azione revocatoria è valida?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha affrontato il caso di un'azione revocatoria promossa da una società creditrice per far dichiarare inefficace la vendita di due immobili effettuata dalla società debitrice. Il punto centrale della controversia era la validità di tale azione a fronte di un credito litigioso, ovvero un credito la cui esistenza era ancora oggetto di accertamento in un separato giudizio. La Corte ha rigettato i ricorsi, confermando l'orientamento consolidato secondo cui l'azione revocatoria è uno strumento di tutela ammissibile anche per crediti non ancora certi, liquidi ed esigibili, equiparando la posizione del titolare di un credito litigioso a quella del titolare di un credito sottoposto a condizione.
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Azione revocatoria scissione societaria: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10478/2025, ha confermato che l'azione revocatoria per una scissione societaria è sempre ammissibile per tutelare i creditori. Un creditore, rappresentato dalla curatela fallimentare, aveva contestato una scissione che trasferiva un immobile di valore a una nuova società, riducendo la garanzia patrimoniale. La Corte ha stabilito che la revocatoria, che rende l'atto inefficace solo verso il creditore, può coesistere con l'opposizione preventiva. Ha inoltre ribadito che il giudice può fondare la sua decisione su una perizia di parte e su fatti notori, purché la motivazione sia adeguata.
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Demolizione per distanze: Cassazione e proporzionalità
La proprietaria di un immobile, condannata alla demolizione per violazione delle distanze minime, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, pur confermando la violazione, ha accolto il motivo relativo all'eccessività della sanzione. È stato stabilito che, in applicazione del principio di proporzionalità, il giudice deve prima valutare se un arretramento parziale della costruzione sia sufficiente a ripristinare la legalità, ricorrendo alla demolizione totale solo come ultima risorsa. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Responsabilità fondatore unico: Cassazione nega analogia
Una banca ha citato in giudizio l'ente fondatore unico (un Comune) di una fondazione insolvente, cercando di ritenerlo responsabile per i debiti dell'ente per analogia con le norme sulle società per azioni unipersonali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la norma sulla responsabilità illimitata del socio unico (vecchio art. 2362 c.c.) è eccezionale e non può essere estesa alle fondazioni. La Corte ha inoltre confermato la prescrizione delle azioni risarcitorie.
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Contratti in frode alla legge: la Cassazione decide
Una società in amministrazione straordinaria contestava la validità di alcuni contratti di locazione, sostenendo che fossero parte di un'operazione illecita volta a sottrarre patrimonio ai creditori, configurando così dei contratti in frode alla legge. La Corte di Cassazione, pur correggendo la motivazione del tribunale e affermando che un contratto può essere nullo se integra una fattispecie di reato (come la bancarotta), ha rigettato il ricorso. La decisione si fonda sul fatto che la valutazione del tribunale, secondo cui i contratti di locazione erano di fatto scollegati dall'operazione distrattiva, costituisce un apprezzamento di merito non sindacabile in sede di legittimità.
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Equo compenso avvocati: non è retroattivo
Una banca si opponeva alle richieste di pagamento di un avvocato, sostenendo la validità di accordi tariffari precedenti alla legge sull'equo compenso. Il tribunale di primo grado aveva applicato retroattivamente la nuova legge, annullando gli accordi. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la normativa sull'equo compenso non è retroattiva e non può invalidare convenzioni stipulate prima della sua entrata in vigore. La causa è stata rinviata al tribunale per una nuova valutazione basata sulla legge vigente all'epoca dei fatti.
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Errore di fatto in Cassazione: ordinanza revocata
La Corte di Cassazione revoca una propria ordinanza a causa di un errore di fatto. Inizialmente, aveva dichiarato un ricorso improcedibile per il presunto mancato deposito della relata di notifica della sentenza impugnata. Il ricorrente ha però dimostrato, tramite una copia conforme rilasciata dalla stessa cancelleria della Corte, che il documento era stato regolarmente depositato. La Corte, riconosciuto l'errore, ha revocato la precedente decisione e ha riesaminato il ricorso nel merito, rigettandolo.
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Cessione contratto di leasing: chi può agire?
Un utilizzatore aveva stipulato un contratto di leasing per un'auto di lusso rivelatasi difettosa. Dopo aver intentato causa, ha ceduto il contratto a un terzo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che a seguito della cessione del contratto di leasing, l'utilizzatore originario perde la legittimazione ad agire per la risoluzione, poiché l'intera posizione contrattuale, con diritti e doveri, si trasferisce al nuovo soggetto (cessionario). La Corte ha inoltre rigettato le doglianze sulla nullità del contratto per omessa indicazione del TAEG e del diritto di recesso, ritenendole infondate.
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Prescrizione azione revocatoria: la decisione dei giudici
Una società finanziaria, successore di una banca intervenuta in un giudizio, ha visto respingere il proprio ricorso dalla Corte di Cassazione. Il caso riguardava la prescrizione dell'azione revocatoria contro la costituzione di un fondo patrimoniale. La Corte ha confermato che il termine quinquennale era scaduto prima dell'intervento della banca originaria, dichiarando inammissibili le nuove questioni di diritto sollevate per la prima volta in sede di legittimità. La decisione sottolinea il rigore dei termini processuali e l'importanza di sollevare tempestivamente le eccezioni.
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Liberazione del fideiussore: l’onere della prova
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso di una garante, stabilendo i principi per la liberazione del fideiussore. La Corte chiarisce che la banca ha un dovere di buona fede e non può concedere nuovo credito al debitore in difficoltà senza l'autorizzazione del garante. Inoltre, la società che acquista crediti in blocco deve provare specificamente l'inclusione del singolo credito nel pacchetto ceduto.
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Esclusione socio cooperativa: motivi inammissibili
Una socia impugnava la delibera di esclusione da una cooperativa edilizia per il mancato pagamento delle quote di un mutuo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. I motivi del ricorso sono stati ritenuti inammissibili perché tentavano una rivalutazione dei fatti, mancavano di autosufficienza e, soprattutto, non si confrontavano con la vera ragione della decisione impugnata (la genericità e novità delle censure sollevate in appello). Il caso sottolinea l'importanza di formulare motivi di impugnazione specifici e pertinenti alla ratio decidendi della sentenza che si intende contestare.
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Mutuo fondiario: ipoteca non si cancella senza saldo
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'acquirente di un immobile, pur avendo pagato l'intero prezzo al costruttore, non ha diritto alla cancellazione automatica dell'ipoteca iscritta a garanzia del mutuo fondiario originario se non si è accollato la relativa quota di debito o non ha saldato la banca. L'acquirente può solo pretendere il frazionamento dell'ipoteca, ma la sua estinzione richiede il soddisfacimento del creditore. Questo verdetto ribalta un precedente orientamento giurisprudenziale.
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Notifica atto presupposto: le regole della Cassazione
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione stabilisce principi chiari sulla notifica dell'atto presupposto in materia fiscale. La Corte ha rigettato il ricorso di una società, affermando che il contribuente, per far valere la mancata notifica di un atto preliminare, deve impugnare tempestivamente il primo atto successivo ricevuto in modo regolare. Attendere e impugnare atti ancora successivi, come un pignoramento, compromette il diritto di difesa. Viene inoltre ribadito che l'onere di provare l'irregolarità della consegna spetta al destinatario.
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Prova titolarità del credito: onere del cessionario
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribadito un principio cruciale nelle procedure fallimentari: la società che acquista un credito deve fornire una prova rigorosa della sua titolarità. Nel caso specifico, una società di cartolarizzazione si era opposta a un'ammissione parziale del proprio credito allo stato passivo di un fallimento. La sua richiesta è stata respinta sia dal Tribunale che dalla Cassazione perché non aveva provato adeguatamente di essere la nuova creditrice, non avendo prodotto né l'atto di cessione né la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. La Suprema Corte ha sottolineato che la prova della titolarità del credito è un onere imprescindibile per chi agisce in giudizio.
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Domanda ultratardiva: quando il ritardo è colpevole
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una curatela fallimentare che aveva presentato una domanda ultratardiva di ammissione al passivo di un'altra società in amministrazione straordinaria. Il rigetto si fonda sull'irragionevole e colpevole ritardo di oltre 36 mesi nella presentazione della domanda, evidenziando che il termine annuale non è un diritto assoluto ma va valutato secondo un criterio di ragionevolezza e diligenza del creditore.
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Cessione Banche Venete: esclusi i rapporti estinti
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale riguardo la cessione Banche Venete. Le controversie legali relative a rapporti bancari già conclusi (estinti) al momento della cessione d'azienda non sono state trasferite all'istituto di credito acquirente. La Corte ha chiarito che il contratto di cessione, interpretato alla luce della sua finalità, escludeva tali passività in quanto non funzionali alla futura attività della banca cessionaria. Di conseguenza, l'istituto acquirente non può essere citato in giudizio per tali questioni, che restano in capo alla procedura di liquidazione della banca originaria.
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Cessione rapporti estinti: chi risponde dei debiti?
La Corte di Cassazione chiarisce che, in caso di cessione di un ramo d'azienda bancario, l'istituto cessionario non subentra automaticamente nelle controversie legali relative a rapporti già conclusi (estinti) prima della cessione. La Suprema Corte ha stabilito che la mera pendenza di una causa non è sufficiente per trasferire la passività. È invece decisivo quanto specificato nel contratto di cessione. Nel caso di specie, il contratto escludeva la cessione rapporti estinti, pertanto la banca cessionaria non è stata ritenuta passivamente legittimata. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva deciso diversamente, è stata cassata con rinvio.
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