LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

Pagina 5 di 40

1799 provvedimenti

Altri anni per Art. 1 Codice di Procedura Civile

Risarcimento danno pubblico impiego: quando non è dovuto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32904/2023, chiarisce che il risarcimento danno nel pubblico impiego per l'illegittima successione di contratti a termine non è dovuto se il lavoratore viene successivamente 'stabilizzato'. Tuttavia, tale assunzione a tempo indeterminato deve essere in un rapporto di causa-effetto diretto con il precedente abuso, e non una mera conseguenza agevolata. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva concesso il risarcimento senza verificare questo nesso causale, rinviando il caso per una nuova valutazione.
Continua »
Lavoro subordinato mascherato: tutele e nullità
La Corte di Cassazione conferma la decisione d'Appello che aveva riqualificato un rapporto di volontariato in lavoro subordinato mascherato. Il caso riguarda un'infermiera, formalmente volontaria per un'associazione, che di fatto lavorava per un'azienda sanitaria pubblica. La Corte ha stabilito che, nonostante la nullità del contratto per violazione di norme imperative, il lavoratore ha diritto alla retribuzione per il periodo di lavoro prestato, ai sensi dell'art. 2126 c.c. La responsabilità economica ricade esclusivamente sull'ente pubblico che ha beneficiato della prestazione, e non sull'associazione intermediaria.
Continua »
Cambio appalto: il CCNL garantisce l’assunzione
Un lavoratore, il cui rapporto a tempo determinato con un'azienda poi fallita era stato convertito in indeterminato, ha chiesto l'assunzione alla società subentrante nel servizio di igiene urbana. I giudici di merito avevano negato tale diritto, escludendo un trasferimento d'azienda. La Corte di Cassazione, invece, ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che, indipendentemente dalla configurabilità di un trasferimento d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c., il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) di settore prevedeva un vero e proprio diritto soggettivo all'assunzione per il personale impiegato nel cambio appalto, obbligando la nuova società a proseguire il rapporto di lavoro.
Continua »
Assegno ad personam: cosa entra nel calcolo? Analisi
Un dipendente, trasferito da un ente pubblico soppresso a un Ministero, ha richiesto il mantenimento del trattamento economico precedente. La Corte di Cassazione ha stabilito che la norma speciale applicabile tutela l'irriducibilità della retribuzione tramite un assegno ad personam che include solo le voci fisse e continuative. La Corte ha escluso il riconoscimento automatico dell'anzianità pregressa ai fini della progressione di carriera e di alcuni emolumenti variabili, come i premi assicurativi, cassando la precedente decisione della Corte d'Appello.
Continua »
Motivazione contraddittoria e rapporto di lavoro
Un lavoratore aveva impugnato una serie di contratti, prima di collaborazione autonoma e poi di somministrazione e a tempo determinato, chiedendo che venisse accertata la natura subordinata dell'intero rapporto. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda, sostenendo che la stipula dei contratti a termine implicasse un mutuo consenso alla risoluzione del precedente rapporto. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, ravvisando una palese motivazione contraddittoria: se il rapporto iniziale era simulato e in realtà subordinato, è illogico parlare di un consenso alla risoluzione di un rapporto di collaborazione autonoma mai esistito.
Continua »
Premio di produttività: spetta al lavoratore somministrato
La Corte di Cassazione ha stabilito che il premio di produttività spetta anche al lavoratore somministrato, in applicazione del principio di parità di trattamento. L'ente utilizzatore non può negare il bonus se non è esplicitamente escluso dai contratti collettivi. Un precedente giudicato su un altro lavoratore non ha efficacia vincolante.
Continua »
Responsabilità solidale appalti: anche per le SPA pubbliche
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità solidale di una società per azioni a partecipazione pubblica, committente in un appalto, per i crediti retributivi non pagati ai dipendenti dell'impresa appaltatrice. L'ordinanza chiarisce che l'esenzione prevista per le pubbliche amministrazioni non si estende a soggetti di diritto privato, anche se qualificati come "enti aggiudicatori". Viene inoltre ribadito che il beneficio di preventiva escussione non è retroattivo e che la decadenza biennale è interrotta anche da una semplice richiesta stragiudiziale, rafforzando la tutela dei lavoratori negli appalti.
Continua »
Contratto di somministrazione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva di accertare l'irregolarità di un contratto di somministrazione e di costituire un rapporto di lavoro diretto con l'azienda utilizzatrice. Il ricorso è stato respinto perché il lavoratore ha confuso i requisiti formali del proprio contratto di lavoro con quelli del contratto di somministrazione stipulato tra l'agenzia e l'utilizzatore, non riuscendo a contestare efficacemente la motivazione della sentenza d'appello.
Continua »
Cambio appalto: il CCNL obbliga all’assunzione
Una lavoratrice, il cui rapporto a tempo indeterminato con un'azienda di servizi poi fallita era stato riconosciuto giudizialmente, ha chiesto l'assunzione alla società subentrante nel contratto di appalto. I giudici di merito avevano respinto la domanda, non ravvisando un trasferimento d'azienda. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che in un cambio appalto, la specifica clausola del CCNL di settore (art. 6 CCNL Ambiente) costituisce un obbligo per l'impresa subentrante di assumere il personale, creando un vero e proprio diritto soggettivo per il lavoratore, a prescindere dall'applicazione dell'art. 2112 c.c.
Continua »
Cambio appalto: il CCNL obbliga all’assunzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32805/2023, ha stabilito che in un cambio appalto per servizi pubblici, la clausola del CCNL Ambiente che prevede l'assunzione del personale dell'impresa uscente è vincolante per la nuova società appaltatrice. Questo obbligo sussiste a prescindere dalla configurabilità di un trasferimento di ramo d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva negato il diritto di un lavoratore alla ricostituzione del rapporto, affermando la forza cogente della norma contrattuale collettiva volta a garantire la stabilità occupazionale.
Continua »
Contratto a termine: quando è legittima la motivazione
Un lavoratore ecologico ha impugnato una serie di contratti a termine, sostenendone l'illegittimità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la motivazione di un contratto a termine è valida anche se fornita "per relationem", ovvero tramite rinvio a documenti esterni, come delibere comunali, purché questi siano specifici, conoscibili e garantiscano la trasparenza delle ragioni temporanee.
Continua »
Gestione Separata: obbligo iscrizione dopo i 65 anni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31751/2023, ha stabilito che l'obbligo di iscrizione e contribuzione alla Gestione Separata per i liberi professionisti sussiste anche dopo il compimento dei 65 anni, qualora l'attività lavorativa prosegua. La Corte ha chiarito che la facoltà di cancellazione prevista da una norma del 1996 era una misura transitoria, valida solo per il quinquennio 1996-2001. Pertanto, un professionista non poteva invocare tale esenzione per l'annualità 2006. La Corte ha inoltre confermato che la prescrizione per i contributi del 2004 era già maturata.
Continua »
Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: il nesso
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un musicista licenziato due volte da una fondazione per ragioni economiche. Con l'ordinanza n. 31660/2023, la Corte ha stabilito che non basta invocare una generica necessità di riduzione dei costi. Il datore di lavoro deve provare il nesso di causalità, ovvero dimostrare perché ha scelto di sopprimere proprio quel posto di lavoro e non altri, anche più costosi. La Corte ha cassato la sentenza precedente, affermando che il controllo giudiziale deve verificare l'effettività della ragione economica addotta, senza che ciò costituisca un'indebita interferenza nelle scelte aziendali. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
Continua »
Stabilizzazione precari: no a chi è già di ruolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore, già dipendente a tempo indeterminato di un'Azienda Sanitaria, che era stato assunto per una posizione superiore tramite una procedura di stabilizzazione precari. La Corte ha confermato la nullità del nuovo contratto, ribadendo che la stabilizzazione è una deroga eccezionale alla regola del concorso pubblico, riservata esclusivamente ai lavoratori genuinamente precari e non a chi ha già un rapporto di lavoro stabile con la stessa amministrazione.
Continua »
Improcedibilità ricorso: onere del deposito atti
Una lavoratrice, dopo aver ottenuto in primo grado la conversione del contratto a termine, vedeva la sua domanda respinta in appello. Ricorreva quindi in Cassazione, ma la Suprema Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso. La causa di tale decisione è stata puramente processuale: la ricorrente non ha depositato, insieme al ricorso, la copia autentica della sentenza d'appello con la relativa relata di notifica, adempimento fondamentale per verificare la tempestività dell'impugnazione. La Corte ha ribadito che tale onere è inderogabile e la sua omissione determina l'inammissibilità dell'esame nel merito.
Continua »
Risarcimento contratto a termine: la Cassazione decide
Un lavoratore pubblico con una serie di contratti a termine illegittimi chiede il risarcimento del danno. La Cassazione, con Ordinanza n. 31652/2023, dichiara inammissibile il ricorso, confermando che il giudice ha discrezionalità nel quantificare il risarcimento contratto a termine tra un minimo e un massimo, potendo considerare anche il reperimento di una nuova occupazione non come detrazione, ma come criterio per la liquidazione.
Continua »
Licenziamento motivo oggettivo: prova e reintegra
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31645/2023, ha rigettato il ricorso di una fondazione contro la sentenza che annullava il licenziamento di un dipendente. Il caso verteva su un licenziamento per motivo oggettivo basato su una riorganizzazione aziendale. La Corte ha confermato che spetta al datore di lavoro dimostrare il nesso causale tra la riorganizzazione e la soppressione del posto di lavoro. In assenza di tale prova, il licenziamento è illegittimo e, alla luce delle recenti sentenze della Corte Costituzionale, si applica la tutela reintegratoria.
Continua »
Contratto a progetto: quando è valido? La Cassazione
Un lavoratore ha impugnato tre contratti a progetto, sostenendo che mascherassero un rapporto di lavoro subordinato. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la sua domanda. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo il progetto sufficientemente specifico e non provato il vincolo di subordinazione. L'ordinanza chiarisce i criteri per distinguere un valido contratto a progetto dal lavoro dipendente.
Continua »
Licenziamento cessazione attività: conta la domanda
Una lavoratrice è stata licenziata per cessazione dell'attività aziendale. Ha impugnato il licenziamento sostenendo sia un trasferimento d'azienda nascosto, sia l'insussistenza della cessazione stessa. I tribunali di merito hanno respinto la richiesta, analizzando solo la questione del trasferimento. La Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che i giudici avrebbero dovuto valutare anche l'effettiva cessazione dell'attività come motivo autonomo, ordinando un nuovo processo d'appello sul licenziamento cessazione attività.
Continua »
Aliunde perceptum: quando si riduce il risarcimento
L'appello di un lavoratore contro la riduzione del risarcimento per licenziamento illegittimo è stato respinto. La Corte di Cassazione ha confermato che l'eccezione di aliunde perceptum, ovvero i redditi percepiti altrove, è valida anche se sollevata per la prima volta nel giudizio di rinvio. Il risarcimento è stato limitato a tre anni di retribuzione, presumendo che il lavoratore, appartenente a categorie protette, avrebbe dovuto trovare un nuovo impiego in tale periodo se si fosse attivato con diligenza.
Continua »