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Volume Tecnico

21 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un'opera edilizia priva di autonomia funzionale, anche potenziale, che serve a contenere impianti essenziali per l'edificio (es. vani ascensore, centrali termiche). In genere, non viene conteggiata nel calcolo della volumetria e può godere di deroghe sulle distanze.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Distanze tra costruzioni: L’Aumento di Volume Trasforma la Ristrutturazione
Un Proprietario ha citato in giudizio i Vicini per aver demolito e ricostruito un fabbricato con altezza superiore, violando le distanze tra costruzioni. I Vicini sostenevano fosse una mera ristrutturazione. La Corte d'Appello ha condannato i Vicini a demolire o arretrare l'intero fabbricato, qualificando l'intervento come "nuova costruzione" per l'aumento di volume. La Cassazione ha confermato che l'aumento di altezza configura una nuova costruzione soggetta alle distanze legali. Tuttavia, ha cassato la sentenza d'appello, stabilendo che, in assenza di norme locali specifiche, l'ordine di ripristino deve limitarsi alle sole parti che eccedono le dimensioni originarie dell'edificio.
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Distanze legali tra edifici: il sottotetto abusivo va demolito
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul rispetto delle distanze legali tra edifici in seguito alla realizzazione di un nuovo sottotetto e di un balcone. I proprietari di un immobile adiacente hanno agito in giudizio contestando la costruzione della nuova copertura, realizzata a meno di dieci metri dal confine, e la creazione di una veduta illegittima. Le costruttrici sostenevano che la struttura fosse un semplice volume tecnico esente dai limiti di distanza. I giudici hanno respinto questa tesi, precisando che l'opera aumentava la volumetria dell'immobile e non serviva solo a contenere impianti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato l'obbligo di demolire la sopraelevazione abusiva e di eliminare la veduta, condannando le ricorrenti al pagamento delle spese legali.
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Distanze tra costruzioni: il torrino ascensore non fa altezza
Un proprietario ha citato in giudizio la società confinante lamentando la violazione delle distanze tra costruzioni. La Corte d'Appello ha condannato la società a ripristinare le distanze legali, calcolando l'altezza dell'edificio includendo il torrino dell'ascensore. La società ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente al calcolo dell'altezza: il torrino dell'ascensore, emergendo dal tetto, costituisce un volume tecnico e va escluso dal computo dell'altezza utile a determinare le distanze. La sentenza è stata cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello.
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Distanze legali: il vicino vince contro il colosso edile
Il Proprietario Confinante ha fatto causa all'Azienda Edile per aver costruito un edificio senza rispettare le distanze legali, superando i limiti di altezza e volume e occupando una porzione del suo terreno. La Corte d'Appello aveva rigettato gran parte delle richieste, ritenendo che le violazioni volumetriche riguardassero solo i rapporti con la Pubblica Amministrazione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Proprietario Confinante, stabilendo che il mancato rispetto delle distanze legali e l'eccesso di volumetria ledono i diritti del vicino (riducendo luce e aria) e danno diritto al risarcimento dei danni. La Suprema Corte ha chiarito che l'altezza va calcolata per ogni singola facciata e che anche una scala vetrata o un vano tecnico interrato possono violare le distanze. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Lottizzazione abusiva: i garage interrati non evitano la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di lottizzazione abusiva nei confronti del legale rappresentante di una cooperativa edilizia. La vicenda riguarda la costruzione di quattro grandi fabbricati a Caserta, dove erano stati realizzati garage interrati per oltre 81.000 metri cubi senza computarli nella volumetria totale consentita. La Corte ha chiarito che i garage interrati aumentano il carico urbanistico e vanno calcolati nella volumetria complessiva, escludendo che possano essere considerati semplici volumi tecnici. Per il costruttore, il reato non è stato dichiarato prescritto poiché la firma di un successivo contratto di vendita del terreno ha spostato in avanti la data di consumazione del reato. I ricorsi dei difensori sono stati rigettati.
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Sottotetto condominiale: scontro tra uso privato e bene comune
Alcuni condomini hanno citato in giudizio i proprietari dell'ultimo piano che avevano trasformato il sottotetto comune in un'estensione dei propri appartamenti. I proprietari dell'ultimo piano sostenevano che il locale fosse di loro proprietà esclusiva in base ai contratti d'acquisto o, in subordine, per usucapione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei proprietari dell'ultimo piano, confermando che il locale è un sottotetto condominiale. I giudici hanno chiarito che lo spazio, privo di rifiniture e contenente il locale macchine dell'ascensore, è oggettivamente destinato all'uso comune. Inoltre, è stata esclusa l'usucapione per mancanza di un possesso esclusivo e pacifico. Di conseguenza, il sottotetto resta di proprietà comune e i ricorrenti devono pagare le spese legali.
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Nozione di sottotetto: abuso edilizio salvato dalla prescrizione
Il caso riguarda la demolizione e ricostruzione di tre edifici. Il Committente e il Progettista hanno realizzato una cubatura superiore al consentito, escludendo dal calcolo l'ultimo piano qualificato come sottotetto. La Cassazione definisce la nozione di sottotetto: se l'ultimo piano ha un'altezza pari o superiore a 2,70 metri, esso è abitabile (mansarda) e va computato nella volumetria totale dell'edificio. Tuttavia, la Corte rileva che il reato è ormai estinto per il decorso del tempo. Per questo motivo, i giudici accolgono i ricorsi limitatamente alla prescrizione, annullando senza rinvio la condanna e revocando l'ordine di demolizione.
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Distanze legali tra edifici: demolita la sopraelevazione
I Proprietari dell'Immobile Adiacente hanno citato in giudizio i vicini per aver realizzato una sopraelevazione del tetto in violazione delle distanze legali tra edifici, chiedendone la demolizione. I convenuti sostenevano si trattasse di un semplice restauro conforme ai regolamenti comunali. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno ordinato la demolizione della sopraelevazione e l'arretramento di una grondaia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei proprietari della sopraelevazione, confermando che qualsiasi innalzamento del tetto che aumenti la volumetria costituisce una nuova costruzione. Di conseguenza, tale opera deve rispettare la distanza minima inderogabile di dieci metri prevista dalla legge statale, la quale prevale su qualsiasi norma locale o regionale contraria.
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Ristrutturazione edilizia e distanze legali: tetto da demolire
Una proprietaria ha fatto causa a una società costruttrice lamentando che il rifacimento del tetto di un edificio vicino violasse le distanze dal confine. La società sosteneva si trattasse di una semplice ristrutturazione. La Corte d'Appello ha invece accertato che l'intervento, avendo aumentato l'altezza di novanta centimetri e modificato la forma del tetto creando un sottotetto potenzialmente abitabile, costituiva una nuova costruzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che ogni modifica che aumenta altezza o volume si qualifica come nuova costruzione. Di conseguenza, l'opera rientra nella disciplina della ristrutturazione edilizia e distanze legali, obbligando il costruttore alla riduzione in pristino (demolizione) e al risarcimento dei danni, oltre a dover tenere indenni gli acquirenti degli appartamenti.
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Sopraelevazione del tetto: quando il vicino non può opporsi
I Proprietari dell'Appartamento con Veduta hanno citato in giudizio I Proprietari dell'Immobile Sottostante, lamentando che la sopraelevazione del tetto di questi ultimi avesse ridotto la loro veduta e violato le distanze legali. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, accertando che l'innalzamento di soli 10-20 centimetri era dovuto esclusivamente alla coibentazione termica e all'uso di nuovi materiali. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso dei vicini. I giudici hanno stabilito che la sopraelevazione del tetto non costituisce una nuova costruzione se l'aumento dell'altezza è minimo e finalizzato solo a esigenze tecniche, senza incrementare la superficie esterna o la volumetria dei piani sottostanti. Di conseguenza, non vi è alcuna violazione delle distanze legali.
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Falsa attestazione urbanistica: costruttore esperto condannato
Un costruttore, committente dei lavori, viene condannato per abusi edilizi e per la falsa attestazione di conformità urbanistica allegata alla richiesta di permesso di costruire. L'imputato si difendeva sostenendo di essersi fidato del tecnico progettista e di non avere colpa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che la sua notevole esperienza nel settore, essendo titolare di un'impresa edile ed ex Vice Presidente della commissione urbanistica comunale, rendeva impossibile credere alla sua buona fede. La sua competenza specifica gli imponeva di riconoscere la macroscopica illegittimità dell'operazione, rendendolo pienamente consapevole e quindi colpevole.
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Sottocala condominiale: guida alla proprietà comune
La Corte di Cassazione ha affrontato la questione della proprietà di un sottocala condominiale, chiarendo i criteri per superare la presunzione di comunione prevista dall'art. 1117 c.c. Nel caso di specie, una condomina contestava l'occupazione del vano sottoscala da parte dei proprietari del piano terra. Mentre la Corte d'Appello aveva inizialmente attribuito la proprietà esclusiva a questi ultimi basandosi sull'acquisto dell'intero piano, la Suprema Corte ha ribaltato la decisione. Il principio cardine stabilito è che il sottocala condominiale si presume comune se non esiste un titolo contrario nell'atto costitutivo del condominio. La semplice proprietà della rampa di scale o dell'intero piano non garantisce automaticamente il possesso esclusivo dello spazio sottostante, specialmente se quest'ultimo è funzionale all'edificio o inseparabile dalle parti comuni.
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Sopraelevazione e distanze: quando il tetto è legale
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della sopraelevazione di un tetto in relazione alle distanze legali tra edifici. Nel caso di specie, una ricostruzione aveva comportato un innalzamento del piano d'imposta di 34 cm. Mentre la Corte d'Appello aveva ordinato la demolizione ritenendola una nuova costruzione, la Cassazione ha annullato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che variazioni di altezza dovute a necessità tecniche, come l'inserimento di cordoli antisismici o strati di coibentazione, non costituiscono necessariamente un aumento di volumetria rilevante se non creano nuova superficie abitabile. Inoltre, ha richiamato l'importanza dello ius superveniens, ovvero l'applicazione di norme tecniche più recenti e favorevoli al costruttore intervenute durante il giudizio.
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Abusi Edilizi Minori: Sì all’Esecuzione Specifica del Contratto
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di compravendita immobiliare bloccata da presunte irregolarità edilizie. Gli acquirenti avevano richiesto l'esecuzione specifica dell'obbligo di contrarre (art. 2932 c.c.) dopo la firma di un preliminare, ma la società venditrice si opponeva a causa di alcune difformità urbanistiche emerse. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: solo le difformità gravi, che rendono l'immobile totalmente diverso da quello autorizzato o privo di concessione, ne impediscono il trasferimento. Le irregolarità minori, che non superano la soglia della 'parziale difformità', non ostacolano la sentenza del giudice. Di conseguenza, gli acquirenti hanno vinto e ottenuto il trasferimento coattivo della proprietà.
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Presunzione di condominialità e onere della prova
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un locale tecnico contatori conteso tra un condomino e i proprietari di un'unità immobiliare. Mentre la Corte d'Appello aveva addossato al condomino l'onere di provare la natura comune del bene, la Suprema Corte ha ribaltato la decisione. È stato stabilito che per i beni indicati dall'art. 1117 c.c. opera la presunzione di condominialità dal momento della prima vendita, e spetta a chi ne vanta la proprietà esclusiva fornire la prova contraria tramite un titolo d'acquisto chiaro.
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Distanze tra costruzioni in condominio: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che le norme sulle distanze tra costruzioni si applicano anche all'interno dei condomini, regolando i rapporti tra le proprietà esclusive. Nel caso specifico, una struttura, inizialmente definita 'serra bioclimatica', è stata classificata come una vera costruzione e, pertanto, condannata alla demolizione per violazione delle distanze legali dalla proprietà vicina. La Corte ha rigettato i tentativi di applicare deroghe o le norme sull'uso delle parti comuni, confermando un principio consolidato in materia immobiliare.
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Distanze tra costruzioni e l’abuso edilizio altrui
Un proprietario ha sopraelevato il proprio immobile, ma il vicino ha agito in giudizio per violazione delle distanze tra costruzioni. Il costruttore ha eccepito l'irregolarità edilizia dell'immobile del vicino. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'eventuale abusività del fabbricato preesistente è irrilevante nei rapporti tra privati per il rispetto delle distanze, confermando l'ordine di arretramento della nuova opera.
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Ascensore esterno distanze legali: è costruzione?
Un cittadino cita in giudizio un Comune per l'installazione di un ascensore esterno a ridosso della sua proprietà, violando le distanze legali. Le corti di merito danno ragione al Comune, qualificando l'opera come "volume tecnico" per l'abbattimento di barriere architettoniche, e quindi in deroga alle norme sulle distanze. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ritiene la questione sulla qualificazione dell'ascensore esterno e le distanze legali di tale rilevanza da rinviare la decisione a una pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Volume tecnico: quando è costruzione per le distanze?
La Corte di Cassazione ha stabilito che una rampa garage coperta, che fuoriesce dal terreno, non può essere considerata un semplice volume tecnico irrilevante ai fini delle distanze legali. Il caso riguardava una disputa tra vicini in cui uno aveva costruito una rampa a ridosso del confine. I giudici di merito avevano escluso la violazione, ma la Cassazione ha cassato la sentenza, precisando che qualsiasi opera non completamente interrata, dotata di solidità e utilizzabilità, rientra nel concetto di "costruzione" e deve rispettare le distanze previste dai regolamenti. La Corte ha ribadito che la nozione di volume tecnico è riservata solo a opere prive di autonomia funzionale, destinate a contenere impianti serventi.
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Volume tecnico: la sopraelevazione che non viola le distanze
Un proprietario ha citato in giudizio il vicino per l'innalzamento del tetto, ritenendola una nuova costruzione che violava le distanze legali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che una modifica di modesta entità, funzionale a esigenze tecniche come coibentazione e consolidamento, e che non crea un vano abitabile, costituisce un mero volume tecnico irrilevante ai fini delle distanze tra edifici.
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