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Vizi

17 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Per vizi del consenso si intendono talune circostanze di fatto che, in base al diritto civile vigente, sono suscettibili di rendere invalido il consenso prestato ad una stipulazione contrattuale. La loro disciplina è contenuta nella sezione II, capo XII, titolo II, del codice civile italiano. L'articolo 1427 c.c., in particolare, recita: Il contraente, il cui consenso fu dato per errore, estorto con violenza o carpito con dolo, può chiedere l'annullamento del contratto secondo le disposizioni seguenti [ossia gli artt. 1428 e seg.]".

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Trattamento punitivo: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava il trattamento punitivo inflitto nei precedenti gradi di giudizio. La Suprema Corte ha chiarito che la determinazione della pena rientra nelle valutazioni di merito del giudice territoriale e non può essere sindacata in sede di legittimità se la motivazione appare logica e coerente. Nel caso di specie, il lieve scostamento dal minimo edittale e la completezza della valutazione dei fatti hanno reso il ricorso privo di fondamento giuridico, comportando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Vizi occulti nel trattore: quando spetta il rimborso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una società venditrice alla riduzione del prezzo di un trattore a causa della presenza di vizi occulti. Sebbene l'acquirente fosse a conoscenza di danni visibili derivanti da un precedente incendio, sono emersi difetti strutturali al motore non riconoscibili al momento dell'acquisto. Tali danni erano riconducibili all'incuria nella custodia del mezzo, lasciato esposto alle intemperie prima della vendita. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché mirava a una revisione dei fatti già accertati nei gradi di merito, operazione preclusa nel giudizio di legittimità.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia in Cassazione
La controversia riguardava la compravendita di apparecchiature da gioco elettroniche, contestate dall'acquirente per gravi difetti tecnici e disattivazioni amministrative. Nonostante la clausola 'visto e piaciuto', la Corte d'Appello aveva riconosciuto la responsabilità del venditore per vizi occulti e mancanza di componenti essenziali. Il caso è giunto in Cassazione, ma prima della decisione finale le parti hanno depositato una nota congiunta rinunciando al ricorso. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'**estinzione del giudizio** per sopravvenuta carenza di interesse, disponendo la compensazione integrale delle spese legali tra le parti.
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Responsabilità appaltatore: il caso delle serre.
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della responsabilità appaltatore in relazione alla fornitura di serre fisse distrutte da eventi atmosferici. Inizialmente, la Corte d'Appello aveva dichiarato la decadenza del committente per non aver denunciato i vizi entro i 60 giorni previsti dall'art. 1667 c.c. Tuttavia, la Suprema Corte ha ribaltato tale decisione, stabilendo che le serre ancorate stabilmente al suolo con plinti in cemento armato sono immobili destinati a lunga durata. Di conseguenza, si applica la disciplina dell'art. 1669 c.c., che prevede un termine di denuncia di un anno dalla scoperta dei gravi difetti, garantendo una tutela più ampia al committente.
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Violenza a pubblico ufficiale: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di violenza a pubblico ufficiale a carico di un'imputata, dichiarando inammissibile il ricorso presentato. La difesa aveva contestato la valutazione delle prove e la sussistenza degli elementi del reato, ma i giudici di legittimità hanno rilevato che le doglianze erano meramente ripetitive di quanto già esaminato e respinto in secondo grado. La sentenza ribadisce che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di Cassazione, condannando la ricorrente anche al pagamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Appalto: vizi dell’opera e ricorso in Cassazione
Un appaltatore ha agito per ottenere il saldo del prezzo di un contratto di appalto, ma il committente ha eccepito la presenza di vizi nell'opera. Il Tribunale ha revocato il decreto ingiuntivo e condannato l'appaltatore al risarcimento dei danni per l'eliminazione dei difetti. Dopo che la Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile il gravame, la Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso principale. La Corte ha stabilito che il ricorrente non ha assolto l'onere di specificare le ragioni dell'ordinanza di secondo grado, rendendo impossibile il vaglio di legittimità sulla decisione di merito.
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Liquidazione spese legali: conta il decisum
Una società alberghiera ha contestato il pagamento di forniture per una cucina professionale, lamentando vizi tecnici e discrepanze contabili. Sebbene la Cassazione abbia confermato il rigetto delle domande di risarcimento per mancanza di prova del danno economico, ha accolto il ricorso riguardante la liquidazione spese legali. La Corte ha stabilito che, in caso di accoglimento parziale della domanda, il valore della causa per il calcolo dei compensi professionali deve basarsi sul decisum, ovvero sulla somma effettivamente riconosciuta in sentenza, e non sul valore inizialmente richiesto.
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Minaccia aggravata: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di minaccia aggravata. Il ricorrente contestava la mancata assoluzione e l'entità della pena, ma i motivi sono stati giudicati generici e privi dell'indicazione specifica dei vizi di legittimità richiesti dal codice di procedura penale. La Corte ha inoltre rilevato che il ricorso tentava impropriamente di ottenere una nuova valutazione delle prove, operazione preclusa in sede di legittimità, confermando così la condanna e infliggendo una sanzione pecuniaria.
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Responsabilità soci società cancellata: vizi appalto
Un condominio ha agito legalmente per gravi difetti costruttivi contro i soci di una società appaltatrice ormai estinta e gli eredi del direttore dei lavori. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento, sostenendo che il creditore dovesse provare l'effettivo incasso di somme da parte dei soci durante la liquidazione. La Cassazione, con questa ordinanza, ha ravvisato una questione di particolare importanza sulla responsabilità soci società cancellata e sulla validità della rinuncia alla garanzia decennale, decidendo di rimettere la causa alla pubblica udienza per un chiarimento definitivo.
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Prova del danno: risarcimento e vizi immobiliari
Una proprietaria ha agito contro una società costruttrice per gravi difetti in un complesso immobiliare. Nonostante l'accertamento della responsabilità ex art. 1669 c.c., la Corte d'Appello ha ridotto il risarcimento escludendo il danno da mancato godimento. La ricorrente ha impugnato la decisione lamentando l'omessa valutazione di prove sull'inutilizzabilità del bene. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prova del danno non può basarsi su semplici presunzioni se il giudice di merito ha logicamente accertato che l'immobile era comunque abitabile o locabile.
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Responsabilità contrattuale e vizi del radiatore
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di responsabilità contrattuale derivante dall'allagamento causato da un radiatore difettoso. Sebbene il danno da allagamento sia stato imputato alla condotta imprudente dell'utente, che aveva aperto la valvola prima del collaudo, la Corte ha accolto il ricorso limitatamente alla mancata restituzione del prezzo del bene. La sentenza d'appello è stata cassata perché priva di motivazione riguardo al rigetto della domanda di rimborso per i vizi intrinseci del prodotto.
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Riduzione del prezzo: vizi occulti e rivendita
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto dell'acquirente alla riduzione del prezzo per vizi statici occulti di un immobile, nonostante il bene fosse stato successivamente rivenduto a un prezzo superiore. La Corte ha stabilito che la plusvalenza ottenuta nella rivendita è irrilevante, poiché il danno consiste nel minor valore del bene al momento dell'acquisto originale a causa dei difetti taciuti dal venditore. La riduzione del prezzo mira a ripristinare l'equilibrio contrattuale alterato dalla presenza dei vizi.
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Inammissibilità del ricorso: limiti e sanzioni
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato contro la sentenza della Corte d'Appello. Il ricorrente aveva sollevato motivi non precedentemente dedotti in appello e riproposto censure sul trattamento sanzionatorio già ampiamente analizzate dai giudici di merito. La decisione evidenzia che l'inammissibilità del ricorso comporta non solo il rigetto delle istanze su attenuanti e tenuità del fatto, ma anche la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria verso la Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso: stop ai motivi ripetitivi
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso poiché i motivi presentati erano una mera riproduzione di quanto già discusso in appello. La decisione sottolinea che la riproposizione di censure sul trattamento sanzionatorio e sulle attenuanti generiche, senza nuovi vizi logici, conduce inevitabilmente al rigetto e alla sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso: guida alla Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da due imputati contro una sentenza della Corte d'Appello di Roma. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di doglianza erano manifestamente infondati, in quanto le circostanze attenuanti generiche erano già state concesse nei precedenti gradi di giudizio. Per uno dei ricorrenti, tali attenuanti erano state correttamente bilanciate con la recidiva attraverso una motivazione logica e coerente. L'inammissibilità del ricorso ha comportato la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro ciascuno a favore della Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: limiti al ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato che aveva precedentemente optato per il concordato in appello. Il ricorrente aveva tentato di contestare la valutazione delle prove, ma la Corte ha ribadito che, in presenza di un accordo sulla pena, i motivi di ricorso sono limitati esclusivamente alla formazione della volontà, al consenso del Pubblico Ministero o all'illegalità della sanzione. Poiché il ricorso non riguardava tali aspetti specifici, è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Cartella di pagamento: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha stabilito che una cartella di pagamento non può essere impugnata per contestare il merito della pretesa tributaria (come la proprietà di un veicolo ai fini del bollo auto) se l'avviso di accertamento a monte è già diventato definitivo. Nel caso analizzato, il contribuente aveva contestato la cartella per vizi relativi alla proprietà del mezzo, ma la Corte ha dichiarato il ricorso originario inammissibile. Poiché gli avvisi di accertamento non erano stati opposti nei termini, la pretesa era divenuta irretrattabile, limitando l'impugnabilità della cartella ai soli vizi propri dell'atto stesso.
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