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Art. 1 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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1799 provvedimenti

Altri anni per Art. 1 Codice di Procedura Civile

Lavoratori LSU: risarcimento per contratto a termine
Un gruppo di lavoratori ex LSU ha citato in giudizio un Comune per ottenere la conversione dei loro contratti a termine in rapporti a tempo indeterminato e il relativo risarcimento. La Corte di Cassazione, confermando la decisione della Corte d'Appello, ha dichiarato inammissibile il ricorso del Comune. La Suprema Corte ha stabilito che, a prescindere dalla qualificazione formale, se le mansioni svolte sono di natura subordinata, i lavoratori LSU hanno diritto alle tutele previste, inclusi il risarcimento del danno, la progressione economica e il TFR.
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Trasferimento d’azienda e TFR: la Cassazione decide
Un lavoratore si dimette per essere immediatamente assunto da una nuova società che prosegue la stessa attività. L'INPS nega l'intervento del Fondo di Garanzia per il TFR. La Corte di Cassazione conferma che si tratta di un trasferimento d'azienda fraudolento, finalizzato a eludere la legge. Di conseguenza, il nuovo datore di lavoro è responsabile per il TFR maturato e l'operazione è inefficace.
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Trasferimento illegittimo: il giudicato esterno decide
Una lavoratrice contesta il trasferimento da una sede all'altra, giustificato dall'azienda con ragioni organizzative. La Corte di Cassazione ha dichiarato il trasferimento illegittimo applicando il principio del "giudicato esterno": una precedente sentenza definitiva tra le stesse parti, riguardante il licenziamento della dipendente, aveva già accertato l'illegittimità dello stesso trasferimento. Questa decisione è diventata vincolante, portando all'annullamento della sentenza d'appello e al rinvio del caso per una nuova valutazione basata su questo punto fermo.
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Prova testimoniale: quando il giudice la ritiene non valida
Una lavoratrice ha richiesto differenze retributive per ore di lavoro extra, basando la sua domanda su una prova testimoniale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione d'appello. La Corte ha stabilito che testimonianze generiche e poco circostanziate non sono sufficienti a dimostrare il diritto. Inoltre, ha ribadito che il prudente apprezzamento delle prove da parte del giudice di merito è insindacabile in sede di legittimità, a meno che la motivazione non sia palesemente illogica o assente.
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Decadenza impugnazione somministrazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34898/2025, ha stabilito che in caso di successione di contratti di somministrazione a termine, la decadenza dell'impugnazione va calcolata singolarmente per ciascun contratto. L'impugnazione dell'ultimo contratto non estende i suoi effetti ai precedenti, per i quali il termine decorre dalla rispettiva scadenza. Il caso riguardava una lavoratrice che, avendo impugnato solo l'ultimo di una serie di contratti, si è vista rigettare la domanda di accertamento dell'illegittimità dei rapporti precedenti per intervenuta decadenza. La Corte ha confermato la decisione, precisando che non esiste un unico rapporto continuativo fino all'accertamento giudiziale dell'illegittimità.
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Notifica udienza cassazione: a chi spetta riceverla?
La Corte di Cassazione chiarisce che la notifica udienza cassazione non è dovuta alla parte che, pur avendo ricevuto il ricorso, non si costituisce depositando un controricorso. Il ricorso per revocazione basato su questo presunto errore di fatto è stato rigettato.
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Decadenza somministrazione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito le regole sulla decadenza nella somministrazione a termine. In caso di contratti successivi, l'impugnazione va fatta per ogni singolo contratto entro 60 giorni dalla sua cessazione. La contestazione dell'ultimo rapporto non estende i suoi effetti ai precedenti. La Corte ha rigettato il ricorso di una lavoratrice che aveva contestato tardivamente una serie di contratti, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Prova lavoro straordinario: la documentazione firmata
Un lavoratore con mansioni di piazzista ha richiesto il pagamento del lavoro straordinario, ma la sua domanda è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la documentazione giornaliera firmata dal dipendente, attestante gli orari, costituisce una prova lavoro straordinario cruciale. Il ricorso è stato rigettato perché la valutazione delle prove spetta al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se non in casi specifici di violazione di legge.
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Compatibilità amministratore e dipendente: la Cassazione
Un dirigente ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare di retribuzioni non pagate. La società ha opposto in compensazione le somme percepite dal dirigente quando era anche amministratore delegato, sostenendo l'incompatibilità delle due cariche. La Cassazione ha confermato la decisione di merito, rigettando il ricorso. La sentenza chiarisce i limiti della compatibilità amministratore e dipendente e la distinzione tra compensazione legale e giudiziale, ribadendo che la valutazione dei fatti non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Qualifica superiore: non basta il tipo di veicolo
Un lavoratore del settore servizi ambientali ha richiesto una qualifica superiore, negata nei primi due gradi di giudizio perché non aveva provato di guidare veicoli specifici. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che per la qualifica superiore non conta il tipo di veicolo, ma la complessità e l'autonomia delle mansioni svolte. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Contratto a progetto: quando la nullità non è licenziamento
La Cassazione rigetta il ricorso di alcuni lavoratori, confermando che la conversione di un contratto a progetto nullo in rapporto subordinato non trasforma la naturale scadenza del termine in un licenziamento illegittimo. I ricorrenti sono stati condannati per abuso del processo.
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Accordo aziendale: la Cassazione sulla sua efficacia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva il pagamento di un premio di produttività secondo un vecchio accordo aziendale, ormai scaduto. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che il nuovo accordo aziendale, che disciplinava specificamente il premio, prevale su quello precedente, la cui data di scadenza era stata esplicitamente fissata e superata.
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Lavoro subordinato: socio è dipendente? Cassazione ok
La Corte di Cassazione conferma che individui formalmente soci di una società possono essere riconosciuti come dipendenti. Se le prove dimostrano un rapporto di lavoro subordinato, caratterizzato da controllo direttivo, orari fissi e turni, la qualifica formale di socio non ha valore. La Corte ha rigettato il ricorso di una curatela fallimentare, stabilendo che la valutazione delle prove è di competenza del giudice di merito e non può essere rivista in sede di legittimità.
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Sgravio contributivo agricolo: onere della prova
Una cooperativa agricola ha richiesto uno sgravio contributivo per l'attività svolta dai soci in zone svantaggiate. L'istituto previdenziale ha negato il beneficio, contestando la mancata prova dei requisiti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato sia il ricorso della cooperativa che quello dell'istituto. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: l'onere di dimostrare la sussistenza di tutti i requisiti per ottenere uno sgravio contributivo, inclusa l'effettività dell'attività agricola, spetta interamente all'impresa che ne fa richiesta.
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Rivalutazione redditi pensionabili: il principio chiave
Un avvocato ha richiesto la riliquidazione della sua pensione, basandosi su un indice di rivalutazione dei redditi più favorevole. La Corte di Cassazione, pur confermando il corretto indice da applicare, ha stabilito un principio fondamentale: la pensione deve essere calcolata esclusivamente sulla base dei redditi per i quali i contributi sono stati 'effettivamente versati'. Pertanto, se la rivalutazione redditi pensionabili corretta è più alta, ma i contributi sono stati pagati su una base inferiore, la pensione sarà commisurata a quest'ultima. La sentenza della Corte d'Appello è stata cassata su questo punto, con rinvio per un nuovo giudizio.
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Indennità estero nel TFR: quando è legittima?
Una società in amministrazione straordinaria ha impugnato una decisione che includeva l'indennità estero e un compenso forfettario nel TFR di un dipendente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che ogni compenso non occasionale e non a titolo di rimborso spese, come l'indennità estero erogata con continuità, deve essere computato nel TFR, salvo espressa esclusione da parte dei contratti collettivi. Anche il compenso forfettario, se corrisposto regolarmente, assume natura di superminimo e rientra nella retribuzione.
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Incapacità a testimoniare: il legale rappresentante
La Corte di Cassazione ha stabilito che il principio di incapacità a testimoniare del soggetto fallito si estende anche alla persona fisica che ricopre il ruolo di legale rappresentante di una società di capitali fallita. La Corte ha rigettato il ricorso di un lavoratore che intendeva provare l'interruzione della prescrizione del suo credito tramite la testimonianza dell'amministratore della società, confermando che quest'ultimo conserva la qualità di parte in senso sostanziale, incompatibile con la veste di testimone.
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Verbale di conciliazione: quando ha efficacia novativa
Un dirigente ha citato in giudizio l'azienda fallita per differenze retributive e demansionamento. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il precedente verbale di conciliazione sindacale aveva efficacia novativa, estinguendo ogni pretesa economica e di mansioni antecedente all'accordo.
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Dimissioni per giusta causa: la Cassazione decide
Una lavoratrice si dimette invocando le dimissioni per giusta causa. Il Tribunale le riconosce il diritto all'indennità, ma la Corte d'Appello ribalta la decisione. La Corte di Cassazione interviene, dichiarando inammissibile il ricorso della lavoratrice per un errore formale nella sua presentazione e, al contempo, facendo chiarezza sui principi che regolano la compensazione delle spese legali quando una sentenza viene parzialmente modificata in appello.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: la specificità
Una professionista ha agito in giudizio contro una Fondazione per ottenere il pagamento di compensi derivanti da contratti di collaborazione. I tribunali di merito hanno dichiarato i contratti nulli per difetto di potere di rappresentanza di chi li aveva stipulati. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando l'inammissibilità del ricorso della professionista. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano generici, non specificamente correlati alle ragioni della sentenza d'appello e miravano a una inammissibile rivalutazione dei fatti, violando così i requisiti di specificità richiesti dalla legge.
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