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Art. 1 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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1799 provvedimenti

Altri anni per Art. 1 Codice di Procedura Civile

Trasferimento di azienda: quando il cambio appalto non basta
La Cassazione conferma che in un cambio appalto, il passaggio dell'intero personale che svolge lo stesso servizio costituisce un trasferimento di azienda, garantendo la continuità del rapporto di lavoro. La corte ha rigettato il ricorso di una società cooperativa, sottolineando che in attività ad alta intensità di manodopera, il gruppo organizzato di lavoratori è l'elemento chiave dell'azienda.
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Sgravi contributivi: no ai benefici per finte assunzioni
Una grande azienda in amministrazione straordinaria si è vista negare gli sgravi contributivi per l'assunzione di lavoratori provenienti da proprie aziende appaltatrici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il beneficio non spetta se l'operazione non crea un reale incremento occupazionale ma è finalizzata solo a ottenere il vantaggio fiscale, sfruttando un preesistente rapporto di controllo di fatto tra le imprese coinvolte. La finalità della norma è prevenire condotte elusive.
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Sgravi contributivi: quando l’INPS può recuperarli?
Una società si è opposta alla richiesta di restituzione di sgravi contributivi da parte dell'ente previdenziale, basata su una precedente irregolarità contributiva poi sanata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che il possesso del DURC regolare è un requisito essenziale per beneficiare degli sgravi. La successiva regolarizzazione non sana l'illegittimità del beneficio goduto durante il periodo di irregolarità, legittimando quindi l'azione di recupero dell'ente.
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Ricostruzione carriera docenti: sì al servizio pre-ruolo
Un docente, dopo anni di precariato, ottiene l'assunzione a tempo indeterminato ma l'amministrazione riconosce solo parzialmente il servizio passato ai fini stipendiali. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale pratica, stabilendo che la normativa nazionale (Art. 485 D.Lgs. 297/94) viola il diritto dell'Unione Europea. La Corte ha ordinato il pieno riconoscimento del servizio nella ricostruzione carriera docenti, garantendo la parità di trattamento.
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Anzianità docenti precari: sì alla parità retributiva
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'amministrazione regionale, confermando il diritto di un insegnante alla piena progressione stipendiale basata sull'anzianità docenti precari. La Corte ha stabilito che la mancanza del titolo abilitante non costituisce una ragione oggettiva per discriminare economicamente i docenti a tempo determinato rispetto a quelli di ruolo, poiché le mansioni svolte sono identiche.
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Anzianità docenti precari: sì alla piena validità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12376/2024, ha stabilito che l'anzianità dei docenti precari deve essere pienamente riconosciuta ai fini della progressione stipendiale, equiparandola a quella dei docenti di ruolo. La Corte ha chiarito che l'assenza del titolo di abilitazione non costituisce una 'ragione oggettiva' per giustificare una disparità di trattamento retributivo. La decisione si fonda sul principio di non discriminazione sancito dalla direttiva europea 99/70/CE, sottolineando che ciò che conta è la sostanziale identità delle mansioni svolte e non i requisiti formali, garantendo così la corretta valutazione dell'esperienza maturata.
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Domanda amministrativa INPS: obbligatoria per amianto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12357/2024, ha ribadito un principio fondamentale per i lavoratori esposti all'amianto: la presentazione di una specifica domanda amministrativa INPS è un requisito imprescindibile per poter agire in giudizio e ottenere i relativi benefici contributivi. La Corte ha chiarito che l'istanza presentata all'INAIL, finalizzata solo a certificare l'esposizione, non può sostituire la domanda all'ente previdenziale, rendendo il ricorso giudiziale improponibile in sua assenza.
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Retribuzione Professionale Docenti: sì a precari
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12303/2024, ha stabilito che la Retribuzione Professionale Docenti (RPD) spetta a tutti gli insegnanti con contratto a tempo determinato, incluse le supplenze brevi e saltuarie. La Corte ha rigettato il ricorso di un'amministrazione regionale, affermando che escludere i docenti con contratti brevi da questo emolumento costituisce una discriminazione vietata dalla normativa europea (Direttiva 1999/70/CE). La natura fissa e continuativa della RPD non permette distinzioni basate sulla durata del contratto.
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Progressione stipendiale docenti: sì alla parità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12308/2024, ha sancito il diritto dei docenti con contratti a tempo determinato alla stessa progressione stipendiale dei colleghi di ruolo. La Corte ha stabilito che né l'assenza del titolo di abilitazione né la natura frammentaria delle supplenze possono giustificare una disparità di trattamento, in ossequio al principio di non discriminazione europeo. Tuttavia, ha negato tale diritto durante il periodo di prova successivo all'immissione in ruolo, poiché la valorizzazione dell'anzianità pregressa rientra nella diversa procedura di ricostruzione di carriera.
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Retribuzione Professionale Docenti: Sì ai precari
Una docente precaria ha richiesto il pagamento della Retribuzione Professionale Docenti (RPD) per i periodi di supplenza breve. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha stabilito che negare tale emolumento costituisce una discriminazione illegittima. Secondo la Corte, non esistono ragioni oggettive per trattare i docenti con contratti a termine, anche di breve durata, in modo diverso dai colleghi di ruolo, garantendo loro il pieno diritto a questa componente fissa dello stipendio.
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Anzianità docenti precari: sì alla parità retributiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12293/2024, ha stabilito che i docenti con contratti a tempo determinato hanno diritto al pieno riconoscimento dell'anzianità di servizio ai fini della progressione stipendiale, al pari dei colleghi di ruolo. La Corte ha chiarito che l'assenza del titolo abilitante non costituisce una 'ragione oggettiva' per giustificare una disparità di trattamento retributivo, consolidando il principio di non discriminazione nel settore scolastico in tema di anzianità docenti precari.
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Inquadramento dipendenti pubblici: il caso del transito
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcune lavoratrici transitate da un'amministrazione pubblica a un ente previdenziale, le quali richiedevano un inquadramento superiore. La Corte ha confermato che, in caso di passaggio, l'inquadramento dipendenti pubblici va determinato confrontando la posizione originaria con quella dell'ente di destinazione sulla base dei sistemi di classificazione vigenti prima delle riforme contrattuali più recenti (nello specifico, antecedenti al CCNL del 1994), in continuità con un consolidato orientamento giurisprudenziale.
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Decadenza rivalutazione amianto: la Cassazione conferma
Un lavoratore ha richiesto la rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto, ma la sua domanda è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato che l'azione legale, se proposta oltre i termini di legge, è soggetta a decadenza. Tale decadenza estingue l'intero diritto alla maggiorazione contributiva e non solo le quote arretrate, poiché il beneficio è considerato un diritto autonomo rispetto alla pensione. La tardività dell'azione ha reso superfluo l'esame del merito della richiesta.
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Rivalutazione contributiva: quando scatta la decadenza
La Corte di Cassazione ha confermato la decadenza del diritto a ottenere la rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto. Un lavoratore aveva presentato domanda giudiziale ben oltre il termine di tre anni e trecento giorni dalla domanda amministrativa. La Corte ha stabilito che la decadenza, prevista dall'art. 47 del d.P.R. 639/1970, estingue l'intero diritto alla prestazione e non solo i ratei pregressi, poiché il beneficio della rivalutazione contributiva è autonomo rispetto alla pensione principale e soggetto a proprie regole temporali.
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Decadenza benefici amianto: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori esposti all'amianto, confermando la legittimità della decadenza dei benefici previdenziali per chi non ha presentato la domanda all'INAIL entro il 15 giugno 2005. La sentenza stabilisce che il termine di decadenza benefici amianto, introdotto dal D.L. 269/2003, non è incostituzionale, in quanto mira a garantire la certezza del diritto e la stabilità della finanza pubblica. Viene chiarito che la normativa successiva non ha riaperto i termini.
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Esposizione amianto: onere della prova e benefici
Un ex macchinista navale ha richiesto la rivalutazione contributiva per esposizione amianto. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. La sentenza ribadisce che spetta al lavoratore l'onere di provare l'esposizione qualificata all'amianto con un alto grado di probabilità. Una consulenza tecnica generica non è sufficiente e il principio di non contestazione non si applica a fatti così complessi e valutativi.
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Doppia ratio decidendi: l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un lavoratore per benefici legati all'amianto. La decisione si fonda sul principio della doppia ratio decidendi: il ricorrente aveva impugnato solo una delle due autonome motivazioni della sentenza d'appello, rendendo il suo ricorso proceduralmente inaccoglibile.
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Esposizione amianto: la prova della soglia minima
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12184/2024, ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva i benefici contributivi per esposizione amianto. La Corte ha confermato che spetta al lavoratore dimostrare, anche in via probabilistica, il superamento della soglia minima di esposizione prevista dalla legge. In assenza di tale prova, la domanda non può essere accolta.
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Prescrizione rivalutazione amianto: quando decorre?
Un ente previdenziale ha sostenuto in Cassazione che il diritto di un lavoratore alla rivalutazione dei contributi per esposizione ad amianto fosse prescritto, calcolando il termine dalla data di pensionamento. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, stabilendo che la prescrizione rivalutazione amianto decorre non dal pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore acquisisce consapevolezza dell'esposizione al rischio.
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Decadenza benefici amianto: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione della Corte d'Appello sul tema della decadenza benefici amianto. È stato stabilito che il termine di decadenza previsto dal D.L. 269/2003 non si applica ai lavoratori che avevano già maturato i diritti pensionistici secondo la normativa precedente. La Corte ha chiarito che i diritti acquisiti sono salvaguardati, ordinando un nuovo esame del caso.
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