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229 provvedimenti

Interposizione fittizia di manodopera: non scatta la decadenza
Un lavoratore chiede di accertare il proprio rapporto di lavoro subordinato diretto con un'azienda committente di spedizioni, denunciando una interposizione fittizia di manodopera. Il dipendente, pur lavorando per l'azienda committente, risultava formalmente inquadrato da varie cooperative esterne. La Corte d'Appello respinge la richiesta del lavoratore applicando i brevi termini di decadenza stabiliti per l'impugnazione degli appalti. La Corte di Cassazione ribalta il verdetto: il termine di decadenza per l'impugnazione non si applica quando manca una comunicazione scritta di recesso o licenziamento proveniente dall'azienda utilizzatrice. Le dimissioni o l'interruzione del contratto con la cooperativa intermedia non equivalgono a un licenziamento. La Cassazione accoglie il ricorso del lavoratore e annulla la sentenza impugnata.
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Equa riparazione Legge Pinto: persa se la causa si estingue
Un gruppo di dipendenti pubblici ha richiesto l'equa riparazione Legge Pinto a causa della durata eccessiva di un giudizio previdenziale. Il processo originario si era tuttavia estinto per inattività dopo il decesso del loro avvocato. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di risarcimento. Secondo le norme attuali, se una causa si estingue per inattività o rinuncia, si presume l'assenza di un danno morale risarcibile. Per superare questa presunzione occorre fornire una prova contraria che le parti non hanno presentato. Inoltre, i richiedenti hanno proseguito la causa pur sapendo che la giurisprudenza aveva già dichiarato infondata la loro pretesa originaria. Di conseguenza, l'Amministrazione statale non deve versare alcun indennizzo per il ritardo processuale.
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Proroga del termine di sabato: niente sconti per il passato
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a un fotografo il 17 settembre 2002. Il contribuente ha impugnato l'atto notificando il ricorso lunedì 18 novembre 2002, ritenendo operante la proroga del termine di sabato, giorno in cui scadeva il termine di sessanta giorni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la norma sulla proroga del termine di sabato al lunedì successivo non si applica retroattivamente ai termini già scaduti prima dell'entrata in vigore della riforma (avvenuta nel 2006 e nel 2009). Di conseguenza, il ricorso originario del contribuente è stato dichiarato inammissibile per tardività, con condanna dello stesso al pagamento delle spese di giudizio.
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Impugnazione del trasferimento: vecchi contratti e nuove scadenze
Il Lavoratore ha contestato il provvedimento di trasferimento presso un'altra sede, comunicatogli dall'Azienda nell'ottobre 2010. Dopo l'estinzione di un primo giudizio, il dipendente ha avviato una nuova causa. I giudici di merito hanno dichiarato inammissibile la domanda per intervenuta decadenza. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che le nuove regole sull'impugnazione del trasferimento, introdotte dalla Legge n. 183/2010, si applicano anche ai trasferimenti decisi prima della sua entrata in vigore. Il termine per agire in giudizio, inizialmente differito al 31 dicembre 2011 per evitare pregiudizi, era ormai ampiamente decorso al momento della seconda impugnazione. Di conseguenza, il ricorso del Lavoratore è stato respinto con condanna alle spese.
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Distanze legali tra costruzioni: la nuova legge salva l’abuso
I proprietari di un immobile hanno citato in giudizio i vicini per aver modificato il terreno confinante e costruito a distanza non regolamentare. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno ordinato il ripristino dello stato dei luoghi. La Cassazione ha però accolto il ricorso dei costruttori. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice deve applicare d'ufficio lo "ius superveniens", ossia una nuova normativa regionale sulle distanze legali tra costruzioni più favorevole sopravvenuta durante il processo, poiché le leggi non sono semplici "fatti" tardivi. Inoltre, la Corte ha stabilito che non si può presumere il consenso del precedente proprietario per mantenere manufatti a distanza illegittima senza prove concrete. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Data certa scrittura privata: persi 10 milioni di euro
Due avvocati chiedono l'ammissione al passivo di un'amministrazione straordinaria per oltre dieci milioni di euro, basandosi su un accordo professionale stipulato prima della crisi dell'ente. Il Tribunale respinge la richiesta principale, liquidando solo una frazione della somma in base alle tariffe minime. La Corte di Cassazione conferma la decisione: l'accordo sui compensi è inopponibile alla procedura concorsuale per mancanza di data certa scrittura privata ai sensi dell'articolo 2704 del codice civile. La Suprema Corte chiarisce inoltre che la non contestazione da parte dei commissari non sana tale difetto, rilevabile d'ufficio dal giudice. Infine, i rimborsi per IVA e Cassa Forense non godono del privilegio poiché il credito è sorto prima della riforma del 2017, applicandosi il principio di irretroattività delle norme sui privilegi. I professionisti perdono la causa e sono condannati alle spese.
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Rimborso IVA tardivo: la Cassazione blocca il credito dimenticato
Un'azienda energetica ha richiesto il rimborso IVA per un credito d'imposta del 2010, ereditato da una società incorporata. Tuttavia, questo credito non era mai stato indicato nelle dichiarazioni fiscali. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso ritenendolo tardivo. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco. I giudici hanno stabilito che le norme più favorevoli introdotte nel 2016 sulla dichiarazione integrativa non si applicano retroattivamente a termini già scaduti. Poiché il termine biennale per chiedere il rimborso IVA era scaduto il 31 dicembre 2013 e l'istanza è stata presentata solo nel 2015, la richiesta dell'azienda è inammissibile. L'azienda perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Responsabilità solidale negli appalti: sanzioni al committente
Un'azienda di logistica ha affidato servizi di facchinaggio tramite appalti e subappalti. L'INPS ha contestato il mancato pagamento dei contributi previdenziali da parte di una cooperativa subappaltatrice per il periodo da maggio a settembre 2010. L'ente ha chiesto il pagamento sia dei contributi sia delle sanzioni civili all'azienda committente, invocando la responsabilità solidale negli appalti. La Corte d'Appello aveva escluso le sanzioni, ritenendo che la legge del 2012 (che esclude le sanzioni dalla solidarietà) si applicasse anche al passato. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS: la riforma del 2012 non è retroattiva. Per i fatti anteriori al 2012, la responsabilità solidale negli appalti si estende automaticamente anche alle sanzioni civili, data la loro natura accessoria al debito principale.
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Incompatibilità delle cariche elettive: sì al supplente
Un candidato escluso ha chiesto di subentrare come consigliere regionale supplente dopo che un consigliere eletto era stato nominato assessore. All'epoca delle elezioni, la legge regionale prevedeva l'incompatibilità delle cariche elettive tra consigliere e assessore. Successivamente, una nuova legge ha cancellato tale divieto durante la legislatura in corso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del supplente. I giudici hanno stabilito che le regole elettorali, inclusa l'incompatibilità delle cariche elettive, devono rimanere stabili per tutta la durata del mandato. Modificare le regole a partita in corso violerebbe la stabilità democratica e l'affidamento dei cittadini. Di conseguenza, il candidato supplente ha ottenuto il diritto di occupare il seggio in consiglio regionale per il periodo di sovrapposizione delle cariche.
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Leasing traslativo: no alla legge retroattiva contro il fallimento
La Curatela fallimentare di una società ha chiesto la restituzione dei canoni versati per un contratto di leasing traslativo risolto nel 2010, prima dell'entrata in vigore della Legge n. 124/2017. La Corte d'Appello aveva applicato retroattivamente la nuova legge, negando la restituzione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fallimento, stabilendo che la legge del 2017 non ha effetti retroattivi. Per i contratti risolti in precedenza si applica l'articolo 1526 del codice civile: la banca concedente deve restituire le rate riscosse, trattenendo solo un equo compenso per l'uso del bene e il risarcimento del danno. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Liquidazione delle spese processuali: stop a tariffe retroattive
Gli Eredi di un assicurato hanno avviato una causa contro una Compagnia Assicurativa per ottenere il pagamento di somme dovute. Dopo vari gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha dovuto decidere sulla corretta liquidazione delle spese processuali. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della Compagnia Assicurativa, stabilendo che i parametri tariffari del d.m. 55/2014 non si applicano ai gradi di giudizio già conclusi prima della loro entrata in vigore. Inoltre, ha chiarito che le spese del giudizio di appello vanno calcolate sul valore effettivo della controversia residua e non su quello iniziale, qualora la somma principale sia già stata pagata. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Impugnazione per i soli interessi civili: decide il civile
La Corte di Cassazione affronta il ricorso di un soggetto condannato in appello al risarcimento dei danni per i reati di danneggiamento e turbata libertà dell'industria. L'imputato propone ricorso limitatamente agli effetti civili. La Suprema Corte analizza l'applicabilità immediata della riforma Cartabia, che prevede il trasferimento al giudice civile del processo in caso di impugnazione per i soli interessi civili. Risolvendo un contrasto interno, la Corte stabilisce che la nuova norma si applica subito ai procedimenti pendenti. Di conseguenza, accertata la non inammissibilità del ricorso, dispone la trasmissione degli atti al Primo Presidente per l'assegnazione alle sezioni civili.
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Responsabilità solidale negli appalti: sanzioni per il passato
L'INPS ha richiesto a una società committente il pagamento dei contributi previdenziali e delle sanzioni civili non versati dall'appaltatore, invocando la responsabilità solidale negli appalti. La Corte d'Appello aveva escluso il pagamento delle sanzioni per il passato, applicando retroattivamente una legge di favore del 2012. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS. I giudici hanno stabilito che la legge del 2012 non è retroattiva perché ha natura innovativa e non interpretativa. Di conseguenza, per i debiti contributivi sorti prima del 2012, il committente resta pienamente responsabile anche per le sanzioni civili collegate, in quanto queste hanno natura accessoria e automatica rispetto al debito principale. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova decisione.
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Sanzioni per escavazione abusiva: legittime le tariffe aggiornate
Un'azienda e il suo amministratore hanno ricevuto dal Comune un'ordinanza di pagamento per aver estratto sabbia e ghiaia in misura superiore a quanto autorizzato. Gli opponenti contestavano il calcolo della sanzione, basato su tariffe regionali aggiornate successivamente all'inizio degli scavi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità delle sanzioni per escavazione abusiva. I giudici hanno chiarito che l'estrazione abusiva è un illecito permanente, la cui condotta si protrae nel tempo. Di conseguenza, si applicano le tariffe vigenti al momento della cessazione dell'abuso, e l'aggiornamento periodico delle tariffe tramite atti secondari non viola il principio di legalità, poiché la legge primaria definisce chiaramente la condotta vietata e il meccanismo di calcolo.
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Rinuncia abdicativa alla proprietà: addio spese di manutenzione
Una società ha rinunciato alla proprietà di una strada privata tramite atto notarile per evitare i costi di manutenzione imposti dal Comune. L'Amministrazione Pubblica ha chiesto la nullità dell'atto, sostenendo che non ci si potesse liberare dei beni per fini egoistici. I giudici di merito hanno accolto la domanda dello Stato. La Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che la rinuncia abdicativa alla proprietà è un atto pienamente legittimo e non può essere dichiarato nullo solo perché dettato da convenienza personale. Di conseguenza, la proprietà della strada passa allo Stato e la società non deve pagare le spese di manutenzione.
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Conguagli regolatori servizio idrico: legittimi i recuperi
Una società utente ha contestato una fattura emessa dal gestore idrico contenente conguagli regolatori servizio idrico per gli anni dal 2005 al 2011. Il Tribunale ha annullato la bolletta, ritenendo che il gestore non avesse provato l'imprevedibilità dei costi recuperati. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del gestore idrico. I giudici di legittimità hanno chiarito che i conguagli non devono limitarsi ai soli costi imprevisti e imprevedibili, ma devono trovare giustificazione nei criteri del metodo tariffario normalizzato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la sentenza d'appello e ha rinviato la causa al Tribunale per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Rettifica inquadramento INAIL: no a premi retroattivi senza colpa
L'Azienda, attiva nel settore automobilistico, otteneva dall'INPS la variazione del proprio inquadramento da terziario a industria nel 2002, senza comunicarlo all'INAIL. Nel 2006, a seguito di un'ispezione, l'INAIL disponeva d'ufficio la rettifica inquadramento INAIL con effetto retroattivo dal 2002, richiedendo maggiori premi assicurativi. La Corte d'Appello riteneva legittima la retroattività. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Azienda, stabilendo che, in assenza di dichiarazioni inesatte o dolose del datore di lavoro, la rettifica dell'inquadramento tariffario e della relativa tassazione produce effetti solo a decorrere dal primo giorno del mese successivo alla notifica del provvedimento. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Rescissione del giudicato: conta la conoscenza, non la sentenza
Un cittadino straniero, arrestato all'estero in esecuzione di un mandato di arresto europeo, ha proposto istanza di rescissione del giudicato per due condanne subite in sua assenza. La Corte di Appello ha trasmesso gli atti alla Cassazione per una condanna del 2015, ritenendo applicabile la vecchia legge. La Suprema Corte ha invece stabilito che, in caso di successione di leggi nel tempo, la norma applicabile per la rescissione del giudicato si individua in base al momento in cui il condannato ha avuto effettiva conoscenza del provvedimento, e non al momento della sentenza. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato la competenza della Corte di Appello, restituendole gli atti per la decisione.
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Privilegio professionale: no alla retroattività per l’IVA
Due professionisti chiedevano che i loro crediti per rivalsa IVA e contributi previdenziali, relativi a prestazioni svolte prima del 2018, fossero ammessi al passivo fallimentare di una società con il privilegio professionale introdotto dalla Legge di Bilancio 2018. Il Tribunale prima e la Corte di Cassazione poi hanno respinto la richiesta. La Suprema Corte ha stabilito che le norme che introducono o modificano i privilegi hanno natura sostanziale e non processuale. Di conseguenza, in base al principio di irretroattività delle leggi, la nuova tutela si applica solo ai crediti sorti dopo l'entrata in vigore della riforma (1° gennaio 2018). I crediti precedenti restano quindi semplici crediti chirografari, ossia senza alcuna priorità di pagamento rispetto agli altri creditori.
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Privilegio dei crediti professionali: vecchi crediti esclusi
Due avvocati chiedono che i loro crediti per IVA e contributi previdenziali, relativi a prestazioni svolte prima del 2018, siano ammessi al passivo del fallimento di una società con il privilegio dei crediti professionali. Essi invocano la riforma del 2018 che ha esteso tale tutela a queste voci. Il Tribunale rifiuta, ritenendo la norma non retroattiva. La Corte di Cassazione conferma la decisione: le norme che introducono o modificano i privilegi hanno natura sostanziale e non processuale. Di conseguenza, si applica il principio di irretroattività delle leggi. Il privilegio dei crediti professionali per IVA e contributi spetta solo se le prestazioni sono state eseguite dopo l'entrata in vigore della riforma (1° gennaio 2018). I professionisti perdono il ricorso.
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