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Usura

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361 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Usura con aggravante mafiosa: il tempo non cancella il carcere
Un soggetto, sottoposto a custodia in carcere per usura con aggravante mafiosa, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che la misura fosse ingiustificata a causa del tempo trascorso dai fatti e della presunta debolezza degli indizi. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per i reati con aggravante mafiosa, la legge presume la necessità di una misura cautelare. Questa presunzione non può essere superata dal semplice passare del tempo, data la persistente pericolosità sociale legata a tali contesti criminali. La Corte ha quindi confermato la decisione del Tribunale e la detenzione in carcere dell'indagato.
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Usura ed Estorsione: Vittime Credibili, Condanna Definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per i reati di usura ed estorsione. L'imputato aveva prestato denaro a tassi illegali a due persone in difficoltà economica, per poi minacciarle al fine di garantirsi la restituzione del capitale e degli interessi illeciti. La difesa aveva tentato di screditare le testimonianze delle vittime, ma la Corte le ha ritenute pienamente credibili, dettagliate e coerenti. Le dichiarazioni erano inoltre supportate da prove concrete, come le intercettazioni telefoniche. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva.
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Usura aggravata: Avvocato condannato per aver aiutato gli usurai
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per Usura aggravata a carico di tre persone, tra cui un avvocato. La vittima, un imprenditore in difficoltà, aveva ricevuto prestiti a tassi illegali. Secondo i giudici, il legale ha contribuito al reato fornendo assistenza e suggerimenti per la creazione delle garanzie illecite, dimostrando piena consapevolezza dello scopo criminale. La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ritenendo le dichiarazioni della vittima pienamente attendibili e provato il concorso nel reato da parte di tutti gli imputati. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Prescrizione Reato di Usura: la scadenza dell’assegno salva il processo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per usura di un soggetto che aveva prestato 13.500 euro a un imprenditore in difficoltà, ottenendo in cambio due assegni per un totale di 14.500 euro da incassare dopo 36 giorni. L'imputato sosteneva che il reato fosse estinto, ma la Corte ha chiarito un principio fondamentale sulla prescrizione reato di usura. Ha stabilito che l'usura è un reato a consumazione prolungata: il termine di prescrizione non inizia a decorrere dal momento del prestito, ma dall'ultimo atto di esecuzione del patto, ovvero dalla scadenza degli assegni. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
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Usura aggravata: condanna per prestiti a un giocatore d’azzardo
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per usura aggravata dallo stato di bisogno. L'imputato aveva prestato denaro con tassi di interesse del 120% annuo a una persona in difficoltà economica a causa di debiti di gioco. La difesa sosteneva che i debiti di gioco non potessero configurare un valido 'stato di bisogno'. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un principio fondamentale: l'origine delle difficoltà economiche della vittima è irrilevante. L'aggravante sussiste ogni volta che si approfitta della debolezza altrui, indipendentemente dalla causa. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Reato di Usura: condannato anche se la vittima ritratta per paura
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di usura a carico di un soggetto che aveva prestato 15.000 euro pretendendo interessi esorbitanti, pagati in parte anche con carichi di legna. L'elemento chiave della sentenza è la gestione della testimonianza della vittima, che in aula aveva tentato di ritrattare a causa delle pressioni subite. I giudici hanno stabilito che l'intimidazione, provata anche dalla testimonianza della moglie della vittima, legittimava l'uso delle dichiarazioni originali rese durante le indagini. L'appello dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva.
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Usura ed estorsione: condannato per minacce non lecite
Un creditore viene condannato per usura ed estorsione per aver applicato tassi illegali e aver minacciato i debitori. L'uomo si difende sostenendo di aver solo minacciato azioni legali lecite. La Corte di Cassazione, però, conferma la condanna. La minaccia di denunciare i debitori alle autorità per presunti illeciti non collegati al debito è stata considerata un 'male ingiusto', finalizzato a ottenere un profitto illecito. Questa condotta, unita ai tassi d'interesse esorbitanti, ha integrato pienamente i reati di usura ed estorsione, rendendo la condanna definitiva.
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Usura: Tasso al 240% e approfittamento dello stato di bisogno
Due individui vengono condannati per usura aggravata per aver concesso un prestito con interessi al 240% annuo a un'imprenditrice. In Cassazione, gli imputati sostengono che la vittima non fosse in un vero 'stato di bisogno', ma solo in 'difficoltà economica'. La Suprema Corte rigetta il ricorso, stabilendo un principio chiave: un tasso di interesse così esorbitante è di per sé prova sufficiente dell'approfittamento dello stato di bisogno. Tale condizione dimostra sia la disperazione della vittima, costretta ad accettare, sia la consapevolezza degli usurai. La condanna diventa definitiva.
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Condanna per Usura: Testimonianze valide, ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per usura, respingendo il ricorso di un imputato che contestava l'attendibilità delle testimonianze delle vittime. La Corte ha stabilito che non può riesaminare i fatti o le prove se la valutazione del giudice precedente è logica e coerente. Il tentativo di ottenere una nuova valutazione delle dichiarazioni è stato considerato inammissibile. Di conseguenza, la condanna per usura è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Confisca diretta del profitto: soldi da eredità sequestrati per usura
Un imprenditore, indagato per usura, subisce il sequestro di oltre 61.000 euro. L'uomo si oppone, sostenendo che la somma derivi da una lecita eredità. La Corte di Cassazione, però, respinge il suo ricorso e conferma il sequestro. Viene stabilito un principio fondamentale sulla **confisca diretta del profitto**: poiché il denaro è un bene fungibile (sostituibile), qualsiasi somma trovata nel patrimonio dell'indagato, pari al guadagno illecito, può essere confiscata. La prova dell'origine lecita di quella specifica somma diventa irrilevante, perché ciò che conta è l'ingiusto arricchimento patrimoniale derivante dal reato. La confisca è quindi legittima.
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Usura mascherata da affare: condanna per prestito con assegni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per usura nei confronti di un soggetto che aveva prestato 9.200 euro a una persona in difficoltà. Per riavere il denaro, il prestatore aveva preteso la consegna di assegni per un valore totale di 14.050 euro, mascherando l'operazione con un finto contratto preliminare di vendita. I giudici hanno ritenuto pienamente credibile la testimonianza della vittima, supportata da prove come i messaggi scambiati tra le parti. La difesa dell'imputato, che tentava di far passare l'operazione per un normale affare, è stata respinta. La Corte ha stabilito che la valutazione dei fatti da parte dei giudici precedenti era logica e corretta, rendendo definitiva la condanna per il reato di usura.
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Usura ed estorsione: da prestito a minacce, condanna confermata
Un imprenditore edile in difficoltà economiche riceve un prestito da un privato. Quest'ultimo applica tassi di interesse superiori al 100% annuo e, non contento, pretende anche la costruzione gratuita di un immobile. Per ottenere quanto richiesto, il creditore ricorre a esplicite minacce di morte. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di usura ed estorsione. I giudici hanno stabilito un principio chiave: quando il debito è illecito perché usurario, qualsiasi minaccia per ottenerne il pagamento si qualifica automaticamente come estorsione. L'appello del condannato è stato quindi respinto, rendendo la pena definitiva.
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Usura interessi moratori: clausola nulla, ma il mutuo si paga
La Corte di Cassazione affronta un caso di usura interessi moratori in un contratto di mutuo. Due clienti contestavano la richiesta di pagamento della banca, sostenendo che il tasso di mora superasse la soglia di usura. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: gli interessi corrispettivi (il costo del denaro) e gli interessi moratori (la penale per il ritardo) hanno funzioni diverse e vanno valutati separatamente. Di conseguenza, l'eventuale natura usuraria degli interessi di mora invalida solo la clausola che li prevede, ma non travolge l'obbligo di pagare gli interessi corrispettivi, che restano pienamente validi. La banca vince la causa, vedendo confermato il suo diritto a ricevere gli interessi pattuiti sul capitale.
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Clausola di salvaguardia: il contratto è salvo anche con tassi usurari
Un'azienda ha contestato un contratto di leasing sostenendo che gli interessi di mora fossero usurari. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, dando ragione alla società finanziaria. La decisione si fonda sulla presenza nel contratto di una 'clausola di salvaguardia'. Questa clausola, prevedendo la riduzione automatica del tasso al limite di legge, impedisce che l'usura si configuri già al momento della firma del contratto. Di conseguenza, il contratto resta valido e gli interessi corrispettivi sono dovuti. Solo gli interessi di mora eccedenti la soglia non devono essere pagati.
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Confisca per Usura: Salvo il patrimonio lecito, si tocca solo il profitto
Una persona, condannata per usura, si era vista confiscare ingenti somme di denaro. L'imputato ha dimostrato che quei fondi provenivano da fonti lecite, come la vendita di un immobile e un'eredità. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo un principio fondamentale sulla confisca per usura. Questa misura non può colpire l'intero patrimonio del condannato, ma deve limitarsi esclusivamente al profitto illecito derivante dal reato, ovvero gli interessi usurari. I giudici hanno chiarito che non si può applicare un criterio di sproporzione tra redditi e patrimonio, tipico di altre misure. La sentenza è stata quindi annullata e rinviata per un nuovo calcolo del corretto importo da confiscare.
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Usura Interessi di Mora: la Banca perde, il Cliente vince in Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di usura interessi di mora. Alcuni clienti avevano contestato alla loro Banca la natura usuraria degli interessi di mora previsti nel contratto di mutuo. I giudici di merito avevano respinto la richiesta, ritenendo che tali interessi non potessero essere confrontati con il tasso soglia antiusura. La Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha chiarito che anche gli interessi di mora devono rispettare i limiti antiusura. La verifica va fatta non solo quando il cliente è già in ritardo con i pagamenti, ma anche al momento della firma del contratto. La semplice promessa di interessi usurari è sufficiente per dichiarare nulla la clausola. La causa è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Usura: condanna valida con la sola testimonianza della persona offesa
Un uomo viene condannato per usura basandosi esclusivamente sulle dichiarazioni della vittima. L'imputato ricorre in Cassazione, sostenendo che l'assenza di prove materiali, come documenti o altri riscontri, rendesse inattendibile l'accusa. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la testimonianza della persona offesa può essere sufficiente per una condanna. Tuttavia, il giudice deve valutarla con un rigore maggiore rispetto a qualsiasi altro testimone. L'assenza di prove esterne o il silenzio dell'imputato non bastano, da soli, a smentire il racconto della vittima, se questo risulta coerente e credibile. La condanna è stata quindi confermata.
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Usura Interessi Moratori: la banca vince, non basta sommare i tassi
Un cliente ha citato in giudizio la sua banca, sostenendo l'applicazione di tassi usurari su un conto corrente e un mutuo. La controversia verteva sul calcolo dell'usura interessi moratori e sulla rilevanza della commissione di massimo scoperto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del cliente. Ha stabilito che il superamento del tasso soglia non può essere verificato sommando semplicemente il tasso corrispettivo a quello di mora. Per gli interessi moratori, la verifica va fatta confrontando il loro tasso con la soglia di usura, applicando una specifica maggiorazione prevista dalla legge. La banca ha quindi vinto la causa, vedendo confermata la correttezza del proprio operato.
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Estorsione da Usura: Condannato Grazie alle Intercettazioni
Un soggetto, condannato per aver prestato denaro a tassi illeciti e aver poi minacciato la vittima per la restituzione, ha fatto ricorso in Cassazione. Sosteneva che mancassero le prove dei tassi usurari e che il suo comportamento non fosse estorsione. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave sull'estorsione da usura. Le intercettazioni tra i colpevoli sono state considerate prova piena e autonoma, sufficiente a dimostrare sia l'origine illecita del credito (l'usura) sia l'atteggiamento aggressivo e violento. Tale condotta, finalizzata a ottenere un profitto ingiusto, qualifica il fatto come estorsione e non come un semplice tentativo di recuperare un credito. La condanna è diventata definitiva.
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Usura: condanna definitiva, la Cassazione non rivaluta i fatti
Una persona, già condannata in primo e secondo grado per il reato di usura, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. L'imputato ha tentato di ottenere una nuova valutazione delle prove a suo favore. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: il suo compito non è riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. Di conseguenza, la condanna per usura è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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