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Art. 109 TUIR — Sezione Sesta Civile

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40 provvedimenti

Altri anni per Art. 109 TUIR

Deducibilità dei costi: i SAL non bastano senza fatture
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società la deducibilità dei costi relativi a fatture da ricevere per lavori edili, recuperando IRES e IVA. La Corte di Giustizia Tributaria regionale aveva accolto le ragioni della contribuente basandosi solo sui prospetti di avanzamento dei lavori (SAL) e rilevando d'ufficio un difetto di motivazione dell'accertamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. I giudici hanno chiarito che i SAL non bastano da soli a provare le spese se mancano le successive fatture registrate e i documenti contabili di supporto. Inoltre, il giudice tributario non può annullare un atto per vizi mai sollevati dall'impresa. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Deduzione perdite su crediti senza fallimento: vince l’impresa
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società edile la rettifica del reddito d'impresa per l'anno 2005. L'Ufficio contestava la deduzione perdite su crediti non riscossi da un debitore insolvente e l'imputazione temporale di un corrispettivo per prestazioni edili. La contribuente aveva dimostrato l'irrecuperabilità della somma tramite protesti a carico del debitore, vicende giudiziarie per truffa e un parere legale negativo sulle possibilità di recupero. I giudici di merito hanno annullato l'avviso di accertamento riconoscendo la piena legittimità delle scelte contabili. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Fisco, confermando che per dedurre la perdita non serve attendere un fallimento formale, purché sussistano elementi chiari e oggettivi che provino l'impossibilità di riscuotere il credito.
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Inerenza dei costi aziendali: la svolta sulle fatture generiche
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'impresa di conserve alimentari la deduzione di costi e la detrazione IVA per servizi di pulizia, ritenendo le fatture troppo generiche. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che l'inerenza dei costi aziendali non può essere esclusa solo per la genericità delle fatture se il contribuente fornisce altri documenti integrativi. I giudici hanno chiarito che il Fisco deve valutare tutte le prove disponibili, anche extracontabili, per verificare il legame reale tra la spesa e l'attività d'impresa. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Onere della prova costi deducibili: la contabilità non basta
Una società di costruzioni ha impugnato un avviso di accertamento per IVA e IRES, contestando il recupero a tassazione di alcuni costi. La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sull'onere della prova costi deducibili, stabilendo che spetta sempre al contribuente dimostrare l'effettività e l'inerenza delle spese. La semplice registrazione contabile non basta se mancano le fatture passive di supporto. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso limitatamente alla mancata valutazione, da parte dei giudici d'appello, di un accordo transattivo decisivo per la causa. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame di questo specifico documento.
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Deducibilità spese sponsorizzazione: il Fisco non può decidere
L'Azienda e i suoi soci hanno impugnato gli avvisi di accertamento con cui il Fisco negava la deducibilità di alcuni costi di sponsorizzazione versati ad associazioni sportive dilettantistiche, ritenendoli non inerenti e sproporzionati rispetto ai ricavi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei contribuenti, stabilendo che per tali spese opera una presunzione legale assoluta sulla loro natura pubblicitaria. Di conseguenza, la deducibilità spese sponsorizzazione non può essere contestata dal Fisco sotto il profilo dell'inerenza o della congruità, purché sussistano i requisiti di legge: natura dilettantistica del soggetto sponsorizzato, rispetto dei limiti di spesa, finalità promozionale ed effettivo svolgimento dell'attività pubblicitaria. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Principio di competenza: fisco batte contribuente sulle deduzioni
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un tabaccaio la deduzione di 70.000 euro per spese di sponsorizzazione a favore di un'associazione sportiva dilettantistica. La Commissione Tributaria Regionale aveva ritenuto i costi interamente deducibili. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del fisco, rilevando che il giudice d'appello ha omesso di pronunciarsi sul rispetto del principio di competenza. Poiché i contratti coprivano più anni (2010-2011 e 2011-2012), la deduzione per l'anno d'imposta 2011 doveva essere limitata alla sola quota di costo riferibile a quell'anno. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Fatture per operazioni inesistenti: il Fisco perde in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una società di trasporti, contestando l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. La società ha impugnato l'atto, dimostrando nei primi due gradi di giudizio l'effettiva esecuzione delle prestazioni contestate. L'Amministrazione Finanziaria ha quindi proposto ricorso in Cassazione, lamentando un difetto di motivazione della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che il ricorso non può richiedere una nuova valutazione delle prove già esaminate nei precedenti gradi di merito. Di conseguenza, l'Agenzia delle Entrate è stata condannata al pagamento delle spese processuali, confermando la vittoria della società contribuente.
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Operazioni inesistenti: il fisco perde contro il capannone reale
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società in liquidazione la deduzione delle quote di ammortamento per l'acquisto di un capannone, ritenendo l'acquisto un'operazione fittizia. Secondo il fisco, la restituzione di gran parte del prezzo sotto forma di finanziamento soci dimostrava l'esistenza di operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ufficio, confermando la decisione dei giudici d'appello. La Suprema Corte ha evidenziato che l'atto pubblico di vendita, la fatturazione regolare, il pagamento tracciato e la successiva locazione dell'immobile dimostrano la reale esistenza dell'operazione. Di conseguenza, la tesi delle operazioni inesistenti basata solo sul passaggio di denaro tra società collegate è stata respinta, confermando la legittimità delle deduzioni fiscali effettuate dalla contribuente.
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Operazioni inesistenti: il fisco perde contro il socio comune
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società in liquidazione la deduzione delle quote di ammortamento per l'acquisto di un capannone, ritenendo l'acquisto una delle classiche operazioni inesistenti. Secondo il fisco, il trasferimento di denaro era fittizio perché il prezzo era stato restituito alla società acquirente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando la decisione dei giudici d'appello. La transazione era reale: l'atto era pubblico, l'immobile era stato regolarmente affittato e la restituzione del denaro era in realtà un finanziamento del socio comune alle due società. I giudici hanno stabilito che la regolarità dei documenti e dei pagamenti tracciabili esclude la fittizietà dell'operazione.
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Deducibilità dei costi infragruppo: no a prove impossibili
L'Azienda ha impugnato un avviso di accertamento per tasse non pagate. I giudici d'appello avevano negato lo sgravio fiscale di alcune spese per servizi ricevuti da altre società dello stesso gruppo, ritenendo indispensabile la presenza di report finali per dimostrare il collegamento con l'attività d'impresa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda, stabilendo che la legge non impone un tipo specifico di documento per provare l'utilità delle spese. Per la deducibilità dei costi infragruppo, i giudici devono valutare tutti i documenti presentati, come contratti e fatture, senza pretendere prove non previste dalla legge. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Deducibilità costi di mediazione: fattura e contratto bastano
La Corte di Cassazione ha confermato la legittima deducibilità dei costi di mediazione sostenuti da un'azienda italiana verso una società estera. L'Agenzia delle Entrate contestava la mancanza di prove dettagliate, come i registri telefonici, per un servizio di consulenza. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che la fattura, collegata a un contratto specifico e al risultato positivo ottenuto (l'aggiudicazione di una commessa), costituisce una prova sufficiente dell'inerenza del costo. L'ipotesi del Fisco è stata considerata una mera congettura. La Corte ha quindi respinto il ricorso dell'Agenzia, condannandola al pagamento delle spese legali.
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Costi indeducibili appalto: la Cassazione rinvia il giudizio
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva confermato l'annullamento di un avviso di accertamento emesso contro una società cooperativa. La disputa riguarda presunti costi indeducibili appalto relativi all'anno 2014, che avevano portato al recupero di IRES, IRAP e IVA. Nonostante le vittorie del contribuente nei primi due gradi di giudizio, l'Amministrazione ha presentato ricorso in Cassazione. La Sesta Sezione Civile, incaricata della valutazione preliminare, ha stabilito che la questione non presenta una evidenza decisoria tale da permettere una definizione immediata in camera di consiglio. Pertanto, i giudici hanno disposto il rinvio della causa alla Sezione Tributaria ordinaria per un esame di merito più approfondito sulla legittimità dei costi contestati.
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Operazioni inesistenti: il vizio procedurale blocca la Cassazione
La vicenda riguarda un contenzioso tra l'amministrazione finanziaria e il fallimento di una società a responsabilità limitata. L'ufficio aveva emesso avvisi di accertamento per IVA, IRES e IRAP, contestando l'utilizzo di operazioni inesistenti riconducibili a un unico centro di interessi. Dopo il rigetto dei ricorsi nei primi due gradi di giudizio, la procedura concorsuale ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, tuttavia, ha rilevato un vizio procedurale fondamentale: la proposta di decisione del relatore non era stata comunicata alla parte ricorrente. A causa di questo difetto di notifica, il contraddittorio non è stato regolarmente costituito. Di conseguenza, i giudici hanno emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando la causa a nuovo ruolo per permettere la corretta prosecuzione del giudizio e garantire il diritto di difesa del contribuente.
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Inerenza costi sponsorizzazione: guida Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che negava la deducibilità di costi per sponsorizzazioni sportive. Il giudice di merito aveva erroneamente preteso un nesso diretto tra spesa e ricavo specifico, richiedendo documentazione non prevista dalla legge come il business plan. La Suprema Corte ha ribadito che l'inerenza deve essere valutata in senso qualitativo, ovvero come correlazione all'attività d'impresa potenzialmente idonea a produrre utili. È stato inoltre accolto il motivo relativo al cumulo giuridico delle sanzioni per violazioni collegate.
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Definizione agevolata: sospensione in Cassazione
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'anno 2009, con il quale l'Ufficio contestava la deduzione di costi ritenuti non inerenti. Dopo una decisione sfavorevole in primo grado, la Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato la cessata materia del contendere. L'Agenzia delle Entrate ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, la contribuente ha presentato istanza di sospensione del processo per avvalersi della definizione agevolata prevista dalla Legge n. 130/2022. La Suprema Corte ha accolto l'istanza, disponendo la sospensione del procedimento per consentire il perfezionamento della chiusura della lite fiscale.
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Spese di sponsorizzazione: guida alla deducibilità
La Corte di Cassazione ha stabilito che le spese di sponsorizzazione non sono automaticamente deducibili come spese di pubblicità. Nel caso analizzato, una società chimica aveva finanziato la pubblicazione di libri d'arte. La Corte ha chiarito che, se manca la prova di un nesso diretto tra l'investimento e un'aspettativa di ritorno commerciale, tali costi devono essere qualificati come spese di rappresentanza. Questo comporta limiti più stringenti alla deducibilità fiscale, poiché l'onere di dimostrare l'inerenza e la finalità promozionale ricade interamente sul contribuente.
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Inerenza: deducibilità dei costi da risarcimento
La Corte di Cassazione ha confermato la deducibilità dei costi sostenuti da una società per il risarcimento danni derivante da inadempimento contrattuale. Il caso riguardava la mancata manutenzione di beni strumentali necessari all'attività. La Corte ha stabilito che, in presenza di una fattura regolare, opera la presunzione di veridicità, spostando l'onere della prova sull'Amministrazione Finanziaria. Il concetto di inerenza deve essere valutato in termini qualitativi, verificando se l'evento generatore del costo sia correlato all'attività d'impresa, indipendentemente dalla natura del fatto.
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Sponsorizzazioni sportive: deducibilità garantita
La Corte di Cassazione ha stabilito che le **sponsorizzazioni sportive** erogate a favore di associazioni dilettantistiche godono di una presunzione legale assoluta di inerenza e deducibilità. Nel caso analizzato, l'Agenzia delle Entrate aveva contestato i costi sostenuti da una società, ritenendoli antieconomici e privi di utilità concreta. Tuttavia, la Suprema Corte ha chiarito che, se l'importo annuo non supera i 200.000 euro e sono rispettati i requisiti formali, il fisco non può sindacare la scelta imprenditoriale né richiedere prove ulteriori sull'incremento del fatturato. La decisione conferma che la legge tutela l'investimento pubblicitario nello sport dilettantistico come spesa integralmente deducibile.
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Sponsorizzazione sportiva: inerenza e deducibilità
La Corte di Cassazione ha stabilito che la sponsorizzazione sportiva verso associazioni dilettantistiche gode di una presunzione legale assoluta di inerenza e deducibilità se l'importo è inferiore a 200.000 euro. Il fisco non può contestare l'antieconomicità della spesa basandosi sulla sproporzione tra costi e fatturato, poiché la legge tutela questi investimenti come spese pubblicitarie a deducibilità piena.
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Deducibilità compensi amministratori: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14113/2019, ha stabilito un principio fondamentale sulla deducibilità dei compensi degli amministratori. La Corte ha chiarito che la semplice iscrizione del costo nel bilancio societario, anche se approvato dall'assemblea, non è sufficiente a garantirne la deducibilità fiscale. È necessaria una specifica e inequivocabile delibera assembleare che determini l'importo dei compensi. Accogliendo il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, la Corte ha annullato la decisione della Commissione Tributaria Regionale, che aveva invece ritenuto sufficiente la certezza e l'inerenza del costo risultante dal bilancio.
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