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Art. 111 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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217 provvedimenti

Altri anni per Art. 111 Codice di Procedura Civile

Successore a titolo particolare: intervento in appello
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato alla pubblica udienza un complesso caso immobiliare. La questione centrale riguarda la figura del successore a titolo particolare, ovvero chi acquista un bene durante una causa. Il caso analizza se tale soggetto possa intervenire autonomamente in appello per far valere i propri diritti, come l'eccezione di usucapione, o se la sua posizione sia vincolata a quella del suo dante causa. L'ordinanza sottolinea la rilevanza nomofilattica della questione, data l'intersezione tra le norme processuali sull'intervento (art. 344 c.p.c.), la successione nel processo (art. 111 c.p.c.) e le norme sulla trascrizione degli atti (art. 2653 c.c.).
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CTU nel processo: obbligo del giudice di considerarla
In una causa bancaria per anatocismo e oneri illegittimi, la Corte d'Appello aveva riformato la sentenza di primo grado, emettendo una pronuncia generica per l'impossibilità di quantificare il dovuto a causa della presunta assenza della CTU. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la mancata acquisizione di un atto ritualmente depositato, come la CTU telematica, costituisce un vizio di motivazione. Il giudice ha il dovere di considerare tutte le prove disponibili nel fascicolo, e la sua omissione porta alla cassazione con rinvio per una nuova valutazione.
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Ricognizione di debito: inammissibile il ricorso
Un debitore impugna una sentenza d'appello basata su una ricognizione di debito. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per la mancata esposizione sommaria dei fatti, un requisito formale essenziale. La Corte ribadisce che la ricognizione di debito inverte l'onere della prova, dispensando il creditore dal dimostrare il rapporto sottostante.
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Successione diritto controverso: la guida completa
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31569/2025, ha chiarito un punto cruciale in tema di successione diritto controverso. Nel caso di una causa per violazione delle distanze legali, se l'immobile viene venduto a terzi, la sentenza è opponibile ai nuovi acquirenti se questi vengono chiamati in giudizio, anche in appello. La chiamata in causa li rende parti del processo, superando la mancata trascrizione della domanda giudiziale iniziale. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva erroneamente dichiarato inopponibile la condanna ai nuovi proprietari.
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Prova trasferimento credito: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha chiarito i requisiti per la prova trasferimento credito in casi di scissione societaria. Un debitore aveva contestato la pretesa del nuovo creditore, lamentando la mancanza di una specifica prova scritta. La Corte ha stabilito che, sebbene la scissione richieda prove documentali, l'inclusione di un singolo credito può essere dimostrata tramite presunzioni, come dichiarazioni della società scissa e pubblicazioni ufficiali, purché sia garantita la certezza del debitore. Il ricorso del debitore è stato quindi respinto.
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Interruzione processo: quando decorre il termine?
Due società avevano citato in giudizio un istituto di credito, il quale è stato poi posto in liquidazione coatta amministrativa. Le società hanno richiesto l'estinzione del giudizio sostenendo che l'interruzione del processo, causata dalla liquidazione, non era stata seguita da una tempestiva riassunzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, specificando che, sebbene l'evento interruttivo sia automatico, il termine per la riassunzione decorre solo dalla data in cui il giudice emette un provvedimento formale di interruzione e lo comunica alle parti. In assenza di tale provvedimento, il termine non inizia a decorrere e il processo non può essere dichiarato estinto.
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Fallimento e opposizione: la Cassazione chiarisce
Una società ha proposto opposizione a un decreto ingiuntivo ma è stata dichiarata fallita nel corso del giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato che l'opposizione diventa improcedibile. Qualsiasi pretesa creditoria, dopo la dichiarazione di fallimento, deve essere fatta valere esclusivamente tramite l'ammissione allo stato passivo. La Corte ha inoltre chiarito che la nullità iniziale della notifica dell'opposizione è stata sanata dalla costituzione in giudizio del creditore. Il punto focale è il rapporto tra fallimento e opposizione a decreto ingiuntivo.
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Produzione documentale tardiva: i limiti per il terzo
Un istituto di credito interviene in un'azione revocatoria, ma la sua domanda viene respinta perché la prova del credito è viziata da produzione documentale tardiva. La Cassazione conferma che l'interveniente accetta la causa nello stato in cui si trova, comprese le preclusioni istruttorie già maturate.
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Responsabilità socio società cancellata: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30190/2025, ha stabilito un principio fondamentale sulla responsabilità del socio di una società cancellata per debiti fiscali. La Corte ha chiarito che l'Amministrazione Finanziaria non può limitarsi a notificare al socio un'intimazione di pagamento basata su un accertamento emesso nei confronti della società ormai estinta. È invece necessario un atto impositivo autonomo, specificamente notificato al socio, che accerti la sua responsabilità personale ai sensi dell'art. 36 del D.P.R. 602/1973. La sentenza impugnata è stata quindi cassata, accogliendo il ricorso del contribuente.
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Compensazione e giudicato: la Cassazione decide
Una banca, condannata in appello al pagamento di una somma ingente, aveva eccepito la compensazione con un proprio controcredito, che però era oggetto di una causa separata. La Corte d'Appello aveva respinto l'eccezione proprio perché il controcredito non era certo. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha accolto il ricorso della banca. La svolta è stata la produzione in giudizio della sentenza, divenuta nel frattempo definitiva (giudicato esterno), che accertava il credito della banca. La Suprema Corte ha affermato che tale documento è ammissibile anche in Cassazione e che, venuta meno la contestazione sul controcredito, l'eccezione di compensazione deve essere riesaminata. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Ratio decidendi: appello inammissibile se non si impugna
Una curatela fallimentare ha contestato la validità di due compravendite immobiliari. A seguito di una scissione societaria di una delle parti, i nuovi ricorrenti hanno eccepito un vizio di procedura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i ricorrenti non hanno contestato una delle due autonome 'ratio decidendi' su cui si basava la decisione della corte d'appello, ovvero il principio del giudicato implicito formatosi su una precedente pronuncia della stessa Cassazione riguardo la regolarità del contraddittorio.
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Cessione crediti: come provare la titolarità del credito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29807/2025, si è pronunciata sulla prova della titolarità in una cessione crediti in blocco. Nel caso esaminato, un debitore e il suo garante contestavano l'esistenza stessa del contratto di cessione. La Corte ha stabilito che, in tale ipotesi, la sola pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente, ma può costituire un valido elemento di prova se unita ad altri documenti, come una dichiarazione scritta dalla banca cedente. La valutazione di tali prove spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e i ricorrenti sono stati condannati per abuso del processo.
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Procura speciale nulla: ricorso inammissibile
Una società di costruzioni, condannata in appello per aver danneggiato infrastrutture di telecomunicazione, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa di una procura speciale nulla, dovuta all'incertezza e all'illeggibilità della firma del legale rappresentante. L'inammissibilità è stata confermata anche per la totale assenza dell'esposizione dei fatti di causa nel ricorso, un vizio formale che impedisce l'esame nel merito. La società ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese legali e a un risarcimento per lite temeraria.
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Giurisdizione giudice ordinario: sanità e PA
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito la giurisdizione del giudice ordinario in una controversia tra un'Azienda Sanitaria Locale e una struttura privata. L'ASL chiedeva la restituzione di somme indebitamente pagate, sostenendo che la struttura, classificata come Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA), non aveva diritto a tali fondi in assenza di accreditamento e convenzione. La Corte ha chiarito che, poiché la richiesta si fonda sull'assenza di un titolo giuridico e non sull'illegittimità di un atto amministrativo, la causa riguarda un diritto soggettivo di natura patrimoniale, rientrando così nella competenza del giudice civile.
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Trascrizione domanda giudiziale: quando è essenziale
Una sentenza che ordina la modifica di un immobile per violazione delle distanze legali è stata ritenuta inefficace nei confronti dei nuovi proprietari. La Corte di Cassazione ha confermato che, in assenza di una tempestiva trascrizione della domanda giudiziale, la sentenza non è opponibile a chi ha acquistato l'immobile in pendenza di giudizio, anche se era a conoscenza della causa. La conoscenza di fatto non sostituisce la pubblicità legale.
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Nullità contratto bancario: chi può farla valere?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di opposizione allo stato passivo fallimentare. Un creditore contestava l'ammissione di un credito bancario, sostenendo la nullità del contratto bancario per mancanza della firma dell'istituto di credito. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che, secondo un orientamento consolidato, la mancata sottoscrizione da parte della banca non determina la nullità del contratto quando la volontà di quest'ultima di vincolarsi è inequivocabile, come nel caso dell'effettiva erogazione del finanziamento. La pronuncia ribadisce la natura funzionale, e non meramente strutturale, del requisito della forma scritta a protezione del cliente.
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Intervento del creditore: quando è ammissibile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un creditore, già ammesso al passivo fallimentare, non può intervenire in un giudizio di opposizione promosso da un altro soggetto per il solo fatto di essere creditore. Per legittimare l'intervento del creditore, è necessario dimostrare un interesse giuridico 'aggiuntivo', che sia personale, concreto e attuale, e non un generico interesse a preservare il patrimonio del debitore. Nel caso di specie, una società creditrice ha visto respingere il proprio ricorso poiché il suo interesse coincideva con quello generale della massa dei creditori, già tutelato dal commissario straordinario.
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Pignoramento del credito: obblighi del debitore
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il complesso caso del pignoramento del credito. Un debitore, soggetto a esecuzione forzata da parte di un ente creditore, si oppone sostenendo che il proprio debito verso l'ente era stato a sua volta pignorato da terzi. La Corte rigetta il ricorso, stabilendo che il pignoramento del credito non blocca automaticamente la prima esecuzione. Il debitore pignorato (debitor debitoris) ha l'onere di dichiarare la pendenza di altre procedure per non rischiare di pagare due volte.
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Cessione contenzioso bancario: a chi tocca pagare?
Un ex dirigente bancario, licenziato prima della liquidazione e successiva cessione di un ramo d'azienda della banca, ha citato in giudizio sia l'istituto originario che quello acquirente. La Corte di Cassazione ha chiarito che in una cessione contenzioso bancario, le cause relative a rapporti di lavoro già terminati al momento della cessione non si trasferiscono all'acquirente, salvo diverso accordo. La legittimazione passiva resta quindi in capo alla società cedente in liquidazione, poiché il contenzioso riguarda un 'rapporto estinto' escluso dall'accordo di cessione.
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Conguaglio divisione: quando si diventa proprietari?
La Corte di Cassazione chiarisce che nella divisione giudiziale, l'assegnazione di un bene ha effetti reali immediati, trasferendo subito la proprietà. L'obbligo di pagare un conguaglio divisione è una mera obbligazione pecuniaria che non sospende l'efficacia del trasferimento. Pertanto, l'assegnatario può legittimamente chiedere il rilascio dell'immobile anche prima di aver versato la somma dovuta agli altri coeredi.
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