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Art. 110 Codice Penale — Sezione Terza Penale

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1108 provvedimenti

Altri anni per Art. 110 Codice Penale

Sequestro probatorio: il riesame non può integrare
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava un sequestro probatorio di un'agenda e di telefoni cellulari. La Corte ha ribadito un principio consolidato: se il decreto del Pubblico Ministero manca di una specifica motivazione sulle esigenze probatorie, il Tribunale del riesame non può colmare tale lacuna. La specificazione delle finalità del sequestro è una prerogativa esclusiva dell'accusa. Diversamente, è stato confermato il sequestro di beni soggetti a confisca obbligatoria.
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Prescrizione reati: annullata condanna per vizi notifica
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio una sentenza di condanna emessa quasi trent'anni fa. La decisione si fonda sulla intervenuta prescrizione dei reati, aggravata da vizi procedurali legati alla notifica degli atti a un imputato che, all'epoca dei fatti, si era trasferito all'estero. La Suprema Corte ha ribadito che il decorso del tempo estingue il reato, soprattutto quando le garanzie difensive, come la corretta citazione in giudizio, non sono state rispettate.
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Sequestro preventivo: motivazione è sempre obbligatoria
La Corte di Cassazione ha annullato un sequestro preventivo finalizzato alla confisca, poiché il decreto del GIP mancava totalmente della motivazione sul 'periculum in mora', ovvero il rischio concreto di dispersione dei beni. La Corte ha stabilito che tale omissione costituisce una mancanza grafica non sanabile dal Tribunale del Riesame, ribadendo che l'obbligo di motivazione sussiste anche nei casi di confisca obbligatoria, in linea con i principi affermati dalle Sezioni Unite.
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Sequestro preventivo: motivazione obbligatoria
La Corte di Cassazione annulla un sequestro preventivo di oltre 92.000 euro contro una società. La decisione si fonda sulla totale assenza di motivazione, nel provvedimento originario, riguardo al 'periculum in mora', ovvero il rischio di dispersione dei beni. Anche in caso di confisca obbligatoria, il giudice deve giustificare l'urgenza del sequestro. Il tribunale del riesame non può sanare una motivazione graficamente inesistente.
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Sequestro preventivo: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una legale rappresentante di una società cooperativa contro un'ordinanza di sequestro preventivo. La decisione si fonda su plurimi motivi procedurali, tra cui la mancanza di una procura speciale per impugnare a nome della società, l'assenza di interesse ad agire per la stessa (non essendo stati sequestrati beni societari) e la manifesta infondatezza dei motivi addotti dalla ricorrente in proprio. La sentenza ribadisce i requisiti formali per l'impugnazione da parte di terzi e la sufficienza del 'fumus commissi delicti' per disporre il sequestro preventivo.
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Confisca allargata: quando è legittima su beni?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9317/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un sequestro finalizzato alla confisca allargata di un immobile. Il bene, acquistato quasi sei anni prima del reato accertato, era fittiziamente intestato al figlio dell'indagato. La Corte ha ritenuto legittimo il provvedimento, sottolineando che il requisito della 'ragionevolezza temporale' è soddisfatto quando il reato-spia è solo la prova di una prolungata attività criminale che ha generato i fondi per l'acquisto, anche se avvenuto in un'epoca precedente.
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Confisca denaro spaccio: quando è legittima?
Due soggetti, condannati per detenzione di stupefacenti, ricorrono in Cassazione contro la confisca del denaro trovato in loro possesso. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, specificando che la confisca denaro spaccio in questi casi si basa sul principio di sproporzione (art. 240-bis c.p.), quando l'imputato non giustifica la provenienza lecita della somma.
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Sequestro preventivo motivazione: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava un sequestro preventivo per reati di droga. La sentenza sottolinea la necessità di una specifica e concreta sequestro preventivo motivazione sul rischio di dispersione dei beni ('periculum in mora'), che non può essere presunto. Inoltre, la Corte ha censurato il calcolo del profitto, ritenendo illegittimo imputare a un soggetto i guadagni realizzati prima del suo ingresso nell'associazione criminale.
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Sequestro preventivo rifiuti: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del sequestro preventivo di un trattore agricolo utilizzato per il trasporto illecito di rifiuti. Nonostante il proprietario sostenesse si trattasse di un episodio isolato, la Corte ha ritenuto la misura giustificata poiché il veicolo era inserito in un'attività criminale organizzata e non occasionale, rendendo concreto il rischio di reiterazione del reato. La decisione sottolinea come il sequestro preventivo rifiuti sia valido quando il bene è funzionale a un sistema criminale strutturato.
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Sequestro preventivo: annullato per vizio di motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato un sequestro preventivo di oltre 76.000 euro a carico di una società. Il provvedimento iniziale mancava completamente della motivazione sul 'periculum in mora', ovvero il rischio di dispersione dei beni. La Corte ha stabilito che il Tribunale del riesame non può integrare una motivazione assente, poiché ciò costituirebbe una violazione dei principi procedurali. La misura cautelare è stata quindi annullata per un vizio insanabile nell'atto originale.
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Dichiarazione fraudolenta: no soglia di punibilità
La Cassazione ha confermato la condanna per due amministratori per il reato di dichiarazione fraudolenta. Hanno utilizzato fatture per operazioni inesistenti. La Corte ha stabilito che questo reato non richiede una soglia minima di punibilità, a differenza di altri illeciti tributari, data la sua particolare insidiosità.
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Gravità indiziaria: lanciare droga dal finestrino
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8362/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo accusato di detenzione di stupefacenti. L'imputato, passeggero su un autocarro, aveva gettato dal finestrino un chilo di cocaina durante un inseguimento della polizia. La Corte ha confermato la sussistenza della gravità indiziaria, ritenendo l'azione un contributo attivo al reato e non una mera connivenza passiva. È stato chiarito che, ai fini delle misure cautelari, anche un singolo indizio può essere sufficiente se di particolare rilevanza.
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Notifica irreperibile: valida se fatta al difensore?
Un imprenditore, condannato per la distruzione di documenti fiscali, ha impugnato la sentenza sostenendo un vizio di procedura. L'appello si basava sulla presunta nullità della notifica del decreto di rinvio a giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che in caso di notifica irreperibile presso il domicilio eletto, la successiva notifica al difensore di fiducia è una procedura pienamente valida che non invalida il processo.
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Contrabbando prodotti energetici: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di quattro individui condannati per associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di prodotti energetici. L'organizzazione importava illegalmente gasolio dalla Germania, evadendo le accise. La Corte ha confermato la sussistenza del reato associativo, l'aggravante della transnazionalità e la colpevolezza degli imputati, respingendo le loro difese come mere rivalutazioni dei fatti.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione conferma condanne
Due soggetti, condannati in primo e secondo grado per trasporto illecito di rifiuti, porto abusivo di oggetti atti ad offendere e possesso di strumenti da scasso, hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le condanne. Le motivazioni si basano sulla tardività e genericità di alcune censure, sulla natura meramente ripetitiva di altre rispetto ai motivi d'appello e sull'impossibilità di rivalutare i fatti nel giudizio di legittimità.
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Recidiva facoltativa: annullamento per errore di merito
La Corte di Cassazione ha annullato parzialmente una sentenza di condanna per spaccio di stupefacenti, specificamente riguardo l'applicazione della recidiva facoltativa. La Corte ha stabilito che la motivazione del giudice d'appello era illegittima, poiché si basava su una presunta condotta criminale mai formalmente contestata all'imputato. L'applicazione della recidiva richiede un'analisi rigorosa del legame tra i reati e non può fondarsi su meri sospetti o fatti estranei al procedimento. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione sul punto.
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Fatture false: quando il reato non è di lieve entità
La Corte di Cassazione conferma la condanna per l'uso di fatture false emesse da una 'società cartiera'. I ricorsi degli imputati sono stati dichiarati inammissibili. La Corte ha ritenuto infondata sia la difesa sulla presunta realtà delle operazioni, sia la richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, nonostante un'evasione IVA relativamente modesta.
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Abuso edilizio e vincolo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la condanna per abuso edilizio a carico di due soggetti che avevano realizzato un muro di recinzione e un piazzale in cemento in un'area soggetta a vincolo paesaggistico e sismico, senza il necessario permesso di costruire. La Corte chiarisce che tali opere, per dimensioni e natura, non possono essere considerate manutenzione straordinaria e richiedono il titolo edilizio maggiore. La sentenza viene annullata solo in parte, con una rideterminazione della pena a causa di un errore di calcolo legato al giudizio abbreviato, ma l'ordine di demolizione e la responsabilità penale vengono confermati.
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Pirateria in mare: la Cassazione sulla depredazione
L'equipaggio di un peschereccio è stato accusato di pirateria in mare per aver sottratto il motore a un'imbarcazione di migranti e aver poi preteso denaro per il traino. La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare, dichiarando il ricorso inammissibile. Ha stabilito che sfruttare uno stato di necessità e usare coercizione psicologica per ottenere denaro costituisce un atto di depredazione, radicando la giurisdizione italiana anche per fatti avvenuti in acque internazionali.
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Depredazione in mare: la giurisdizione italiana
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7447 del 2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato accusato di depredazione in mare ai danni di un'imbarcazione di migranti. Il caso riguardava l'equipaggio di un peschereccio che, dopo aver rimosso il motore del barchino dei migranti, li avrebbe costretti a pagare per essere trainati a riva. La Corte ha confermato che tale condotta integra il reato di depredazione in mare, un'ipotesi assimilabile alla pirateria, stabilendo così la sussistenza della giurisdizione italiana anche per fatti avvenuti in acque internazionali.
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