LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 110 Codice Penale — Anno 2026

Pagina 10 di 40

1329 provvedimenti

Altri anni per Art. 110 Codice Penale

Concorso morale nel reato: no alla colpa di posizione
Durante una manifestazione pubblica sono scoppiati violenti scontri con le forze dell'ordine. I giudici di merito hanno condannato il leader del corteo ritenendo configurabile il concorso morale nel reato per la sua presenza inerte alla testa dei manifestanti e per un discorso successivo. I giudici hanno inoltre applicato a un secondo imputato la detenzione domiciliare sostitutiva, sebbene avesse acconsentito solo al lavoro di pubblica utilità. La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi. I giudici di legittimità hanno escluso automatismi di colpevolezza per la sola posizione di vertice, imponendo di provare l'efficacia causale dell'inerzia sui singoli reati. La Corte ha altresì eliminato la detenzione domiciliare inflitta senza il consenso esplicito dell'interessato.
Continua »
Ingiusta detenzione: assoluzione e prescrizione negano il ristoro
Un cittadino ha trascorso cinque mesi in custodia cautelare con l'accusa di corruzione in concorso con pubblici ufficiali. Al termine del processo, il tribunale lo ha assolto nel merito per tre capi d'imputazione, dichiarando invece prescritto il quarto reato contestato. L'imputato ha quindi avanzato richiesta di riparazione per ingiusta detenzione per il periodo di privazione della libertà personale. I giudici territoriali hanno respinto l'istanza evidenziando la sussistenza della colpa grave e il mancato superamento dei limiti di pena per l'imputazione prescritta. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego dichiarando inammissibile il ricorso e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
Continua »
Guida lo scafo per viaggiare gratis: condanna per immigrazione
Un cittadino straniero ha condotto un motoveliero con settantacinque persone verso le coste italiane in cambio dell'esenzione dal pagamento del proprio viaggio. I giudici di merito lo hanno condannato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina aggravato da plurimi elementi, compreso il fine di profitto patrimoniale. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione lamentando la propria ignoranza della legge penale italiana e contestando la sussistenza del profitto economico per non aver incassato denaro contante. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente l'impugnazione. I giudici hanno confermato che la prestazione manuale offerta in sostituzione del prezzo del viaggio costituisce un vantaggio economico certo. La condotta integra pienamente il delitto contestato con l'aggravante del profitto, confermando la pena inflitta e le spese processuali.
Continua »
Resistenza a pubblico ufficiale: colpevole anche il passeggero
L'imputato ha contestato la condanna per resistenza a pubblico ufficiale e false dichiarazioni sull'identità, eccependo l'inattendibilità del sistema di riconoscimento facciale e sostenendo la mancanza di prove sul suo effettivo ruolo di guidatore o passeggero. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il riconoscimento diretto compiuto in aula dalle forze dell'ordine supera ogni dubbio sull'uso degli algoritmi. Inoltre, risponde del reato di resistenza a pubblico ufficiale anche il passeggero che rafforza o agevola la fuga del conducente. Il ricorrente deve versare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Bancarotta fraudolenta: condannati prestanome e registi occulti
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per bancarotta fraudolenta patrimoniale, documentale e per operazioni dolose a carico di professionisti e prestanomi inseriti in una rete predatoria di imprese. Il sodalizio acquisiva società in crisi, le spogliava dei beni produttivi mediante cessioni simulate e ne ritardava il dissesto con concordati in bianco, accumulando enormi debiti erariali. I giudici hanno chiarito che il professionista stratega risponde dei reati come amministratore di fatto o socio occulto quando gestisce concretamente le scelte aziendali. Allo stesso tempo, i prestanomi non possono invocare la propria carica solo apparente se risultano pienamente consapevoli del piano di spoliazione e cooperano nella sparizione delle scritture contabili o nell'omissione sistematica delle imposte. La Corte ha pertanto rigettato integralmente i ricorsi degli imputati, confermando le loro responsabilità penali definitive.
Continua »
Violenza privata: bloccare l’auto altrui costa la condanna
Alcuni comproprietari parcheggiavano sistematicamente le proprie automobili nell'area comune in modo da ostacolare l'uscita delle vetture dei vicini. Le persone offese dovevano compiere manovre estenuanti o spostare più mezzi per riuscire a transitare. I responsabili assumevano anche condotte derisorie e provocatorie. I giudici di merito hanno condannato gli autori per il reato di violenza privata. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la condanna penale, rigettando i ricorsi difensivi. I giudici hanno chiarito che l'ostruzione deliberata dello spazio di manovra configura violenza impropria. La Suprema Corte ha inoltre escluso la particolare tenuità del fatto per la natura abituale e premeditata della condotta, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese legali.
Continua »
Falsa dichiarazione reddito di cittadinanza: condanna confermata
Un cittadino ha omesso di indicare nella dichiarazione ISEE due familiari conviventi, già percettori del sussidio, e alcuni beni immobili di proprietà del nucleo familiare diversi dalla prima casa. Il giudice di merito ha inflitto la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione per il reato di indebita percezione mediante falsa attestazione. L'imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando la valutazione della propria responsabilità penale. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità delle censure difensive e della mancata rettifica preventiva dei dati anagrafici ufficiali. La Corte ha così confermato la condanna per la falsa dichiarazione reddito di cittadinanza, imponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna confermata
La Suprema Corte ha confermato la condanna a due anni e otto mesi di reclusione inflitta a un imputato per violazione della legge sugli stupefacenti in concorso. La difesa aveva proposto impugnazione lamentando la mancata esclusione della recidiva e contestando l'eccessività della sanzione applicata. I giudici hanno rilevato che la recidiva non era mai stata applicata nei gradi di merito e che l'entità della pena non era stata censurata durante il giudizio di appello. Tale omissione rende la doglianza un motivo nuovo e non proponibile. L'inammissibilità del ricorso per cassazione ha comportato la condanna definitiva dell'imputato, oltre al pagamento delle spese legali del procedimento e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Truffa contachilometri scalati: condanna confermata dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti del socio di una concessionaria per il reato di truffa contachilometri scalati. L'imputato aveva venduto a un acquirente un'automobile usata dichiarando una percorrenza di soli 100 mila chilometri, a fronte di oltre 260 mila chilometri reali accertati successivamente tramite una verifica tecnica specializzata. La difesa ha contestato la responsabilità del venditore e la tempestività della querela presentata dalla persona offesa. I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso: la piena consapevolezza del raggiro decorre dalla perizia ufficiale e il ruolo operativo del socio nell'attività di vendita prova la sua colpevolezza. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna dell'imputato al risarcimento e al pagamento delle spese legali.
Continua »
Decadenza dagli incentivi fotovoltaici: la Cassazione ferma le imprese
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha confermato la piena legittimità dei provvedimenti adottati dal Gestore dei Servizi Energetici contro un gruppo societario. L'ente pubblico aveva disposto la decadenza dagli incentivi fotovoltaici per gravi irregolarità, tra cui dichiarazioni non veritiere, assenza di autorizzazioni idonee e frazionamento abusivo degli impianti per accedere indebitamente al regime agevolato. Le società ricorrenti avevano impugnato le sentenze del Consiglio di Stato lamentando uno sconfinamento dai poteri giurisdizionali e la violazione delle norme sul riesame degli atti di revoca. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la valutazione dell'interesse pubblico rispetto a quello privato appartiene alla legittima interpretazione del giudice amministrativo e non viola i limiti esterni della giurisdizione.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari con braccialetto
L'indagato ha contestato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la custodia cautelare in carcere per reati legati alla coltivazione organizzata di marijuana. La difesa ha sostenuto l'assenza di gravi indizi, l'insussistenza di pericoli di recidiva e l'adeguatezza degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo la custodia cautelare in carcere l'unica misura proporzionata. I giudici hanno accertato la presenza di gravi indizi desunti da pedinamenti, intercettazioni e il ruolo attivo di vedetta svolto dall'indagato. Inoltre, il braccialetto elettronico impedisce l'allontanamento dall'abitazione ma non neutralizza i contatti con la rete criminale, il rischio di inquinamento delle prove e la prosecuzione a distanza dei traffici illeciti.
Continua »
Prestito usurario e minacce: confermata la condanna
Due soggetti hanno ricevuto la condanna penale per usura ed estorsione per aver concesso e riscosso un prestito a tassi esorbitanti, pari al 9% giornaliero, ai danni di una donna in grave difficoltà economica. La vittima, costretta a chiedere aiuto economico per pagare un trasloco, ha subito continue pressioni telefoniche e visite intimidatorie a domicilio, fino a coinvolgere la suocera anziana nel pagamento del debito. Gli imputati hanno presentato ricorso per Cassazione sostenendo di aver svolto solo un ruolo marginale di mediazione amichevole e contestando la sussistenza dello stato di bisogno della persona offesa. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili, confermando che l'intermediazione e l'attività di riscossione integrano a pieno titolo il concorso nei reati contestati.
Continua »
Uso indebito di cellulare in carcere: risponde anche il parente
La Corte di Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari per il padre di un detenuto, accusato di concorso nel reato di uso indebito di cellulare in carcere con l'aggravante mafiosa. L'indagato non si è limitato a ricevere le telefonate del figlio recluso, ma ha concordato nuovi contatti, veicolato notizie riservate su indagini e collaboratori di giustizia e gestito armi del clan. I giudici hanno stabilito che rispondere abitualmente e supportare le comunicazioni illecite non costituisce una passiva convivenza, ma integra un vero concorso morale. Ogni singola chiamata rappresenta infatti un autonomo impiego illecito del dispositivo, punibile anche all'esterno della struttura penitenziaria.
Continua »
Bar o centro scommesse: condanna per raccolta abusiva di scommesse
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione per la titolare di un bar responsabile del reato di raccolta abusiva di scommesse. Il locale era allestito in modo funzionale e quasi esclusivo all'accettazione di puntate su eventi sportivi senza la necessaria autorizzazione ministeriale. Gli agenti avevano rinvenuto monitor per il palinsesto sportivo, tre postazioni informatiche e stampanti per rilasciare le ricevute di gioco per conto di una società concessionaria a distanza. I giudici supremi hanno respinto le doglianze della difesa, ribadendo che non è possibile richiedere alla Cassazione una nuova valutazione delle prove già congruamente accertate.
Continua »
Danneggiamento seguito da incendio: fiamme e minaccia
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un soggetto accusato di minaccia aggravata e danneggiamento seguito da incendio. L'imputato aveva appiccato il fuoco a beni della vittima per conto di terzi, compiendo un chiaro atto intimidatorio collegato a una precedente aggressione verso il coniuge della persona offesa. Il ricorrente sosteneva che le fiamme fossero limitate e che mancasse l'intento minaccioso. I giudici hanno invece ribadito la sussistenza di entrambi i reati. Poiché l'impugnazione riproponeva argomenti generici già respinti in appello, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando l'imputato al pagamento delle spese legali e a tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Abbandono illecito di rifiuti: condannato l’amministratore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale per abbandono illecito di rifiuti a carico dell'amministratore unico di una società edile. L'imputato si difendeva attribuendo la condotta a terzi e dichiarandosi ignaro della revoca dell'iscrizione all'Albo Nazionale Gestori Ambientali. I giudici hanno respinto la tesi difensiva valorizzando la titolarità del mezzo aziendale utilizzato, la corrispondenza dei residui con l'attività societaria e il mancato controllo imposto dalla carica direttiva. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Delitto di riciclaggio: condanna confermata per l’auto rubata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il delitto di riciclaggio a carico di un rivenditore di automobili. L'imputato sosteneva di aver svolto solo un ruolo marginale nella vendita di un veicolo provento di reato e chiedeva la riqualificazione in ricettazione. I giudici hanno accertato una serie articolata di condotte: l'inserimento dell'annuncio online, l'esposizione dell'auto nel proprio piazzale, la riscossione degli acconti, l'intermediazione per il finanziamento e la stipula dell'assicurazione a nome della propria concessionaria. Tali atti hanno ostacolato concretamente la ricostruzione dell'origine furtiva del mezzo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per cassazione: no a motivi copiati
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un imputato condannato per reati inerenti alle sostanze stupefacenti e al possesso di armi. Il ricorrente contestava la sussistenza della responsabilità penale e la funzionalità dell'arma sequestrata. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso riproducevano pedissequamente le medesime argomentazioni già respinte dalla Corte di Appello, senza confrontarsi criticamente con la motivazione della sentenza di secondo grado. L'assenza di una critica puntuale determina la mancata specificità dell'impugnazione. I giudici hanno confermato la condanna penale, condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Credenziali d’ufficio e truffa: scatta l’accesso abusivo
Un gestore di una ditta di trasporti e consegne ha ottenuto credenziali protette da medici e farmacisti compiacenti. I suoi collaboratori hanno inserito prescrizioni mediche fittizie per bombole di ossigeno destinate a pazienti sani o già deceduti, truffando il servizio sanitario regionale. I giudici di merito hanno disposto gli arresti domiciliari per associazione a delinquere, truffa e accesso abusivo a sistema informatico. La Corte di Cassazione ha confermato la gravità indiziaria di tutti i reati. L'utilizzo di credenziali altrui per scopi fraudolenti costituisce reato informatico anche in presenza del consenso del titolare. I giudici supremi hanno tuttavia annullato l'ordinanza cautelare con rinvio. Il tribunale territoriale ha motivato in modo insufficiente l'attualità del pericolo di reiterazione e di inquinamento probatorio.
Continua »
Reato edilizio del procuratore: delega formale e abuso
La Suprema Corte ha confermato la condanna penale nei confronti di tre soggetti coinvolti in interventi edilizi illeciti realizzati in zona sottoposta a vincolo paesaggistico. Uno dei ricorrenti sosteneva l'assenza di propria responsabilità, qualificandosi come mero rappresentante privo del potere di commissionare varianti al progetto originario. I giudici hanno invece confermato la configurabilità del reato edilizio del procuratore, avendo egli gestito i cantieri, coordinato le imprese e ordinato direttamente le difformità abusive. Il collegio ha respinto la richiesta di particolare tenuità del fatto per via del vincolo paesaggistico e del numero delle opere, dichiarando inoltre inapplicabile la prescrizione. La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese e al versamento di una sanzione alla Cassa delle ammende.
Continua »