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Art. 1 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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1799 provvedimenti

Altri anni per Art. 1 Codice di Procedura Civile

Appello incidentale: obbligo di notifica tassativo
La Corte di Cassazione ha confermato l'improcedibilità di un appello incidentale non notificato da un Ministero in una causa di lavoro. La Corte ha stabilito che la precedente notifica di un appello principale, poi dichiarato inammissibile per tardività, non può sanare l'omissione. Viene ribadito il principio secondo cui, nel rito del lavoro, l'omessa notifica dell'impugnazione è un vizio insanabile che impedisce l'esame nel merito della questione.
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Errore materiale sentenza: quando l’appello è inammissibile
Un dipendente pubblico ha impugnato la data di decorrenza di un'indennità fissata al 2003 anziché al 2001. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, qualificando la discrepanza come un errore materiale in sentenza non impugnabile in sede di legittimità, ma da correggere con apposita procedura.
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Assegno ad personam: la promozione lo annulla?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un assegno ad personam, riconosciuto a due dipendenti pubblici con sentenza passata in giudicato, non può essere revocato a seguito di una successiva progressione verticale. La Corte ha respinto il ricorso di un'amministrazione pubblica, sottolineando che l'argomento della promozione doveva essere sollevato nel giudizio originario. Essendo la promozione avvenuta prima della sentenza che ha accertato il diritto, la questione è coperta dal giudicato e non più discutibile.
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Giudicato interno: appello inammissibile per lite estinta
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un dipendente sanitario che chiedeva una progressione di carriera basandosi su un presunto giudicato interno. La Corte ha stabilito che la sentenza precedente non era mai passata in giudicato, poiché il relativo processo si era estinto per mancata riassunzione dopo un rinvio della stessa Cassazione. L'appello è stato quindi respinto per carenza del suo presupposto fondamentale.
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Doppia conforme: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda contro la sentenza che la condannava per demansionamento di un dipendente. La decisione si fonda sul principio della "doppia conforme", che impedisce un nuovo esame dei fatti quando due sentenze di merito (primo grado e appello) giungono alla stessa conclusione basandosi sul medesimo quadro fattuale e logico-argomentativo.
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Contratto a tempo determinato: la Cassazione decide
La Cassazione rinvia a pubblica udienza il caso di un contratto a tempo determinato con un ente pubblico. La Corte deve valutare se il giudice d'appello poteva dichiarare la nullità per mancanza di causale, quando in primo grado la nullità era stata dichiarata solo per mansioni diverse. Si discute anche il divieto di conversione in rapporto a tempo indeterminato per gli enti pubblici.
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Trasferimento azienda: quando non si applica il 2112
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva l'assunzione presso una nuova compagnia aerea a seguito della liquidazione della precedente. La decisione conferma che la disciplina sul trasferimento azienda (art. 2112 c.c.) non si applica in assenza di continuità aziendale e in presenza di specifiche deroghe legali previste per le imprese in amministrazione straordinaria.
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Aliunde perceptum: quando dedurlo nel processo?
La Corte di Cassazione chiarisce i termini per la deduzione dell'aliunde perceptum. In un caso di contratto a tempo determinato illegittimo, un'azienda è stata condannata a pagare le retribuzioni mancate. In fase di esecuzione, ha tentato di detrarre i guadagni alternativi della lavoratrice. La Corte ha stabilito che tale eccezione doveva essere sollevata nel giudizio di merito e non in fase esecutiva, poiché il titolo esecutivo, ormai passato in giudicato, non poteva essere modificato. La deduzione è possibile solo per i redditi percepiti dopo che la sentenza è divenuta definitiva.
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Scorrimento graduatoria: quando esiste il diritto?
Un dipendente pubblico, idoneo ma non vincitore in un concorso del 1997, ha richiesto l'assunzione tramite scorrimento graduatoria a seguito della vacanza di nuove posizioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, ribadendo che lo scorrimento graduatoria non è un diritto soggettivo del candidato, ma una scelta discrezionale della Pubblica Amministrazione. Tale diritto sorge solo se l'amministrazione manifesta esplicitamente la volontà di utilizzare la graduatoria esistente.
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Monetizzazione ferie: rinvio per società in-house
Un ex dipendente di una società di trasporto pubblico partecipata ha richiesto la monetizzazione delle ferie non godute. La Corte d'Appello ha accolto la sua richiesta. La società ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il divieto di monetizzazione ferie, previsto per il settore pubblico, dovrebbe applicarsi anche alle società in-house. La Suprema Corte, considerando la questione di alta rilevanza e una recente sentenza della Corte di Giustizia Europea, ha rinviato il caso a una pubblica udienza per una decisione approfondita.
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Estinzione del giudizio: Cassazione chiarisce
Una società aveva impugnato una sentenza della Corte d'Appello che la condannava a pagare una somma a un lavoratore. In Cassazione, la società ha rinunciato al ricorso e il lavoratore ha accettato tale rinuncia. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che, data la reciproca adesione, non vi è luogo a provvedere sulle spese processuali. Inoltre, ha chiarito che l'estinzione del giudizio non comporta l'obbligo per la ricorrente di versare l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Responsabilità solidale appalto: la guida completa
Una società appaltatrice è stata condannata a pagare i salari dei lavoratori impiegati da una sua subappaltatrice. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo il principio di responsabilità solidale appalto, che tutela i lavoratori garantendo il pagamento delle loro retribuzioni da parte di tutti i soggetti coinvolti nella catena contrattuale (committente, appaltatore e subappaltatori). L'ordinanza chiarisce che tale responsabilità sussiste a prescindere dalla complessità della struttura contrattuale, rendendo inammissibile il ricorso che non affronta questo principio cardine.
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Superminimo assorbibile: quando è legittimo?
Un lavoratore ha richiesto il pagamento di differenze retributive per lavoro festivo. L'azienda si è difesa sostenendo che un superminimo assorbibile, previsto nel contratto individuale, copriva già tali importi. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della clausola di assorbimento, respingendo il ricorso del lavoratore. La Corte ha stabilito che la difesa dell'azienda non era un'eccezione nuova in appello e che il lavoratore non aveva fornito la prova di aver percepito una retribuzione inferiore a quella dovuta per legge, nonostante il compenso aggiuntivo.
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Indennità SECIT: irriducibile anche dopo la soppressione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità SECIT, percepita da alcuni dipendenti pubblici, costituisce una componente stabile e irriducibile della retribuzione. Pertanto, i lavoratori hanno diritto a continuare a riceverla anche dopo la soppressione della struttura (SECIT) presso cui prestavano servizio e il loro rientro nell'amministrazione di appartenenza. La Corte ha chiarito che l'abrogazione della norma istitutiva originaria non incide sul diritto acquisito, in quanto consolidato da una legge successiva e dal principio generale di irriducibilità dello stipendio.
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Indennità di anzianità: calcolo e periodi di lavoro
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ente pubblico, confermando il diritto di una ex dipendente a un ricalcolo dell'indennità di anzianità. La Corte ha stabilito che il ricorso iniziale era valido anche senza conteggi dettagliati e che nel calcolo dell'indennità devono essere inclusi sia il periodo di lavoro precario svolto in continuità, sia la retribuzione di posizione percepita al momento del pensionamento. La decisione sottolinea il principio di non discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato.
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Reintegrazione lavoratore: comunicazione non chiara
Una società di servizi pubblici, condannata alla reintegrazione di una lavoratrice, le comunicava la soppressione del posto e l'impossibilità di ricollocazione. I giudici di merito e la Cassazione hanno stabilito che tale comunicazione, priva di una chiara volontà di recesso, non costituisce un licenziamento formale. L'ordinanza conferma il diritto della dipendente alle retribuzioni non percepite, sottolineando che l'onere della prova sulla impossibilità di una diversa collocazione e la formalizzazione del recesso gravano sul datore di lavoro. Il tema centrale è la corretta procedura per la reintegrazione lavoratore.
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Prescrizione danno pubblico impiego: 10 anni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25201/2024, ha respinto il ricorso di un ente pubblico, stabilendo che la prescrizione per il danno da reiterazione abusiva di contratti a termine nel pubblico impiego è decennale e non quinquennale. La Corte ha ribadito la natura contrattuale della responsabilità della P.A., escludendo la tesi della responsabilità precontrattuale. La decisione consolida un orientamento giurisprudenziale ventennale a tutela dei lavoratori precari del settore pubblico.
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Società in house: contratto nullo senza concorso
Un giornalista impugna un contratto a progetto con una società in house, chiedendone la conversione. La Corte d'Appello dichiara la nullità del contratto per violazione dell'obbligo di selezione pubblica. In Cassazione, il ricorrente rinuncia e il giudizio si estingue. Il caso evidenzia la disciplina speciale per l'assunzione nelle società in house.
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Indebito previdenziale: la buona fede blocca la Cassa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente previdenziale che chiedeva la restituzione di somme pensionistiche a un professionista. La decisione si fonda sulla valutazione di fatto, insindacabile in sede di legittimità, della buona fede del pensionato al momento della percezione delle somme, ritenute un indebito previdenziale dalla cassa. La Corte ha confermato che l'accertamento della buona fede, operato dalla Corte d'Appello, non può essere rimesso in discussione in Cassazione.
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Retribuzione di posizione: illegittima la compensazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'Azienda Sanitaria, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva riconosciuto il diritto di una dirigente medica a ricevere le differenze sulla retribuzione di posizione. È stato stabilito che la componente variabile dello stipendio non può essere usata per 'compensare' e raggiungere il minimo contrattuale, ma deve aggiungersi ad esso. L'inammissibilità è derivata da vizi procedurali del ricorso, che non ha colto la reale motivazione della sentenza di secondo grado.
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