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Violazione Della Sorveglianza Speciale

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90 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Violazione della sorveglianza speciale: no al riesame dei fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un soggetto condannato per la violazione della sorveglianza speciale (art. 75 d.lgs. 159/2011). Il ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito, lamentando vizi di motivazione e travisamento della prova. La Suprema Corte ha chiarito che il giudizio di legittimità non può tradursi in un nuovo esame del merito. Inoltre, il travisamento della prova può essere dedotto solo se riguarda circostanze decisive che inficiano l'intera logica della decisione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: dolo e brevi fughe
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a un anno di reclusione per la violazione della sorveglianza speciale. Il ricorrente sosteneva l'assenza di dolo, evidenziando la brevità dello spostamento e i motivi personali. La Suprema Corte ha invece ribadito che per questo reato è sufficiente il dolo generico. Basta cioè la consapevolezza delle prescrizioni e la volontà cosciente di violarle, rendendo del tutto irrilevanti la distanza percorsa, la durata della violazione o le ragioni personali del soggetto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Violazione della sorveglianza speciale: condanna per il freddo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione nei confronti di un uomo per il reato di violazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. L'imputato era stato sorpreso fuori dal comune di residenza e si era giustificato adducendo la necessità di riscaldarsi a causa delle condizioni di estrema precarietà della sua dimora. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, dichiarando inammissibili i motivi relativi alla presunta illegittimità della misura di prevenzione, che andava contestata davanti al giudice della prevenzione, e all'applicazione della particolare tenuità del fatto. Quest'ultima è stata esclusa a causa dei numerosi precedenti penali dell'imputato, che dimostrano un'abitualità nel reato incompatibile con la speciale tenuità della condotta.
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Violazione della sorveglianza speciale: condanna per scuse vane
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per la violazione della sorveglianza speciale. Il soggetto, sottoposto alla misura di prevenzione, non si era presentato per tre volte all'autorità di pubblica sicurezza. La difesa ha giustificato l'assenza allegando impedimenti fisici o personali, senza tuttavia fornirne alcuna prova concreta. I giudici hanno confermato la responsabilità penale e l'applicazione della recidiva, evidenziando la pericolosità sociale del ricorrente e la sua sistematica insofferenza alle regole. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: il matrimonio costa caro
Il Sorvegliato Speciale è stato condannato per la violazione della sorveglianza speciale per non essersi presentato alla polizia giudiziaria per sei giorni, essendosi recato a un matrimonio a Firenze. L'imputato ha giustificato l'assenza come una semplice dimenticanza colposa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la dimenticanza dell'obbligo esclude il dolo generico solo se si traduce in un'ignoranza inevitabile della legge penale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a due mesi di arresto per la violazione della sorveglianza speciale (art. 75, comma 1, D.Lgs. 159/2011). Il ricorrente contestava la propria identificazione e sosteneva che il reato fosse prescritto prima della sentenza d'appello. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'identificazione era supportata dalle prove testimoniali delle forze dell'ordine e che il calcolo della prescrizione doveva tenere conto dei periodi di sospensione dovuti all'astensione dalle udienze del difensore. Di conseguenza, la prescrizione è maturata solo dopo la sentenza d'appello e non può essere rilevata a causa dell'inammissibilità del ricorso. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Citofono rotto e violazione della sorveglianza speciale
Il Sottoposto a misura di prevenzione è stato condannato per la violazione della sorveglianza speciale, non essendosi fatto trovare in casa durante un controllo notturno. La difesa ha giustificato l'assenza sostenendo il malfunzionamento del citofono. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Sottoposto poiché generico e non in grado di confutare le prove e la logica della sentenza d'appello, che aveva già motivato l'irrilevanza della scusa del citofono. Il Sottoposto perde la causa ed è condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: ricorso respinto
Il Cittadino, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, è stato condannato per aver violato le prescrizioni imposte dal Codice Antimafia. Contro la condanna, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione del proscioglimento immediato e contestando la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità e manifesta infondatezza, evidenziando che il ricorrente cercava una inammissibile rivalutazione dei fatti già accertati dalle forze dell'ordine nell'immediatezza. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende per la violazione della sorveglianza speciale.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Condannato Anche Dopo il Carcere
Un uomo sottoposto a sorveglianza speciale viene condannato per essersi trovato in un bar durante l'orario in cui doveva restare a casa. L'imputato si difende sostenendo che la misura non fosse più valida, poiché la sua pericolosità sociale avrebbe dovuto essere rivalutata dopo un periodo di detenzione. La Corte di Cassazione conferma la condanna per la violazione della sorveglianza speciale. I giudici stabiliscono un principio chiaro: la rivalutazione della pericolosità è obbligatoria solo se la detenzione ha superato i due anni. Poiché in questo caso il periodo era inferiore, la misura di prevenzione restava pienamente efficace e la sua violazione costituisce reato.
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Violazione della sorveglianza speciale: i confini comunali contano
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un soggetto accusato di violazione della sorveglianza speciale per aver superato i confini del comune di residenza obbligatoria. L'imputato sosteneva la mancanza di dolo, argomentando che il comune in cui era stato fermato e quello di residenza costituissero un unico agglomerato urbano. La Suprema Corte ha rigettato la tesi, sottolineando che il ricorrente conosceva perfettamente i confini territoriali essendo nato e cresciuto nel luogo della violazione. Inoltre, è stata negata l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa dei numerosi precedenti penali per evasione, che dimostrano una condotta non occasionale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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