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Usura

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361 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reato di usura: la Cassazione conferma condanna e prova via chat
Un uomo ha ottenuto diversi prestiti di denaro con l'obbligo di restituire somme gravate da tassi di interesse usurai pari a circa il cinquanta per cento. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'imputato per il reato di usura, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la testimonianza della vittima è sufficiente a dimostrare l'accordo illecito, specialmente se riscontrata da altri testimoni. Inoltre, la Corte ha stabilito la piena validità degli screenshot delle chat consegnati spontaneamente dalla vittima alle forze dell'ordine, senza necessità di un decreto di sequestro del giudice. L'imputato perde definitivamente la causa con la conferma della pena detentiva, della multa, della confisca del profitto illecito e l'obbligo di versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Differenza tra estorsione e truffa: la Cassazione sui prestiti
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui ricorsi di due donne condannate per usura ed estorsione ai danni di familiari e vicini di casa. Le imputate concedevano prestiti con tassi d'interesse superiori al 360% annuo e pretendevano la restituzione delle somme prospettando ritorsioni fisiche tramite terzi. La difesa sosteneva che le condotte minatorie configurassero truffa e non estorsione. I giudici di legittimità hanno dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando le condanne. La Suprema Corte ha rimarcato la Differenza tra estorsione e truffa: si verifica estorsione quando la minaccia prospetta un male reale che coarta la volontà della vittima, mentre ricorre la truffa se la persona viene indotta in errore mediante inganni o pericoli immaginari.
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Particolare tenuità del fatto negata chi non cancella i post
L'Imputato è stato condannato per usura e diffamazione online. Ha proposto ricorso in Cassazione invocando la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto e contestando la responsabilità penale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno escluso la particolare tenuità del fatto a causa della gravità della lesione della reputazione e dell'elevata intensità del dolo, dimostrata dal costante rifiuto dell'Imputato di cancellare le frasi offensive pubblicate sul web. L'Imputato è stato condannato alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di usura: il prestito con minacce non diventa mai un diritto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un creditore, confermando la condanna per il reato di usura ed estorsione ai danni di un imprenditore agricolo. L'imputato aveva concesso finanziamenti applicando tassi d'interesse usurari pari al 13% mensile, avvalendosi di intermediari per intimidire la vittima. Il creditore ha preteso la predisposizione di fatture false per creare finti titoli di credito e si è impossessato con la forza di mezzi aziendali. La Suprema Corte ha escluso la possibilità di riqualificare il fatto in esercizio arbitrario delle proprie ragioni, evidenziando che l'illiceità del patto usurario rende la pretesa priva di tutela giuridica. La vittima è risultata del tutto attendibile grazie ai riscontri di intercettazioni e perquisizioni. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e risarcire la parte civile.
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Reato di usura ed estorsione: colpevolezza e aggravanti
La Corte di Cassazione ha esaminato la vicenda di due soggetti condannati in sede di merito per il reato di usura ed estorsione ai danni di una vittima. I giudici di legittimità hanno confermato la solidità dell'impianto probatorio relativo alla responsabilità dei due imputati, rigettando le contestazioni sulle dichiarazioni testimoniali e sulla ricostruzione dei prestiti a tassi usurari. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto parzialmente i ricorsi difensivi, rilevando una carenza di motivazione riguardo all'applicazione di specifiche circostanze aggravanti, tra cui l'aggravante del concorso di più persone riunite e le condizioni personali previste dalla disciplina sull'usura. La Corte ha quindi annullato la pronuncia impugnata limitatamente a tali profili e al calcolo della pena, rinviando gli atti alla Corte di Appello per una nuova e più rigorosa valutazione.
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Reato di usura: condanna confermata per tassi sproporzionati
Due soggetti hanno prestato ingenti somme di denaro a privati in grave difficoltà economica, pretendendo la restituzione del doppio del capitale e imponendo tassi di interesse esorbitanti. I creditori hanno tentato di giustificare le proprie azioni sostenendo un presunto errore di calcolo dovuto all'età avanzata e alla scarsa scolarizzazione, contestando i conteggi tecnici della pubblica accusa. I giudici hanno accertato la sistematica sproporzione tra somme erogate e somme riscosse, confermata dalle dichiarazioni concordi delle vittime e dalle prove documentali. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente le difese degli imputati, confermando la condanna per il reato di usura e dichiarando inammissibili i ricorsi per assoluta genericità.
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Reato di usura: assegni in bianco e condanna definitiva
Due imputati hanno subito una condanna per il reato di usura a seguito di un prestito concesso a tassi esorbitanti, pari al 10% mensile. A garanzia del credito usurario, le vittime hanno consegnato assegni bancari in bianco e postdatati. Gli imputati hanno presentato ricorso per Cassazione, sostenendo che l'assenza di importi precisi sugli assegni escludesse l'accordo illecito e lamentando una divergenza tra l'accusa formulata e la condanna inflitta. I giudici di legittimità hanno dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili, confermando integralmente le condanne. La Corte ha stabilito che la documentazione bancaria e il possesso degli assegni forniscono una prova solida e pienamente coerente con le dichiarazioni delle vittime.
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Prescrizione del reato di usura: le cambiali fermano il tempo
L'imputato viene condannato per il reato di usura aggravata ai danni di una vittima e di suo figlio. L'imputato propone ricorso sostenendo che la prescrizione del reato di usura sia già maturata. Secondo la difesa, il reato si sarebbe consumato con l'ultimo versamento in contanti avvenuto nel 2005. La Corte di Cassazione respinge la tesi difensiva. I giudici chiariscono che la consegna di nuove cambiali nel maggio 2006 per dilazionare il debito estende il momento consumativo del reato. La prescrizione del reato di usura decorre infatti dall'ultima riscossione o dalla consegna dei titoli di credito. Pertanto, il reato non è prescritto e la condanna diventa definitiva con l'obbligo di pagare le spese processuali.
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Stato di bisogno nell’usura: la Cassazione tutela le vittime
Un uomo, accusato di estorsione e usura, ha impugnato l'ordinanza che disponeva per lui gli arresti domiciliari. La difesa contestava la credibilità delle vittime e la sussistenza dell'aggravante dello Stato di bisogno nell'usura, sostenendo che il denaro servisse per aiutare familiari all'estero o per festeggiare il capodanno. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che lo stato di bisogno consiste in un qualunque impellente assillo economico che limita la volontà della vittima, indipendentemente dalla causa che lo ha generato. La Cassazione ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di usura: la Cassazione nega il riesame e conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per il reato di usura. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito, lamentando un vizio di motivazione. La Suprema Corte ha chiarito che le contestazioni riguardavano valutazioni di fatto, non esaminabili in sede di legittimità. I giudici d'appello avevano infatti già accertato la responsabilità penale basandosi sulla piena attendibilità della vittima e su solidi riscontri documentali. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Metodo mafioso nell’usura: l’accordo iniziale non salva il clan
Un gruppo di soggetti è stato condannato per associazione mafiosa, estorsione e usura aggravata. Gli imputati prestavano denaro a tassi usurari a commercianti e imprenditori, utilizzando la forza intimidatrice del clan per riscuotere i pagamenti. La difesa sosteneva che il delitto di usura fosse incompatibile con il metodo mafioso nell'usura, poiché basato su un accordo iniziale. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna, stabilendo che l'aggravante sussiste quando la riscossione o la pattuizione avvengono spendendo il nome di un clan o facendo riferimento alla provenienza mafiosa dei capitali. La Corte ha rigettato quasi tutti i ricorsi, correggendo solo un errore di calcolo della pena per uno dei condannati.
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Tentata estorsione aggravata: la Cassazione conferma il carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Indagato contro la custodia cautelare in carcere. L'uomo era accusato di usura e tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di un commerciante. L'Indagato aveva concesso prestiti a tassi usurari, pretendendo la restituzione anche tramite il prelievo gratuito di merce dal supermercato della vittima. Di fronte alle resistenze di quest'ultima, L'Indagato aveva evocato l'intervento del proprio figlio, noto esponente di un clan mafioso locale, per intimorire la vittima. La Suprema Corte ha confermato la solidità degli indizi e la legittimità della misura carceraria, ritenendo concreto il rischio di reiterazione del reato e proporzionata la misura applicata.
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Tentata estorsione o recupero crediti? La Cassazione condanna.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per usura e tentata estorsione. L'imputato contestava l'attendibilità della vittima e chiedeva di riqualificare la tentata estorsione in esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice di legittimità non può rivalutare le prove o ricostruire i fatti in modo diverso rispetto ai giudici di merito, se la loro motivazione è logica e coerente. Nel caso specifico, la condanna si fondava sulle testimonianze della polizia giudiziaria, che aveva assistito all'aggressione della vittima, e sui documenti sequestrati. È stata inoltre respinta la tesi sulla violazione del divieto di peggioramento della pena, poiché la sanzione finale era inferiore a quella del primo grado. L'imputato è stato condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di usura: condanna anche se le cambiali non sono incassate
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di usura nei confronti di un soggetto che aveva concesso finanziamenti a due imprenditori alberghieri in grave difficoltà economica. In cambio del prestito, l'imputato si era fatto consegnare 41 cambiali ipotecarie per importi sproporzionati rispetto alle somme erogate. La difesa sosteneva l'insussistenza del reato poiché i titoli di credito erano stati emessi solo a garanzia e non erano mai stati incassati o messi in circolazione. I giudici hanno respinto la tesi difensiva, chiarendo che il reato di usura si perfeziona con la sola promessa di interessi o vantaggi usurari, a prescindere dall'effettivo incasso. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, rendendo definitiva la condanna e obbligandolo al pagamento delle spese processuali e del risarcimento alle parti civili.
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Registrazioni come prova: incastrato l’usuraio che minacciava
Un uomo è stato condannato per usura ed estorsione aggravata ai danni di due coniugi imprenditori. L'usuraio aveva prestato denaro applicando tassi d'interesse annui fino al 78% e minacciando le vittime di protestare cambiali in bianco e di far intervenire persone pericolose. Nel ricorso in Cassazione, la difesa ha contestato l'uso di registrazioni audio effettuate di nascosto da una delle vittime, ritenendole intercettazioni abusive. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che le registrazioni effettuate da un partecipante al colloquio costituiscono legittime registrazioni come prova documentale e non intercettazioni illegali. Inoltre, le dichiarazioni delle vittime sono state ritenute pienamente attendibili anche senza riscontri esterni.
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Calcolo del tasso usura: polizza inclusa anche se la banca nega
Un pensionato ha stipulato un contratto di finanziamento tramite cessione del quinto, sottoscrivendo anche una polizza assicurativa sulla vita. Il pensionato ha contestato l'applicazione di interessi usurari. I giudici di merito hanno respinto la domanda, escludendo i costi dell'assicurazione dal calcolo del tasso d'interesse perché le istruzioni della Banca d'Italia dell'epoca non li prevedevano. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del pensionato. I giudici hanno stabilito che, per il corretto calcolo del tasso usura, si devono includere tutti i costi collegati al credito, comprese le spese assicurative obbligatorie o contestuali. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza precedente e ha rinviato la causa alla Corte d'Appello per un nuovo esame. Il pensionato ha quindi vinto questo grado di giudizio.
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Reato di usura: basta la promessa, non servono minacce
Il Procuratore della Repubblica ha impugnato l'ordinanza che negava la misura cautelare nei confronti di un'indagata per il reato di usura. Il Tribunale riteneva erroneamente che l'usura richiedesse minacce o violenze e che la sola promessa di interessi usurari non bastasse a configurare il reato. La Corte di Cassazione ha smentito questa tesi, chiarendo che il reato di usura si perfeziona con la semplice promessa di interessi sopra la soglia legale, senza che siano necessarie condotte violente o vessatorie. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza impugnata, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo esame delle esigenze cautelari.
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Reato di usura: basta la promessa anche senza violenza
Il Procuratore della Repubblica ha impugnato il diniego di una misura cautelare nei confronti di un soggetto accusato di abusiva attività finanziaria e usura. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarendo che il reato di usura si perfeziona già con la semplice promessa di interessi usurari, a prescindere dall'effettivo pagamento. Inoltre, i giudici hanno stabilito che per la configurazione del reato non sono necessari atti di violenza o minaccia, elementi tipici invece dell'estorsione. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale di Catania, rinviando il caso per un nuovo esame sulle esigenze cautelari dell'indagato.
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Reato di usura: la condanna resiste al ricorso della difesa
L'Imputato è stato condannato per il reato di usura. Ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza dello stato di bisogno della persona offesa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano del tutto generici e non si confrontavano con la motivazione della sentenza impugnata. Di conseguenza, l'Imputato perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di usura: il finto aiuto che rovina l’imprenditore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per alcuni soggetti accusati di usura ed estorsione aggravata. La vicenda riguarda un imprenditore vittima di prestiti a tassi illegali. Uno dei condannati, mentre si trovava agli arresti domiciliari, ha convocato la vittima intimandole di pagare il debito residuo a esponenti della criminalità locale. I giudici hanno chiarito che il reato di usura è aggravato se la vittima è un imprenditore, a prescindere dal fatto che il denaro sia servito o meno per l'azienda. Inoltre, la minaccia implicita esercitata sfruttando la detenzione domiciliare configura il tentativo di estorsione con metodo mafioso. La Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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