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Art. 109 TUIR — Sezione Quinta Civile

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906 provvedimenti

Altri anni per Art. 109 TUIR

Truffa sul carburante: scatta l’indeducibilità dei costi da reato
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di distribuzione di carburanti un complesso sistema di truffa ed evasione fiscale. L'azienda consegnava meno carburante del dovuto a enti pubblici per rivendere la differenza in nero, generando enormi utili extracontabili. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, confermando l'indeducibilità dei costi da reato per tutte le spese collegate all'attività illecita. I giudici hanno inoltre stabilito che la presunzione di distribuzione dei guadagni in nero si applica non solo ai soci ufficiali, ma anche ai soggetti esterni che agiscono come soci occulti in una società a ristretta base familiare. La sentenza d'appello favorevole ai contribuenti è stata cassata con rinvio.
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Indeducibilità dei costi da reato: stop ai furbi del carburante
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di carburanti e ai suoi soci, anche occulti, un sistema di truffa ed evasione fiscale basato sulla sottrazione di gasolio e vendite in nero. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo l'indeducibilità dei costi da reato per mancanza di inerenza, poiché legati ad attività illecite. Inoltre, la Corte ha confermato che per le società a ristretta base familiare opera la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili anche nei confronti dei soci occulti, i cui conti bancari personali riflettevano le operazioni della società. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Svalutazione delle partecipazioni: scontro tra Fisco e imprese
Una società per azioni ha impugnato alcuni avvisi di accertamento relativi a IRES e IRAP. Il contrasto principale riguardava la svalutazione delle partecipazioni detenute in una società non quotata, acquistate in più anni. L'Agenzia delle Entrate contestava il metodo di calcolo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che, in caso di acquisti scaglionati nel tempo, il calcolo della svalutazione deve seguire il criterio della stratificazione per anno di acquisizione. Inoltre, la Corte ha accolto parzialmente i ricorsi del Fisco, confermando che gli accantonamenti per il patto di non concorrenza non sono deducibili e che la decisione precedente sugli interessi passivi mancava di una motivazione reale. La causa è stata rinviata per un nuovo giudizio.
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Termine dilatorio di sessanta giorni: la fretta del Fisco è nulla
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro una società per costi indeducibili derivanti da fatture inesistenti. L'atto è stato notificato solo sei giorni dopo la consegna del verbale di chiusura delle operazioni, violando il termine dilatorio di sessanta giorni previsto dallo Statuto del Contribuente. L'amministrazione ha giustificato l'urgenza con l'imminente scadenza dei termini di decadenza per l'accertamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che la semplice scadenza dei termini non costituisce un'urgenza valida per anticipare l'atto. Di conseguenza, i giudici hanno annullato l'accertamento fiscale, condannando l'ente impositore al pagamento delle spese di giudizio.
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Agevolazione Tremonti ter: negato il bonus sui beni in magazzino
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'applicazione dell'agevolazione Tremonti ter per l'acquisto in leasing di macchinari di perforazione. I macchinari erano stati prodotti dalla stessa società e iscritti in magazzino come beni merce prima del periodo agevolato, per poi essere venduti a società di leasing e riacquisiti tramite locazione finanziaria (leasing back). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ufficio tributario, stabilendo che il beneficio fiscale spetta solo per investimenti in macchinari nuovi e strumentali all'attività d'impresa, realizzati nel periodo previsto dalla legge. L'operazione di leasing back su beni già esistenti in magazzino non genera un costo effettivo agevolabile, escludendo così l'applicazione dell'agevolazione Tremonti ter.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: tra fisco e buona fede
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una società per imposte non versate relative ad operazioni soggettivamente inesistenti. La società ha impugnato l'atto, sostenendo che un precedente giudicato favorevole per un altro anno d'imposta dovesse applicarsi anche a questa annualità e che l'ufficio non avesse provato la sua consapevolezza della frode. La Corte di Cassazione ha rigettato sia il ricorso della società sia quello dell'ufficio. I giudici hanno chiarito che in materia di IVA ogni anno d'imposta è autonomo e che l'ufficio ha dimostrato come la società, usando l'ordinaria diligenza professionale, avrebbe potuto accorgersi dell'inesistenza del fornitore. Inoltre, l'Amministrazione non può introdurre nuove contestazioni in appello.
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Deducibilità costi auto in leasing: l’Azienda vince contro il Fisco
L'Azienda ha impugnato un avviso di accertamento con cui il Fisco contestava l'indeducibilità di costi non documentati, una minusvalenza elusiva e le spese per un'auto aziendale in leasing. La Corte di Cassazione ha confermato il recupero a tassazione per le operazioni fittizie e l'operazione elusiva, ma ha accolto il ricorso sulla deducibilità costi auto in leasing. I giudici hanno chiarito che i canoni di leasing sono deducibili se il veicolo è strumentale all'attività d'impresa, indipendentemente dalla proprietà del mezzo. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Operazioni inesistenti: il fisco perde se confonde le prove
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società in fallimento la deduzione di costi e la detrazione IVA per tre fatture relative al noleggio di veicoli industriali, ritenendole operazioni inesistenti. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato il recupero fiscale per mancanza di prove da parte del fisco. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione finanziaria. I giudici hanno chiarito che l'ufficio ha l'onere di provare la fittizietà delle operazioni, distinguendo tra inesistenza oggettiva e soggettiva. Poiché l'Agenzia ha confuso i due profili nel ricorso, non ha dimostrato l'infondatezza della decisione di appello. Vince la società contribuente.
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Deducibilità dei costi aziendali: hotel chiuso ma spese salve
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società la deducibilità dei costi aziendali sostenuti nel 2003 per l'acquisto di arredi, impianti e piante ornamentali destinati a un hotel in costruzione. Secondo il fisco, la società non era ancora operativa nel settore alberghiero. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando la piena legittimità della deduzione. I giudici hanno chiarito che la deducibilità dei costi aziendali spetta anche durante la fase preparatoria di costruzione dell'immobile, finanziata con fondi pubblici. Non rileva il fatto che l'attività alberghiera sia iniziata concretamente solo negli anni successivi, poiché le spese erano strettamente collegate e coerenti con il progetto imprenditoriale complessivo di realizzazione della struttura ricettiva.
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Deduzione perdite su crediti: perché la truffa non dà sconti
L'Azienda ha richiesto il rimborso delle imposte Ires e Irap versate in eccedenza, sostenendo di aver subito una perdita su crediti a causa di una truffa subita per una fornitura mai avvenuta. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso, contestando la mancanza dei requisiti di certezza e precisione per la deduzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del fisco, stabilendo che la deduzione perdite su crediti richiede prove rigorose. Non basta un precedente accordo con il fisco per un altro anno d'imposta: il contribuente deve dimostrare gli elementi certi e precisi che giustificano l'irrecuperabilità del credito. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria per un nuovo esame.
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Frode carosello: il fisco perde se non prova il dolo dell’azienda
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un'azienda di commercio di pellami l'indebita detrazione dell'IVA e la deduzione di costi, ipotizzando il suo coinvolgimento in una frode carosello tramite operazioni soggettivamente inesistenti con fornitori fittizi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha ribadito che spetta all'Amministrazione Finanziaria dimostrare non solo la natura di "cartiera" dei fornitori, ma anche la consapevolezza del destinatario della fattura circa l'evasione fiscale. Poiché l'ufficio non ha fornito prove sufficienti sulla conoscibilità della frode da parte dell'azienda, che ha invece dimostrato la reale esistenza delle merci e la propria buona fede, l'accertamento è stato annullato. Il fisco è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Deducibilità dei costi: il Fisco vince sulle fatture fittizie
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un imprenditore del settore metallurgico l'acquisto di rottami tramite operazioni ritenute fittizie, recuperando l'IVA e negando la deducibilità dei costi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che la deducibilità dei costi richiede la prova rigorosa della loro inerenza all'attività d'impresa, non bastando la generica dimostrazione dell'esistenza delle operazioni commerciali. Inoltre, in tema di sanzioni tributarie, la Corte ha riaffermato il principio del favor rei: le sanzioni più favorevoli sopravvenute devono essere applicate retroattivamente se il provvedimento non è definitivo. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado.
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Giudicato esterno tributario: no ad automatismi tra anni diversi
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento contro la Società Contribuente per l'anno 2007, contestando costi fittizi. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto basandosi solo su una precedente sentenza non definitiva relativa all'anno 2006. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, stabilendo che non si può applicare il principio del giudicato esterno tributario in modo automatico. Una decisione su un'annualità d'imposta non vincola gli anni successivi, a meno che non riguardi elementi permanenti e sia passata in giudicato. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Inerenza dei costi: consulenze estere indeducibili per la holding
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società italiana la deducibilità di oltre 740.000 euro di spese per consulenze, ricerche geologiche e indagini di mercato finalizzate all'acquisizione di quote in società estere. Secondo il fisco, tali spese dovevano essere capitalizzate come oneri accessori e non dedotte immediatamente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente, confermando che l'inerenza dei costi deve essere rigorosamente provata dal contribuente. Nel caso specifico, le spese non potevano essere detratte direttamente poiché erano strettamente collegate all'acquisizione di partecipazioni finanziarie e la società italiana non svolgeva alcuna attività produttiva diretta, risultando di fatto non operativa e priva di dipendenti. Di conseguenza, la società perde il ricorso e viene condannata a pagare le spese di giudizio.
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Detassazione investimenti in macchinari: no al bonus anticipato
L'Azienda ha utilizzato in compensazione un credito d'imposta per l'acquisto di un macchinario industriale, usufruendo dell'agevolazione nota come detassazione investimenti in macchinari. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'agevolazione, sostenendo che l'acquisto fosse avvenuto prima del periodo di validità della norma. I giudici di merito hanno confermato il recupero del credito, ritenendo che il contratto si fosse perfezionato prima dell'entrata in vigore dell'agevolazione e che il successivo collaudo e il contratto di leasing fossero irrilevanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'Azienda inammissibile, confermando la decisione dei giudici tributari. Di conseguenza, l'Azienda perde definitivamente la causa, deve restituire le somme contestate e pagare le spese processuali.
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Detassazione degli investimenti: fattura batte collaudo tardivo
L'Agenzia delle Entrate ha recuperato a tassazione un credito d'imposta utilizzato da un'azienda per l'acquisto di un macchinario. L'amministrazione ha contestato l'assenza dei requisiti per la detassazione degli investimenti, poiché l'acquisto si era perfezionato prima del periodo agevolato (25 giugno 2014 - 30 giugno 2015). L'azienda sosteneva che l'investimento andasse individuato al momento del collaudo positivo del macchinario, avvenuto durante il periodo agevolato nell'ambito di un contratto di leasing. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda. I giudici hanno confermato la decisione dei gradi precedenti, rilevando una "doppia conforme" sui fatti e chiarendo che il ricorso mirava a una inammissibile rivalutazione del merito. L'azienda perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Detrazione IVA spese di rappresentanza: stop ai facili sconti
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava un avviso di accertamento emesso contro una società agricola. L'ufficio contestava l'errata ripartizione dell'IVA per beni a uso promiscuo e la qualificazione di alcune spese come pubblicità anziché rappresentanza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ufficio. I giudici di secondo grado hanno omesso di decidere sulla corretta percentuale di detrazione per i costi promiscui e hanno qualificato erroneamente le spese senza verificarne l'effettiva natura giuridica. La Suprema Corte ha chiarito che la detrazione IVA spese di rappresentanza segue regole rigide e non può essere confusa con le spese pubblicitarie senza un esame approfondito delle prove. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Scrittura privata senza data certa: il fisco batte la contabilità
Una società immobiliare ha ricevuto accertamenti fiscali per omessa dichiarazione di ricavi derivanti da locazioni. L'azienda si è difesa esibendo un accordo di riduzione del canone, ma l'Amministrazione Finanziaria ha contestato l'atto poiché non registrato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che una scrittura privata senza data certa non è opponibile al fisco, il quale è considerato a tutti gli effetti un soggetto terzo. Di conseguenza, la regolarità formale delle scritture contabili non basta a smentire la ricostruzione induttiva dell'ufficio basata sui contratti di locazione originari regolarmente registrati. La società perde la causa e deve versare il doppio del contributo unificato.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: costi deducibili ma IVA a rischio
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'utilizzo di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti nel settore dei rottami. La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini delle imposte sui redditi, i costi di tali operazioni sono deducibili se reali e conformi alle regole generali. Tuttavia, ai fini IVA, il sistema del reverse charge non protegge l'acquirente che non dimostri di aver agito con la diligenza di un operatore accorto, non bastando la natura complessa del mercato di riferimento. Inoltre, la Corte ha confermato la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento per la presenza di violazioni penali, indipendentemente dall'avvio dell'azione penale. Le sentenze d'appello sono state cassate con rinvio.
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Inerenza dei costi aziendali: la Cassazione corregge i giudici
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'azienda la deduzione di spese ritenute non inerenti all'attività commerciale. Il giudice di primo grado ha confermato l'accertamento ritenendo erroneamente le operazioni inesistenti. In appello, la decisione è stata ribaltata poiché il primo giudice aveva deciso su un tema diverso (inesistenza anziché inerenza). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che il giudice d'appello non poteva limitarsi ad annullare l'atto per questo vizio procedurale, ma doveva decidere nel merito la questione. La Corte ha chiarito la netta distinzione tra inesistenza e inerenza dei costi aziendali: la prima riguarda la realtà dell'operazione, mentre la seconda richiede il collegamento funzionale con l'impresa, con regole diverse sull'onere della prova. La causa torna quindi ai giudici di secondo grado per una nuova decisione.
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