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Art. 111 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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217 provvedimenti

Altri anni per Art. 111 Codice di Procedura Civile

Ricorso inammissibile: Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un cliente contro un istituto finanziario in una causa su un prestito vitalizio. La decisione si fonda su vizi procedurali, come la proposizione di questioni nuove e la mancanza di specificità dei motivi, confermando che un ricorso inammissibile non consente l'esame del merito e comporta la condanna alle spese.
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Risarcimento in forma specifica: no a soldi, sì demolizione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4894/2025, ha stabilito un principio cruciale in materia di diritto immobiliare. In un caso di violazione delle distanze legali tra costruzioni, la Corte ha affermato che il rimedio principale è il risarcimento in forma specifica, ovvero la demolizione dell'opera illegittima. Non è possibile sostituire la demolizione con un indennizzo economico, neanche se la violazione è di modesta entità o se la demolizione risulta molto costosa per chi ha commesso l'illecito. La tutela del diritto di proprietà e delle norme urbanistiche è assoluta e non può essere monetizzata.
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Documenti in lingua straniera: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni fideiussori contro un istituto di credito. La decisione chiarisce che i documenti in lingua straniera, se non specificamente contestati, possono essere utilizzati per provare la legittimazione processuale. Inoltre, viene ribadito il limite alla contestazione dei fatti in presenza di una 'doppia conforme', ovvero due sentenze di merito identiche nel risultato e nelle motivazioni fattuali.
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Natura agricola: quando prevale l’attività finanziaria?
La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di fallimento di una società semplice agricola, stabilendo che la sua natura agricola era venuta meno. La decisione si basa sulla prevalenza di complesse operazioni finanziarie e immobiliari rispetto all'attività di coltivazione. L'ordinanza chiarisce che la qualifica di imprenditore agricolo non può essere usata come scudo per iniziative di carattere speculativo, confermando che il cessionario di un credito è legittimato a proseguire l'azione per la dichiarazione di fallimento.
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Valutazione canone locazione: l’errore del giudice
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha annullato la decisione di una Corte d'Appello sulla valutazione del canone di locazione di un immobile. Il caso riguardava la determinazione del canone per un ex alloggio del portiere. La Cassazione ha ritenuto che la Corte d'Appello avesse commesso un errore logico, adottando il valore di mercato indicato dal consulente tecnico (CTU) ma ignorando la sua fondamentale precisazione che l'immobile non era idoneo al pernottamento. Questa decisione sottolinea l'obbligo del giudice di fornire una motivazione coerente e non contraddittoria, specialmente quando si basa su perizie tecniche.
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Mutuo condizionato: quando non è titolo esecutivo?
Un garante ha contestato un'azione esecutiva basata su un contratto di mutuo i cui fondi non erano stati immediatamente erogati. La Corte d'Appello ha annullato l'azione, ritenendo che il mutuo condizionato non costituisse un valido titolo esecutivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società creditrice perché non contestava il principio giuridico centrale della decisione d'appello, ovvero la necessità della disponibilità immediata della somma ai fini dell'esecutività del titolo.
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Difetto di legittimazione passiva: i limiti in Cassazione
Un istituto di credito ha impugnato in Cassazione una sentenza di condanna, sostenendo il proprio difetto di legittimazione passiva a causa di una pregressa cessione del ramo d'azienda. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che, sebbene l'eccezione sia sempre rilevabile, non è possibile introdurre per la prima volta in sede di legittimità fatti nuovi a suo fondamento.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: il caso analizzato
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da alcuni garanti contro una banca. L'ordinanza sottolinea come i motivi di ricorso fossero viziati da difetti procedurali, in particolare la mancanza di autosufficienza, che impedisce alla Corte di esaminare il merito delle questioni sollevate, tra cui la cessione del credito, la violazione delle norme sulla fideiussione e l'usura. Questa decisione ribadisce il rigore formale necessario per l'accesso al giudizio di legittimità.
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Decadenza d’ufficio e locazione: la Cassazione chiarisce
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il caso di una locazione commerciale interrotta da una banca in liquidazione. Il Tribunale aveva negato al locatore il risarcimento per ritardata consegna basandosi su una decadenza d'ufficio non eccepita dalla banca. La Cassazione ha cassato la decisione, stabilendo che tale decadenza può essere sollevata solo dalla parte interessata e non dal giudice. Inoltre, ha riaffermato il valore vincolante della precedente ammissione al passivo del credito per ripristino da parte del commissario liquidatore (giudicato endoconcorsuale).
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Fatture false: onere della prova e motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza tributaria per 'motivazione apparente' in un caso di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti. La Suprema Corte ha ribadito che l'onere della prova spetta all'Amministrazione Finanziaria, che deve dimostrare non solo la natura di 'società cartiera' dell'emittente, ma anche la consapevolezza della frode da parte del ricevente. Solo dopo aver assolto a tale onere, la prova contraria passa al contribuente. La decisione impugnata è stata cassata perché si era limitata ad affermare la prova della frode senza indicare gli elementi specifici su cui si basava tale convincimento, invertendo così illegittimamente l'onere della prova.
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Estinzione procedura esecutiva: quando è esclusa?
La Cassazione ha rigettato il ricorso contro una procedura esecutiva. I debitori chiedevano l'estinzione della procedura esecutiva per la presunta tardività della riassunzione da parte del creditore cessionario e per vizi di notifica. La Corte ha stabilito che la liquidazione coatta non estingue la capacità processuale e che i vizi di notifica sono stati sanati dalla costituzione degli opponenti, escludendo così l'estinzione.
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Opposizione atti esecutivi: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'opposizione a una cartella esattoriale basata su vizi formali, come la mancata notifica degli atti precedenti, si qualifica come opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.). Di conseguenza, la sentenza di primo grado non è appellabile, ma può essere impugnata solo con ricorso per cassazione. La Corte ha quindi annullato la sentenza d'appello, dichiarando il gravame inammissibile e confermando la decisione del primo giudice.
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Discriminazione part-time: no a carriera più lenta
La Corte di Cassazione ha stabilito che negare a una lavoratrice part-time la stessa progressione di carriera prevista per i colleghi a tempo pieno costituisce una forma di discriminazione part-time. La sentenza analizzata chiarisce che la progressione di carriera rientra tra le "condizioni di impiego" tutelate dal principio di non discriminazione di derivazione europea. Di conseguenza, un'interpretazione del contratto collettivo che escluda i lavoratori part-time dagli avanzamenti di livello automatici, basandosi sulla presunzione di una minore professionalità acquisita, è illegittima. La Corte ha cassato la decisione precedente, affermando il diritto della lavoratrice al corretto inquadramento e alle relative differenze retributive.
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Interesse ad agire: soci e debiti di società estinta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17734/2025, ha stabilito che un creditore ha sempre interesse ad agire nei confronti degli ex soci di una società estinta, anche se questi non hanno percepito somme dal bilancio di liquidazione. L'interesse ad agire, di natura dinamica, sussiste per ottenere un titolo esecutivo utile in caso di future sopravvenienze attive, come l'esito favorevole di un'azione revocatoria, o per interrompere la prescrizione. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva negato tale interesse, omettendo di considerare la pendenza di un giudizio revocatorio volto a recuperare beni al patrimonio sociale.
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Opzione sistema contributivo: requisiti e validità
Una società si è opposta a una richiesta di pagamento dell'ente previdenziale per contributi non versati, sostenendo di aver correttamente applicato il massimale contributivo per due dipendenti. Il cuore della disputa era la validità dell'opzione sistema contributivo esercitata dai lavoratori prima di aver maturato i 15 anni di anzianità richiesti dalla legge. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, stabilendo che il requisito dei 15 anni di contributi è una condizione necessaria per poter esercitare l'opzione, e non una semplice condizione di efficacia futura. Di conseguenza, l'opzione era invalida fin dall'inizio e l'azienda era tenuta a versare i contributi per intero.
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Trasferimento d’azienda: no con solo personale
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cambio appalto, il semplice subentro di una nuova impresa che assume il personale della precedente non configura un trasferimento d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c. Un lavoratore non può quindi agire esecutivamente contro la nuova azienda sulla base di un titolo ottenuto verso la vecchia datrice di lavoro. Per aversi un vero trasferimento d'azienda, è necessario il passaggio di beni strumentali significativi che conservino la loro identità organizzativa.
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Cessione azienda bancaria: chi paga i debiti?
La Corte di Cassazione chiarisce che in una cessione azienda bancaria regolata da leggi speciali, l'istituto acquirente non risponde dei debiti verso gli azionisti della banca in crisi se questi sono esplicitamente esclusi dal perimetro della cessione. La decisione sottolinea come la finalità di stabilità finanziaria giustifichi questa deroga, allocando il rischio d'impresa sugli azionisti e confermando la legittimità della normativa di settore.
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Rimborso IRPEF: termini e dichiarazione integrativa
Un contribuente si è visto negare un rimborso IRPEF per oneri deducibili non indicati, poiché i giudici di merito ritenevano scaduto il termine per la dichiarazione integrativa. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: l'istanza di rimborso, da presentare entro 48 mesi dal versamento, è un diritto autonomo e non può essere precluso dal mancato rispetto del termine, più breve, previsto per la dichiarazione integrativa a favore. La sentenza riafferma la tutela del contribuente contro l'indebito arricchimento dell'erario.
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Cessione contenzioso bancario: la guida completa
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale nella cessione del contenzioso bancario. Con l'ordinanza n. 15689/2025, ha stabilito che la banca acquirente non subentra nelle cause relative a rapporti bancari già estinti prima della cessione. La semplice pendenza di una lite non è sufficiente a trasferire la passività. Il criterio dirimente è che il rapporto sia 'inerente e funzionale' all'attività della banca cessionaria, condizione che non sussiste per i contratti ormai chiusi. Questa decisione si fonda sull'interpretazione del contratto di cessione, che prevale nel definire l'esatto perimetro delle passività trasferite.
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Azione revocatoria: prova della cessione del credito
Una società vende il suo unico immobile non ipotecato a un'altra impresa gestita da un parente stretto, dopo aver contratto un debito. Il creditore avvia un'azione revocatoria. Nel corso della causa, il credito viene ceduto. La Corte di Cassazione conferma l'inefficacia della vendita, chiarendo l'onere della prova in caso di cessione di crediti e confermando il potere del giudice di rilevare d'ufficio la mancanza di "data certa" di un documento. Il legame familiare è stato decisivo per dimostrare l'intento fraudolento.
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