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Art. 1 comma 17 Legge 24 dicembre 2012 n. 228

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310 provvedimenti

Cessazione materia del contendere: accordo tra parti
Una società di riscossione e una società di logistica, coinvolte in un contenzioso tributario per il pagamento della TARSU, hanno raggiunto un accordo stragiudiziale. La Corte di Cassazione, prendendo atto dell'intesa, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione materia del contendere, specificando che in questi casi non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato a carico del ricorrente.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
Un contribuente, dopo aver impugnato una cartella di pagamento e aver perso nei primi due gradi di giudizio, presenta ricorso in Cassazione per poi rinunciarvi. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del giudizio e condanna il ricorrente al pagamento delle spese legali, chiarendo che la rinuncia al ricorso è un atto unilaterale che non necessita di accettazione per essere efficace. Viene inoltre escluso l'obbligo di versare il doppio del contributo unificato.
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Cessazione materia contendere: ricorso inammissibile
Un contribuente impugna un avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti relativa a un immobile inabitabile. Dopo aver perso nei primi due gradi, ricorre in Cassazione. Nel frattempo, la sentenza d'appello viene revocata in un altro giudizio. La Corte di Cassazione, vista la cessazione della materia del contendere, dichiara il ricorso inammissibile per sopravvenuto difetto di interesse e compensa le spese legali.
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Compenso avvocato: l’accordo scritto è valido?
La Corte di Cassazione chiarisce la validità dell'accordo sul compenso avvocato. Due legali richiedevano un pagamento maggiore rispetto a quanto pattuito, sostenendo la nullità dell'accordo per mancanza di forma scritta. La Corte ha stabilito che la parcella inviata dai legali e prodotta in giudizio dalla cliente costituisce un equipollente della scrittura privata, perfezionando l'accordo e rendendo legittima la cifra inizialmente concordata.
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Azione di riduzione: onere della prova e allegazioni
La Corte di Cassazione chiarisce i requisiti per l'azione di riduzione. Una sorella agisce contro il fratello per una donazione paterna che ha leso la sua quota di legittima. La Corte stabilisce che non è necessaria un'indicazione numerica precisa del valore dei beni nell'atto introduttivo. È sufficiente allegare gli elementi patrimoniali, anche tramite presunzioni, per consentire al giudice di verificare la lesione, anche avvalendosi di una consulenza tecnica. L'onere della prova è così soddisfatto.
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Responsabilità da cose in custodia e colpa del danneggiato
Una proprietaria di un immobile chiedeva il risarcimento dei danni per infiltrazioni provenienti da un'aiuola dei vicini. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di secondo grado, rigettando la domanda. La motivazione si basa sul principio della responsabilità da cose in custodia: la condotta della stessa danneggiata, che non aveva impermeabilizzato il proprio muro perimetrale, è stata considerata la causa esclusiva del danno, interrompendo il nesso causale e liberando i vicini da ogni responsabilità.
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Eccesso di potere giurisdizionale: subentro appalti
Una società ricorre in Cassazione denunciando un eccesso di potere giurisdizionale da parte del Consiglio di Stato, che aveva ordinato il subentro di un concorrente in un appalto pubblico dopo averne annullato l'esclusione. Le Sezioni Unite hanno respinto il ricorso, stabilendo che ordinare il subentro rientra nei poteri istituzionali del giudice amministrativo ai sensi dell'art. 122 c.p.a. e non costituisce un'invasione della discrezionalità della Pubblica Amministrazione.
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Valutazione prove: il rapporto dei CC batte i testi?
Un motociclista contesta la decisione che lo ritiene unico responsabile di un sinistro, lamentando che la Corte d'Appello abbia privilegiato il rapporto dei Carabinieri rispetto alle testimonianze. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo l'ampio potere del giudice nella valutazione delle prove e nel ricostruire i fatti, anche discostandosi dalle dichiarazioni testimoniali se ritenute meno attendibili di altri elementi oggettivi.
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Accertamento induttivo: quando è legittimo?
Un contribuente contesta un avviso di accertamento basato su un'analisi induttiva dei ricavi. L'amministrazione finanziaria aveva ritenuto la contabilità inattendibile a causa di plurimi elementi, tra cui versamenti anomali, erronea determinazione della percentuale di ricarico e mancata presentazione di documenti contabili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la legittimità dell'accertamento induttivo si fonda sulla valutazione complessiva e unitaria di tutti gli indizi, anche se singolarmente potrebbero non essere decisivi. Quando un quadro indiziario coerente emerge, la contabilità può essere considerata inaffidabile.
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Tardività del ricorso: Cassazione inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso a causa della sua tardiva notifica. Il caso riguardava una fideiussione legata a un contratto di leasing. L'ordinanza sottolinea l'importanza del calcolo preciso dei termini per impugnare, tenendo conto della sospensione feriale e delle sospensioni straordinarie (come quella per il Covid-19). La tardività del ricorso ha impedito alla Corte di esaminare nel merito i motivi dell'appello, rendendo definitiva la sentenza di secondo grado.
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Onere della mediazione: chi paga se nessuno la avvia?
In un caso di opposizione a decreto ingiuntivo, nessuna delle parti avviava la mediazione obbligatoria. La Corte di Cassazione, pur dichiarando inammissibile un ricorso per revocazione per un errore di diritto, chiarisce un principio fondamentale: l'onere della mediazione grava sul creditore. La sua inerzia comporta non solo l'improcedibilità dell'opposizione, ma anche la revoca del decreto ingiuntivo, tutelando di fatto la posizione del debitore.
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Provvigione mediatore: quando è dovuta senza nesso?
Una società immobiliare ha richiesto il pagamento della provvigione per la vendita di un immobile acquistato dai convenuti direttamente da una procedura fallimentare. Nonostante un accordo scritto che prevedeva il pagamento della provvigione mediatore anche in questo caso, la Corte di Cassazione ha respinto la richiesta. La Corte ha stabilito che, sebbene le parti possano derogare al principio del nesso di causalità, il compenso deve essere giustificato da una controprestazione specifica e concreta da parte del mediatore, che in questo caso è stata ritenuta assente.
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Rilascio di un’area: la Cassazione e l’onere della prova
Un club automobilistico ricorre in Cassazione contro la condanna al rilascio di un'area usata come parcheggio. La Corte rigetta il ricorso, confermando che la domanda di rilascio include il ripristino dei luoghi e che la valutazione delle prove sull'occupazione spetta al giudice di merito, non essendo sindacabile in sede di legittimità.
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Cessazione materia del contendere: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario per cessazione della materia del contendere. La controversia, originata da una cartella di pagamento per un credito d'imposta non riconosciuto, è venuta meno poiché la sentenza di secondo grado, oggetto del ricorso, è stata revocata con un'altra pronuncia passata in giudicato. Di conseguenza, non esistendo più l'oggetto della lite, il processo si è concluso con la compensazione delle spese legali tra le parti.
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Notifica ricorso cassazione: l’errore che costa caro
Una società turistica ha visto il suo ricorso in Cassazione dichiarato inammissibile a causa di un vizio procedurale. La Corte ha stabilito che la mancata produzione dell'avviso di ricevimento, prova essenziale del perfezionamento della notifica ricorso cassazione all'avversario, equivale a un'inesistenza giuridica della notifica stessa, un errore insanabile che preclude l'esame del merito della controversia.
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Anzianità di servizio: illegittimo escludere i termini
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8706/2025, ha dichiarato illegittimo il trasferimento di un lavoratore basato su un accordo sindacale che, nel calcolare l'anzianità di servizio, escludeva i periodi di lavoro svolti con contratto a termine. Tale criterio è stato ritenuto discriminatorio e contrario alla direttiva europea 1999/70/CE, poiché penalizza ingiustificatamente i lavoratori a tempo determinato rispetto a quelli assunti a tempo indeterminato. La Corte ha confermato la decisione di merito che ordinava la riassegnazione del dipendente alla sua sede originaria.
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Improcedibilità del ricorso: errore formale fatale
Una casa editrice si rivolge alla Corte di Cassazione dopo il rifiuto di un indennizzo assicurativo per danni da allagamento. La Corte dichiara l'improcedibilità del ricorso a causa del mancato deposito tempestivo della relata di notificazione della sentenza impugnata, un adempimento procedurale inderogabile che ha reso impossibile l'esame nel merito della questione.
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Sopravvenuta carenza di interesse: ricorso inammissibile
Una società propone ricorso in Cassazione contro avvisi di pagamento, sostenendo la mancata notifica delle cartelle esattoriali. Durante il giudizio, le cartelle sottostanti vengono annullate da altre sentenze. La Corte di Cassazione, pur rilevando la tardività della documentazione prodotta dalla società, interpreta la sua istanza come una manifestazione di sopravvenuta carenza di interesse e dichiara il ricorso inammissibile, compensando le spese.
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Tasso usura e CMS: la Cassazione chiarisce il calcolo
La Cassazione rigetta il ricorso di una società contro una banca, chiarendo che una Commissione di Massimo Scoperto (CMS) già dichiarata nulla non può essere inclusa nel calcolo del tasso usura. Sancisce inoltre che la mancata contestazione specifica di un credito in una domanda riconvenzionale ne determina l'accertamento.
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Contributo AGCM e fallimento: quando è dovuto?
Un ente di riscossione si è visto respingere la richiesta di ammissione al passivo fallimentare di una società per il mancato pagamento del contributo AGCM. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ma non per le ragioni addotte dal tribunale di merito. Sebbene il ricorso sia stato respinto per un difetto di prova, la Suprema Corte ha colto l'occasione per enunciare un importante principio di diritto: l'obbligazione di versare il contributo AGCM ha natura tributaria e sorge nel momento in cui viene generato il fatturato che ne costituisce il presupposto, non quando l'attività d'impresa viene effettivamente svolta. Pertanto, se il fatturato è anteriore alla dichiarazione di fallimento, il credito è di natura concorsuale e va ammesso al passivo.
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