La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione di un uomo accusato di aver collaborato all'estorsione commessa dal fratello defunto ai danni di due vittime. Le parti civili avevano fatto ricorso sostenendo che la presenza dell'imputato durante alcuni incontri dimostrasse la sua complicità. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che la condotta dell'uomo rientra nella connivenza non punibile. Per configurare il concorso nel reato occorre infatti un contributo causale, materiale o psicologico, che agevoli la commissione del delitto. La semplice presenza passiva o la consapevolezza del piano criminale altrui, senza alcuna partecipazione attiva, non costituisce reato. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso delle parti civili, condannandole al pagamento delle spese processuali.
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