LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 110 Codice Penale — Sezione Seconda Penale

Pagina 21 di 40

1660 provvedimenti

Altri anni per Art. 110 Codice Penale

Pianifica ma non spara: concorso morale nella rapina confermato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Terzo Imputato, confermando la sua condanna per concorso morale nella rapina aggravata e porto abusivo di armi. La difesa sosteneva che il suo ruolo si fosse limitato a un aiuto successivo ai fatti, configurando al massimo il reato di favoreggiamento personale. La Suprema Corte ha invece stabilito che chi pianifica o agevola logisticamente una rapina a mano armata risponde, a titolo di concorso morale nella rapina e con dolo eventuale, anche del porto illegale delle armi utilizzate dai complici. I ricorsi degli altri due coimputati, condannati per sequestro di persona e lesioni, sono stati dichiarati inammissibili per manifesta infondatezza. Tutti i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e delle sanzioni pecuniarie.
Continua »
Tentata rapina o furto: la Cassazione decide sul muro abbattuto
Due soggetti venivano condannati per diversi reati, tra cui una presunta tentata rapina ai danni di un ufficio postale. Gli imputati avevano iniziato a scavare un foro nel muro di un locale adiacente per accedere alla cassaforte di notte, in assenza di personale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso sul punto, stabilendo che la condotta non costituisce tentata rapina bensì tentato furto aggravato. La violenza è stata esercitata esclusivamente sulle cose (la muratura) e non sulle persone, escludendo così l'elemento tipico della rapina. La sentenza è stata annullata limitatamente a questo capo d'accusa con rinvio alla Corte d'appello per la rideterminazione della pena, mentre sono state confermate le altre condanne per uno dei ricorrenti.
Continua »
Concorso in rapina aggravata: il palo in auto non è mai passivo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due soggetti accusati di concorso in rapina aggravata e porto abusivo d'armi. Il primo imputato lamentava la genericità dell'accusa, ma la Corte ha chiarito che la richiesta di rito abbreviato incondizionato sana tale vizio. Il secondo imputato sosteneva di essere stato solo passivamente presente in auto, negando il ruolo di vedetta. I giudici hanno respinto la tesi, ritenendo inverosimile la semplice presenza passiva alle quattro del mattino durante un colpo pianificato nei minimi dettagli. La Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Rapina impropria: condanna definitiva anche per soli venti euro
Un uomo è stato condannato per rapina impropria aggravata e porto abusivo di armi in concorso con un complice. I due avevano sottratto una console di gioco del valore di venti euro e il complice aveva minacciato la vittima con delle forbici. Il ricorrente contestava l'utilizzo in tribunale delle dichiarazioni della vittima, diventata nel frattempo irreperibile, e la sua responsabilità per l'uso delle forbici da parte del complice. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che l'irreperibilità della vittima era imprevedibile e che il ricorrente ha attivamente spalleggiato il complice. Inoltre, il valore esiguo della refurtiva non attenua la gravità della rapina impropria, poiché il reato offende anche la libertà e la sicurezza della persona, non solo il suo patrimonio.
Continua »
Truffa contrattuale: il finto finanziamento costa la condanna
I rappresentanti di un'azienda informatica hanno commissionato a un'agenzia di comunicazione la produzione di video promozionali, garantendo la copertura economica tramite un imminente finanziamento europeo. Gli imputati hanno tuttavia nascosto la revoca di tale finanziamento e hanno millantato una solida operatività internazionale, inducendo la vittima a svolgere il lavoro senza chiedere alcun anticipo. Dopo la consegna, i committenti sono spariti dal mercato. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa contrattuale, escludendo l'ipotesi del semplice inadempimento civile o dell'insolvenza fraudolenta. Il silenzio malizioso, unito alle false rassicurazioni sulla solidità aziendale, costituisce un vero e proprio raggiro. Il reato è stato dichiarato procedibile d'ufficio a causa della gravità del danno economico arrecato.
Continua »
Pista di ghiaccio e tentata estorsione: condannati padre e figlio
Due soggetti, padre e figlio, hanno aggredito violentemente un concorrente per costringerlo a rinunciare alla richiesta di concessione comunale per una pista di pattinaggio. La vittima ha rinunciato per paura. La difesa sosteneva si trattasse di violenza privata o esercizio arbitrario delle proprie ragioni, escludendo il danno patrimoniale poiché la concessione era gratuita. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna per tentata estorsione. I giudici hanno chiarito che costringere qualcuno a rinunciare a una legittima aspettativa (perdita di chance) configura un danno patrimoniale futuro, poiché la gestione della pista avrebbe generato profitti. Inoltre, la semplice presenza del padre durante il pestaggio ha rafforzato l'azione del figlio, determinando il concorso nel reato. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili.
Continua »
Rapina impropria: condannata anche la complice che non minaccia
Due donne rubano dei profumi in un negozio. Una di loro viene scoperta dal sistema antitaccheggio, mentre l'altra riesce a uscire con la refurtiva. Fuori dal negozio, la complice minaccia l'addetto alla sicurezza per fuggire, mentre la prima donna assiste senza opporsi e chiede di non chiamare la polizia. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per entrambe. Il fatto costituisce una rapina impropria consumata e non un semplice tentativo di furto. Anche chi non pronuncia direttamente le minacce risponde del reato se fornisce un contributo morale o materiale alla fuga, dimostrando una previa intesa criminosa.
Continua »
Concorso tra usura ed estorsione: dal patto alla minaccia
Due soggetti sono stati condannati per aver concesso prestiti a tassi usurari e aver poi minacciato le vittime per ottenere il pagamento degli interessi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che il concorso tra usura ed estorsione è pienamente configurabile. Infatti, l'usura si realizza quando la vittima accetta inizialmente il tasso sproporzionato, mentre l'estorsione si configura successivamente, quando i colpevoli usano violenza o minaccia per riscuotere il denaro pattuito. I ricorsi dei due imputati sono stati quindi dichiarati inammissibili e rigettati, con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Concorso in rapina aggravata: condannati i complici senza bottino
Due soggetti sono stati condannati per concorso in rapina aggravata. Mentre un coimputato sottraeva materialmente il portafoglio alla vittima, i due ricorrenti la minacciavano con bottiglie di vetro rotte per garantire la fuga e il possesso della refurtiva. La difesa sosteneva l'estraneità dei due, evidenziando che non erano scappati subito e che non erano stati trovati frammenti di vetro o denaro addosso a loro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la ricostruzione dei fatti spetta ai giudici di merito e che la testimonianza della vittima è attendibile e riscontrata. Inoltre, l'intervento attivo con minacce esclude la partecipazione di minima importanza, avendo consentito di mantenere il possesso del bottino.
Continua »
Rapina aggravata: quando il numero dei complici raddoppia la pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina aggravata, porto abusivo d'arma e ricettazione a carico di un soggetto che aveva partecipato a un colpo sbarrando la strada alla vittima. La difesa contestava l'applicazione simultanea di due aggravanti: quella speciale delle persone riunite e quella comune del concorso di cinque o più persone. I giudici hanno rigettato il ricorso, stabilendo che le due aggravanti possono coesistere. L'aggravante speciale punisce la maggiore forza intimidatrice della compresenza fisica sul luogo del delitto, mentre l'aggravante comune sanziona la pericolosità organizzativa del gruppo numeroso, a prescindere dalla presenza fisica di tutti i complici durante l'azione.
Continua »
Frode assicurativa: il dubbio assolve dove il sospetto condanna
La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione di due soggetti accusati di frode assicurativa. Inizialmente condannati in primo grado per aver simulato un incidente stradale, i due erano stati assolti in appello perché il fatto non sussiste. Il Procuratore generale ha impugnato l'assoluzione, contestando le contraddizioni nelle dichiarazioni dei soggetti. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che le lievi discrepanze su dettagli secondari non dimostrano la falsità del sinistro. Inoltre, i giudici d'appello hanno rispettato l'obbligo di motivazione rafforzata, confutando punto per punto la sentenza di primo grado e applicando correttamente il principio del superamento di ogni ragionevole dubbio, escludendo che semplici indizi probabilistici possano fondare una condanna.
Continua »
Indebito utilizzo di carte di credito: dal sussidio al carcere
Il Titolare della Carta, beneficiario del reddito di cittadinanza, ha ceduto la propria tessera magnetica a un terzo in cambio di un compenso mensile in denaro. Durante la detenzione in carcere del titolare, il terzo ha effettuato diverse transazioni commerciali. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di indebito utilizzo di carte di credito. I giudici hanno chiarito che la natura strettamente personale della carta assistenziale ne vieta la cessione. Inoltre, l'abolizione del reddito di cittadinanza non cancella i reati commessi durante la sua vigenza, né influisce sul reato previsto dal codice penale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente alle spese e alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Condanna per estorsione annullata: omessa notifica del decreto
Due imputati, condannati nei primi due gradi per estorsione, hanno fatto ricorso in Cassazione lamentando l'omessa notifica del decreto che dispone il giudizio. Nonostante la loro residenza anagrafica fosse nota, l'atto era stato restituito con una frettolosa attestazione di irreperibilità. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che l'omessa notifica del decreto che dispone il giudizio all'imputato assente determina una nullità assoluta e insanabile dell'intero processo. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio sia la sentenza d'appello sia quella di primo grado, ordinando la trasmissione degli atti al Tribunale per ricominciare il processo dalla fase di regolare costituzione delle parti.
Continua »
Intestazione fittizia di beni: sequestro confermato al figlio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Figlio, terzo interessato, contro il sequestro preventivo delle quote di una società edile fittiziamente intestatagli dal Padre. Il Padre era indagato per il reato di intestazione fittizia di beni e indebita percezione di erogazioni pubbliche. I giudici hanno chiarito che il terzo interessato non può contestare la sussistenza del reato principale o i presupposti generali della misura cautelare. Egli può unicamente dimostrare la propria reale titolarità del bene e l'assenza di collegamenti con l'indagato. Nel caso specifico, il Figlio non disponeva di redditi adeguati per avviare l'attività, mentre il Padre gestiva di fatto l'impresa. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
Continua »
Truffa contrattuale online: quando l’inadempimento diventa reato
Una venditrice online è stata condannata per truffa contrattuale per aver venduto beni su internet senza mai consegnarli. L'imputata rassicurava i clienti con scuse e false foto delle spedizioni. La difesa sosteneva si trattasse di un semplice inadempimento civile, ma la Cassazione ha confermato la natura penale della condotta a causa del dolo iniziale e dei raggiri usati. Tuttavia, poiché due vittime hanno ritirato la denuncia, la Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso. La Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per i reati estinti per remissione di querela, riducendo la pena finale a un anno e quattro mesi di reclusione e 500 euro di multa, confermando nel resto la responsabilità penale.
Continua »
Concorso nel reato di estorsione: il silenzio che condanna
Un uomo ha impugnato l'ordinanza di custodia in carcere per tentata estorsione aggravata, sostenendo che la sua presenza silenziosa sul luogo del delitto non bastasse a incriminarlo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la misura cautelare. I giudici hanno stabilito che si configura il concorso nel reato di estorsione anche con la sola presenza fisica non casuale, se questa serve a rafforzare l'azione del complice, intimorire la vittima e dimostrare adesione al piano criminoso. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Assalto in banca con blocco stradale: è rapina impropria
Un gruppo di malviventi ha assaltato una banca bloccando le strade circostanti con numerosi veicoli posizionati strategicamente. Questa blindatura ha impedito il pronto intervento delle forze dell'ordine, facilitando la fuga dei colpevoli. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dei ricorrenti, rigettando la tesi difensiva secondo cui si trattasse di un semplice furto. La Suprema Corte ha stabilito che ostruire le vie d'accesso per ritardare l'arrivo della polizia configura il reato di rapina impropria. Il posizionamento preventivo dei mezzi costituisce infatti una forma di violenza impropria, in quanto coarta la libertà di azione delle forze dell'ordine per garantire l'impunità dei colpevoli. Di conseguenza, tutti i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, con condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Falsità ideologica per induzione: condannata anche la moglie
Due coniugi sono stati condannati per il reato di falsità ideologica per induzione. I due avevano fornito informazioni e fotografie false a un tecnico per fargli redigere una perizia ingannevole, con lo scopo di bloccare i lavori edilizi di una fondazione. La moglie sosteneva di non aver partecipato attivamente, ma i giudici hanno accertato il suo pieno coinvolgimento economico e organizzativo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei coniugi, confermando la condanna penale e respingendo la richiesta di prescrizione del reato.
Continua »
Truffa in concorso: condannati i finti mediatori
Tre soggetti sono stati condannati per il reato di truffa in concorso per aver venduto un macchinario da cantiere senza averne la reale disponibilità, inducendo le vittime a versare ventimila euro. Due imputati hanno sostenuto di aver svolto solo una semplice attività di mediazione senza malafede, mentre una terza imputata ha eccepito l'avvenuta prescrizione del reato, contestando l'applicazione della sospensione dei termini legata all'emergenza Covid-19. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno confermato la responsabilità dei mediatori e chiarito che la sospensione di sessantatré giorni dovuta alla pandemia era pienamente applicabile, avendo determinato il rinvio di un'udienza. Di conseguenza, la prescrizione non era maturata prima della sentenza d'appello. Gli imputati sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e della Cassa delle Ammende.
Continua »
Truffa per erogazioni pubbliche: salvi solo i vecchi reati
Il caso riguarda un soggetto condannato per il reato di truffa per erogazioni pubbliche, commesso presentando false domande di contributi agricoli tra il 2011 e il 2014. La Corte di Cassazione ha stabilito che ogni singola domanda fraudolenta costituisce un reato autonomo, che si perfeziona con l'incasso dell'ultimo importo. I giudici hanno dichiarato prescritti i reati relativi agli anni 2011 e 2012, annullando la condanna sul punto senza rinvio. Al contrario, per le annualità 2013 e 2014 la responsabilità dell'imputato è stata confermata in via definitiva, poiché il ricorso sul punto era inammissibile e ha impedito il decorso della prescrizione successiva. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza con rinvio limitatamente alla rideterminazione della pena complessiva.
Continua »