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Violazione Della Sorveglianza Speciale

90 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Violazione della sorveglianza speciale: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso de L'Imputato, condannato in appello alla pena di dieci mesi e venti giorni di reclusione per il reato di violazione della sorveglianza speciale. Il soggetto ha proposto ricorso dinanzi ai giudici di legittimità lamentando vizi di motivazione, errata applicazione della legge e la mancata assunzione di una prova asseritamente decisiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'impugnazione presentava motivi generici e si limitava a riproporre censure di fatto già ampiamente e correttamente esaminate nei gradi precedenti. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna definitiva dell'imputato, disponendo a suo carico anche il pagamento delle spese processuali e il versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: dormire non basta
Un uomo sottoposto a misura di prevenzione non ha risposto al controllo domiciliare dei Carabinieri durante la notte. I militari hanno suonato ripetutamente al citofono in diversi orari senza ottenere risposta. I giudici hanno condannato il soggetto a un anno di reclusione per il reato di violazione della sorveglianza speciale. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo di non aver sentito il campanello a causa di un sonno profondo e chiedendo il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che i molteplici controlli a vuoto smentiscono la tesi del sonno e che la pericolosità soggettiva impedisce l'applicazione di sconti di pena. Il ricorrente deve scontare la condanna e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
Un cittadino sottoposto alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza è stato accusato del reato di violazione della sorveglianza speciale per essersi allontanato senza autorizzazione dal proprio domicilio in diverse occasioni. La Corte d'Appello ha confermato la penale responsabilità dell'imputato e ha negato la concessione delle attenuanti generiche. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando sia la legittimità della misura di prevenzione originaria sia il mancato sconto di pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le contestazioni contro la misura di prevenzione devono essere fatte valere nel procedimento di prevenzione e non nel processo penale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: confermata la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un imputato per il reato di violazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. Il ricorrente sosteneva che i giudici di merito avrebbero dovuto rivalutare la sua pericolosità sociale a causa del periodo di detenzione sofferto, contestando anche l'applicazione della recidiva reiterata. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile: la carcerazione subita era stata di breve durata e non giustificava un nuovo esame della pericolosità. Inoltre, la condotta ripetuta nel violare le prescrizioni dimostra una marcata propensione a delinquere e un consapevole disprezzo per le autorità. L'imputato deve quindi scontare la pena confermata e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: pena minima e ricorso
Un cittadino ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna a tre mesi di arresto per il reato di violazione della sorveglianza speciale. La pena base era stata fissata in sei mesi, poi ridotta della metà per la scelta del giudizio abbreviato. Il ricorrente lamentava la carenza di motivazione in merito alla mancata applicazione del minimo della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che sei mesi di arresto rappresentano già il minimo assoluto previsto dalla legge per tale fattispecie, rendendo impossibile un'ulteriore riduzione senza ulteriori specifiche attenuanti non contestate. La Corte ha condannato l'interessato alle spese e a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: basta non rispondere
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione per un uomo sottoposto a misura di prevenzione. L'accusa contestava la violazione della sorveglianza speciale per mancato rientro a casa entro le ore 21:00. I Carabinieri si erano recati per due volte nella notte presso l'abitazione dell'imputato, suonando il campanello e bussando con insistenza senza ricevere alcuna risposta. La difesa sosteneva l'insufficienza probatoria per la mancanza di un appostamento continuativo e ipotizzava un allontanamento per ragioni di salute. I giudici hanno stabilito che i ripetuti controlli a vuoto costituiscono indizi gravi, precisi e concordanti dell'assenza notturna, in mancanza di idonea certificazione medica contraria. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato.
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Violazione della sorveglianza speciale: no a scuse familiari
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno di reclusione per un uomo sottoposto a misura di prevenzione. Il Tribunale e la Corte di Appello avevano accertato il reato di violazione della sorveglianza speciale per la frequentazione abituale di soggetti pregiudicati. L'imputato ha presentato ricorso sostenendo che uno dei pregiudicati fosse suo cugino, contestando la valutazione sull'abitualità della condotta. I Giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile perché mirava a una nuova valutazione dei fatti di merito, già ampiamente vagliati dai gradi precedenti. L'uomo deve quindi scontare la pena, pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
L'Imputato è stato condannato per la violazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, essendosi allontanato dalla propria abitazione senza la necessaria autorizzazione. Contro la sentenza d'appello, la difesa ha proposto ricorso per cassazione lamentando il mancato accoglimento dell'eccezione del divieto di doppio giudizio e un'errata indicazione delle date nel decreto di citazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi erano generici e manifestamente infondati. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale e la falsa scusa
Un cittadino sottoposto alla misura della sorveglianza speciale è stato condannato per la violazione della sorveglianza speciale, essendo uscito di casa in orario notturno e avendo frequentato persone con precedenti penali. L'imputato ha giustificato la sua presenza in strada sostenendo di essersi recato presso una farmacia di turno. I giudici hanno accertato che la farmacia più vicina era chiusa e situata a notevole distanza. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la valutazione delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile perché generico e inteso a richiedere una non consentita rivalutazione dei fatti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: la dimenticanza non scusa
Un uomo sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno ometteva di recarsi presso il locale Commissariato di Polizia per apporre la firma obbligatoria prevista di domenica. La difesa giustificava l'episodio come una semplice e isolata dimenticanza, contestando l'applicazione della recidiva specifica e reiterata. I giudici di merito condannavano l'imputato a otto mesi di reclusione per la violazione della sorveglianza speciale. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la condanna, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che omettere la firma in un giorno festivo non costituisce un errore scusabile, bensì dimostra una scelta volontaria di inosservanza delle prescrizioni dell'autorità e una persistente pericolosità sociale del soggetto.
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Sorveglianza speciale: ignorare il campanello costa la condanna
Un cittadino sottoposto a misura di prevenzione non risponde al controllo delle forze dell'ordine presso la propria abitazione. I giudici di merito considerano il silenzio al citofono come una prova dell'allontanamento ingiustificato e confermano la condanna a sei mesi di arresto. L'imputato presenta ricorso per Cassazione contestando la valutazione delle prove. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità dell'impugnazione perché le censure sollevate risultano generiche e prive di reale critica logica. La sentenza ribadisce che la mancata risposta al campanello configura a tutti gli effetti la violazione della sorveglianza speciale, con conseguente condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Violazione della sorveglianza speciale: quando la misura vincola
Un cittadino sottoposto a misura di prevenzione ha violato gli orari di rientro notturno e l'obbligo di firma presso le forze dell'ordine. La difesa ha sostenuto che l'obbligo di presentazione fosse illegittimo poiché imposto in assenza dell'obbligo di soggiorno, chiedendo la disapplicazione della prescrizione e l'assoluzione per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale. I giudici hanno chiarito che il giudice penale non può disapplicare una prescrizione disposta dal giudice della prevenzione divenuta definitiva. Inoltre, anche ritardi minimi o reiterate inosservanze integrano il reato, escludendo la particolare tenuità. Pertanto, la violazione della sorveglianza speciale resta punibile.
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Violazione della sorveglianza speciale: condanna e ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per violazione della sorveglianza speciale alla pena di un anno, due mesi e dieci giorni di reclusione. Il ricorrente contestava il calcolo della pena e l'applicazione della recidiva, sostenendo che il precedente penale derivasse da un patteggiamento con sospensione condizionale. I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze perché volte a ridiscutere valutazioni di fatto riservate ai giudici di merito e basate su interpretazioni giuridiche palesemente infondate e contrarie alla legge. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della cassa delle ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: scuse respinte
L'Imputato, sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel proprio comune, è stato fermato in un altro territorio. L'uomo guidava con la fotocopia di una patente revocata, senza il documento della misura e con un pregiudicato. La difesa ha sostenuto che lo sconfinamento fosse dovuto a un mero errore di guida. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per la violazione della sorveglianza speciale. I giudici hanno escluso la buona fede, poiché le testimonianze provavano lo spostamento volontario verso un motel. È stata negata anche la particolare tenuità del fatto a causa della gravità e della pluralità di violazioni commesse dall'uomo.
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Violazione della sorveglianza speciale: condanna e sanzione
Un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno non rispetta le prescrizioni imposte dalle autorità. I giudici di merito lo condannano alla pena di otto mesi di reclusione per la violazione della sorveglianza speciale. L'imputato propone ricorso in Cassazione lamentando la mancata valutazione della sua attuale pericolosità sociale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che la Corte d'Appello aveva già motivato chiaramente il punto, richiamando la recente rivalutazione effettua in sede di rinnovo della misura. L'imputato ha riproposto le medesime censure senza contestare la motivazione di secondo grado. Di conseguenza, la condanna diventa definitiva e il ricorrente deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: condanna confermata
Un cittadino sottoposto a misura preventiva è stato condannato a otto mesi di reclusione per la violazione della sorveglianza speciale. Le forze dell'ordine lo avevano trovato in compagnia di un pregiudicato e in possesso di una tronchese di grandi dimensioni, infrangendo le prescrizioni imposte dal Tribunale nel gennaio 2020. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che i giudici avrebbero dovuto effettuare una nuova valutazione della sua pericolosità sociale al momento dell'arresto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: la misura applicata era recente e pienamente valida, rendendo del tutto superflua una nuova verifica della pericolosità. La condanna è diventata definitiva con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale tra scuse e condanna
Un uomo sottoposto a misura di prevenzione ha subito una condanna a sei mesi di arresto per non aver rispettato l'obbligo di rincasare entro le ore ventuno. Durante un controllo serale delle forze dell'ordine, la pattuglia ha suonato ripetutamente il citofono e il campanello dell'abitazione per dieci volte senza ricevere risposta. L'imputato ha giustificato l'accaduto affermando di non aver sentito i richiami a causa di asseriti problemi uditivi, omettendo tuttavia di presentare certificati medici a supporto. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per violazione della sorveglianza speciale, dichiarando il ricorso inammissibile e confermando il diniego delle attenuanti generiche a causa dei precedenti penali dell'uomo.
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Violazione della sorveglianza speciale: confermata la condanna
Un cittadino sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno ha subito una condanna a un anno e tre mesi di reclusione per non aver rispettato l'obbligo di rincasare entro le ventidue. La Difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando il verbale di controllo, chiedendo la particolare tenuità del fatto e l'esclusione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La violazione della sorveglianza speciale non consente benefici se la condotta non è episodica. La vicinanza temporale tra le precedenti condanne dimostra una spiccata pericolosità sociale. L'imputato deve scontare la pena e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: condanna e ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e dieci mesi di reclusione nei confronti di un soggetto per la violazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. L'imputata aveva proposto ricorso lamentando la mancanza di dolo, l'errata applicazione della recidiva e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha ribadito che la regolare notifica dei provvedimenti dimostra la piena consapevolezza degli obblighi violati. Inoltre, l'aumento di pena per la recidiva è giustificato dalla pervicace inclinazione a delinquere e dalla pericolosità sociale emergenti dai precedenti penali. Infine, le attenuanti generiche richiedono la presenza di specifici elementi di segno positivo e non costituiscono un beneficio automatico. L'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: ritardi e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e otto mesi di reclusione nei confronti di un cittadino accusato del reato di violazione della sorveglianza speciale. L'imputato, sottoposto all'obbligo di soggiorno con prescrizione di presentarsi alla polizia nei giorni stabiliti dal tribunale ed agli orari fissati dalle forze dell'ordine, ha accumulato ritardi significativi ed assenze ingiustificate. La difesa contestava la legittimità dell'orario fissato dalla polizia e il rigetto della richiesta di pene sostitutive. La Suprema Corte ha stabilito che la polizia può specificare l'orario di presentazione e che le pene sostitutive introdotte dalla Riforma Cartabia andavano richieste nel giudizio di primo grado, risultando tardive se avanzate per la prima volta in appello.
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