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Art. 100 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

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325 provvedimenti

Altri anni per Art. 100 Codice di Procedura Civile

Clausola sociale: chi ha diritto di agire?
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della clausola sociale nel cambio appalto. Una società uscente aveva citato in giudizio la subentrante per non aver assunto un dipendente, sostenendo che ciò le impediva di risolvere il rapporto di lavoro. La Suprema Corte ha stabilito che l'azienda cessante non ha la legittimazione ad agire per imporre l'assunzione. Tale diritto spetta esclusivamente al lavoratore, in quanto beneficiario della tutela prevista dal contratto collettivo. L'interesse del precedente datore di lavoro a liberarsi del personale non costituisce una posizione giuridica tutelabile in questo contesto tramite la clausola sociale.
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Intestazione fiduciaria e azione revocatoria
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un fallimento che ha esperito un'azione revocatoria contro la costituzione di un fondo patrimoniale. L'operazione coinvolgeva quote societarie soggette a intestazione fiduciaria. La società fiduciaria ha contestato la propria legittimazione passiva, sostenendo di aver ceduto le quote prima dell'inizio del giudizio. La Suprema Corte ha confermato che la fiduciaria è parte necessaria nel processo quando l'azione mira ad accertare la reale titolarità dei beni in capo al debitore fiduciante, dichiarando inammissibile il ricorso della società.
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Azione revocatoria: cessione rami d’azienda nulla
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia della cessione di rami d'azienda (campeggio e ristorazione) operata da una società prima del fallimento. L'azione revocatoria è stata ritenuta fondata poiché l'operazione ha svuotato l'intero attivo aziendale in presenza di ingenti debiti fiscali preesistenti. I giudici hanno evidenziato come il legame di parentela tra le parti coinvolte (madre, figlia e coniuge) costituisca prova della consapevolezza del danno arrecato ai creditori, rendendo gli atti inopponibili alla massa fallimentare.
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Distanze legali: regole per scale in aderenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che ordinava la demolizione di una scala esterna realizzata in un'intercapedine tra edifici. Il fulcro della controversia riguarda il rispetto delle distanze legali e la corretta qualificazione dell'opera come costruzione in aderenza o in appoggio. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice di merito non può presumere l'illegittimità basandosi solo sulla natura dell'opera, ma deve accertare se esista un'autonomia strutturale o se l'opera elimini effettivamente ogni spazio vuoto tra i fabbricati.
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Delibera condominiale nulla: i diritti del proprietario
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una società, condomina di un edificio, che ha impugnato una delibera condominiale volta a limitare l'accesso a un cortile di sua proprietà esclusiva, sebbene gravato da servitù di passaggio. La Suprema Corte ha stabilito che una delibera condominiale nulla, in quanto incidente su diritti di proprietà esclusiva, può essere impugnata non solo dal condomino in quanto tale, ma da chiunque vi abbia un interesse concreto, inclusi i terzi proprietari. La decisione ribadisce che l'assemblea non ha il potere di disporre di beni che non rientrano tra le parti comuni dell'edificio.
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Perdita di chance: risarcimento nel pubblico impiego
Un dipendente pubblico ha contestato l'esito di una selezione per il conferimento di una posizione organizzativa, denunciando la violazione dei principi di trasparenza e correttezza. Sebbene la Corte d'Appello avesse accertato l'illegittimità della procedura, aveva negato il risarcimento invocando l'insindacabilità della discrezionalità amministrativa. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale visione, stabilendo che la perdita di chance costituisce un'entità patrimoniale autonoma. Il risarcimento spetta ogniqualvolta il lavoratore dimostri una probabilità concreta di successo, indipendentemente dalla certezza della nomina finale.
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Società estinta: stop agli accertamenti illegittimi
La Corte di Cassazione ha stabilito che una società estinta per cancellazione dal registro delle imprese non può più agire in giudizio. Il caso riguardava un accertamento IVA notificato a una società cancellata nel 2009, il cui ex liquidatore aveva promosso ricorso. I giudici hanno chiarito che la cancellazione determina la perdita immediata della capacità processuale. Poiché le norme sulla sopravvivenza fiscale quinquennale non sono retroattive, il giudizio non poteva nemmeno essere iniziato, portando alla cassazione senza rinvio della sentenza impugnata.
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Controllo automatizzato: validità della cartella IVA
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una cartella di pagamento emessa a seguito di un controllo automatizzato della dichiarazione IVA, nonostante la mancata impugnazione della precedente comunicazione di irregolarità. Il contribuente contestava il passaggio tra diversi regimi agevolati, ma i giudici hanno rilevato che i motivi d'appello erano generici e non censuravano correttamente la sentenza di primo grado. La Corte ha ribadito che il controllo automatizzato non richiede obbligatoriamente il contraddittorio preventivo se non emergono incertezze interpretative sui dati contabili dichiarati.
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Estratto di ruolo: limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un contribuente che aveva impugnato un estratto di ruolo lamentando la prescrizione dei crediti. La Corte ha chiarito che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è inammissibile al di fuori dei casi tassativi previsti dalla legge. Inoltre, ha stabilito che la mancanza di interesse ad agire è un vizio fondante rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del processo, impedendo la formazione di un giudicato interno implicito sulla questione.
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Interesse ad impugnare: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un amministratore di una cooperativa, confermando l'inammissibilità dell'appello per carenza di interesse ad impugnare. Il ricorrente aveva contestato verbali di accertamento contributivo e sanzioni amministrative, ma la Corte d'Appello aveva rilevato che l'opposizione era stata erroneamente proposta contro il verbale anziché contro l'ordinanza ingiunzione. La Suprema Corte ha chiarito che l'interesse ad impugnare richiede un pregiudizio concreto e materiale, non potendo il ricorrente limitarsi a chiedere una diversa qualificazione giuridica della decisione senza dimostrare un vantaggio effettivo.
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Arricchimento senza causa: i limiti della sussidiarietà
La Corte di Cassazione ha chiarito i confini dell'azione di arricchimento senza causa in relazione al principio di sussidiarietà. Una società aveva agito per ottenere la restituzione di somme pagate per debiti altrui, invocando in subordine l'arricchimento senza causa dopo il rigetto della domanda basata su un contratto di mutuo mai provato. La Suprema Corte ha stabilito che l'azione è ammissibile se il contratto principale è inesistente, poiché manca un titolo alternativo di tutela. Inoltre, la Corte ha censurato la sentenza d'appello per ultrapetizione, avendo questa riformato la condanna anche per importi non oggetto di specifica impugnazione.
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Soccombenza e spese legali: la guida della Cassazione
Una dipendente sanitaria impugna una graduatoria interna per un incarico di coordinamento. Notifica l'atto alla vincitrice rinunciataria solo per integrare il contraddittorio, senza avanzare pretese contro di lei. La Corte d'Appello, pur riconoscendo la carenza di legittimazione della vincitrice, condanna la ricorrente a pagarle le spese legali. La Cassazione annulla tale decisione, rilevando l'assenza di una reale **soccombenza** della ricorrente verso un soggetto contro cui non era stata mossa alcuna domanda, disponendo la compensazione integrale delle spese.
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Soccombenza reciproca e compensi CTU: la guida
Una società ha proposto opposizione contro il decreto di liquidazione del compenso di un consulente tecnico d'ufficio (CTU), ottenendo dal Tribunale una riduzione della somma originariamente stabilita. Tuttavia, il giudice di merito ha disposto la compensazione delle spese legali, ravvisando una soccombenza reciproca. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha rigettato il ricorso della società dichiarandolo inammissibile per difetto di interesse. La Suprema Corte ha chiarito che, nel procedimento di opposizione alla liquidazione, la riduzione di un'unica domanda non configura soccombenza reciproca, poiché il consulente non può mai considerarsi soccombente in merito, essendo comunque titolare del diritto al compenso.
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Estratto di ruolo: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un contribuente che aveva impugnato un estratto di ruolo sostenendo di non aver ricevuto la notifica della cartella. La decisione conferma che l'estratto di ruolo non è autonomamente impugnabile, poiché non contiene una pretesa impositiva attuale. La mancanza di interesse ad agire è stata considerata un vizio fondante rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del processo, impedendo la formazione di un giudicato implicito sulla questione processuale, nonostante le contestazioni sulla tardività dell'appello dell'amministrazione.
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Interesse ad agire e risarcimento danni lavoro
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'**Interesse ad agire** di un dirigente sanitario non viene meno anche se, durante il processo, ottiene l'incarico precedentemente negato. Se il ricorrente ha formulato una riserva di risarcimento danni per il periodo di mancata assegnazione, permane la necessità di accertare l'illegittimità della selezione originaria. Inoltre, la Corte ha chiarito che se un giudice dichiara inammissibile un'impugnazione su un punto specifico, si forma un giudicato interno che impedisce di riesaminare la questione d'ufficio.
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continuità dei bilanci: l’impugnazione del socio
La Corte di Cassazione ha stabilito che la continuità dei bilanci non comporta la trasmissione automatica dei vizi da un esercizio all'altro. Un ex socio che intende contestare un bilancio deve allegare specificamente la persistenza dei difetti nei documenti successivi per mantenere l'interesse ad agire.
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Diffamazione defunto: risarcimento e prova del danno
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un discendente di un noto personaggio storico che ha citato in giudizio un utente social per post offensivi. Sebbene la diffamazione defunto possa ledere l'onore dei familiari, la Corte ha stabilito che il danno non patrimoniale non è automatico ma richiede una prova specifica sull'esistenza e sull'entità del pregiudizio subito.
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Fascia di rispetto autostradale: le distanze legali
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società privata che aveva edificato un fabbricato violando la fascia di rispetto autostradale. La sentenza stabilisce che il vincolo di inedificabilità, essendo posto a tutela della sicurezza pubblica, prevale su qualsiasi strumento urbanistico locale. La decisione conferma l'obbligo di arretramento della costruzione abusiva in assenza di una formale procedura di deroga ministeriale.
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Chiusura del fallimento e ricorso in Cassazione
Una società in liquidazione ha impugnato la sentenza di fallimento emessa su istanza di numerosi dipendenti. La Corte d'Appello aveva dichiarato il ricorso improcedibile poiché, nel frattempo, era avvenuta la chiusura del fallimento con ritorno della società in bonis. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando che la chiusura della procedura non elimina l'interesse dell'imprenditore a vedere revocata la dichiarazione di insolvenza, specialmente per ragioni reputazionali e rischi di riapertura legati alla normativa antimafia.
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Liquidazione giudiziaria società cancellata: guida
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della liquidazione giudiziaria società cancellata dal registro delle imprese entro l'anno, validando le procure rilasciate a legali privati dall'ente di riscossione e chiarendo l'interesse ad agire del fisco nonostante le tutele tributarie quinquennali.
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