Un giovane condannato si è visto negare l'affidamento in prova a causa della sua presunta 'fragilità psicologica' e di un domicilio ritenuto precario. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la valutazione per la concessione della misura alternativa deve essere completa e considerare tutti gli elementi positivi, come il comportamento post-reato e l'impegno in attività di volontariato. La fragilità, da sola, non può costituire un motivo di diniego, ma anzi può indicare la necessità di un percorso di recupero.
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